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2011

Anno curioso. Ho subito per una buona metà del tempo gli strascichi del terribile 2010, cercando di rimettere a posto tutto. E un po' ci stavo riuscendo, e magari, non fosse stato per questo terribile dicembre, avrei anche fatto un bilancio positivo.
Ma il mio umore, attualmente, è veramente sotto le scarpe, e mi dispiace molto scrivere parole così in questo post.
Nonostante tutto, non posso, e non voglio, chiudere l'anno demotivato. Anzi. Sono più che mai convinto di riprendere la giusta via, che avevo già iniziato ad intraprendere, e che non posso fermarmi adesso, altrimenti davvero rischierei di crollare del tutto.

È stato l'anno in cui ho suonato tanto, tantissimo. Sicuramente un centinaio di serate (da fine aprile accertate più di 70).

È stato l'anno di EtnaComics. 25000 persone non si dimenticano facilmente.

È stato l'anno in cui sono cresciuto più di altri.

È stato l'anno del primo Freddie Mercury Memorial Day.

Adesso vediamo invece QUALI propositi ho concretizzato di quelli proposti un anno fa:

– Mettermi al lavoro su almeno un libro nuovo. – Ci siamo quasi.

– Riuscire a farmelo approvare. – Ci siamo quasi.

– Scrivere di più sul blog. – Ahimè non ce l'ho fatta. Ero convinto di sì, e invece no… Meglio, mi sarà da stimolo…

– Perdere peso. – Ne ho persi 14.

– Continuare a parlare di certe cose con alcune persone, come ho fatto ultimamente. – Assolutamente sì. Fa parte della crescita a cui facevo riferimento su.

– Riuscire a portare in giro il Plastic Ono Band Project. – No…

– Esordire col mio gruppo di inediti. – Assolutamente sì, e abbiamo suonato anche spesso, oltre ad avere registrato il primo EP.

– Fottermene di alcune persone. – Fatto anche questo, e riesco a vivere meglio.

– Cagare di più di alcune persone. – Fattissimo.

– Tornare ad essere puntuale. – Ci ho provato.

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone. – Proposito invalidato causa catastrofi avvenute quest'anno.

Ed ecco quindi la NUOVA lista di propositi per il 2012:

– Farmi PUBBLICARE almeno un libro nuovo.

– Scrivere di più sul blog.

– MANTENERE il peso.

– Tornare ad essere puntuale.

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone.

– Lavorare, lavorare e lavorare.

– Scrivere.

E un bacio a papà.


Natale

Non scrivo da un po' ma ho avuto effettivamente dei buoni motivi. Diversi.

Nel frattempo, beccatevi i miei auguri di Natale, ed è già tanto:


Freddie Mercury Memorial Day

Splinder fra un po' chiuderà e dovrò trasferire 7 anni di blog. Un dramma. Ma non può arrestarmi nello scrivere pensieri e sensazioni di una serata come quella di ieri.

Probabilmente, a leggerlo, sembrerà un ammasso di parole e frasi retoriche. Anzi direi sicuramente. Ma la serata di ieri è stata davvero speciale.

20 anni dalla morte di Freddie Mercury, e ricordo benissimo come fosse ieri quando fu data la notizia del suo annuncio, anche perchè era il giorno del mio compleanno, e poi, l'indomani, della sua morte.

Così, dato che la mia vita ha preso una piega fortemente musicale, e che i Queen (come ben si sa) rappresentano da sempre un tassello fondamentale della mia formazione, era da tempo che meditavo su un grosso evento celebrativo. Lo abbiamo fatti ai Candelai, in compagnia di 40 musicisti, fra band e ospiti singoli, tutti coinvolti e sinceramente motivati a partecipare.

Ne è uscito fuori un concerto bello oltre ogni misura. Non è stata la musica o le esecuzioni a essere protagonisti della serata, bensì le emozioni, emozioni allo stato puro. Non c'era un palco, non c'era divisione fra chi stava sopra la pedana rialzata e chi sotto (o al piano di sopra): eravamo un tutt'uno. E non è stata la quantità della gente a fare la differenza, mi è capitato diverse altre volte di suonare davanti a platee numerose, ma ieri c'era "qualcosa in più", e il motivo era quello che ha dato il nome alla serata, e quel motivo ci ha letteralmente unito in simbiosi, in un modo così intimo che ho GODUTO di un'esperienza assolutamente inimitabile, e come l'ho fatto io lo ha fatto ognuno di quelli che erano lì. Perchè, sia chiaro, non è stata una sensazione SOLO MIA.

DI solito, l'indomani si fanno i complimenti ai musicisti, ma a me viene davvero naturale pensare che i complimenti dovremmo farceli tutti, sia chi suonava sia chi ascoltava, perchè è stato davvero un piccolo miracolo vedere TUTTI puntuali alle 21 (in una città abituata ad andare ad ascoltare musica ALMENO alle 23), e tutti incollati al proprio posto, e fino alla fine, nonostante il volume devastante o il caldo. E non è solo la puntualità che ha fatto la differenza: il calore umano, lo scambio emozionale, la voglia di cantare, la partecipazione naturale e disinibita.

E ho anche messo una dannata tutina.

E ho cantato Barcelona. Ma chi lo avrebbe mai detto??? Sono ancora incredulo…

Bellissimo.


Un mese senza no, eh

Domani sarebbe un mese che non scrivo sul blog. COL CAVOLO.
Cerchiamo di recuperare un po'.

Sono stato a Liverpool:

Questa è la strada in cui è nato e cresciuto Paul McCartney. In fondo a destra c'è la casa. La casa in cui lui e John Lennon si vedevano spesso per scrivere canzoni insieme.
In realtà ho visto le case degli altri Fab Four e tutta una serie di posti storici e importanti per i fan.

E' una riflessione che ho sempre fatto, ma quando poi vedi quelle strade lì, nel culo del Regno Unito, e cerchi di immedesimarti nel periodo storico in cui questi quattro ragazzetti si sono incontrati e hanno iniziato a fare musica insieme, tirando fuori quello che hanno fatto, non si può non rimanere impietriti e impressionati. Ed emozionati.

A Liverpool, adesso, la gente va per i Beatles e non solo, è un luogo di richiamo musicale, per la gente che suona e per chi ascolta, e il livello di attenzione del pubblico, e di conseguenza la qualità di chi sta sul palco, è davvero ben sopra la media (anche londinese).

Così, dopo un giorno di "vogliosuonarevogliosuonarevogliosuonare", ho parlato con un tizio che stava suonando in quel momento al Cavern pezzi Beatles/Lennon e mi sono imbucato per una partecipazione.

Noncurante dell'ovvia differenza linguistica, ho anche partecipato a un Open Mic, al Cavern Pub, cantanto pezzi dei Giullari di Corte.

Insomma: BELLO.

Per il resto, esplodo di cose da fare, e i "post nella mia mente" che vorrei scrivere sono tanti, con alcuni argomenti che mi stanno molto a cuore, e non mi va di sprecarmeli così, in un riassuntino.

Mi limito a pubblicare la locandina dell'evento su cui sto lavorando di più negli ultimi mesi: un mega concerto per rendere omaggio a Freddie Mercury, il giorno del ventennale della sua scomparsa.

Chi mi legge sa quanto ci tengo, quindi inutile dilungarmi sul personale. La serata invece sarà ricchissima di ospiti, saremo quasi 50 musicisti. Non vedo l'ora.


Il Trailer degli Avengers step by step

Iniziamo con una bella Skyline di New York, come più o meno il duecento per cento dei film ambientati lì.

Un paio di facce spaventate, e subito dopo esplosioni, militari e polizia: mammamiachessaràmmai? LOKI.

Lo vediamo in volto per un secondo circa, anche se lo riconoscerà solo chi ha visto il film di Thor, ma vabbè.

Esplosione gigante, i poliziotti corrono via come neanche Bolt.

Inquadratura dal basso con frase ad effetto di Nick Fury.

Logo Marvel e Paramount Pictures.

Nick Fury parla fuoricampo.

3 personaggi di culo.

Chris Evans di culo, e qui iniziamo a vederla brutta.

Chris Evans in faccia, siamo fottuti. Ma indossa una camicia fantastica.

Silhouette di Thor.

Un tizio che fa a pugni con un sacco di sabbia.

Dinuovo Thor.

Quella strafiga della Johansson in posa, pensa: "ma stavolta avrò un ruolo un tantino scritto meglio?".

Nick Fury.

Occhio di Falco. Vecchissimo.

Scarlett continua ad avere espressioni inebetite.

Loki.

Esplosioni.

A 51 secondi entra in scena la star, l'attore che ha in saccoccia almeno un film buono prodotto dalla Marvel (fondamentalmente grazie a lui) e che da sempre è un fighissimo della madonna: Robert, ovvero Mr Tony Stark (leggetelo come farebbe un telecronista del Wrestling).

Armatura di Iron Man. Ok. Parliamone. Mi fate vedere Loki e Bruce Banner (sì, era lui che si incazzava col sacco di sabbia) in modo del tutto autoreferenziale (o lo capisci o patate), e invece con Tony perdono il tempo a ricordarci che è lui ad indossare l'armatura. Vabbè, andiamo avanti.

Iron Man che vola. Ok, ho capito. In quanto film di successo alle spalle era ovvio che portassero l'attenzione su di lui. E lo so, dannazione, ci sta anche con la storia dei Vendicatori "veri", però è chiaramente una mossa strategica.

Inquadrature varie dei Vendicatori e delle loro rispettive armi (Scarlett non ne ha, e continua a interrogarsi sul suo futuro). Nick Fury finisce finalmente di parlare. Significa che vedremo un po' di azione.

Invece no.

Battuta clamorosa di Tony Stark contro Cap. Se lo mangia a colazione. E sempre più un trailer di "Iron Man e i suoi fantastici amici". Scarlett è sempre muta. Thor se la ride, senza tradire il suo aspetto da buffone conquistato nella pellicola a suo nome.

Occhio di Falco è ancora più vecchio.

Scarlett tenta una posizione del kamasutra.

Thor, nel frattempo, le dà al Cap cinematografico, acquisendo la mia stima.

Loki lancia Cap dalla finestra. Attualmente Cap sembra aver preso la parte del Ciclope cinematografico.

Raggi. Esplosioni.

A 1:27 inquadratura dall'alto di Thor, figherrimo nel suo costume di carnevale, e Cap, con una espressione che dice tutto.

Stavolta a parlare fuoricampo è, ovviamente, Tony Stark. Inquadratura finale sulla sua frase ad effetto, e poi Iron Man che vola up up away.

Logo dei Vendicatori.

Stark. Ancora. Stringe la mano a Bruce Banner, che finalmente non solo si vede ma viene anche chiamato per nome.

Battuta di Tony. E' sempre più figo.

2 secondi di Hulk preparati apposta per il trailer.

Parla Bruce.

Scarlett non ha detto una parola.

Fine.

Ricapitoliamo: per evidenti motivi commerciali, nel trailer (e probabilmente anche nel film) il padrone assoluto è Iron Man. Cap è un poveraccio. Occhio di Falco, anche lui muto, è un vecchio. La Vedova Nera ha il ruolo delle donne nei fumetti anni 40/50, ovvero pura scenografia. Hulk non lo hanno ancora realizzato. Nick Fury è Nick Fury. Thor ride e smartella qui e là.


Questo matrimonio nun s'addafà

Suonare a un matrimonio. Di solito gli sposi richiedono pezzi soft, ma un paio di volte mi è capitato di trovare coppie con richieste esplicitamente rock, e ieri era uno di questi casi.

Inizialmente, ci è arrivata la richiesta di alcuni gruppi specifici: Muse, Coldplay, Lenny Kravitz, Green Day, Robbie Williams, Doors (e fino a qui era tutto un "wow"), U2, James Blunt (e qui un po' mi ammosciavo), Ligabue (aia), Vasco Rossi (arg). Tutto sommato, nella media, proposte divertenti. Butto giù un elenco di quelle che potrei fare di ognuno, e loro tirano fuori questa scaletta:

Certe notti
Hai un momento, Dio
Ho perso le parole
Again
Angels
Albachiara
Quanti anni hai 
Rewind 
Eternity
Feel
Feeling Good      *
You're Beautiful          
Goodbye My Lover       
The scientist
In my place

Prima dei dolci:

With Or Without You     *
Piccola stella senza cielo
Una vita da mediano
One     *
Beautiful Day

Dopo i dolci
Tra palco e realtà
Sunday Bloody Sunday
Gli spari sopra
Light My Fire     *
Starlight     *
Can't take my eyes off you     *
Minority     *
Love me Two Times     *
Alabama Song     *
Wake Me Up When September Ends     *
Jesus Of Suburbia
Where The Streets Have No Name

Già la media, che sulla carta favoriva certi gruppi a me più congeniali, si era decisamente ribaltata, con una stragrande maggioranza di pezzi di Ligabue (che alla fine non è il peggio) e Vasco (che inizia ad avvicinarcisi). Amen. Quelli con l'asterisco sono gli unici pezzi che non avevao bisogno di studiare. E se vi sembra assurda l'idea di dovere studiare un pezzo da cantare, anche se conosciuto (perchè li conosco tutti, altrimenti neanche li mettevo nelle proposte), purtroppo quando ci si ritrova a suonarli ci si accorge di non sapere affatto la scansione delle parole, o il motivo della strofa, o, soprattutto, di non avere la minima idea di come faccia la variazione.
Insomma, dovevo studiare ben 22 pezzi.

Siccome sono scemo, schiavo dell'effetto "vabbè, tanto lo conosco", ho sottovalutato io stesso la mole di lavoro da fare. Ieri avevamo fissato la prova generale (l'unica) alle 11 di mattina. Io avevo puntato la sveglia alle 9 e 30, per ascoltarmi un po' i brani. Mi arriva un sms di Danilo: dove siete? Erano le 11 e 5.

Salto dal letto, mi stampo i testi, corro, e arrivo al box con quasi un'ora di ritardo e nessun pezzo ascoltato. Da lì, una mezza prova in cui ho arrancato nella memoria, con difficoltà notevoli, e a volte buchi musicali giganteschi. Prometto solennemente di lavorare tutto il pomeriggio ai brani, prima di vederci alle 18 alla sala ricevimenti.
Per fortuna, in fase di rimescolamento scaletta, salta via qualche brano, nello specifico:

Goodbye My Lover          
The scientist    (peccato)
Sunday Bloody Sunday
Alabama Song    (dannazione)
Jesus Of Suburbia
Where The Streets Have No Name

Ahimè, Vasco e Ligabue son sempre lì. Soprattutto Vasco.

Studio tutto il pomeriggio. Mi accorgo che passano le ore, e che se mi fossi svegliato alle 9 e 30 non ce l'avrei comunque fatta. La mia testa è in confusione. Alcuni pezzi sono insopportabili, come Rewind.

Esco da casa con venti minuti di ritardo dall'appuntamento, mi accorgo di non avere un cavo di alimentazione per le casse, chiamo Danilo, mi dice che non ne hanno neanche loro, così faccio dietro front e torno indietro, per andarlo a prendere al box. Ritorno alla sala ricevimenti, montiamo, e mi accorgo di non avere la mia borsa dei cavi. Ovviamente è al box. Torno DINUOVO indietro per prenderla. Al mio ritorno, dopo 5 minuti iniziano ad arrivare gli invitati. Ce l'ho fatta.

Attacchiamo a suonare. Dato che non c'erano gli sposi, partiamo con una serie di brani fuori scaletta. Al loro arrivo suoniamo qualcosa dalla loro selezione, poi si entra in sala.

Fra il primo e il secondo suoniamo tre canzoni.

Avremmo dovuto continuare prima dei dolci. Avremmo.

Inizia a piovere. Corriamo fuori per coprire tutto con ombrelloni e teli. La pioggia diventa burrasca. Rimaniamo bloccati in 5 (noi più l'organizzatore) sotto l'ombrellone con gli strumenti e l'attrezzatura. Oltre la pioggia carica anche il vento. Ci dividiamo coraggiosamente fra due ombrelloni, ma l'effetto non cambia moltissimo. A 10 metri da noi c'è la sala, ma c'è un muro di pioggia violentissima. Passiamo almeno mezz'ora lì sotto. A un certo punto ci ingegniamo con un altro ombrellone portatile e proviamo a fare dei viaggi verso le auto con la strumentazione, non senza difficoltà. Dopo un'oretta buona riusciamo ad accedere alla sala, bagnati fradici. Io avevo tenuto con me la chitarra acustica, per suonicchiare qualcosa senza amplificazioni. Notiamo un pianoforte, e Peppe, chitarrista, si inventa come pianista. Suoniamo roba assurda, fattibile con quell'improponibile duo che siamo diventati, in più dobbiamo fare i conti con gli amici ubriachi degli sposi che ci chiedono "Maledetta Primavera" o, ovviamente, Vasco. Smette un attimo di piovere, portiamo le ultime cose in auto e fuggiamo via. Sotto casa, fatico (come sempre) a trovare posteggio, che (come sempre) trovo lontano. Si rimette a piovere.

Per chiudere, dalla fatidica scaletta abbiamo suonato soltanto:

Ho perso le parole
Angels
Feeling Good      *
In my place
With Or Without You     *
Starlight     *
Love me Two Times     *

Acc.


Sergio Bonelli

Mi sembra tutto stupido al momento, le parole che potrei usare, i disegni che potrei fare. E' un dramma, il punto di non-ritorno, il giorno in cui tutto cambierà.

Ps: è stato un martirio anche solo scegliere la foto…