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2011

Anno curioso. Ho subito per una buona metà del tempo gli strascichi del terribile 2010, cercando di rimettere a posto tutto. E un po' ci stavo riuscendo, e magari, non fosse stato per questo terribile dicembre, avrei anche fatto un bilancio positivo.
Ma il mio umore, attualmente, è veramente sotto le scarpe, e mi dispiace molto scrivere parole così in questo post.
Nonostante tutto, non posso, e non voglio, chiudere l'anno demotivato. Anzi. Sono più che mai convinto di riprendere la giusta via, che avevo già iniziato ad intraprendere, e che non posso fermarmi adesso, altrimenti davvero rischierei di crollare del tutto.

È stato l'anno in cui ho suonato tanto, tantissimo. Sicuramente un centinaio di serate (da fine aprile accertate più di 70).

È stato l'anno di EtnaComics. 25000 persone non si dimenticano facilmente.

È stato l'anno in cui sono cresciuto più di altri.

È stato l'anno del primo Freddie Mercury Memorial Day.

Adesso vediamo invece QUALI propositi ho concretizzato di quelli proposti un anno fa:

– Mettermi al lavoro su almeno un libro nuovo. – Ci siamo quasi.

– Riuscire a farmelo approvare. – Ci siamo quasi.

– Scrivere di più sul blog. – Ahimè non ce l'ho fatta. Ero convinto di sì, e invece no… Meglio, mi sarà da stimolo…

– Perdere peso. – Ne ho persi 14.

– Continuare a parlare di certe cose con alcune persone, come ho fatto ultimamente. – Assolutamente sì. Fa parte della crescita a cui facevo riferimento su.

– Riuscire a portare in giro il Plastic Ono Band Project. – No…

– Esordire col mio gruppo di inediti. – Assolutamente sì, e abbiamo suonato anche spesso, oltre ad avere registrato il primo EP.

– Fottermene di alcune persone. – Fatto anche questo, e riesco a vivere meglio.

– Cagare di più di alcune persone. – Fattissimo.

– Tornare ad essere puntuale. – Ci ho provato.

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone. – Proposito invalidato causa catastrofi avvenute quest'anno.

Ed ecco quindi la NUOVA lista di propositi per il 2012:

– Farmi PUBBLICARE almeno un libro nuovo.

– Scrivere di più sul blog.

– MANTENERE il peso.

– Tornare ad essere puntuale.

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone.

– Lavorare, lavorare e lavorare.

– Scrivere.

E un bacio a papà.


Natale

Non scrivo da un po' ma ho avuto effettivamente dei buoni motivi. Diversi.

Nel frattempo, beccatevi i miei auguri di Natale, ed è già tanto:


Freddie Mercury Memorial Day

Splinder fra un po' chiuderà e dovrò trasferire 7 anni di blog. Un dramma. Ma non può arrestarmi nello scrivere pensieri e sensazioni di una serata come quella di ieri.

Probabilmente, a leggerlo, sembrerà un ammasso di parole e frasi retoriche. Anzi direi sicuramente. Ma la serata di ieri è stata davvero speciale.

20 anni dalla morte di Freddie Mercury, e ricordo benissimo come fosse ieri quando fu data la notizia del suo annuncio, anche perchè era il giorno del mio compleanno, e poi, l'indomani, della sua morte.

Così, dato che la mia vita ha preso una piega fortemente musicale, e che i Queen (come ben si sa) rappresentano da sempre un tassello fondamentale della mia formazione, era da tempo che meditavo su un grosso evento celebrativo. Lo abbiamo fatti ai Candelai, in compagnia di 40 musicisti, fra band e ospiti singoli, tutti coinvolti e sinceramente motivati a partecipare.

Ne è uscito fuori un concerto bello oltre ogni misura. Non è stata la musica o le esecuzioni a essere protagonisti della serata, bensì le emozioni, emozioni allo stato puro. Non c'era un palco, non c'era divisione fra chi stava sopra la pedana rialzata e chi sotto (o al piano di sopra): eravamo un tutt'uno. E non è stata la quantità della gente a fare la differenza, mi è capitato diverse altre volte di suonare davanti a platee numerose, ma ieri c'era "qualcosa in più", e il motivo era quello che ha dato il nome alla serata, e quel motivo ci ha letteralmente unito in simbiosi, in un modo così intimo che ho GODUTO di un'esperienza assolutamente inimitabile, e come l'ho fatto io lo ha fatto ognuno di quelli che erano lì. Perchè, sia chiaro, non è stata una sensazione SOLO MIA.

DI solito, l'indomani si fanno i complimenti ai musicisti, ma a me viene davvero naturale pensare che i complimenti dovremmo farceli tutti, sia chi suonava sia chi ascoltava, perchè è stato davvero un piccolo miracolo vedere TUTTI puntuali alle 21 (in una città abituata ad andare ad ascoltare musica ALMENO alle 23), e tutti incollati al proprio posto, e fino alla fine, nonostante il volume devastante o il caldo. E non è solo la puntualità che ha fatto la differenza: il calore umano, lo scambio emozionale, la voglia di cantare, la partecipazione naturale e disinibita.

E ho anche messo una dannata tutina.

E ho cantato Barcelona. Ma chi lo avrebbe mai detto??? Sono ancora incredulo…

Bellissimo.


Un mese senza no, eh

Domani sarebbe un mese che non scrivo sul blog. COL CAVOLO.
Cerchiamo di recuperare un po'.

Sono stato a Liverpool:

Questa è la strada in cui è nato e cresciuto Paul McCartney. In fondo a destra c'è la casa. La casa in cui lui e John Lennon si vedevano spesso per scrivere canzoni insieme.
In realtà ho visto le case degli altri Fab Four e tutta una serie di posti storici e importanti per i fan.

E' una riflessione che ho sempre fatto, ma quando poi vedi quelle strade lì, nel culo del Regno Unito, e cerchi di immedesimarti nel periodo storico in cui questi quattro ragazzetti si sono incontrati e hanno iniziato a fare musica insieme, tirando fuori quello che hanno fatto, non si può non rimanere impietriti e impressionati. Ed emozionati.

A Liverpool, adesso, la gente va per i Beatles e non solo, è un luogo di richiamo musicale, per la gente che suona e per chi ascolta, e il livello di attenzione del pubblico, e di conseguenza la qualità di chi sta sul palco, è davvero ben sopra la media (anche londinese).

Così, dopo un giorno di "vogliosuonarevogliosuonarevogliosuonare", ho parlato con un tizio che stava suonando in quel momento al Cavern pezzi Beatles/Lennon e mi sono imbucato per una partecipazione.

Noncurante dell'ovvia differenza linguistica, ho anche partecipato a un Open Mic, al Cavern Pub, cantanto pezzi dei Giullari di Corte.

Insomma: BELLO.

Per il resto, esplodo di cose da fare, e i "post nella mia mente" che vorrei scrivere sono tanti, con alcuni argomenti che mi stanno molto a cuore, e non mi va di sprecarmeli così, in un riassuntino.

Mi limito a pubblicare la locandina dell'evento su cui sto lavorando di più negli ultimi mesi: un mega concerto per rendere omaggio a Freddie Mercury, il giorno del ventennale della sua scomparsa.

Chi mi legge sa quanto ci tengo, quindi inutile dilungarmi sul personale. La serata invece sarà ricchissima di ospiti, saremo quasi 50 musicisti. Non vedo l'ora.


Il Trailer degli Avengers step by step

Iniziamo con una bella Skyline di New York, come più o meno il duecento per cento dei film ambientati lì.

Un paio di facce spaventate, e subito dopo esplosioni, militari e polizia: mammamiachessaràmmai? LOKI.

Lo vediamo in volto per un secondo circa, anche se lo riconoscerà solo chi ha visto il film di Thor, ma vabbè.

Esplosione gigante, i poliziotti corrono via come neanche Bolt.

Inquadratura dal basso con frase ad effetto di Nick Fury.

Logo Marvel e Paramount Pictures.

Nick Fury parla fuoricampo.

3 personaggi di culo.

Chris Evans di culo, e qui iniziamo a vederla brutta.

Chris Evans in faccia, siamo fottuti. Ma indossa una camicia fantastica.

Silhouette di Thor.

Un tizio che fa a pugni con un sacco di sabbia.

Dinuovo Thor.

Quella strafiga della Johansson in posa, pensa: "ma stavolta avrò un ruolo un tantino scritto meglio?".

Nick Fury.

Occhio di Falco. Vecchissimo.

Scarlett continua ad avere espressioni inebetite.

Loki.

Esplosioni.

A 51 secondi entra in scena la star, l'attore che ha in saccoccia almeno un film buono prodotto dalla Marvel (fondamentalmente grazie a lui) e che da sempre è un fighissimo della madonna: Robert, ovvero Mr Tony Stark (leggetelo come farebbe un telecronista del Wrestling).

Armatura di Iron Man. Ok. Parliamone. Mi fate vedere Loki e Bruce Banner (sì, era lui che si incazzava col sacco di sabbia) in modo del tutto autoreferenziale (o lo capisci o patate), e invece con Tony perdono il tempo a ricordarci che è lui ad indossare l'armatura. Vabbè, andiamo avanti.

Iron Man che vola. Ok, ho capito. In quanto film di successo alle spalle era ovvio che portassero l'attenzione su di lui. E lo so, dannazione, ci sta anche con la storia dei Vendicatori "veri", però è chiaramente una mossa strategica.

Inquadrature varie dei Vendicatori e delle loro rispettive armi (Scarlett non ne ha, e continua a interrogarsi sul suo futuro). Nick Fury finisce finalmente di parlare. Significa che vedremo un po' di azione.

Invece no.

Battuta clamorosa di Tony Stark contro Cap. Se lo mangia a colazione. E sempre più un trailer di "Iron Man e i suoi fantastici amici". Scarlett è sempre muta. Thor se la ride, senza tradire il suo aspetto da buffone conquistato nella pellicola a suo nome.

Occhio di Falco è ancora più vecchio.

Scarlett tenta una posizione del kamasutra.

Thor, nel frattempo, le dà al Cap cinematografico, acquisendo la mia stima.

Loki lancia Cap dalla finestra. Attualmente Cap sembra aver preso la parte del Ciclope cinematografico.

Raggi. Esplosioni.

A 1:27 inquadratura dall'alto di Thor, figherrimo nel suo costume di carnevale, e Cap, con una espressione che dice tutto.

Stavolta a parlare fuoricampo è, ovviamente, Tony Stark. Inquadratura finale sulla sua frase ad effetto, e poi Iron Man che vola up up away.

Logo dei Vendicatori.

Stark. Ancora. Stringe la mano a Bruce Banner, che finalmente non solo si vede ma viene anche chiamato per nome.

Battuta di Tony. E' sempre più figo.

2 secondi di Hulk preparati apposta per il trailer.

Parla Bruce.

Scarlett non ha detto una parola.

Fine.

Ricapitoliamo: per evidenti motivi commerciali, nel trailer (e probabilmente anche nel film) il padrone assoluto è Iron Man. Cap è un poveraccio. Occhio di Falco, anche lui muto, è un vecchio. La Vedova Nera ha il ruolo delle donne nei fumetti anni 40/50, ovvero pura scenografia. Hulk non lo hanno ancora realizzato. Nick Fury è Nick Fury. Thor ride e smartella qui e là.


Questo matrimonio nun s'addafà

Suonare a un matrimonio. Di solito gli sposi richiedono pezzi soft, ma un paio di volte mi è capitato di trovare coppie con richieste esplicitamente rock, e ieri era uno di questi casi.

Inizialmente, ci è arrivata la richiesta di alcuni gruppi specifici: Muse, Coldplay, Lenny Kravitz, Green Day, Robbie Williams, Doors (e fino a qui era tutto un "wow"), U2, James Blunt (e qui un po' mi ammosciavo), Ligabue (aia), Vasco Rossi (arg). Tutto sommato, nella media, proposte divertenti. Butto giù un elenco di quelle che potrei fare di ognuno, e loro tirano fuori questa scaletta:

Certe notti
Hai un momento, Dio
Ho perso le parole
Again
Angels
Albachiara
Quanti anni hai 
Rewind 
Eternity
Feel
Feeling Good      *
You're Beautiful          
Goodbye My Lover       
The scientist
In my place

Prima dei dolci:

With Or Without You     *
Piccola stella senza cielo
Una vita da mediano
One     *
Beautiful Day

Dopo i dolci
Tra palco e realtà
Sunday Bloody Sunday
Gli spari sopra
Light My Fire     *
Starlight     *
Can't take my eyes off you     *
Minority     *
Love me Two Times     *
Alabama Song     *
Wake Me Up When September Ends     *
Jesus Of Suburbia
Where The Streets Have No Name

Già la media, che sulla carta favoriva certi gruppi a me più congeniali, si era decisamente ribaltata, con una stragrande maggioranza di pezzi di Ligabue (che alla fine non è il peggio) e Vasco (che inizia ad avvicinarcisi). Amen. Quelli con l'asterisco sono gli unici pezzi che non avevao bisogno di studiare. E se vi sembra assurda l'idea di dovere studiare un pezzo da cantare, anche se conosciuto (perchè li conosco tutti, altrimenti neanche li mettevo nelle proposte), purtroppo quando ci si ritrova a suonarli ci si accorge di non sapere affatto la scansione delle parole, o il motivo della strofa, o, soprattutto, di non avere la minima idea di come faccia la variazione.
Insomma, dovevo studiare ben 22 pezzi.

Siccome sono scemo, schiavo dell'effetto "vabbè, tanto lo conosco", ho sottovalutato io stesso la mole di lavoro da fare. Ieri avevamo fissato la prova generale (l'unica) alle 11 di mattina. Io avevo puntato la sveglia alle 9 e 30, per ascoltarmi un po' i brani. Mi arriva un sms di Danilo: dove siete? Erano le 11 e 5.

Salto dal letto, mi stampo i testi, corro, e arrivo al box con quasi un'ora di ritardo e nessun pezzo ascoltato. Da lì, una mezza prova in cui ho arrancato nella memoria, con difficoltà notevoli, e a volte buchi musicali giganteschi. Prometto solennemente di lavorare tutto il pomeriggio ai brani, prima di vederci alle 18 alla sala ricevimenti.
Per fortuna, in fase di rimescolamento scaletta, salta via qualche brano, nello specifico:

Goodbye My Lover          
The scientist    (peccato)
Sunday Bloody Sunday
Alabama Song    (dannazione)
Jesus Of Suburbia
Where The Streets Have No Name

Ahimè, Vasco e Ligabue son sempre lì. Soprattutto Vasco.

Studio tutto il pomeriggio. Mi accorgo che passano le ore, e che se mi fossi svegliato alle 9 e 30 non ce l'avrei comunque fatta. La mia testa è in confusione. Alcuni pezzi sono insopportabili, come Rewind.

Esco da casa con venti minuti di ritardo dall'appuntamento, mi accorgo di non avere un cavo di alimentazione per le casse, chiamo Danilo, mi dice che non ne hanno neanche loro, così faccio dietro front e torno indietro, per andarlo a prendere al box. Ritorno alla sala ricevimenti, montiamo, e mi accorgo di non avere la mia borsa dei cavi. Ovviamente è al box. Torno DINUOVO indietro per prenderla. Al mio ritorno, dopo 5 minuti iniziano ad arrivare gli invitati. Ce l'ho fatta.

Attacchiamo a suonare. Dato che non c'erano gli sposi, partiamo con una serie di brani fuori scaletta. Al loro arrivo suoniamo qualcosa dalla loro selezione, poi si entra in sala.

Fra il primo e il secondo suoniamo tre canzoni.

Avremmo dovuto continuare prima dei dolci. Avremmo.

Inizia a piovere. Corriamo fuori per coprire tutto con ombrelloni e teli. La pioggia diventa burrasca. Rimaniamo bloccati in 5 (noi più l'organizzatore) sotto l'ombrellone con gli strumenti e l'attrezzatura. Oltre la pioggia carica anche il vento. Ci dividiamo coraggiosamente fra due ombrelloni, ma l'effetto non cambia moltissimo. A 10 metri da noi c'è la sala, ma c'è un muro di pioggia violentissima. Passiamo almeno mezz'ora lì sotto. A un certo punto ci ingegniamo con un altro ombrellone portatile e proviamo a fare dei viaggi verso le auto con la strumentazione, non senza difficoltà. Dopo un'oretta buona riusciamo ad accedere alla sala, bagnati fradici. Io avevo tenuto con me la chitarra acustica, per suonicchiare qualcosa senza amplificazioni. Notiamo un pianoforte, e Peppe, chitarrista, si inventa come pianista. Suoniamo roba assurda, fattibile con quell'improponibile duo che siamo diventati, in più dobbiamo fare i conti con gli amici ubriachi degli sposi che ci chiedono "Maledetta Primavera" o, ovviamente, Vasco. Smette un attimo di piovere, portiamo le ultime cose in auto e fuggiamo via. Sotto casa, fatico (come sempre) a trovare posteggio, che (come sempre) trovo lontano. Si rimette a piovere.

Per chiudere, dalla fatidica scaletta abbiamo suonato soltanto:

Ho perso le parole
Angels
Feeling Good      *
In my place
With Or Without You     *
Starlight     *
Love me Two Times     *

Acc.


Sergio Bonelli

Mi sembra tutto stupido al momento, le parole che potrei usare, i disegni che potrei fare. E' un dramma, il punto di non-ritorno, il giorno in cui tutto cambierà.

Ps: è stato un martirio anche solo scegliere la foto…


La Casa 2

Vediamo. Dove ero arrivato? Ah ok.

Continuando la storia del portone, il risvolto divertente fu che, dopo una settimana, la cassettina della serratura riapparve magicamente. E da quel momento non fu più toccata. Mistero della fede.

Ma i problemi grossi stavano per arrivare. Si fece settembre, e iniziò quasi subito uno dei peggiori inverni della storia palermitana, con violenti nubifragi. Lì ho cominciato a scoprire di avere numerose infiltrazioni di acqua, sparse in diversi punti della casa. Tanto per complicare le cose, una notte scordai la finestrella del bagno aperta, e tornando a casa trovai, letteralmente, bagno e cucina allagati.

Le macchie sul soffitto iniziavano ad allargarsi a vista d'occhio. Inizialmente, il nucleo principale fu nel corridoio. Dopo solo qualche giorno iniziò a formarsi tanta di quella muffa che entrando in casa l'odore ti inebriava immediatamente. Iniziai a parlarne col padrone di casa, che snobbò apertamente la notizia. Feci una prima "lavata", ma nel giro di un altro mese non solo si era riformata negli stessi punti, ma si era decisamente ingrandita a vista d'occhio, iniziando a colmare zone in cucina, nel bagno e nel soggiorno.

Da lì a poco arrivò anche in camera da letto. Nel frattempo, il tempo peggiorava. L'omino mi mandò in casa una specie di architetto che doveva controllare lo stato delle cose, e si scoprì che il problema, ovviamente, veniva dal tetto, dato che il mio appartamento era all'ultimo piano. Peccato non abbia foto della condizione del tetto, perchè sarebbe stato molto divertente farle vedere.

Il padrone dei miei maroni, sminuiva la cosa, dicendo che era normale, anzi cercando di dare la colpa a me, buttandola sulle stufe a gas e cose del genere. Il punto era che fare i lavori per sistemare tutto sarebbero costati un putiferio, e lui non aveva assolutamente voglia di farlo. In seguito, scoprii anche, parlando col capo condominio, che lui non aveva neanche parlato del problema alle riunioni che seguirono.

La muffa iniziava ad infiltrarsi negli armadi, sui vestiti, sugli strumenti musicali, l'umidità mi ha piegato libri, fumetti, tavole disegnate. C'era più freddo in casa che fuori, e quando facevo la pipì sembrava di essere sulla neve, con tanto di fumo incluso. La muffa nella stanza di letto era sempre di più. Mais se la trovò addirittura sui tutori per le mani. E iniziò ad avere problemi di respirazione. E il padrone della mia minchia se ne fotteva allegramente. Iniziammo a litigare (col padrone del cazzo), che voleva ancora posticipare la cosa. Iniziai a cercare un'altra casa. Ed eravamo "solo" a fine novembre.

Trovai una casa, traslocai a fine gennaio, ed eccomi qui. Ma da quei due mesi da novembre a gennaio mi sembrarono, e mi sembrano ancora, il periodo più lungo e stressante della mia esistenza. I miei nervi sono saltati del tutto. Non ce l'ho fatta. Non ho retto. Si iniziarono a chiamare avvocati, lettere, perizie, tutta una trafila il cui solo pensiero mi fa ancora stare male. E le sue parole, la sua deficienza e la sua maleducazione, sommate ad alcuni altri problemi personali paralleli, erano la ciliegina definitiva che mi serviva per farmi sbroccare del tutto. Il giorno della consegna delle chiavi che poi non volle (dato che voleva farmi firmare un foglio in cui avrei dovuto pagare altri due affitti), quindi senza consegna, rimarrà sempre nella mia memoria. Come la notte in cui litigai con Mais, totalmente fuori di testa (io).

Da lì, recupero ancora i cocci di quello che è stato, a seguire, un anno buio e penoso.

Devo ringraziare, con TUTTO il cuore, due persone che mi hanno dato un supporto fondamentale: Lavinia, per le parti legali, e Leandra, per la perizia. Ma, soprattutto, per l'amicizia.


20 anni di Spidey_2

Non ho ancora trovato il modo di andare a comprare i fumetti arretrati, ma so che decisamente il numero di Spider Man con la mia tavola celebrativa dei MIEI 20 anni da lettore è reperibile. Così, come promesso, ecco la tavola nella sua interezza (e nel suo rimontaggio per il web):



La Casa 1

Ed è proprio parafrasando il film di Sam Raimi che voglio parlare di un argomento tabù.

Fino a un anno e mezzo fa stavo in una casa in via Paolo Emiliano Giudici. Ne ho parlato solo una volta, QUI, durante il trasloco.

Questa casa è stata fonte di disgrazia, e ormai posso provare a parlarne.

Soprannominata "La Casa dell'Umido", il tempo che ho trascorso lì mi sembra un'infinità, invece sono stati appena appena sei mesi. La zona non era male, borgata popolare dove trovi di tutto a prezzi convenientissimi, e anche se nel mio palazzo c'era gente allucinante, tutto sommato era anche abbastanza tranquilla.

L'esperienza più trash è stata quando hanno montato esattamente sotto casa mia, che faceva angolo con l'altra strada, un enorme palco, attrezzatissimo, con un service assurdo, per un Festival di musica partenopea/popolare che è durato tre giorni.

La casa non era neanche male, con un salone magnifico, spazioso e luminosissimo, e una cucina bella grande e iperattrezzata. Dire che il padrone di casa, invece, era un buzzurro è dir poco.

Il primo segnale di stranezza è accaduto dopo qualche giorno: il portone del palazzo era sempre socchiuso, a qualsiasi ora, il che era abbastanza seccante. L'apriportone del citofono non funzionava, supponevo quindi che fosse lasciato aperto per evitare di scendere ad aprire gli eventuali ospiti volta per volta. Così, mi sono preso la briga di chiamare il rappresentante di condominio, un altro personaggione, che a sua volta ha chiamato un tecnico. Alla sua venuta, scendo per andare a supervisionare la riparazione e ci accorgiamo che in realtà il cavo dell'apriportone era stato strappato intenzionalmente.
Il cavo viene rimesso a posto, e il portone poteva finalmente stare chiuso.
L'indomani mattina esco insieme a Mais, e troviamo, letteralmente, la cassettina del portone con la serratura strappata via. Anzi, meglio dire sparita. Ci inquietiamo non poco, questo significava chiaramente che quel portone sarebbe dovuto stare aperto.
Ci incamminiamo verso l'auto, la apro, ci accomodiamo, inserisco la chiave nella toppa dell'accensione e… non si accende.

Mi inquieto tantissimo.
Il meccanico scoprirà poi che era semplicemente la batteria scarica, ma questa coincidenza fu il primo motivo di stress legato a quella casa.

Il resto nel seguito…


EtnaComics 2011: RESOCONTO

20000 visitatori. Numero più numero meno, si aspettano conteggi più precisi. In ogni caso, è un inizio TRAVOLGENTE.

Orgoglioso di averne fatto parte, io e Fabio siamo giunti alla viglia del primo giorno, iniziando a sistemare le nostre aree (Performance e Workshop), e facendo la conoscenza di altra gente del numerosissimo staff. Anna era già li dall'inizio settimana.

Inutile dire che i miei obiettivi, le mie aspettative e le mie speranze sono state centrate tutte in pieno: il fumetto era al centro di questa manifestazione, con una ventina di ospiti del panorama internazionale di tutto rispetto, potendo così poterla chiamare per davvero FIERA DEL FUMETTO.

Gli spazi erano organizzati benissimo, e anche se il flusso di gente è stato enorme, non si è mai risentito nei corridoi, che erano larghi e spaziosi. Le tre aree dei fumettisti (Firme, Performance e Workshop) hanno lavorato in sintonia perfetta, senza accavallarsi fra di loro, con un'area Workshop ben attrezzata e, soprattutto, riparata dal caos ma perfettamente di passaggio. La mia area invece, insieme a quella delle firme, era quella che dava più spettacolo, con gli artisti sempre all'opera, almeno tre o quattro alla volta. Così comoda che ci tornavano spesso anche al di fuori dell'orario stabilito.

I rapporti umani con gli ospiti sono stati fantastici, sono tutti molto felici e, per assurdo, ci ringraziano spesso pure loro.

Ho disegnato un macello, dato che alla fine chiedevano anche a me, il che ha raddoppiato il mio lavoro, ma è stato un vero piacere.

Yoshiko Watanabe ha conquistato tutti con la sua energia e allegria, concendendo le sue forze fino al limite umano, pur di fare un ultimo disegno a qualcuno che glielo chiedeva. Impossibile dimenticare un giorno in cui, stanca, aveva staccato di far disegni alle tredici, e alla fine, uno tira l'altro, è rimasta a farne altri fino alle tre e mezza del pomeriggio…

La Sala Conferenza, territorio (gestito benissimo) di Anna, ha proposto incontri variegati e interessanti, dai classici incontri coi fumettisti alla presentazione dell'ultimo film dello Studio Ghibli. Io ho moderato la conferenza con Yoshiko e quella con Vince Tempera, Luigi Albertelli e Silvio Pozzoli, che praticamente si moderavano da soli essendo estremamente disinvolti e sicuri delle discussioni da fare. Il loro concerto è stato BELLISSIMO, emozionante e commovente, specie quando cantava il buon Pozzoli, che con la sua voce aumentava il livello emozionale di un buon gradino. Shooting Star su tutte.

Ecco la prima parte della conferenza con Yoshiko, a seguire troverete le altre:

Ecco invece una parte del concerto:

C'era caldo, ma non dico nulla di nuovo. In ogni caso, è ovvio che una prima edizione può solo andare a crescere e migliorare. In tutto.

Non ho avuto modo e tempo di seguire le altre sezioni della fiera, i games a primo piano o il cosplay, ma so che è andato tutto molto bene.

Per vedere foto più complete, dato che qui ho messo più o meno solo quello che mi ha riguardato, basta andare sul sito di Palermo Fumetto, che ha fatto un reportage minuzioso e capillare.

Impossibile documentare invece le ore passate a raccontare barzellette sporchissime con Maurizio Rosenzweig e Matteo Scalera, o i cinquanta centesimi di Simone Bianchi. Roba nostra, mettiamola così. Ci sono stati momenti esilaranti che mai ho avuto, con così tanta intensità e frequenza, a una fiera.

La riflessione finale, parlando un po' con tutti, è che se ha funzionato tutto così bene è perchè è stato un incontro perfetto e sinergico di competenze, professionalità e un investimento economico cruciale e ragionato. E possiamo solo andare a crescere.


Dove mi troverete ad EtnaComics


EtnaComics

I fumetti hanno fatto parte di tutta la mia vita. Da quando ho memoria. Li ho letti, amati, sognati, ammirati, studiati, scritti, disegnati, colorati, letterati, supervisionati, pubblicati, odiati, venduti, seguiti, interrotti, ripresi e ancora amati.

Più di dieci anni fa partivo per la mia prima visita a una Fiera del Fumetto, una Expocartoon.

Quasi dieci anni fa organizzavo la prima mostra a fumetti, sognando di trasformarla un giorno in qualcosa di più grosso.

Questo fine settimana ci sarà la prima edizione di EtnaComics, per cui ho l'onore di collaborare.

E' un investimento per la nostra terra, ma, soprattutto, un traguardo importante, che raggiungerò insieme a molti amici, collaboratori e operatori del settore con cui ho passato anni della mia vita, condividendo una passione comune.

Il programma è vastissimo, gli ospiti tantissimi (basta dare un'occhiata al sito, gli ospiti potete trovarli qui), e ognuno potrà sicuramente trovare diversi appuntamenti legati al proprio gusto.

Ecco quindi un breve elenco degli eventi che "personalmente" vi segnalo:

– La Mostra di DYLAN DOG, con tavole originali di Fabio Celoni e Luigi Siniscalchi (entrambi presenti in fiera e a tutti gli eventi correlati).

– La Mostra sui Giocattoli anni '80 gestita da Fabio Gianlazzaro.

– I Workshop dei fumettisti (qui un elenco ancora provvisorio http://www.etnacomics.com/?q=node/81)

…e, dulcis in fundo:

– IL MEGACONCERTO DI VINCE TEMPERA, insieme a Luigi Albertarelli. Le sigle di GOLDRAKE, CAPITAN HARLOCK, ANNA DAI CAPELLI ROSSI, HELLO SPANK, REMì (e molte altre) vi dicono qualcosa? Si capisce che non vedo l'ora?


Freddie Mercury in Pixel

Google si supera, e festeggia i 65 anni di Freddie Mercury come non avrei potuto neanche sognare: in pixel.
Inutile dire che ho goduto particolarmente per il mix.
Auguri, Darlin.


L'estate sta finendo

…così cantavano i Righeira, ed effettivamente è davvero quello che penso adesso. Non per l'estate in sè, ma per una sensazione generale che sento addosso; di un ciclo difficile e di un anno, appunto, che mi pare volato via come nessun altro, e in cui, contemporaneamente, sono successe davvero un mucchio di cose. Ed è proprio adesso che sento la consapevolezza di tutte queste nuove informazioni, delle amicizie nuove, di quelle rinnovate, di quelle ritrovate e di quelle perse. Un anno movimentato, comunque importante. E, alla fine, l'estate sta finendo e non me la sono goduta molto, e mi dispiace sul serio.


Introduzione BO

Mi è capitato di scaricare la demo di un gioco con l'intro più bizzarra che abbia mai visto. Secondo me è molto più perversa di qualsiasi videogioco che vorrebbero demonizzare, e, sotto sotto, creerà una nuova generazione di serial killer. Peccato che, per farvela vedere, l'abbia trovata solo in inglese…


20 anni di Spidey

Correva l'anno 1991 e iniziavo timidamente ad acquistare l'Uomo Ragno. Il primo numero fu preso nell'edicola sotto casa, mentre cercavo qualcosa di nuovo da leggere. Era l'URC 7, e, a seguire, presi l'UR 77, con una simpatica analogia numerica che mai più sarebbe accaduta.

Ricordo che al mio secondo mese circa da lettore, con circa 5 o 6 numeri complessivi, facevo vedere orgoglioso agli amici quella che già per me era una grande collezione, con circa 4 cm di spessore.

Ho smesso di comprare Spidey una volta, per qualche mese, intorno alla Saga del Clone. Mi ero rotto le balle della storia, ma anche, e soprattutto, dei disegni, con tutti quegli emuli di McFarlane che mi facevano veramente schifo. Poi ne sentii la mancanza, e dovetti ricomprare sei mesi di arretrati, compresi tutti i numeri paralleli con apparizioni varie, che in quel periodo erano veramente tanti e molto disordinati.

Non so più quale sia il numero complessivo della mia libreria ragnesca, ma ormai è abbastanza voluminosa, sicuramente più dei 4 cm iniziali.

Ho insistito per apparire sui numeri di questo mese non solo con Spider Gek, ma con una tavola auto-celebrativa di questo grandioso evento che sicuramente interesserà ai numerosi nuovi lettori. Ma, come con Pioggia d'Estate, in realtà spero sempre nel meccanismo di immedesimazione, ci sarà sicuramente qualcuno che quest'anno ne festeggerà 5 di anni, o 1, o magari 20. E sarà sempre bello sapere che in quel determinato periodo, quando accadeva quella determinata cosa, leggevo quel determinato numero. Spidey è un buon amico, e ne abbiamo passate tante insieme, e ne passeremo altrettante. Grazie.

Questa è la prima parte della tavola in questione, il resto lo metterò online dopo l'uscita dell'UOMO RAGNO (che per me si chiamerà sempre così) 564.


6 anni di BLOG

Sono passati ben sei anni dall'apertura del mio blog. Le cose sono cambiate molto, e quest'anno ho scritto veramente poco, ma non l'ho mai abbandonato e il mio pensiero va spesso a queste pagine, anche quando non ci scrivo.

Così, per dare un senso a questo post, dato che siamo a metà anno, vediamo un po' a che punto sono dei buoni propositi di inizio anno:

– Mettermi al lavoro su almeno un libro nuovo: no, mi spiace

– Riuscire a farmelo approvare: vedi su

– Scrivere di più sul blog: rispetto all'anno scorso sicuramente sì, ma ancora ne ho di strada…

– Perdere peso: sono a dieta e ho perso già 6 kg.

– Continuare a parlare di certe cose con alcune persone, come ho fatto ultimamente: l'ho fatto.

– Riuscire a portare in giro il Plastic Ono Band Project: lo spero.

– Esordire col mio gruppo di inediti: fatto.

– Fottermene di alcune persone: fatto.

– Cagare di più di alcune persone: fatto.

– Tornare ad essere puntuale: ci sto lavorando.

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone: i tristi eventi che lo hanno invaso mi hanno, ahimè, bloccato in questo punto.

6 su 11 al momento è una buona media. Vediamo fra altri sei mesi…


Roger Taylor a Palermo

Quasi 20 anni fa.
Non ho ancora cambiato parametri temporali.
Quasi 20 anni fa pensavo che qualcosa di duraturo e molto saldo fosse nel limite dei dieci anni, parlavo con gli amici e quelli che conoscevo da cinque o sei anni erano 'veri' amici. Adesso con alcuni di loro ci si conosce da venti anni o più e non capisco come si possa arrivare a tale lasso di tempo. Come quello passato dal concerto di Royer Taylor del 25 gennaio 1995 a Palermo.

Neanche devo controllarla questa data. La so a memoria e basta.

Daniele quel giorno festeggiava 18 anni. Ragazzo fortunato. Ma con Daniele quel giorno non ricordo di essermi visto. A dir la verità non ricordo molto al di fuori di Roger Taylor. Quasi neanche il concerto.
Passeggiavo in bici per via ammiraglio Rizzo quando vidi alla mia destra il manifesto del concerto. Quasi cadevo dalla bici dalla sorpresa. Niente siti web ad informarmi per tempo. L'indomani corsi a prendere il mio biglietto, che era in ottava o nona fila, al teatro Metropolitan.

Già conoscevo Daniele, e Filippo era uno dei miei 'vecchi' amici. Insieme a loro, e insieme a Francesco e Massimo, avevamo questa grande passione in comune. È con loro che ho iniziato a cantare (molto molto male) le prime canzoni dei Queen. Eravamo ambiziosi e molto presi. Nonostante tutto, a quel concerto andai da solo. Non avevo neanche pensato che avrei potuto andarci con qualcuno.
Neanche con la mia ragazza.

Due vite fa stavo con Alice, lei riuscì ad entrare perchè suo padre, al tempo, era il fonico del teatro.
Il fonico del teatro del concerto di Royer Taylor. E non ho neanche pensato di sfruttare questa cosa. Non era il mio primo concerto… Ma era ROGER FOTTUTO TAYLOR, e il mio cervello proprio non connetteva.
Io, appassionato della musica dei Queen da ben CINQUE anni, ovvero quel periodo che consideravo giusto per essere vicino all'eternità, non pensavo proprio. Avrei visto Roger. E basta.
Il concerto fu sensazionale – e come, altrimenti -, comprai la maglietta, feci delle foto e registrai anche l'audio. Conobbi della gente – dopo – per scambiare le suddette registrazioni, con un paio mi vidi anche per un pò.
Penso spesso a quel concerto, all'emozione quando Roger spuntò fuori cantando canzoni che non conoscevo (erano del suo album solista di cui, ovviamente, fino a quel momento non ero a conoscenza), alternandole a molte dei Queen, ma io godetti come un caimano in calore per ogni nota pronunciata dalla sua ugola. Ricordo bene le canzoni perchè le ho riascoltate spesso in quella cassetta consumata, ma sul momento capii molto poco, a parte Tenement Funster, la mia/sua canzone preferita che coi Queen non è mai stata fatta live e che quindi dedussi fece apposta per me.

Un'emozione unica e impalpabile, ma per me straordinariamente materiale, che mi premeva sulle tempie e mi inebriava come una sbronza che non avevo mai provato.
L'indomani lui fece tappa a Catania, ma io ero troppo piccolino per pensare di andare a tutti e due i concerti. L'ho già detto: non ragionavo.
E magari avrei potuto parlargli pure un pochetto se mi giocavo la carta di Pino, il padre di Alice.
Ma niente di tutto questo.

Però ero lì.


Io secchione?

Oggi sono stato al Museo di Storia Naturale qui a Londra.
Mi ha ricordato che l'unico mestiere che abbia mai sognato di fare da piccolo, oltre che il fumettista, era il paleontologo. E avevo comprato libri e libri sull'argomento, coi soldi della mia paghetta. Ed erano libri seri, non per bambini, con illustrazioni pittoriche e tanto testo. Non dico che erano testi scientifici, ma sicuramente non erano troppo semplicistici. In ogni caso, gran parte della mia cultura sull'argomento proviene da quel periodo, e alla fine mantengo ancora ben salde nella memoria molte informazioni utili se volessi fare il figo.

Oppure: ho avuto per qualche anno una grande passione per la chimica. E anche lì i miei soldini, anzichè andare a finire in giocattoli, furono investiti per attrezzatura a tema. Ma mica il Piccolo Chimico. Anche lì facevo sul serio, andai due o tre volte con mio padre in un posto che vendeva VERI rifornimenti del genere, e acquistai provette, ampolle e via dicendo. Il massimo della mia sperimentazione si limitava perlopiù alla produzione di acqua distillata, ma mi affascinava il concetto generale.
Presi il libro di chimica di mio fratello, che andava già al liceo, e me lo studiai tutto.

Ancora più indietro: imparai a leggere molto prima della media, idem per la matematica. Entrai alle elementari già in grado di fare addizioni, moltiplicazioni e divisioni a due cifre, così, quando la maestra lasciava i compiti, io mi annoiavo a farli e mi inventavo operazioni più complicate.

Credo sia stato allora che ho iniziato ad estraniarmi un po' dalla scuola. Mi è sempre piaciuta, ma, in effetti, era più una scusa per vedere i compagni che per studiare.

Non mi piaceva però passare per secchione, così abbassavo volutamente il mio impegno, e mantenevo una media standard nè troppo bassa nè troppo alta.

Al liceo avevo sviluppato diverse tecniche per ogni materia:

ITALIANO: mi facevo interrogare all'inizio di ogni quadrimestre, prendevo un 7 e così ero certo che non sarei stato più interrogato per il resto del periodo, dato che la mia professoressa tendeva a cercare di far recuperare, e fine quadrimestre, quelli che erano andati peggio. In questo modo non ho mai studiato I Promessi Sposi e praticamente la Divina Commedia.

MATEMATICA: la professoressa aveva l'abitudine di chiedere a qualcuno di rispiegare la lezione. Io mi ero abbonato, e così non mi interrogava MAI. E io non facevo i compiti a casa. Alla fine del liceo mi ha gentilmente chiesto di portare la sua materia agli esami. Non potevo deluderla. E così studiai tutto il programma in due mesi.

ALTRE MATERIE: in genere, leggevo la lezione da imparare 15 minuti prima delle ore in questione. Ho una buona memoria e funzionava abbastanza bene anche questa tecnica.

ESAMI DI MATURITA': a quel punto dovevo lasciare il segno, così fui l'unico della classe a prendere il massimo dei voti, causando l'incazzatura dei veri secchioni della classe, quelli che per quattro anni si erano sempre dati da fare.

GRAMMATICA: ecco, lì ho avuto per tanti anni un bel po' di lacune. Rileggo oggi i miei diari del liceo, del primo anno, ed ero veramente terribile. Questo perchè non avevo mai letto molto, a parte fumetti. A 15 anni ebbi la mia esplosione grammaticale, direttamente proporzionale ai molti libri lettida lì in poi, per un periodo comunque circoscritto al liceo. Poi ho ricominciato a leggere solo fumetti. E ormai mi concedo, se sono fortunato, un libro di narrativa l'anno. Anche se leggo un mucchio di libri informativi, specie sulla musica.

Una cosa tira l'altra: non posso leggere qualcosa, o guardare un film, senza dover interrompermi un attimo per andarmi a leggere notizie sullo scrittore, sulle sue influenze, sui suoi lavori precedenti e così via. E' diventata una mania ossessiva, e con Internet tutto questo è diventato non solo più facile, ma anche più soddisfacente e veloce, e da una notizia si passa sempre ad un'altra e poi ad un'altra…

Avevo gli occhialoni, il mio idolo era Linus (dato che, per chi non lo sapesse, porta gli occhiali) e, a conti fatti, ero più secchione di quanto non volessi sembrare.


L'affarone della mia vita

Pensavo che il più grande affare della mia vita fosse stato (ri)comprare per 2 euro i numeri di Ultimates da 1 a 6, trovati su un banchetto a Piazza Marina.

E invece…

Entro in un negozietto di dischi a Camden Town. Per prima cosa noto esposto Il The Complete Works dei Queen, box storico su cui sbavo circa mezz'ora. Poi Ornella, presente insieme a Vicky, mi fa vedere che vendevano anche il mitici Box of Tricks, cofanetto uscito dopo la morte di Freddie con un sacco di cose belle. Ecco una foto del box al completo:

– VHS del Live at the Raimbow, mai editata in nessun'altra versione ufficiale.
– CD con una selezione delle versioni extended dei 12"
– spillettina
– toppa
– maglietta
– poster enorme con le varie copertine
– booklet fotografico

Quello del negozio non era in buono stato. Il box era molto rovinato, probabilmente è stato dentro un garage per venti anni in preda all'umidità, è aperto, scollato… inoltre, nell'etichetta col prezzo era ben sottolineato il fatto che mancassero la maglietta e il booklet.

Lo faccio tirare fuori dalla vetrina per guardarlo. Le condizioni sono proprio pessime. Ma quel CD mi chiama a gran voce. E il prezzo è veramente ridicolo: 28 sterline.

28 sterline per un cofanetto malandato non vanno molto bene, ma per un cd raro che non trovo neanche su Ebay, e che alla fine costa quasi quanto un cd nuovo, magari vanno bene.

Lo faccio rimettere a posto.

Ci penso un po'. Fuori piove a dirotto. Rimaniamo dentro al negozio. Lo voglio rivedere.

OK, lo prendo.

Cerchiamo di contrattatre. Riesco a strappargli un solo pound in meno.

Esco la carta di credito. Valutiamo insieme al negoziante quanto male sia comunque fatto questo box, è proprio strana la chiusura, e poi c'è una maniglietta che non capiamo a cosa serva, con due strati di cartone incassati l'un l'altro. Sto per pagare. Lui lo sta per richiudere.

Smuove il fondo.

Lo alza.

L'immagine di una maglietta e di un booklet si forma davanti ai nostri occhi. C'era un doppiofondo.

Alzo gli occhi e guardo il negoziante. La sua faccia non ha prezzo. Io mantengo un'espressione di bronzo.
Mi chiede almeno di tornare a quel pound in più.
Non batto ciglio e acconstento.

Dentro di me un'esplosione atomica.

Esco dal negozio.


Gene Colan

E anche lui ci ha lasciato.
Sono tanti gli artisti del fumetto che ci abbandonano, ma con Colan avevo un rapporto diverso, essendo uno dei disegnatori che più mi ha affascinato e influenzato nel classico periodo di formazione in cui si passa da semplice lettore al provare ad essere qualcosa di più.

Ne ho sempre parlato come il più grande artista della Silver Age di cui si parla in assoluto di meno, un fuoriclasse che ci ha regalato le tavole più oscure e tenebrose del periodo (e non solo), e non mi riferisco solo al suo straordinario e (giustamente) osannafissimo ciclo su Tomb of Dracula, ma anche a tutte le sue altre produzioni, da Daredevil a Capitan America, sempre contraddistinte da un'avvolgente predominanza di ombre e da un uso della telecamera con scorci arditi.
Non dimenticherò mai l'impatto che ebbe su di me un suo episodio di Capitan America pubblicato su Starmagazine Oro 1…

Appena uscito dalla scuola media, quando i miei ritmi lavorativi consistevano in 10 pagine al giorno direttamente a penna, mi buttai in un'opera colossale della durata di una settimana, la copia di una pagina di Tomb of Dracula, che colorai con le matite acquarellabili.

Tanti sono i ricordi legati alle sue storie, e a quando mi trovavo davanti qualche pagina inedita del Maestro, magari in qualche vecchio episodio del periodo Horror, fino a quando ho iniziato ad acquistare qualche tavola originale, dove ovviamente il suo nome era in cima alla lista; ho inseguito per molto tempo una sua opera (che potessi acquistare a un prezzo ragionevole per le mie tasche), riuscendo a realizzare questo piccolo desiderio qualche anno fa, con una bellissima tavola acquarellata comprata direttamente, ho scoperto al momento del pagamento, da lui stesso.
In realtà era sua moglie a gestire quel'account, ma appena capito non ho potuto non mandargli una lettera molto personale in cui spiegavo tutto il mio amore per la sua arte.
Lui è stato molto carino e mi ha risposto, fra l'altro era quasi Natale e ci siam fatti gli auguri. Un piccolo contatto che mi ha reso molto felice.

Sapevo già che lui era malato, e che vendeva le tavole anche per ripagarsi un po' le spese delle cure.

Questa notizia mi mette davvero molta tristezza. So che molti condivideranno. Per fortuna ci ha lasciato molte meravigliose pagine con cui ricordarlo…


Amiens

Città splendida, ho avuto il piacere di visitarla come ospite per il Festival della BD che organizzano da ben sedici anni.
Alla ribalta col mio inglese dilettantesco, mi sono quasi sentito un Dio di quella lingua nel momento in cui i quattro francesi che hanno provato, per gentilezza, a parlarmi in quella lingua erano anche più negati di me.
Tutto questo a causa del fatto che Guillaume doveva essere al mio fianco e invece alla fine, per un contrattempo, è rimasto a casuccia, lasciandomi solo nel delirio linguistico.

Anzi no. Non ero affatto solo, e questo viaggio è stato piacevole per tanti motivi. Era già stato organizzato da qualche tempo, e mi ero organizzato con Mais che proprio in quei giorni compie gli anni (un po' come quell'altra volta che fui invitato a Vasto e lei venne con me, compleanno in trasferta parte prima insomma), il tutto coincidente col concerto/reunion dei System of a Down del 2 giugno a Milano. Insomma, già era complicato.

A complicare le cose ulteriormente, e di una percentuale del trecento per cento, si aggiunge che Mais da un mesetto si è trasferita a Londra, assunta dalla PlayFish. Sì, quella di Pet Society. Così lei ha dovuto fare un giro peggiore del mio, con tanto di ritardo clamoroso dell'aereo di ritorno.

Tornando ad Amiens, ero lì per Epictete, l'organizzazione è stata a dir poco impietosamente splendida: 84 (e dico 84) autori invitati tutti trattati divinamente, per un Festival fatto con amore e passione senza nessuna intrusione di gadget e affini, solo fumetto, solo autori e visitatori. In una cornice, poi, che è veramente impressionante, con la cattedrale più grande della Francia, con la navata più grande del mondo. E non si limita ad esser bella solo per la cattedrale. Un posto che, probabilmente, prosciugherebbe il mio conto in banca in una settimana, un mix architettonico/artistico/paesaggistico di Venezia, Londra, Parigi e qualche bella campagna, con tanto di canali, ponticelli, castori che nuotano alla velocità della luce, cibo fantastico (w i Macaron) e MOSTRA DI BLACKSAD. Da brivido.

Di mio, ho cercato di rendere al meglio le mie dediche, non potendo comunicare bene coi lettori almeno rilasciavo intere strip inedite.


La morte di Bim Bum Bam

Un tempo, i pomeriggi in tv erano davvero molto fitti per i bambini.

Discorsi a parte sulla dipendenza o no, io sono cresciuto con il giusto equilibrio e non ho subito ripercussioni, se proprio dovessi accomunare la tv alla mia infanzia risponderei ovviamente con una sequenza di cartoni animati.

Cartoni animati.

Che altro mi fregava della tv?

Magari qualche telefilm, chessò, Happy Days, Mork & Mindy, Ralph Supermaxieroe… ok, i telefilm non erano pochi… ma a segnare la mia infanzia sono comunque stati i CARTONI ANIMATI.

Cartoni dappertutto, sulle reti pubbliche, su quelle private, nei canali più scogniti. Non era difficile trovare quasi ad ogni ora un cartone da seguire. Forse solo la mattina era un po' noioso. C'erano così tanti cartoni che molti di voi ricorderanno addirittura alcune reti che li trasmettevano direttamente in lingua originale.

Le trasmissioni contenitore erano quindi la norma, e a fare da padrona c'era sicuramente Bim Bum Bam. Non che fosse il mio contenitore preferito (che invece era SUPER 7, su Italia 7), ma non si può negare come Bim Bum Bam faccia parte dei ricordi di qualsiasi bimbetto della mia generazione e di almeno un'altra a seguire.

Nel tempo, Bim Bum Bam ha perso il suo smalto, sono già molti anni che non esistono più i siparietti dei conduttori, ma quel benedetto logo continuava ad essere simbolo di qualcosa che aveva una sua continuità.

Adesso, i pomeriggi Mediaset sono contrassegnati da stupide serie tv che insegnano ai bambini solo idiozie comportamentali che poi si trascinano in alcuni casi per davvero sulla loro quotidianità. L'influenza di un cartone non è così brutale come della gente in carne e ossa, inoltre le tematiche sono molto ridotte per tanti motivi, e ne esce fuori uno spaccato generazionale veramente insipido.

In ogni caso, influenza negativa o no, quello che mi interessa sottolineare è che da qualche settimana non ci sono più cartoni animati nei pomeriggi di Italia 1. Fine. E sono morti nel silenzio. A noi "grandi" ci frega poco, gli appassionati possono godere di edizioni deluxe di serie vecchie e nuove, e non ci siamo accorti di nulla.

I bambini invece si beccano "Il mondo di Patty".