quello che penso

Lo stipendio di un fumettista

Di tutti i libri a fumetti che ho fatto, Comix Show è quello più bistrattato e sfortunato. In Francia ha avuto una vita difficile, e neanche è uscito più su quel mercato, e in Italia si è mosso molto poco, nessuna promozione, nessun incontro.

Io stesso non so mai cosa pensarne sul serio… rappresenta un passaggio del mio modo di scrivere non troppo compiuto, con alcuni momenti che non mi hanno mai soddisfatto pienamente. Da un’altra parte, credo che il suo essere un libro confidenziale, fatto senza pensare assolutamente a come costruirlo meglio per un pubblico più vasto, sia un lato positivo.

In ogni caso, mi sono sentito dire spesso, da chi lo ha letto, che lo preferiscono addirittura a Pioggia d’Estate, libro che invece, ancora, mi soddisfa quasi del tutto.

E poi mi arriva questo disegno, fatto da Giada, la più grande fan del libro in assoluto, che lo legge e rilegge da anni, e così decadono tutte le tristezze su come sia andato, se è piaciuto, se non è piaciuto, se non ci ho guadagnato un cazzo, se è stato trattato male, se è stato letto da pochi. Basta questo, e noi fumettisti siamo ripagati di tutto.

comix show by giada


Da piccolo volevo fare il pompiere

No, non è vero.
Ho sempre voluto fare il fumettista. Se penso a me da piccolo, penso solo alla mia scrivania e ai fogli di carta a quadretti.
Ho avuto però una fase da paleontologo e una da chimico; quando uscì Jurassic Park smisi di voler fare il primo, infastidito da un’improvvisa passione di massa per l’argomento, e abbandonai il secondo quando capii che non riuscivo ad andare oltre l’acqua distillata.

Alle scuole medie iniziai a maturare l’idea del musicista, un po’ più insistente a partire dal liceo, e più in là del professore di storia dell’arte.
Ma, nel frattempo, ero sempre calato sulla scrivania a disegnare, magari su fogli bianchi.
Fumettista lo sono, con la musica un po’ ci lavoro (ed è un ingrediente fondamentale dei miei fumetti), come professore insegno a Scuola del Fumetto. Che mi manca? La storia dell’arte. Difficilmente potrò insegnarla a scuola, ma forse, finalmente, potrò sfogare questo mio grande amore in qualche modo.
A presto per ulteriori, eventuali, notizie.

Nel frattempo, corro come un matto per finire l’ultimo libro. Qui non ho aggiornato molto al riguardo, ma sono a uno stadio piuttosto avanzato. Mi riprometto, con una scusa che già so, di fare un post apposito.

Già che ci siamo, dato che anche questa qui era passata inosservata, beccatevi la mia intervista al TG3.


Come prima

Non mi sono mai fermato, ma non ero più lo stesso… Se mi guardo indietro vedo un anno di crisi, un altro anno per cercare di uscire da quella crisi, l’inizio di una risalita, la ricaduta più bassa e poi eccomi qui.
Mi accorgo che tutto ė come prima perché mi alzo la mattina e accendo subito il computer. Questo piccolo gesto mi mancava da quasi tre anni, e adesso ho ripreso a farlo, così come non fermarmi la sera. In questo momento sono un treno in corsa che non riesco a fermare, certo, ho acquisito una certa disciplina, ma ė davvero inebriante passare una giornata come oggi, ininterrottamente a lavorare, noncurante dei dolori al collo. Era proprio quello che facevo in tempo, e questi dolori mi mancavano.


The Blues Brothers

Non vale per tutti, ma sicuramente l’idea di avere alcuni film in cui si è nerdissimi vale per molte delle persone che conosco.
Attualmente, il termine Nerd è abusato un po’ come Graphic Novel, però me ne frego e lo uso lo stesso.
Due sono i film di cui sono nerdissimo sin dalla più tenera età: Ghostbusters e Blues Brothers, tutti e due accomunati da un attore -Dan Aykroyd- che, chiaramente, ho considerato il mio attore preferito per molti anni.

Coi Blues Brothers ho un rapporto molto stretto e profondo, e può essere espresso abbastanza facilmente con una vignetta di Pioggia D’Estate:

Anche a rivederlo oggi, provo sempre una forte emozione per quella sequenza, e, successivamente, per quella del concerto finale.

Di mio, non amo vedere film a testa bassa, devo sempre avere gli occhi rivolti verso la tv, fisso. Gli unici film a cui concedo il privilegio della “non-concentrazione” sono quelli che conosco a memoria, che se anche perdo una sequenza in realtà la rivivo pienamente anche con le sole parole.

Questi film, fondamentalmente, sono Ritorno al Futuro, Ghostbusters, Blues Brothers, Jesus Christ Superstar e i Goonies. I Blues Brothers più di tutti. Rivisti fino alla settimana scorsa mentre disegnavo.

Così, l’idea di vederli per l’ennesima volta, ma al cinema, era particolarmente eccitante, l’esperienza finale che mi mancava per un film che ha attraversato tutte le fasi nella mia vita, dalla musicassetta alla videocassetta registrata su RaiUno (di notte) per arrivare al DVD, con in mezzo due o tre In the Rock in cui mi sono divertito a cantare alcune di quelle canzoni.

Oyea!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Quello che ho da dire su Jean Giraud/Moebius

Anzitutto diciamolo: è scomparso ANCHE Jean Giraud. Limitarci a piangere Moebius non basta. Non è andato via un autore di fumetti, ma, almeno, due. E chi lo conosceva bene sa che erano anche più di due.

Ho un sacco di miti, e tante passioni. Non ho mai amato però gli atteggiamenti da fan accanito: tutti i miei riferimenti, ad esempio, nel mondo della musica ho cercato, quando possibile, di approcciarli, conoscerli, sviluppando un rapporto carino (vedi Mauro Pagani, Francesco di Giacomo, Stefano Bollani, Petra Magoni..), basato non sugli stupidi urletti ma su qualcosa di più concreto, umano.

Il mondo del fumetto è come un enorme albergo, pieno di stanze, dove ci si conosce tutti, magari ci si è incontrati solo in ascensore, o magari non ci si è incontrati affatto ma si sa che al terzo piano c’è Tizio Tal dei Tali, e si sapeva benissimo che Moebius era in quel determinato piano e, se volevi, e avevi un po’ di fortuna, non era impossibile incontrarlo per una piccola chiaccherata sul pianerottolo.

Ho fatto la scoperta del suo mondo intorno ai 17 anni, e mi sentivo già di avere sprecato un sacco di tempo, ed è stato un fulmine a ciel sereno: da quel momento i miei ideali e i miei modelli sono cambiati radicalmente.

Nel 1997 Affiche organizzò a Palermo una sua mostra antologica. Ai tempi, col cazzo che c’era Internet ad avvertirti di cose del genere, quindi, scoperto per puro caso attraverso un giro di telefonate, mi fiondo letteralmente impazzito a quello che era già il secondo giorno dell’esposizione. Lui era lì. E io, timidissimo e impacciato, mi limito a fare la fila, farmi fare un piccolo autografo, e considerarmi la persona più fortunata del mondo (insieme a quelle poche altre, perchè, bisogna dirlo, non eravamo neanche moltissimi).

Ho rivisto quella mostra decine di volte. Mi ha sconvolto, scombussolato, sconfitto e stimolato. Non ho disegnato per due mesi, forse tre. E per me, che disegnavo centinaia di pagine al mese (davvero), erano davvero tanti. Poi sono tornato alle tavole, e avevo appreso mille cose.

Di lui non amo solo il disegno, o le idee, ma le scelte artistiche: sapere che gestiva stili diversi a seconda del genere o delle situazioni mi eccitava. E poi aveva anche influenzato Andrea Pazienza, quindi sticazzi.

Anni dopo, alla mia prima Angouleme, lo incontrai. Parlammo di Palermo, di cui aveva un bellissimo ricordo, gli feci vedere dei miei lavori, facemmo anche delle foto, andate perdute insieme al rullino di quella macchina fotografica, ma vabbè, continuavo a incontrarlo ripetutamente ogni volta che sono andato ad Angouleme, e ogni volta dovevo rompergli le palle per 5 minuti su Palermo e cose così.

L’ho incontrato anche a Napoli, inginocchiandomi ai suoi piedi, l’anno in cui avevo pubblicato Pioggia d’Estate, con un capitolo a lui dedicato, potendo così donarglielo.

Pur non ricordandosi mai di me, era sempre gentile, e anche se il mio inglese fa storicamente cacare, riusciva a comprendermi e rispondermi in maniera chiara e semplice.

Come i suoi disegni da Moebius. Chiari e semplici, ma estremamente sofisticati.

Ora, tornando all’inizio, nella mia vita “matura (dai quindici anni in su)” non ho mai avuto atteggiamenti da fan accanito, neanche quando ho visto Roger Taylor. Mai. Ho le mie passioni, e sono anche abbastanza nerd nel coltivarle, ma mai quegli urletti che dicevo.

Tranne il giorno della mostra a Palermo, per lui.

Quel giorno lui mi fece l’autografo con un pennarello che avevo appena acquistato.

Quel pennarello l’ho imbustato, per “preservare” la sua magia. Per darmi forza. Per avere un simbolo sempre davanti agli occhi.

Quel pennarello è ancora imbustato, sempre in mezzo agli altri pennarelli, sempre sopra il mio tavolo da disegno.

Quel pennarello è il mio unico urletto. Ed è per Jean Giraud, per Moebius, e per Gir.

Mi mancherà davvero.


Freddie Mercury Memorial Day

Splinder fra un po' chiuderà e dovrò trasferire 7 anni di blog. Un dramma. Ma non può arrestarmi nello scrivere pensieri e sensazioni di una serata come quella di ieri.

Probabilmente, a leggerlo, sembrerà un ammasso di parole e frasi retoriche. Anzi direi sicuramente. Ma la serata di ieri è stata davvero speciale.

20 anni dalla morte di Freddie Mercury, e ricordo benissimo come fosse ieri quando fu data la notizia del suo annuncio, anche perchè era il giorno del mio compleanno, e poi, l'indomani, della sua morte.

Così, dato che la mia vita ha preso una piega fortemente musicale, e che i Queen (come ben si sa) rappresentano da sempre un tassello fondamentale della mia formazione, era da tempo che meditavo su un grosso evento celebrativo. Lo abbiamo fatti ai Candelai, in compagnia di 40 musicisti, fra band e ospiti singoli, tutti coinvolti e sinceramente motivati a partecipare.

Ne è uscito fuori un concerto bello oltre ogni misura. Non è stata la musica o le esecuzioni a essere protagonisti della serata, bensì le emozioni, emozioni allo stato puro. Non c'era un palco, non c'era divisione fra chi stava sopra la pedana rialzata e chi sotto (o al piano di sopra): eravamo un tutt'uno. E non è stata la quantità della gente a fare la differenza, mi è capitato diverse altre volte di suonare davanti a platee numerose, ma ieri c'era "qualcosa in più", e il motivo era quello che ha dato il nome alla serata, e quel motivo ci ha letteralmente unito in simbiosi, in un modo così intimo che ho GODUTO di un'esperienza assolutamente inimitabile, e come l'ho fatto io lo ha fatto ognuno di quelli che erano lì. Perchè, sia chiaro, non è stata una sensazione SOLO MIA.

DI solito, l'indomani si fanno i complimenti ai musicisti, ma a me viene davvero naturale pensare che i complimenti dovremmo farceli tutti, sia chi suonava sia chi ascoltava, perchè è stato davvero un piccolo miracolo vedere TUTTI puntuali alle 21 (in una città abituata ad andare ad ascoltare musica ALMENO alle 23), e tutti incollati al proprio posto, e fino alla fine, nonostante il volume devastante o il caldo. E non è solo la puntualità che ha fatto la differenza: il calore umano, lo scambio emozionale, la voglia di cantare, la partecipazione naturale e disinibita.

E ho anche messo una dannata tutina.

E ho cantato Barcelona. Ma chi lo avrebbe mai detto??? Sono ancora incredulo…

Bellissimo.


Io secchione?

Oggi sono stato al Museo di Storia Naturale qui a Londra.
Mi ha ricordato che l'unico mestiere che abbia mai sognato di fare da piccolo, oltre che il fumettista, era il paleontologo. E avevo comprato libri e libri sull'argomento, coi soldi della mia paghetta. Ed erano libri seri, non per bambini, con illustrazioni pittoriche e tanto testo. Non dico che erano testi scientifici, ma sicuramente non erano troppo semplicistici. In ogni caso, gran parte della mia cultura sull'argomento proviene da quel periodo, e alla fine mantengo ancora ben salde nella memoria molte informazioni utili se volessi fare il figo.

Oppure: ho avuto per qualche anno una grande passione per la chimica. E anche lì i miei soldini, anzichè andare a finire in giocattoli, furono investiti per attrezzatura a tema. Ma mica il Piccolo Chimico. Anche lì facevo sul serio, andai due o tre volte con mio padre in un posto che vendeva VERI rifornimenti del genere, e acquistai provette, ampolle e via dicendo. Il massimo della mia sperimentazione si limitava perlopiù alla produzione di acqua distillata, ma mi affascinava il concetto generale.
Presi il libro di chimica di mio fratello, che andava già al liceo, e me lo studiai tutto.

Ancora più indietro: imparai a leggere molto prima della media, idem per la matematica. Entrai alle elementari già in grado di fare addizioni, moltiplicazioni e divisioni a due cifre, così, quando la maestra lasciava i compiti, io mi annoiavo a farli e mi inventavo operazioni più complicate.

Credo sia stato allora che ho iniziato ad estraniarmi un po' dalla scuola. Mi è sempre piaciuta, ma, in effetti, era più una scusa per vedere i compagni che per studiare.

Non mi piaceva però passare per secchione, così abbassavo volutamente il mio impegno, e mantenevo una media standard nè troppo bassa nè troppo alta.

Al liceo avevo sviluppato diverse tecniche per ogni materia:

ITALIANO: mi facevo interrogare all'inizio di ogni quadrimestre, prendevo un 7 e così ero certo che non sarei stato più interrogato per il resto del periodo, dato che la mia professoressa tendeva a cercare di far recuperare, e fine quadrimestre, quelli che erano andati peggio. In questo modo non ho mai studiato I Promessi Sposi e praticamente la Divina Commedia.

MATEMATICA: la professoressa aveva l'abitudine di chiedere a qualcuno di rispiegare la lezione. Io mi ero abbonato, e così non mi interrogava MAI. E io non facevo i compiti a casa. Alla fine del liceo mi ha gentilmente chiesto di portare la sua materia agli esami. Non potevo deluderla. E così studiai tutto il programma in due mesi.

ALTRE MATERIE: in genere, leggevo la lezione da imparare 15 minuti prima delle ore in questione. Ho una buona memoria e funzionava abbastanza bene anche questa tecnica.

ESAMI DI MATURITA': a quel punto dovevo lasciare il segno, così fui l'unico della classe a prendere il massimo dei voti, causando l'incazzatura dei veri secchioni della classe, quelli che per quattro anni si erano sempre dati da fare.

GRAMMATICA: ecco, lì ho avuto per tanti anni un bel po' di lacune. Rileggo oggi i miei diari del liceo, del primo anno, ed ero veramente terribile. Questo perchè non avevo mai letto molto, a parte fumetti. A 15 anni ebbi la mia esplosione grammaticale, direttamente proporzionale ai molti libri lettida lì in poi, per un periodo comunque circoscritto al liceo. Poi ho ricominciato a leggere solo fumetti. E ormai mi concedo, se sono fortunato, un libro di narrativa l'anno. Anche se leggo un mucchio di libri informativi, specie sulla musica.

Una cosa tira l'altra: non posso leggere qualcosa, o guardare un film, senza dover interrompermi un attimo per andarmi a leggere notizie sullo scrittore, sulle sue influenze, sui suoi lavori precedenti e così via. E' diventata una mania ossessiva, e con Internet tutto questo è diventato non solo più facile, ma anche più soddisfacente e veloce, e da una notizia si passa sempre ad un'altra e poi ad un'altra…

Avevo gli occhialoni, il mio idolo era Linus (dato che, per chi non lo sapesse, porta gli occhiali) e, a conti fatti, ero più secchione di quanto non volessi sembrare.


Giullari di Corte

Oggi c'è l'esordio della nuova e splendente formazione dei Giullari di Corte, dopo quasi 5 anni di pausa. Nuove canzoni, nuovi arrangiamenti, nuova strumentazione, nuova potenza, nuovo tutto.


2010

Dovrei dire che, per quanto mi riguarda, dovrei prenderlo e buttarlo nel cesso, intasare le fognature, lanciarci dentro una bomba atomica, contenere le radiazioni all'interno e trasmetterci a rotazione la discografia di Massimo Di Cataldo.

E non basterebbe.

Ma non sarebbe giusto. Perchè, nonostante tutto, è stato un anno della mia vita, e anche se decisamente calante per molte cose, è stato comunque un anno della mia vita, con alcune cose molto buone. E c'è pur sempre chi sta peggio di me.

Di sicuro è stato un anno lunghissimo, ed anomalo. Se dovessi fare i soliti resoconti per categoria, come faccio dal 1993, penso che ne uscirei a pezzi. Ma in realtà si sono create delle nuove categorie, e non voglio buttarmi giù il 31 ripensando a cosa ho sbagliato o cosa è andato meglio.

Non si può non notare che è sicuramente stato l'anno in cui ho scritto meno sul blog, in cui ho suonato più di tutti gli anni precedenti messi insieme e in cui ho disegnato meno di tutti gli anni precedenti messi insieme.

Il 2011 è alle porte.

Preferisco, quindi, fare una lista di buoni propositi:

– Mettermi al lavoro su almeno un libro nuovo.

– Riuscire a farmelo approvare.

– Scrivere di più sul blog.

– Perdere peso.

– Continuare a parlare di certe cose con alcune persone, come ho fatto ultimamente.

– Riuscire a portare in giro il Plastic Ono Band Project.

– Esordire col mio gruppo di inediti.

– Fottermene di alcune persone.

– Cagare di più di alcune persone.

– Tornare ad essere puntuale.

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone.

Per il resto, anche stasera si lavora.
Buon anno!!!!!!!!


Tutti a Lucca… e io?

Si avvicinano i giorni che per me sono sempre stati sinonimo di Lucca Comics. Non ho neanche più memoria di cosa significasse il giorno di Halloween o quello dei Morti senza accomunarlo alla classica frase "mi spiace, sarò a Lucca".

Quest'anno, per tanti motivi, mancherò all'appuntamento.

Curiosamente, l'attività che mi ha riempito molto ultimamente, se non si era ancora capito, è quella musicale. Sto portando avanti diverse situazioni, è piacevole ed è divertente.

Ancora più curiosamente, proprio perchè è assolutamente casuale, suonerò TUTTI i giorni in cui sarei dovuto essere a Lucca, da giovedì a domenica, in posti diversi e, addirittura, anche fuori città. Ed è veramente curioso, dato che anche fare solo una serata a settimana sarebbe già tanto.

Ecco il calendario:
Giovedì 28 ottobre, Beat Art Cafè, C.so Alberto Amedeo (Pa)
Ingresso Libero

(Ri)Cantando
Evergreen non troppo scontati (selezioni sparse fra John Lennon, Beatles, De Gregori, Bowie, Redding, Gershwin…) (ri)suonati e (ri) cantati, sul viale dei ricordi e della passione per la musica. Inutile dire quanto siano personali questa serie di serate "a solo".

Venerdì 29 ottobre, Murphy, P.zza Annuzziatella – Brolo (Messina)
Ingresso Libero

I Good Company finalmente approdano nella Sicilia orientale.

Sabato 30 ottobre, Gossip Coktail Bar, P.zza Leoni 45 (Pa)
Ingresso ancora libero

Good Company in trio acustico, bene, così mi riposo dal massacro del giorno precedente…

Domenica 31 ottobre, MontBlanc, via Giovanni Zappalà, 14 (Pa)
Ingresso liberissimo

HALLOQUEEN, ovvero Halloween coi Good Company, con tanto di agevolazioni per chi verrà mascherato.

Insomma… fatemi compagnia!


Come si misura una carriera?

E' curioso. Noi fumettisti ci occupiamo di comunicazione, e a volte ci sfuggono certi passaggi ovvi, che ci rinchiudono dentro una cupola di vetro, o, ancor peggio, ci fanno rinchiudere il pubblico allo stesso modo.

Entrare a contatto con la gente è il primo obbligo. Spesso si fa in maniera sbagliata, dato che non basta "parlare con le persone", o intrattenerle, per capirle. A volte ci si dovrebbe stare proprio zitti, e ascoltare. Io lo faccio spesso. Ascolto, entro in empatia, e colgo molti indizi interessanti.

Il passo successivo è quello di conoscere quello che facciamo. Facciamo fumetti. Cosa comporta fare fumetti? Anche questo è un passaggio equivoco, si tende a sopravvalutare il tutto per via di un mondo intero che non ci capisce come vorremmo. Questo vittimismo porta a perdere il senso originario, e semplice, del fumetto, che è quello di raccontare una storia, intrattenere qualcuno e, magari, se ce la si fa, farlo anche riflettere su qualcosa. Ma il farlo riflettere, anche quello, deve essere preso con le pinze. Anche una storia di Topolino può farmi riflettere. E non è elegante, brossurata, e piazzata in libreria sotto il nome "Graphic Novel".

Così andiamo al terzo obbligo, ovvero quello di non giudicare dalle apparenze. Se un giornalista ignorante prende più in considerazione una "Graphic Novel" non possiamo, forse, farci niente, ma che siamo a noi a ricadere in questo errore proprio non va bene.

Così, come si misura la carriera di un fumettista? Chi fa tutti gli errori sopra citati, penserà che un fumettista importante sia solo qualcuno che ha raggiunto il grande pubblico con un grande successo. In effetti, potrebbe essere una giusta affermazione (senza il "solo"). Ma come si valuta un successo? Potrebbe essere una porcheria che, inspiegabilmente, supera molti altri capovavori raffinati, come potrebbe essere davvero una meraviglia. Ma non è questo che conta. Shultz è diventato famoso grazie ai Peanuts, e sono sia un grande successo di pubblico che un vero capolavoro del mondo del fumetto. Ma Shultz li ha disegnati per tutta la vita.
Pensiamo a quel genio di Bill Watterson: 10 anni di Calvin e Hobbes, 10 anni di meraviglie grafiche e narrative, ma il suo successo non è minimamente comparabile a quello dei Peanuts. Ci sono fumetti strepitosi, di strepitosi autori, che magari oltre quel volume non vanno, nonostante vendite e critiche incredibilmente positive.
Ovvero: se io vendo un milione di copie con un volume, e poi non faccio più un cazzo, vale davvero di più di qualcuno che vende 1000 copie a fumetto ma che lavora per tutta la vita con questo ritmo? La risposta è : NO.

Il bello del fumetto è sempre stato di essere un mezzo piuttosto meritocratico, e per il pubblico ancora lo è. Se io fossi il figlio di un editore, per quanta pubblicità possa farmi, se il mio fumetto fa cagare i lettori lo disprezzeranno. E se ho fatto un volume stupendo e il mio fumetto successivo è bruttissimo nessuno lo comprerà. Il nostro mercato è piccolo, ristretto, quindi un passaparola del genere potrebbe davvero uccidermi la carriera, o almeno la sorte di quel fumetto.

Così, quando sentirete qualcuno giudicare un fumettista non in base alla costanza con cui ha lavorato nel tempo (non importa se con lavori eccellenti o mediocri) ma semplicemente in base a due o tre cose, sappiate che è un incompetente.

E' un buon modo per scovarli, e, di conseguenza, ignorarli.

Perchè faccio questa riflessione? Non l'ho ancora detto, ma, in effetti, sono ben 10 anni che lavoro ininterrottamente e professionalmente nel mondo del fumetto (ovvero da quando sono retribuito). E mi riesco a pagare un affito con questo. E' dura. Potrei fare almeno altri dieci mestieri più facili e pagati migliori di questo, perchè di certo non ho mai siglato un capolavoro tale da vendere un milione di copie. Ma sopravvivo. E devo ficcarmelo in testa, per ricominciare a lavorare bene e fare un altro resoconto del genere fra altri 10 anni.


Crumiri, ragazzini o bebè?

E' un lunga storia, boys and girls, mettetevi comodi 🙂

Abbiamo un uomo, grande, con un carattere molto difficile, tanto che praticamente ogni forum dove va a finire litiga con qualcuno, o anche più di qualcuno.

Si fa quindi un bel sito, che potrebbe essere un bel sito se non fosse che lo usa per scrivere le fesserie che ormai ha capito che se scrive da altre parti lo porterebbero solo all'essere sfanculiato, come sempre. A casa sua, invece, crede di essere più furbo.

Più o meno la scena è questa: litigo con qualcuno, prendo le botte. Litigo con un altro, prendo altre botte. Mi metto allora nella mia stanza e dico "coglione", così quello che mi potrebbe prendere a botte entra in casa mia e lo denuncio. Sono un figo della madonna. Sono un veramente un bebè molto figo.

Il signor Giorgio Messina ce l'ha con Claudio Stassi da tempi immemori per questioni che manco ricordo, so solo che lui, per preconcetto, ce l'ha con tutti gli autori palermitani che non gli abbiano scritto forse lettere di solidarietà, per tranquillizzarlo che non penso sia fascista o cose del genere.

Il signor Giorgio Messina è uno molto pieno di sè: la prima volta che l'ho incontrato, diciamo 15 anni fa, facendogli vedere i miei miseri disegni un po' ispirato a Sal Buscema, disse "bene, perchè io SONO J. M. De Matteis".

Il signor Giorgio Messina ha deciso di schierarsi contro gli "Stati Generali" indetti da Claudio Stassi, ma non come ha fatto un certo Roberto Recchioni, che ha detto "non ci sto ma vi spiego i miei motivi e poi mi faccio i cazzi miei", ma semplicemente remando contro per puro piacere goliardico. Sì, perchè il signor Giorgio Messina è un simpaticone, che tutti vorrebbero avere come amicone nel proprio stanzone.

Cosa sono gli Stati Generali? Come scrivo su Kinart, molto velocemente:

In due parole, si è fatto cenno, o si è parlato più approfonditamente, di situazioni che spesso e volentieri vedono giovani (e non solo) fumettisti scontrarsi con situazioni economicamente ridicole o a volte inesistenti, a volte anche senza veri e propri contratti.

Claudio Stassi, nel mentre, si è fatto promotore di un'iniziativa quale un incontro fra autori durante la prossima fiera di Lucca per cercare di fare il punto su una situazioni del genere, appoggiato da Luca Boschi, fermo restando che, a detta dello stesso Claudio, è ovviamente improponibile pensare che un semplice incontro possa cambiare le carte in gioco. Ma, e questo non può essere negato, da qualcosa sarebbe pur bene iniziare., principlamente per far capire a qualche eventuale giovane che un contratto deve sempre esserci, sta a noi rifiutare o accettare, quindi, come dire, ognuno è responsabile di quello di cui poi si lamenterà in seguito.

Diciamo che, di fondo, per quanto io stesso possa non essere così ottimista, di certo trovo sbagliato "dare addosso" a un'operazione che comunque di fondo non fa del male a nessuno, e soprattutto è assurdo criticare in partenza i suoi esiti quando ancora non è avvenuta.

Il signor Giorgio Messina è titolare di un'associazione, tale Cagliostro Press, che dice di fare fumetti per piacere, e dato che lo fa per piacere immagino sia questo il ragionamento che lo porta a farli fare per piacere anche a chi ci lavora. C'è un suo autore, ad esempio, che non ha ancora ricevuto un contratto, e che ha detto che il signor Giorgio Messina gli chiedeva di spedirgliene altri per prenderli a modello. Ma credo sia sempre perchè il signor Giorgio Messina sia un simpaticone.

Il signor Giorgio Messina, comunque, è anche un cicerone lodevole, lui lo fa per promuovere i giovani fumettisti. Difatti, chi non ha un albo Cagliostro in casa?

Il signor Giorgio Messina, dato che non può prender parte alle discussioni su Comicus, ha deciso di provare a vedere cosa succedeva su Kinart.

Ketty Formaggio, all'inizio del post in questione, ha osato nominare la sua Associazione quando si parlava di pagamenti nulli, così lui ha deciso che Ketty lo stava diffamando (ahah) e ha iniziato ad argomentare in tal senso. Dato che Ketty non gli dava conto e ragione, la sua reazione è stata:

1) Mettere Ketty nella sua (lunga) lista nera, iniziando a dedicare anche a lei editoriali e trovandole anche un simpatico appellativo (perchè ricordiamoci sempre che Giorgio Messina è un burlone).

2) Scrivere in privato a me e chiedermi di obbligare Ketty a chiedergli scusa, altrimenti denunciava ME, dato che sono il fondatore del forum.

Ma vi spiego meglio, incollandovi parole già messe su Kinart:

il signor Giorgio Messina mi scrive dicendo che dovrei intervenire in quanto "fondatore del forum" rispetto alla discussione sui pagamenti che è in corso su un altro topic di questo forum, dato che sono il "responsabile legale di quello che viene detto là sopra".

mi aveva scritto due giorni fa chiedendomi che "anche se tardivamente, intervenissi, come amministratore del forum in oggetto, per tutelare il buon nome della Cagliostro E-Press."

vorrei far notare (dato che per lui sembra non sia chiaro) che anche Ketty ha scritto "amministratore" sotto il suo nome.

in ogni caso, questa era stata la mia risposta al signor Messina (che se vuole può mettere per intero le sua mail, io non lo farò per questioni di privacy):

"ciao Giorgius!
come va?
guarda… non vado su kinart da almeno tre mesi buoni, se non quattro, ho problemi non con quel sito ma di natura personale che mi hanno portato ad allontanarmi da tutto questo, e non solo, senza entrare nei dettagli.

Ketty è l'amministratrice effettiva quanto me di Kinart, non è una sottomessa, lo sta letteralmente portando avanti lei in questa mia assenza, quindi non devo nè rimproverarla nè portarla all'ordine, dato che, appunto, siamo allo "stesso livello", e se le hai già scritto mi sembra più giusto che risolviate fra di voi, senza chiamare in causa terze persone, o la natura del sito stesso. Non so, sarebbe come se nel tuo sito rispondesse Bottero al posto tuo, o che per una polemica l'intero Fumetto d'autore venga messo in discussione.
Siamo adulti e vaccinati.

Grazie comunque dell'aggiornamento.

Buon lavoro, e buone vacanze…"

di tutta risposta, il signor Messina mi ha scritto che "Prende atto che io permetto alla mia amica di diffamarlo e si comporterà di conseguenza."

è una minaccia? chissà, dato che mi dice anche di essere il responsabile legale di kinart.

in ogni caso, ho risposto così:
"Dovresti solo prendere atto che è una discussione fra di voi, e che la tua sensibilità è paro a zero. Trovi sempre del marcio in tutto, deve essere davvero difficile. Sei pregato di non scrivermi più se litighi con qualcuno. Ciao. "

e la sua molto sensibile risposta è stata quella di farmi notare che potrebbe, praticamente, denunciarmi in quanto fondatore del forum.

Ovviamente il signor Giorgio Messina ha continuato lo stesso a perseverare, però iniziando a fare attacchi "laterali" sul suo bel sito. Tipo, ad esempio, scrivere dopo mesi e mesi una recensione di Comix Show, dicendo che è un fumetto di merda.

Io ho scritto un mesetto fa a Luca Boschi e Claudio Stassi a proposito della riunione lucchese, quello che ho scritto per intero potete trovarlo QUI.

Tagliando qualcosa, il sunto è questo:

Il motivo per cui non vado a Lucca è proprio lo stesso per cui voi state organizzando questa tavola rotonda, è che mi ha portato a una brutta dose di disgusto nei confronti di un ambiente che non vedo più come sano per la mia salute.

Ci tengo però a fare un paio di considerazioni (…)

chi parteciperà alla Tavola Rotonda? Autori? Certamente. Editori? Certamente.

Ma le considerazioni che verranno fatte quanto andranno oltre le mura lucchesi e i siti (o le riviste) specializzati di fumetto? Perchè me lo chiedo? Perchè penso che si sarà sempre un ragazzino appena uscito da una scuola del fumetto, o anche senza scuola, che avrà il piacere, e di sua spontanea volontà, di farsi pubblicare gratis, o pagato molto poco, fregandosene di tutte le cose belle che verranno dette e stabilite. (…)

Non è difficile notare (anche se è un dato che passa un po' troppo inosservato) come l'età media dei fumettisti in Italia sia molto bassa. Professionisti a parte, ogni anno esordiscono centinaia di giovani fumettisti, a volte bravissimi, che dopo due o tre anni, appena si rendono conto che non possono andare avanti "aggratis" spariscono dalla scena, al soldo di un lavoro più solido.

Bene. Nella mia prima frase scrivo: un ambiente che non vedo più come sano per la mia salute.

Ora, non voglio fare la vittima, ma se sommate le lettere private che avevo mandato al simpaticone più questa, penso che chiunque con un minimo di cervello dovrebbe intuire il mio attuale disagio, che va ben oltre il fumetto, e tutte queste inutili polemiche, con gente tristissima che pare non avere altro da fare dalla mattina alla sera, mi trasmettono la tristezza.

In ogni caso. Su Kinart, quando la discussione è tornata ad essere intelligente, parlando di esperienza personali, ho fatto un lungo elenco di editori con cui ho lavorato, tenendo per la fine le disavventure, ma basta leggere il post per intero per avere un'idea meno falsata di quello che ho scritto:

(…)
1999: Storia breve di 5 pagine su Fandango, della Panini. Avrei dovuto essere pagato 500000 lire, ma ero felice e sentivo che se glilo avessi ricordato avrei minato il mio futuro da professionista. Così ecco i miei primi soldi non ricevuti, per colpa mia.

dal 2000: Piccoli Brividi, sempre Panini Comics. Pagato bene, tantissimo lavoro. Le tavole erano pagate tipo 105 euro, il colore 50, altro non ricordo. Periodo veramente florido, pagamenti precisi e puntuali.

dal 2002: Monster Allergy, principalmente come colorista, a volte illustratore. Ma è un progetto in cui ho creduto e la redazione sa bene quanto mi davo da fare. Pagamenti anche lì standard, 50 o 60 euro il colore.

nel frattempo, la piccola strip di Spider Gek, sulle pagine dell'Uomo Ragno, va avanti da quel periodo, 50 euro a strip per tutto (sceneggiatura/disegno/colore)

inizio a lavorare per Soleil, in Francia. con Epictete, scritto da Guillaume Bianco, per il Lanfeust Mag, un mensile contenitore. Credo che una strip mi veniva pagato per il disegno e il colore 70 euro. (…)

in parallelo, inizio il mio volume per gli Humanoidi, quello che in Italia si chiama Pioggia d'estate. mi dovevano dare 5000 euro, me ne han saldate due terzi, il resto è andato a puttane, insieme al secondo volume fatto per loro (comix show), che non mi hanno mai pagato, nonostante l'avessi concluso. motivo: bancarotta, cambio di azionisti, cambio della direzione, successiva cancellazione delle testate o volumi superflui.

in Italia, ho voluto pubblicare questi due volumi con 001, senza anticipi, per il piacere di pubblicarli, solo con la percentuale sulle vendite. Ma di mia scelta, sia chiaro. 001 so che dà degli anticipi ai volumi che produce, in tutti e due i casi sono andato a rompergli i coglioni quando già aveva fatto il piano editoriale di tutto l'anno, e ho scelto di tasca mia di chiudere quel capitolo vedendo almeno i miei due volumi pubblicati in italia. che la distribuzione abbia avuto dei problemi, invece, non so a chi darne la colpa.

ho fatto un altro volume per Soleil, aiutando Paolo Campinoti ai disegni e facendo il colore. pagato molto bene, tipo 90 euro il colore e 90 per la mia parte di disegno.

sempre Soleil, ha fatto il volume di Epictete, abbiamo avuto un anticipo decente, nonostante le strip fossero già state pubblicate da loro! il fatto che noi le abbiamo ridisegnate non conta, non era previsto…

Ballata per De Andrè, con Beccogiallo. (…)  l'anticipo che mi avevano offerto non avrebbe giustificato un volume, ma io avevo VOGLIA di fare quel volume, e me lo sono accollato. Fermo restando che l'anticipo era più alto del normale. Qui non mi piace parlare di cifre perchè, giustamente, sono conti loro e non devo essere io a farglieli dietro le spalle.

So solo che, nonostante l'anticipo, dato che il volume è andato discretamente, 3000 e rotti copie, ho ricevuto già un altro saldo da loro sui diritti di vendita. Inoltre è un libro che mi ha fatto fare il giro dell'italia in lungo e in largo, spesso anche retribuito per questo, e sono soldi che, come dire, considero "parte" del lavoro per il libro. Oltre che un'esperienza gratificante.

Tunuè. Mono. La rivista andava bene, loro ci credono. (…) Per i pagamenti sui diritti ogni volta ci si confonde un po', ma se dovesse mancare qualche pagamento sarebbe solo mancanza mia che non lo faccio notare.

Nel frattempo, ho avuto una serie di esperienza disastrose, lavori fatti e non pagati, gente sparita. I più eclatanti sono una serie di fumetti per il comune di Padula, disegnati da me e da altri 4 disegnatori, che non sono mai stati pagati (tempo perso:4 mesi). E il colore di ben due numeri di una serie da edicola chiamata Xtreme Tuning, di cui sia il secondo e il terzo numero non sono stati pagati, di cui solo il terzo non pubblicato (mentre il secondo mi capita ogni tanto di trovarlo ancora in edicola).

ps: col colore ho sempre lavorato bene, Xcampus, Young Strange, tutti lavori in cui non solo avevo il pagamento del colore ma anche, come in Xcampus, quello della supervisione.

Ora, dato che su Kinart abbiamo resettato la discussione, parlando di cose serie (o prendendo esempi di altre associazioni, come quella di Salvatore Taormina, che paga decentemente chi lavora per lui), sul suo sito decide di prendere solo pezzi di quello che avete letto per commentarle. Ovviamente la sua tecnica è sempre decontestualizzare il tutto, perchè è un simpaticone:

"Interviene Sergio Algozzino: «Ci sarà sempre un ragazzino che avrà il piacere, e di sua spontanea volontà, di farsi pubblicare gratis, o pagato molto poco, fregandosene di tutte le cose belle che verranno dette e stabilite». L'autore palermitano, curiosamente, condanna lo stesso modo con cui lui stesso ha pubblicato i suoi ultimi libri per BeccoGiallo e 001 Edizioni.

Allora… sig… io per 001 ho un buon pagamento a percentuale. Come si può vedere su, ho fatto un lungo elenco di editori con cui ho lavorato (o lavoro) e da quando sono un "professionista" ho SEMPRE lavorato pagato. Ho inoltre evitato di citare tutti gli altri lavori (innumerevoli) che ho fatto non degni di nota, ma sempre e solo pagati. I due volumi che ho pubblicato "regalandoli" alla 001 non li ho "fatti apposta" per la 001, dovevano essere pagati dagli Humano, ahimè non è stato così; ho provato per due anni a venderli ad altri editori ma, giustamente, era un prodotto troppo francese per alcuni, troppo strano per altri. E dopo la grande delusione avuta, non tolleravo di averli più in casa, e volevo, almeno, che qualcuno li leggesse, dato che erano belli pronti. Ho preso la decisione di cederli solo col pagamento dei diritti, è vero, ma come avevo scritto, HO FATTO IO FRETTA A SCUZZARELLA PER PUBBLICARMI QUANDO LUI AVEVA GIà CHIUSO IL SUO PROGRAMMA ANNUALE, SE AVESSI ASPETTATO UN ALTRO ANNO AVREI AVUTO IL MIO BELL'ANTICIPO, PAGATO. Ma mi serviva per andare avanti, per chiudere un capitolo. Detta come la dice lui è un po' troppo semplice. Beccogiallo non mi ha pagato "molto poco", mai detto, anzi, ma basta leggere la mia frase bene, quindi…

Attorno agli Stati Generali del Fumetto, la tavola rotonda degli autori organizzata da Claudio Stassi e moderata da Luca Boschi (evento che si svolgerà durante la prossima edizione di Lucca Comics&Games), si stanno radunando tutti i più improbabili maître à penser del fumetto italiano. Il risultato a volte è che vale tutto e il contrario di tutto con involontarie comiche contraddizioni.

Così succede che venga ospitato questo intervento di Sergio Algozzino sul blog di Luca Boschi:

«Il motivo per cui non vado a Lucca è proprio lo stesso per cui voi state organizzando questa tavola rotonda, è che mi ha portato a una brutta dose di disgusto nei confronti di un ambiente che non vedo più come sano per la mia salute.

(insomma, questa parte l'avete già letta su, quindi la taglio) BLABLABLA

Ballata per De Andrè, con Beccogiallo. con me Guido e Federico sono sempre stati molto gentili e precisi. Sapevo fin dal primo momento che l'anticipo che mi avevano offerto non avrebbe giustificato un volume, ma io avevo VOGLIA di fare quel volume, e me lo sono accollato. Fermo restando che l'anticipo era più alto del normale. Qui non mi piace parlare di cifre perchè, giustamente, sono conti loro e non devo essere io a farglieli dietro le spalle».

Algozzino c'è o ci fa? Si vede di più se ci va o se non ci va agli Stati Generali? Riceve più pacche sulle spalle se critica o non critica chi si comporta come lui? E' un crumiro o un ragazzino?

Una sola cosa, al momento, è certa. Per una certa frangia di autori, quello che non dovrebbero fare i "ragazzini", per loro è sicura eccezione. E chissà che non ci scappi pure di eliminare la fastidiosa concorrenza dei "ragazzini", che la torta editoriale da dividersi è sempre più piccola… perchè a pensare male è vero che si fa peccato, ma spessissimo ci si prende pure.

Rimanete sintonizzati su Fumetto d'Autore per continuare a seguire l'evolversi degli Stati Generali del Fumetto. Lucca è ancora lontana e c'è a disposizione molto tempo da parte di alcuni autori per continuare a dire tutto e il contrario di tutto con ulteriori e involontari effetti comici.
 

Probabilmente al signor Giorgio Messina sfuggono davvero molti passaggi delle cose che ho scritto.

Soprattutto, gli sfugge che non sono stato io a indire la suddetta riunione, che io stesso sono pieno di dubbi e perplessità, e che ho solo espresso un disagio, e un opinione. Quindi, se fra le mie esperienze c'è qualcosa che va "contro l'idea degli Stati Generali"… beh… non è a me che deve andare a controllare, credendo di avere scoperto l'acqua calda mettendo insieme delle contraddizioni.

Io, a differenza sua, ho sempre lavorato a testa bassa e continuo a farlo. Ma capisco anche che quando il tuo giardino è poco rigoglioso, e ne vedi molti altri in giro più fioriti, pensi che lanciare qualche sassolino dall'altra parte della staccionata possa essere una tecnica efficace.

Con questo post, annuncio il mio allontanamento definitivo da questa inutile discussione. Sarò curioso di sapere come andrà a Lucca, ma al momento devo dedicare il mio tempo a ben altro, e non perderlo in idiozie che ci leggiamo solo fra di noi, per avere o no ragione. Ma poi: con chi?


Fumetto, dove sei?

Caro amico mio,
come stai?
non ci parliamo molto ultimamente, stiamo andando avanti un po' per inerzia, e questo non mi piace.

Ma non mi piacciono molte cose che ti riguardano, ultimamente.

Credo che la libreria, in Italia, ti stia facendo molto male. Basta fare un fumetto autoconclusivo, una graphic novel, come amano chiamarti per adesso, che si pensa di aver fatto qualcosa di buono. Un tempo la libreria era quasi esclusivamente occupata da ristampe, o da volumi che meritavano sul serio. Adesso ci sono un sacco di cagate, ma siccome sono patinate e ben confenzionate, si urla al miracolo alla prima stronzata. E magari in edicola c'è qualcosa di meglio ma, in quanto lercio e volgarmente brossurato (o spillato, brrr), non merita attenzioni.

In effetti, la colpa è anzitutto della stampa. Pensavo che tutti questi allegati, iniziati ormai anni or sono con la prima collezione di Repubblica, ti potessero far del bene, e invece non è cambiato molto, si è solo equivocato, perchè adesso si parla molto più di te di come lo si faceva qualche anno fa, ma sempre in maniera amatoriale, non c'è nessuno nella stampa ufficiale che ti conosca veramente (a parte qualche rarissima eccezione), il che porta a far parlare di te solo quando parli di qualche avvenimento di cronaca, o qualsiasi cosa possa essere già familiare nella testa del giornalista di turno, fregandosene, in effetti, della qualità effettiva dell'opera in questione, ma solo della tematica.

Così, come un boomerang, ci si è sentiti autorizzati dal nostro lato a sfruttare questo errore, anzichè cercare di correggerlo, e di storie che tanto piacciono ai giornalisti ignoranti ne escono ormai una al mese. Fra l'altro, si è creato un vero e proprio culto dei morti, in cui mi sento infilato in mezzo anche io, col mio libro su De Andrè, dove però ho cercato, almeno, di evitare accuratamente di raccontare qualcosa che un giornalista o un appassionato del personaggio in questione sapesse già. Ma in questo momento mi sento sporco lo stesso. E odio dovermici sentire, pur non avendo colpe dirette.

E lo sappiamo tutti, noi, che c'è qualcosa di strano, non posso credere che non sia così, ma un po' ci sta bene, perchè amiamo masturbarci a vicenda, godendo di questo fugace momentino di gloria. Anzi no, io non godo di nulla, è per questo che non mi metto a scrivere qualcosa di nuovo da più di un anno, ed è per questo che non ho avuto più voglia di lavorare a libri che mi avrebbero dato premi e gloria che non avrei considerato tale. Non mi piace un po' di gente che frequenti, preferisco la bassa manovalanza, quella dei brossurati da edicola, e penso che dovremmo iniziare a vederci da soli, come un tempo, perchè comunque ti voglio ancora bene, e so che in fondo non è colpa tua.

Questa estate, magari, andiamo al mare insieme. Ma, per adesso, perdonami, mi sono sentito un po' tradito, e ho preferito farmi un po' i cazzi miei.

Sergio


Scrivere una lettera

Il fumettista è un mezzo di comunicazione curioso: possono leggerti migliaia di persone ma devi attendere qualche recensione o qualche commento per "capire" l'effetto sul pubblico. Credo che coi libri non sia esattamente così, subiscono sì lo stesso gap ma è "normale" valutare un libro in base alla sua recensione, nei fumetti, per come la vedo io, la recensione è qualcosa in più, ma non ha un valore effettivo sul mercato.

Bello invece, da musicista, fare una serata e vedere immediatamente la reazione nelle facce di chi ti sta ascoltando, e anche se si arriva a molta meno gente ci si sente più coinvolti, più soddisfatti.

O meglio, soddisfatti in maniera diversa.

Perchè alla fin fine il bello del fumetto è proprio quello, permettersi, volendo, di scrivere cose che ci si vergognerebbe a dire anche ad un amico, figuriamoci a urlarle a un microfono (per quello esistono le metafore). O vabbè, continuo a dire che è come la vedo io, che alla fin fine, per quanto assurdo possa sembrare, sono pur sempre molto timido.

A volte ricevo delle email, o dei commenti, con complimenti per il mio lavoro, alcuni molto molto emozionanti, come quando mi è stato detto che Pioggia d'estate ha aiutato qualcuno a superare un periodo difficile, o come quando Ballata per De Andrè è stato usato come tesina per degli esami di scuola media.

L'altro giorno però è accaduta una cosa particolare: ho ricevuto una lettera. Una lettera vera, di carta e inchiostro. Scritta da un ragazzo a cui era piaciuto molto Ballata, che mi scriveva un mucchio di cose e che mi chiedeva se avrei potuto fargli un disegnino e spedirglielo, allegandomi addirittura cartoncino, busta e francobollo. Inoltre, non sapendo il mio indirizzo, ha sfruttato quello della Scuola del Fumetto.

Io il disegno gliel'ho fatto, ed è stato divertente, perchè un tempo scrivevo molte lettere, oltre che i miei fatidici diari durati anni e anni, e ho un po' riassaporato quelle sensazioni.


La Voce secondo me. E anche secondo Battisti.

Per cantare bene ci vogliono grandi emozioni. Non sono un tecnico, non saprei spiegare "come" canto, men che meno dare lezioni (di cui avrei bisogno io, invece), e sono quindi succube degli agenti atmosferici, delle incognite e, soprattutto, degli stati d'animo.
Se sono molto carico, in genere, canto molto bene, anche se ho una voce pessima quel giorno. Se invece sono assuefatto, privo di uno slancio energetico, finisce che sento la voce tirata, che non modulo bene, che non so fare le note medie, che mi lascio prendere dalle paranoie più disparate.

Il fatto di non avere un controllo assoluto su questo strumento mi lascia sempre questa sensazione di "allarme".

Detesto quando qualcuno, ascoltando qualche gruppo storico, pronuncia frasi del tipo "eh, ma il cantante ormai è una merda" o "è terribile, non ci arriva più". Ci sono cantanti rock che hanno retto il tempo benissimo, altri che, poverini, sarà per i troppi concerti, sarà per la stessa energia che viene a mancare, non riescono più a gestire le note di un tempo. Ma, ovviamente, con grande professionalità, ed esperienza, cantano lo stesso.

I casi più eclatanti riguardano quelli che in maniera molto evidente cantavano canzoni di un certa difficoltà. Un esempio su tutti è Robert Plant: grande cantante dei Led Zeppelin, voce paurosa, col tempo ha subito un calo, dovuto all'età, ma anche a un'operazione alla gola… insomma, ci sono tante variabili impazzite nel gestire una voce che l'ascoltatore non prende in considerazione e che a volte tendono a far uscire fuori commenti come quelli detti sopra.

Un chitarrista più passa il tempo più può affinare la sua tecnica, migliorare. Un cantante rock spesso e volentieri no, con le dovute eccezioni.

Una bestia, ad esempio, è Bruce Dickinson, il cantante degli Iron Maiden, che continua ad avere una possenza vocale non da poco, o il gigantesco Paul McCartney, che dopo decenni a sgolarsi in tutte le vesti possibili è ancora lì sul palco a cantare note pazzesche.

Altro problema tipico è nel palcoscenico, per chi non sente bene la sua voce. Le Spie, i monitor che stanno all'interno del palco e che fanno sentire ai vari musicisti "solo" il loro strumento, a volte non bastano per un cantante, anche se adesso ormai questo discorso quasi non vale più per i grandi gruppi, ma quando si è in un locale, o in un piccolo club, a volte può essere un alto grado di difficoltà quello di non percepire bene la propria voce, finendo per stonare o, specialmente, far perdere mordente alla voce.

Ad esempio, una cantante che in studio è sempre stata ottima e che dal vivo ha sempre avuto un mucchio di problemi è Dolores O' Riordan, la cantante dei Cranberries, di cui ho sentito spesso commenti pessimi sulle sue esecuzioni live, tanto da mettere in dubbio le sue capacità, quando invece basterebbe ascoltare il loro MTV Unplugged, con suoni puliti, e quindi con una coscienza migliore della propria voce che finisce per dare risultati eccellenti.

Tutto questo, ben inteso, riguarda il mondo rock, pieno di cantanti che magari non hanno studiato a fondo la tecnica e che quindi si trovano ad avere problematiche simili.

Così, io sono convinto che ci vuole solo una buona dose di coraggio per essere un buon cantante rock, bisogna esporsi, cercare di non vergognarsi, e tirare fuori quello che senti dentro, perchè se lo lasci a metà si finisce solo per vergognarsi ancora di più. Ci sono molte "brutte voci" che lo dimostrano, magari tecnicamente orrende, ma perfette per quello che stanno cantando.

Facendo molti passi indietro, pensate che addirittura il buon vecchio Lucio Battisti era continuamente rimproverato di "non sapere cantare" e di avere "una brutta voce".

Questo bel filmato è per me esemplare in tal senso, facendo vedere quello che per me è uno spaccato ideologico che si ripropone continuamente, evolvendosi in maniera diversa, e attaccando volta per volta vari tipi di voce o di situazioni musicali.

Buon ascolto.


Perdere Tempo – Pinkerton

In questo lavoro una cosa va bene e tre no. E probabilmente la cosa che va bene sarà pagata un decimo di quelle che non vanno in porto o che ti fregano all’ultimo minuto.

E’ stancante scoprire di continuo che quell’albo non verrà pubblicato, che quell’altro non sarà pagato, che quell’editore ha interrotto le pubblicazioni e così via, credo che ognuno di noi ne abbia da raccontare a pacchi di storie del genere.

Le buffonate più grosse me le son tenute per me (ma chissà…), mentre quest’ultima, che non mi frega proprio tantissimo se mi sputtano, la voglio proprio raccontare:

Un mesetto fa, o giù di lì, mi chiama la mia cara amica Ketty, per dirmi che cercavano un colorista per le copertine di una nuova serie della Star Comics, che le avevano chiesto, ma lei non aveva molto tempo e così ha pensato di "passarmi la palla".

Ho sentito quindi il disegnatore della suddetta copertina, Beppe Candita, che mi ha spiegato un po’ qualcosa sulla serie, di cui lui sembrava avrebbe dovuto essere il copertinista ufficiale, e poi mi ha dato un sacco di utili suggestioni riguardo la cover.

Fra l’altro, mi ha detto fin dal primo istante che non sarei stato l’unico a fare delle prove di colorazione, è stato molto carino e onesto, oltre che gentile e professionale.

Nonostante tutto, ho accettato questa sfida, l’idea di colorare una serie mi allettava, così mi son messo al lavoro per un po’ di giorni, riflettendo sui toni, facendo diverse prove, e tirando fuori, alla fine, questa:

Credevo di aver fatto un lavoro come minimo decente e aspettavo il responso di questa specie di gara. In parallelo, Ketty mi diceva che avevano chiesto a Giuseppe De Luca di fare una cover alternativa, e nonostante attendessi risposta, tutto questo iniziava ad ingarbugliarsi.

Si aspettava perciò Lucca. A Lucca qualcosa sarebbe saltata fuori.

A Lucca, infine, è uscito questa specie di depliant promozionale delle nuove serie, ovviamente già bello stampato, fra cui Pinkerton, e, sorpresa-sorpresa, la copertina non era più quella di Beppe, quindi, ovviamente, del mio colore (come quello degli altri) non fregava più niente a nessuno.

Sia chiaro, non è che abbia perso molto tempo questa volta, "solo" qualche giorno, ma di più è la mancanza di rispetto che mi deprime.

Ecco, questo è il nostro mondo. Rose, fiori e a volte anche qualcos’altro.


BOH


Ma se non aveva così tanti problemi ad andare in tribunale allora perchè non ci andava prima?


La terra della natura umana

Mi permetto di tradurre con le mie minime nozioni di inglese (e con l’appoggio di un traduttore on-line) un articolo del Time, giornalucolo inglese poco conosciuto nel resto del mondo, di Beppe Severgnini.
Magari (anzi, probabilmente) c’è già una versione italiana in giro, e me ne scuso, ma ho fatto prima così.

Che cosa dicono gli italiani di Silvio Berlusconi? Facile. La maggior parte pensa: "E’ uno di noi". Ama la sua famiglia, il calcio, i suoi amici, il cibo. E i soldi, naturalmente. Lui esalta la chiesa al mattino, i valori della famiglia nel pomeriggio e di notte si  con le giovani donne di notte. E’ divertente, senza dubbio. A sinistra, la maggior parte dei politici sono noiosi. (…)

Molti italiani continuano a non preoccuparsi del suo conflitto di interessi (non ne ha avuto un paio?) o suoi problemi con la legge (gli imputati sono più simpatici dei pubblici ministeri). Rotture di matrimoni, mezze verità, senza domande? La parola responsabilità non si traduce in italiano. Questa è la terra della natura umana, come una giovane americana ha detto una volta. (…)

Le sue gaffes? La maggioranza degli italiani pensa che Berlusconi parli solo nella sua mente, e non importa se gli stranieri siano perplessi, o peggio. Alcune osservazioni sono imperdonabili, naturalmente. l’abbronzatura di Obama, le barzellette sui campi di concentramento, i commenti sessisti. (…)

Per essere equi, i mass media stranieri a volte esagerano gli incidenti. Come chiamare il Presidente degli Stati Uniti di fronte alla Regina Elisabetta II, dopo la foto ufficiale al G-20 di Londra ( "Mr. Obamaaa! I’m Mr. Berlusconi!").
È stato un bel momento alla Borat – innocuo, e abbastanza divertente.


(guardacaso l’immagine mi è stata cancellata subito e ho dovuto ricaricarla da un’altra parte, vediamo quanto dura…)

Parlare al suo cellulare, mentre Angela Merkel è in attesa per lui presso il vertice della NATO?

E quando ha detto alle vittime del terremoto in Abruzzo di pensare alla loro situazione "come un fine settimana di campeggio" ?
Certo, questa frase non suona bene a uno straniero, ma la maggior parte italiani ha capito che il signor B. stava solo cercando di sdrammatizzare, di minimizzare la situazione, disinnescare la tensione. (…)

Orgoglioso delle sue realizzazioni – prima immobiliari, poi la televisione e il calcio, infine, la politica – pensa di poter dire ciò che gli piace, quando gli piace a chi ama. (Vedi 10 cose da fare a Roma.)

E’ popolare. Una miscela di Juan Perón e Frank Sinatra. (…)

La verità è che Berlusconi non è solo l’Italia del capo di governo, ma l’autobiografia della nazione stessa.
Egli unisce la generosità, l’incoerenza, il talento, la resistenza. Egli promette cose che non fa, e fa cose che non ha mai menzionato. I suoi avversari italiani – anche il migliore, il più onesto e lucido – hanno ragione di preoccuparsi. Non su Berlusconi stesso. Ma sul Berlusconi dentro ogni italiano.


Cosa pensare di Billy Ballo?

Immagino ne siate tutti al corrente: Alessio Sarro, in arte Billy Ballo (o Nick Malanno), è stato arrestato per adescaggio e stupro di una tredicenne.

Ora, senza minimamente volere esprimere una opinione sulla vicenda in sè, quello che mi preoccupa è come sia stata espressa la notizia dalla maggior parte degli organi di comunicazione, e come legalmente si sia svolta la vicenda.

Leggendo molto bene gli articoli, e non i titoli, si evince molto chiaramente che sia stata la ragazzina in questione a contattare lui, d’altra parte hanno controllato ben bene le loro conversazioni, come è confermato che la suddetta ragazzina non sia stata con le mani in mano nella decisione di incontrarsi, e come è molto chiaro che se hanno fatto sesso non è perchè lui le abbia puntato una pistola in testa, anzi, se non li beccava la madre di lei la volta dopo avrebbero continuato.

Dunque, parlare di adescaggio e stupro mi sembra un tantinello fuorviante.

Sia chiaro, non è che condivida che un signorotto di 33 anni se ne vada con una tredicenne, eh, però mi inquieta il volere considerare la ragazzina estranea a quello che è avvenuto, come se a 18 anni improvvisamente ti spuntasse un cervello in testa che ti permette di prendere decisioni autonome, o che l’essere minorenne sia una giustificazione valida.

Certo, la maturità è quel che è, l’istintività giovanile ha una buona parte, e crescendo chiaramente impari un pochetto di cose, ma avendo spesso a che fare con scuole e affini, anche licei, mi sembra un ragionamento un tantinello ipocrita, dato che i ragazzini in questione alla fine ne combinano di tutti i colori, e "punire" solo il maggiorenne non credo aiuti a responsabilizzare un minorenne, cosa che invece dovrebbe accadere, dato che se accadono certe cose è proprio perchè si sta svilendo il concetto di responsabilità.

Al contrario, la prossima volta sapranno solo che non devono scrivere certe cose su Facebook, e che devono stare più attenti alla mammina, come sempre si fa, o si cerca di fare, a una certa età.

Accorpamento:
Giustamente, Claudio mi fa notare che qualcuno potrebbe equivocare il mio post e magari pensare che voglia giustificare Billy. Lui, meglio di me, è riuscita a chiarire il concetto, e lo condivido qui oltre che nei commenti:

(…) Intendiamoci, anche prima era così se ripenso a "Drive in" per esempio, ma il massimo che potevano aspirare le "donnine" era qualche ruolo in un film di Lino banfi, oggi si parla di candidature politiche o importanti ruoli istituzionali… insomma la società è allo sbando.
Proprio perchè la società è libera da guide però il comportamento dell’attore non può essere tollerabile. Anche se è la ragazzina ad aver fatto il primo passo. Questo penso sia giusto sottolinearlo.
Altrimenti si passa il messaggio che visto che la ragazzina ci ha provato con lui e lui non è di legno ha avuto il diritto di ciullarsela (col consenso della 13enne).


Domani

Quello che è accaduto in Abruzzo non è stato indifferente per nessuno. I miei umili pensieri continuano quotidianamente, specie vedendo una situazione metereologica che non ha lasciato tregua, quasi a voler dare un’ulteriore beffa.

Poi c’è chi meglio di me riesce ad esprimere emozioni e sensazioni, scendendo in campo come può per fare qualcosa di concreto, qualcosa che non cambierà le sorti in senso definitivo, ma che aiuta a contribuire al disastro avvenuto, insieme a tante altre operazioni umanitarie, grandi e piccole, che si stanno muovendo.

Mauro Pagani è un grande artista, che stimo da sempre, e dimostra ulteriormente la sua sensibilità con questa versione corale di Domani, una sua bellissima canzone le cui parole in questo caso si adattano e acquistano un valore aggiunto.

Il cd costa 5 euro, e tutto il ricavato andrà in beneficenza, tutti gli artisti hanno partecipato gratis e se lo comprate alla Feltrinelli la stessa catena non prenderà un euro dalla vendita.


Da Kinart, L'angolo che scotta: Il disegnatore di riferimento è NECESSARIO

Prima di leggere un qualsiasi articolo di questa sezione invito a leggere l’Introduzione apposita (in pratica le precauzioni per l’uso) QUI.

Bentornati in questa visitatissima e polemica rubrica :)

Un argomento che torna spesso a galla quando mi rapporto alle mie classi, o quando mi si chiede "come iniziare", è la difficoltà di accettare un VERO cammino formativo nel mondo del disegno, che comporta dunque alcuni passaggi che possono sembrare noiosi, ma che sono assolutamente indispensabili.

Sapete, è come quando suoni il pianoforte da autodidatta, e sei bravissimo, e poi, coi tuoi limiti, pur essendo bravo, non sai leggere la musica, e allora devi iniziare a studiare da zero, e ti fanno fare le scale armoniche, e tu pensi "diamine, ma io so suonare Chopin, che cacchio mi fanno fare le scale?".

Ecco.

Fare fumetti è un’attività che, psicologicamente, sembra molto facile: il motivo è che tutti, nessuno escluso, disegniamo fin da quando siamo bambini, e perciò è difficile accettare l’idea di ricominciare da zero, demolendo quelle fondamenta che abbiamo costruito in tanti anni.

L’idea perciò di prendere un disegnatore di riferimento, e di "seguirlo", quasi "copiarlo", fa storcere il naso a moltissimi.

Ora vi spiegherò il perchè è necessario passare da questa fase.

Anzitutto, da che mondo è mondo, OGNI dannato artista ha studiato gli autori prima di lui. Vogliamo che il fumetto abbia dignità? Accettate il fatto che DOVETE conoscere la roba che è stata fatta in questi (pochi) anni. Pochi? SI! Diamine, la pittura è leggermente più antica del fumetto, quindi perchè uno stronzo di pittore dovrebbe avere una cultura che va dalle pitture vascolari greche all’arte contemporanea, e un aspirante fumettista non deve avere la minima idea di chi sia, ad esempio, Will Eisner, Moebius, Winsor McCay o Uderzo (senza chiamarlo "il disegnatore di Asterix", vorrei ben vedere se chiamassimo Giotto "quello che disegnava le pecore", o Picasso "quello delle teste quadrate").

Dato che – talenti estremi esclusi – non è possibile avere coscienza di TUTTO quello che dovete disegnare in un fumetto (e per tutto intendo sedie, mobili, uomini, donne, bambini, vecchi, magri, grassi, alti, bassi, animali, cani, gatti, cavalli, coccodrilli, polo sud, alaska, cina, vasi, lampadari, tappeti persiani, pub, scene di notte, mare, onde, pesci e potrei andare all’infinito…), ovvero, non è possibile avere "uno stile che sappia fare davvero tutto e ALLO STESSO MODO", perchè quello che credete sia il vostro stile avrà SEMPRE qualche lacuna, e appena arriverete a quella lacuna (ovvero quasi in ogni tavola, se volete fare fumetti) vi verrà DIVERSA, e perciò NON COERENTE, ovvero vi verrà fuori una tavola NON PROFESSIONALE.

La soluzione è quindi prendere un disegnatore come riferimento, un disegnatore che può essere simile al vostro gusto ma anche diametralmente opposto (e, didatticamente, potrebbe anche avere più senso, perchè riuscirebbe ad abbattere TUTTE le vostre convinzioni), in questo modo, mettendovelo davanti, disegnando NEL SUO STILE, non copiandolo ma CAPENDOLO, a quel punto appena avrete da disegnare una sedia vedrete come la disegna lui (come LA SINTETIZZA), appena avrete da disegnare una vecchia vedrete come la disegna lui, appena avrete da disegnare un bambino vedrete come lo disegna lui, e via dicendo, in questo modo acquisirete il concetto di COERENZA, che è la chiave della PROFESSIONALITA’.

Poi, DOPO che avrete disegnato per UN SACCO DI TEMPO seguendo la vostra guida, il vostro santo, il vostro DIO, vi accorgerete che vi distaccherete, senza volerlo, da lui.

Fare fumetti è come la matematica, imparando una formula a memoria non diventi uno scienziato, ma SE LA CAPISCI a quel punto ti fai UNA FORMULA TUA che porta alla stessa soluzione.

Ecco. Le formule sono quelle che voi chiamate STILI.

Il vostro stile non nasce dal nulla, nasce dopo ANNI di studio. Il vostro disegnatore di riferimento non si abbandona in un mese, neanche in sei mesi. Mettetevelo bene in testa.

E mettetevi bene in testa che non "intacca la vostra creatività" o "il vostro istinto".

Se DAVVERO avete quella creatività vi assicuro che non la perderete, la metterete da parte per fare un sano allenamento, e dopo un po’ potrete ritirarla fuori nella bellezza del Dolby Sorround 5.1, mentre prima eravate semplicemente una graziosa coppia di casse stereo.

E non fatemi tirare fuori gli esempi con gli artisti che inizialmente COPIAVANO altri artisti.

Questo è il mondo, se si vuol lavorare.

Chiudo con una bella frase di Robert Crumb presa da un topi che avevo aperto tempo fa, leggetelo bene, e ricordate che quelle parole sono dette da uno degli artisti più SOVVERSIVI del mondo del fumetto. E se non sapete chi è, beh, lavoro in più per me :) (però siete sempre in tempo per recuperare, siete SEMPRE in tempo per recuperare, RICORDATEVELO!!!)

"Raccontare una storia è una cosa pazzesca. Non vuol dire soltanto disegnare un affare sul muro. Si tratta di un medium con imperativi e bisogni particolari. Tra di noi, parliamo molto dei grandi del passato che ci hanno ispirato, degli illustratori che ammiriamo. Tutto gira intorno al disegno e alla tradizione dell’illustrazione. All’interno del mondo del fumetto, nessuno arrossirebbe all’idea di essere stato influenzato da qualcuno. C’è questa fierezza di appartenere a una tradizione. È l’idea stessa di tradizione che è forte tra di noi. E la trovo sana. Nessun bisogno di distruggere checchessia. Non ci vergogniamo di prendere in prestito una tecnica o un arnese già usati da un altro artista; ognuno di noi ha gli stessi problemi da risolvere: disegnare una figura, mettere le ombre, tratteggiare, usare un pennello, usare un pennino. È la ricchezza della nostra tradizione." (R. Crumb)


Armi

Un tempo, l’arma preferita da chi voleva fare il furbo era questa:

Col tempo e l’avanzare della tecnica divenne questa:

Con l’evoluzione si passò a qualcosa di meno materiale:

Adesso è prevalentemente questa:

Che si sia diventati più codardi, anzichè furbi?


A Caldo

Si sa come difenda a spada tratta Brian e Roger. Amo i Queen e amo loro, non li conosco personalmente e quindi rifuggo da tutti i commenti fatti come se invece fossero miei parenti, non li faccio e detesto quando li sento, come se la gente sapesse cosa gli passa sul serio per la testa.

Di contro, mi rifaccio alla musica, alla loro carriera, magari alle interviste, in ogni caso credo sinceramente di essere un profondissimo conoscitore della musica dei Queen, non solo a livello collezionistico.

Parliamo di questo fatidico ultimo album, primo senza Freddie, uscito a quasi vent’anni dalla sua morte.

Non mi ha sorpreso, niente, sono al secondo ascolto, ci sono dei bei pezzi, anzi, in realtà uscendo dall’ottica Queen potrebbe pure essere un grande album, ma no, non mi ha sorpreso, i suoni sono abbastanza prevedibili, è quasi perennemente qualcosa di "già sentito".
Soprattutto, mi aspettavo un apporto maggiore di Roger proprio nei suoni, date le sue "ultime" produzioni (gli album solisti di ormai quasi 10 anni fa), mentre invece è un album sulla scia dell’ultimo di Brian che non mi fece impazzire per lo stesso motivo, è un bel ritorno al rock’n’roll, al blues, è vero, fatto da gente che fra l’altro lo sente sul serio, però non è "nuovo", e i Queen, messi insieme, per me sono sempre stati sinonimo di ricerca e di originalità, anche se bisogna pur dire che per qualche album si erano arenati pure nella formazione originale, eh, solo che all’epoca usciva un’album ogni due anni, mentre adesso ne sono passati un pochetto di più.

Però non posso dire che mi aspettavo qualcosa di più, diciamo che ci speravo, quello sì, ma non è neanche troppo deludente, per le aspettative che appunto mi ero fatto.

Paul Rodgers fa una prova magistrale, è un grande cantante, con un timbro tutto suo, con uno smalto incredibile, e se si pensa alla sua età è davvero impressionante, quindi, per assurdo, potrebbe essere quello che ne esce meglio da tutta questa operazione.
Brian è molto contenuto, sputa fuori due o tre assoli degni di nota, un paio eccitanti, e questo certo non è un brutto segno, non cerca di strafare, però nello stesso tempo da lui nello specifico mi aspettavo qualcosa di più, anche nei cori, molto poco presenti.

Peccato, perchè il primo singolo, Say it’s not true, era veramente entusiasmante, e rimane uno dei migliori brani dell’album, unico poi in cui mettono voce i due superstiti.

Insomma, devo ancora rifletterci, magari mi abituo pure ai brani, e non lo disdegnerò di certo, fra l’altro la settimana prossima li vedrò a Milano…

In ogni caso rimango della mia idea, ovvero che se Brian e Roger vogliono continuare a suonare, dopo vent’anni di "silenzio", portando comunque sempre un grande rispetto per l’enorme figura scomparsa che li sovrasta, non sarò certo io a dirgli di no; ricordo sempre che solo Brian ha firmato letteralmente una buona metà dei più grandi pezzi della Regina.

Vedremo…


Un film ben fatto è un capolavoro?

Più passa il tempo, più il livello si alza, ma io non riesco a non pensare quanto incredibile potesse sembrare il Viaggio sulla Luna di Méliès e quanto ridicolo possa sembrare a un giovane d’oggi.

Gli effetti speciali diventano sempre più realistici, le sceneggiature più sofisticate, la fotografia impeccabile, il montaggio come un meccanismo a orologeria e i movimenti di macchina sempre più fluidi, dunque, se un regista è bravo, potrà sfruttare queste e mille altre meraviglie tecniche per rendere il suo prodotto straordinario.

Come dico sempre, un brutto disegno a matita inchiostrato bene diventa un bel disegno, mentre un buon disegno a matita inchiostrato male è rovinato per sempre.

Christopher Nolan non è solo bravo, è bravissimo, così tutti urlano al capolavoro per questo film che, sia chiaro, è un bel film, ma per quanto mi riguarda non è affatto il film perfetto che già si dice in giro (voce che fra qualche anno sarà certamente stemperata, quando dicevo che Superman Returns faceva vomitare, molti, presi dall’entusiasmo del momento, non volevano accettarlo mentre adesso hanno capito la porcheria che avevano davanti).

E’ sempre difficile criticare qualcosa che piace, soprattutto perchè se ti metti a farlo si pensa automaticamente che critichi qualcosa solo perchè non ti è piaciuta, messo dunque in chiaro questo continuo con la mia analisi.

Anzitutto, come nel primo film, non mi va giù Batman, e in teoria essendo il protagonista è un  dato un tantinello rilevante.

L’uomo pipistrello dovrebbe essere la mente più intelligente del pianeta, un detective, invece in questi due film è solo un riccone che paga altri per pensare al posto suo, per costruirgli automobili, per ideare il suo stesso logo, per gestirgli l’impero finanziario, questa cosa mi sta davvero sulle palle, tanto vale che Morgan Freeman faccia Batman, se la caverebbe meglio.

La storia d’amore è ridicola, Batman non ha bisogno di questo, non nella maniera di Spider-Man, non col discorsetto stile "non posso stare con te perchè da un grande potere derivano grandi responsabilità", è un ingrediente aggiunto fastidioso che in questo secondo hanno decisamente sedato, ma sia il cambio di attrice, sia il fatto che PALESEMENTE cercavano di correggere l’errore del primo, mettendo l’intreccio rosa un po’ più in secondo piano (aggiungendo però il brav’uomo che sta con la stessa donna e che diventerà poi cattivo, stile Norman Osborn/Mary Jane, tanto per insistere…) mi ha infastidito maggiormente. Lei non doveva esserci e basta, e se proprio si son resi conto che era un personaggio del cazzo tanto valeva fare in stile Tim Burton con Kim Basinger: non ne parliamo più.

La colonna sonora è pessima, puo’ sembrare poco importante, ma non lo è affatto. Batman non ha un nuovo tema musicale, se volevano cancellare il bel ricordo dei film di Burton dovevano per prima cosa trovare un tema riconoscibile, non averlo fatto continuerà a far fare all’infinito paragoni con quei due film.

Sul doppiaggio siamo d’accordo tutti, Santamaria fa cagare pesantemente, è giusto dirlo su tutti i blog così magari qualche suo agente potrebbe incappare in una delle nostre pagine facendo qualche ricerca su Google. Ci vorrebbe la Doppiaggio’s Cut, o un doppio audio nel DVD, con un doppiatore decente, sarebbe bello.

Gotham City NON E’ COSI’! Cazzo, Gotham è scura, tetra, è fatta di pietra e ferro, non di cemento e vetro, quella è New York, o Boston, Gotham non è affatto così e ODIO questa Gotham.

La trama a metà film si inceppa, peccato, eravamo in tre e per mezz’ora dall’inizio del secondo tempo, dopo quello che sembrava il finale, non abbiamo capito una mazza, le due sottotrame sono state legate molto male, mentre invece separatamente sono state sviluppate bene, riuscendo per la prima volta a ficcare due cattivi in maniera decorosa.

Inoltre, non ditemi che l’avvenimento clou di metà film (chi l’ha vista capirà) è raccontato bene, lui non batte un ciglio e si fa i cazzi suoi, vabbè…

Il montaggio era perfetto tranne che per il Joker, chi ha l’occhio allenato capirà bene come me che NON hanno tagliato quel che avrebbero tagliato se lui fosse ancora vivo, il che comporta, specie nella seconda parte, alcune lungaggini inutili.

Però diamine se il Joker non è perfetto…

Tutta questa roba l’ho detta perchè non riesco ad urlare al capolavoro se ci sono tutti questi elementi che non sono dritti come dovrebbero essere.

Sicuramente è un GRAN film, e, ripeto, sarà dura dopo tutto quel che ho scritto convincere la gente che mi sia piaciuto sul serio, mi è pure piaciuto parecchio, ma sono uno scassaminchia. E il primo commento sarà qualcosa del tipo "sì, sei uno scassaminchia :)", solo che ora scriverlo sarà inutile.