pioggia destate

Quella voglia di budino

Farò adesso un elenco di roba da mangiare che mi ricorda follemente il periodo elementaresco:

Il porta pranzo.
155899_505116729509332_2054190897_n

In quarta e quinta elementare uscivo da scuola alle 16. Inizialmente mia madre mi iscrisse alla mensa scolastica, ma ho pochi ricordi e tutti orrendi (panini gommosi, pasta insapore…), così poi passò a prepararmi da mangiare ogni giorno.
Dentro il mio porta pranzo, quel che ricordo di più sono le fette di pollo impanato e le frittate con patate. Nello scompartimento in basso c’era spesso insalata, e una volta c’era quella di finocchi, e un mio compagno la guardò stranito perché non aveva mai mangiato dei finocchi nella sua vita, glieli feci assaggiare ed era contento. Fu lo stesso compagno che comprò la mia miniserie a fumetti che disegnai di Hulk in quattro numeri, rigorosamente originali, uno dei pochi fumetti che ho fatto in quel periodo di cui, di conseguenza, non ho traccia né fotocopia.

La girella. Varrebbe anche il tegolino vecchia maniera, ma soprattutto la girella.

Mia abitudine era, anziché aspettare l’intervallo, di aprire in silenzio l’involucro e mettere la girella per intero in bocca, masticandola lentamente per non farmi sentire dalla maestra e creando perciò un enorme pastone che si svuotava poco a poco dalle guance per finire nello stomaco.

Lo Sprint.

Eh. Il Cacao Sprint è il RE dei ricordi di quel periodo. Lo prendevo ogni mattino col latte e aveva regali all’interno che hanno cambiato la mia esistenza, come tutti i mostrini degli Acchiappafantasmi (e coi punti ebbi anche Ray), una serie di giochini calamitati dei Masters of the Universe (che diventarono gli sponsor di alcuni miei fumetti) e i mitici puzzle che tengo ancora gelosamente.

Infine, il budino.
556707_4440691448190_22220187_n

Mia madre usava fare il budino ogni domenica. Sapevo che mi sarei alzato, e avrei trovato lei davanti questo enorme pentolone, strabordante di cacao e latte, con cui avrebbe riempito piatti e piatti. Così, la mangiata del budino si divideva in due fasi, quella della domenica -caldo e quasi liquido- e quella del lunedì -in frigo per un giorno e quindi quasi solido-
Il tutto accompagnato da pane o brioscine.
E quando capitava di portarmi a scuola il budino, mia madre lo metteva in questi contenitori alimentari arancioni, lo stesso che vedete fotografato su, con dentro lo stesso budino “da frigo” di mia madre, che ha fatto qualche giorno fa e che, oltre al gusto in sé, ha fatto riaffiorare in me tutti questi bei ricordi.


Il mio primo Queen

Estate del 1993, 18 giugno. In casa, avevo già il Greatest Hits I e II, Wembley 86 e Innuendo, retaggio di mio fratello. Li avevo divorati abbastanza, e avevo bisogno di carne fresca.

Come regalo di promozione, andai a comprare da Track Dischi, in via XX Settembre (ormai scomparso), l’LP di A Night at the Opera. Perché non il CD? Perché l’LP, ai tempi, costava meno del CD, non i vinili ristampati snob che vedete adesso da Feltrinelli. Che valgono anche meno degli originali. Ma vabbè.
Dicevo.

Lo comprai 15000 lire, devo avere anche lo scontrino nella mia scatola da “Sepolti in casa”.
Mi accompagnò Filippo, e la scelta del disco in questione, in una discografia particolarmente vasta, fu motivata da:
1) Ho sempre preferito il Greatest Hits I al II.
2) C’erano molti brani che non conoscevo.
3) C’era Bohemian Rhapsody.
4) Freddie, Brian, Roger e John mi piacevano molto di più coi capelli lunghi.

Subito dopo, andammo a trovare una nostra compagna di scuole elementari. Mai stato in casa sua, così adesso ricordo ancora il salone dove ci accolse, e la mia attesa di far girare quel disco appena comprato, momentaneamente riposto dentro un sacchetto di plastica.

Tornai a casa. Ricordo mio padre alla porta. Mio fratello non c’era. Chiusi la porta della mia stanza, e misi lo stereo a palla, o quello che mi sembrava il concetto di “a palla” all’epoca.

I miei ricordi, sostanzialmente, si concentrano su tre canzoni:

Death on Two Legs.
Un colpo dritto al cuore. Una canzone cattivissima, ma melodicamente accattivamente, molto rock ma pienissima di cori. Un inizio sconvolgente. Ero estasiato.

Seaside Rendezvous.
COSA era questo brano? Neanche conoscevo i termini Vaudeville o Dixieland. Ma mi piacque da impazzire.

The Prophet’s Song, nello specifico la sezione centrale.
Tutti quei cori, quasi spettrali. In più, non c’era il testo di quella parte, il che contribuì ad accrescerne il mistero.

Dopo averlo finito di ascoltare, ricordo un grande senso di soddisfazione. Non sapevo ancora che avevo avuto una certa fortuna ad iniziare la mia collezione con quel disco. Un po’ come aver iniziato con Revolver dei Beatles.

Aneddoto finale: non ho più quel vinile. Lo scambiai con una cassetta audio che, ai tempi, mi pareva piuttosto allettante, un bootleg dal titolo “Queen Coverin'”, con una raccolta di cover eseguite dai Queen nei vari live. In effetti, ai tempi, era materiale piuttosto raro, adesso non vale niente, ma non rimpiango troppo quella scelta, motivata dalla voglia di ascoltare canzoni nuove, e ormai, di A Night at the Opera, avevo già il CD. Chiaramente mi dispiace, ma, ai tempi, andava così, e ogni CD, ogni LP era una vera sorpresa, altro che scaricare una discografia completa via Torrent.


The Blues Brothers

Non vale per tutti, ma sicuramente l’idea di avere alcuni film in cui si è nerdissimi vale per molte delle persone che conosco.
Attualmente, il termine Nerd è abusato un po’ come Graphic Novel, però me ne frego e lo uso lo stesso.
Due sono i film di cui sono nerdissimo sin dalla più tenera età: Ghostbusters e Blues Brothers, tutti e due accomunati da un attore -Dan Aykroyd- che, chiaramente, ho considerato il mio attore preferito per molti anni.

Coi Blues Brothers ho un rapporto molto stretto e profondo, e può essere espresso abbastanza facilmente con una vignetta di Pioggia D’Estate:

Anche a rivederlo oggi, provo sempre una forte emozione per quella sequenza, e, successivamente, per quella del concerto finale.

Di mio, non amo vedere film a testa bassa, devo sempre avere gli occhi rivolti verso la tv, fisso. Gli unici film a cui concedo il privilegio della “non-concentrazione” sono quelli che conosco a memoria, che se anche perdo una sequenza in realtà la rivivo pienamente anche con le sole parole.

Questi film, fondamentalmente, sono Ritorno al Futuro, Ghostbusters, Blues Brothers, Jesus Christ Superstar e i Goonies. I Blues Brothers più di tutti. Rivisti fino alla settimana scorsa mentre disegnavo.

Così, l’idea di vederli per l’ennesima volta, ma al cinema, era particolarmente eccitante, l’esperienza finale che mi mancava per un film che ha attraversato tutte le fasi nella mia vita, dalla musicassetta alla videocassetta registrata su RaiUno (di notte) per arrivare al DVD, con in mezzo due o tre In the Rock in cui mi sono divertito a cantare alcune di quelle canzoni.

Oyea!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Blog e Commodore

Mi sembra doveroso spendere due parole su Jack Tramiel, il fondatore della Commodore e, quindi, diretto colpevole dell’estetica di questo Blog e di tutta una serie di mie fissazioni. A nome di una generazione: GRAZIE.


Quello che ho da dire su Jean Giraud/Moebius

Anzitutto diciamolo: è scomparso ANCHE Jean Giraud. Limitarci a piangere Moebius non basta. Non è andato via un autore di fumetti, ma, almeno, due. E chi lo conosceva bene sa che erano anche più di due.

Ho un sacco di miti, e tante passioni. Non ho mai amato però gli atteggiamenti da fan accanito: tutti i miei riferimenti, ad esempio, nel mondo della musica ho cercato, quando possibile, di approcciarli, conoscerli, sviluppando un rapporto carino (vedi Mauro Pagani, Francesco di Giacomo, Stefano Bollani, Petra Magoni..), basato non sugli stupidi urletti ma su qualcosa di più concreto, umano.

Il mondo del fumetto è come un enorme albergo, pieno di stanze, dove ci si conosce tutti, magari ci si è incontrati solo in ascensore, o magari non ci si è incontrati affatto ma si sa che al terzo piano c’è Tizio Tal dei Tali, e si sapeva benissimo che Moebius era in quel determinato piano e, se volevi, e avevi un po’ di fortuna, non era impossibile incontrarlo per una piccola chiaccherata sul pianerottolo.

Ho fatto la scoperta del suo mondo intorno ai 17 anni, e mi sentivo già di avere sprecato un sacco di tempo, ed è stato un fulmine a ciel sereno: da quel momento i miei ideali e i miei modelli sono cambiati radicalmente.

Nel 1997 Affiche organizzò a Palermo una sua mostra antologica. Ai tempi, col cazzo che c’era Internet ad avvertirti di cose del genere, quindi, scoperto per puro caso attraverso un giro di telefonate, mi fiondo letteralmente impazzito a quello che era già il secondo giorno dell’esposizione. Lui era lì. E io, timidissimo e impacciato, mi limito a fare la fila, farmi fare un piccolo autografo, e considerarmi la persona più fortunata del mondo (insieme a quelle poche altre, perchè, bisogna dirlo, non eravamo neanche moltissimi).

Ho rivisto quella mostra decine di volte. Mi ha sconvolto, scombussolato, sconfitto e stimolato. Non ho disegnato per due mesi, forse tre. E per me, che disegnavo centinaia di pagine al mese (davvero), erano davvero tanti. Poi sono tornato alle tavole, e avevo appreso mille cose.

Di lui non amo solo il disegno, o le idee, ma le scelte artistiche: sapere che gestiva stili diversi a seconda del genere o delle situazioni mi eccitava. E poi aveva anche influenzato Andrea Pazienza, quindi sticazzi.

Anni dopo, alla mia prima Angouleme, lo incontrai. Parlammo di Palermo, di cui aveva un bellissimo ricordo, gli feci vedere dei miei lavori, facemmo anche delle foto, andate perdute insieme al rullino di quella macchina fotografica, ma vabbè, continuavo a incontrarlo ripetutamente ogni volta che sono andato ad Angouleme, e ogni volta dovevo rompergli le palle per 5 minuti su Palermo e cose così.

L’ho incontrato anche a Napoli, inginocchiandomi ai suoi piedi, l’anno in cui avevo pubblicato Pioggia d’Estate, con un capitolo a lui dedicato, potendo così donarglielo.

Pur non ricordandosi mai di me, era sempre gentile, e anche se il mio inglese fa storicamente cacare, riusciva a comprendermi e rispondermi in maniera chiara e semplice.

Come i suoi disegni da Moebius. Chiari e semplici, ma estremamente sofisticati.

Ora, tornando all’inizio, nella mia vita “matura (dai quindici anni in su)” non ho mai avuto atteggiamenti da fan accanito, neanche quando ho visto Roger Taylor. Mai. Ho le mie passioni, e sono anche abbastanza nerd nel coltivarle, ma mai quegli urletti che dicevo.

Tranne il giorno della mostra a Palermo, per lui.

Quel giorno lui mi fece l’autografo con un pennarello che avevo appena acquistato.

Quel pennarello l’ho imbustato, per “preservare” la sua magia. Per darmi forza. Per avere un simbolo sempre davanti agli occhi.

Quel pennarello è ancora imbustato, sempre in mezzo agli altri pennarelli, sempre sopra il mio tavolo da disegno.

Quel pennarello è il mio unico urletto. Ed è per Jean Giraud, per Moebius, e per Gir.

Mi mancherà davvero.


La morte di Bim Bum Bam

Un tempo, i pomeriggi in tv erano davvero molto fitti per i bambini.

Discorsi a parte sulla dipendenza o no, io sono cresciuto con il giusto equilibrio e non ho subito ripercussioni, se proprio dovessi accomunare la tv alla mia infanzia risponderei ovviamente con una sequenza di cartoni animati.

Cartoni animati.

Che altro mi fregava della tv?

Magari qualche telefilm, chessò, Happy Days, Mork & Mindy, Ralph Supermaxieroe… ok, i telefilm non erano pochi… ma a segnare la mia infanzia sono comunque stati i CARTONI ANIMATI.

Cartoni dappertutto, sulle reti pubbliche, su quelle private, nei canali più scogniti. Non era difficile trovare quasi ad ogni ora un cartone da seguire. Forse solo la mattina era un po' noioso. C'erano così tanti cartoni che molti di voi ricorderanno addirittura alcune reti che li trasmettevano direttamente in lingua originale.

Le trasmissioni contenitore erano quindi la norma, e a fare da padrona c'era sicuramente Bim Bum Bam. Non che fosse il mio contenitore preferito (che invece era SUPER 7, su Italia 7), ma non si può negare come Bim Bum Bam faccia parte dei ricordi di qualsiasi bimbetto della mia generazione e di almeno un'altra a seguire.

Nel tempo, Bim Bum Bam ha perso il suo smalto, sono già molti anni che non esistono più i siparietti dei conduttori, ma quel benedetto logo continuava ad essere simbolo di qualcosa che aveva una sua continuità.

Adesso, i pomeriggi Mediaset sono contrassegnati da stupide serie tv che insegnano ai bambini solo idiozie comportamentali che poi si trascinano in alcuni casi per davvero sulla loro quotidianità. L'influenza di un cartone non è così brutale come della gente in carne e ossa, inoltre le tematiche sono molto ridotte per tanti motivi, e ne esce fuori uno spaccato generazionale veramente insipido.

In ogni caso, influenza negativa o no, quello che mi interessa sottolineare è che da qualche settimana non ci sono più cartoni animati nei pomeriggi di Italia 1. Fine. E sono morti nel silenzio. A noi "grandi" ci frega poco, gli appassionati possono godere di edizioni deluxe di serie vecchie e nuove, e non ci siamo accorti di nulla.

I bambini invece si beccano "Il mondo di Patty".


Il caso Humanoidi

C'era una volta un fumettista palermitano che iniziò a pubblicare per Les Humanoides Associes

Siamo nel 2006, firmo questo bel contratto e nel 2007 esce Pioggia d'estate, il mio primo libro a fumetti per la casa editrice del mio mito, Moebius. Un sogno.

I progetti erano quelli di fare due/tre libri l'anno. Come mai non ne ho parlato più? Cosa è successo?
Ebbene, dato che ormai il cerchio si è chiuso, eccomi qui a sfogarmi un po'.

Il contratto di Pioggia d'estate era chiaro: 5000 euro di anticipo sui diritti, divisi in tre tranche (inizio, metà e fine lavoro). Appena finito il volume, mi fu chiesto dal mio editor di mettermi subito al lavoro sul seguente, quello che poi è diventato Comix Show.

Nel frattempo, iniziavano a girare strane voci sulla situazione economica degli Humano, ma l'editor minimizzava, dicendo che era quasi normale, un ciclo che si ripeteva periodicamente.

Così, nonostante tutto, mi misi al lavoro sul secondo volume, nonostante non avessi ancora ricevuto la terza tranche di Pioggia d'estate, dato che le parole erano così rassicuranti.

E questo fu il mio grande errore.

Con Comix Show ottenni, sulla carta, un leggero aumento dell'anticipo: 5500 euro.

Il tempo passava, e l'editor mi diceva di star tranquillo, che la situazione era temporanea, e che io, se avessi voluto, avrei potuto interrompere la lavorazione, ma che in effetti il tutto si sarebbe dovuto sistemare a breve e che, come al solito, non dovevo preoccuparmi.

Giungo a tavola 90 dopo cinque mesi di lavoro, in cui avevo quasi totalmente escluso altri lavori, insegnato poco e addirittura non fatto proprio il corso annuale al Liceo Artistico. Era una buona causa, almeno pensavo.

Mando la prima bozza di copertina. Ok. Al secondo giro la risposta si fa un po' attendere. Strano.
Mi viene detto che c'è da aspettare un po' che la situazione si calmi. C'è un nuovo direttore.

Il nuovo direttore ha un'idea geniale per evitare la bacarotta: non pagare.

In questo modo vengono tagliate un po' di teste, alcune anche abbastanza grosse, bloccati in partenza alcuni progetti, altri interrotti. Io sono l'unico fesso che ha concluso un volume che non verrà nè pagato nè pubblicato. Essì, perchè la beffa suprema non è solo quella di non essere pagato.

Quale ironia della sorte per un albo che parla proprio di un fumettista e dei problemi inerenti a questo lavoro.

In tutto, gli Humano dovrebbero darmi 7000 euro, ovvero l'anticipo di Comix SHow più la terza tranche di Pioggia d'estate.

Passa il tempo. Un anno. Le mail si fanno sempre meno frequenti, le risposte vaghe, anche se arricchite sempre di false speranze. Si inizia a parlare di accordi. Improvvisamente, accettano un compromesso: 3000 euro immediate e la liberazione dei diritti per potermi rivendere i due albi a chi volessi. Stranamente accettano subito. Stranamente mi arriva molto velocemente a casa un documento da fimare. Stranamente dopo due settimane circa il Tribunale Francese prende la causa del fallimento Humano sotto braccio, controllando tutti i vari crediti insoluti. Per loro io attendevo 3000 euro.

Figli di puttana.

Il tempo passa. Il Tribunale decide secondo non so quale criterio quale debito saldare per prima, quale dopo. Siamo già nel 2009, ho notizie sporadiche, ma, nonostante tutto, positive, perchè mi vien detto che i Tribunale farà in modo che tutto verrà risolto.

L'anno scorso mi arriva una bella lettera impostata, elegante, con marca da bollo e tutto il resto.
Mi viene chiesto di scegliere fra due opzioni. Un accordo su un accordo, insomma.

Opzione1: avere il 20 per cento dei miei 3000 euro (che dovevano essere 7000) in sei mesi, e basta.
Opzione2: avere la cifra completa, ma in 9 anni.

9 anni. Non scherzo. 9 anni in cui gli Humano, o i fumetti stessi, potrebbero non esistere più.

Chiedo consiglio a chi ha seguito tutta la vicenda, e mi viene detto che la soluzione migliore sarebbe quella di spuntare l'opzione numero 2, per fare dopo agli Humano una proposta alternativa (un accordo sull'accordo dell'accordo) tipo di 2000 euro subito per togliermi loro dalle scatole e viceversa. Mi lascio nuovamente convincere e attendo.

I tempi delle risposte si fanno ancora più lunghi. Da agosto dell'anno scorso attendo per questa fatidica proposta alternativa/bis. Ma poi ho avuto i miei cazzi e non ho pensato più a sollecitare. Già, perchè se non si sollecita in sto mestiere per gli altri è tanto di guadagnato.

All'inizio di quest'anno mi rompo veramente i coglioni. Mi si dice, finalmente, che verrà fatta la proposta alternativa/bis, ma nell'attesa della loro ulteriore risposta mi giunge in casa un'altra bella busta, ufficiale, del Tribunale, con dentro un assegno di 180 euro. Il primo assaggio dei miei tremmmilainnoveanni. E mi viene detto che nel momento in cui ho ricevuto il primo pagamento ufficiale non si può fare nessun accordo alternativo/bis o tris che sia.

Bene. Voglio proprio vedere in questi prossimi nove anni come andrà.

Ps: dato che questa storia è maledetta, avevo già scritto questo post, un po' più dettagliatamente, avevo cliccato su "pubblica" ma non è mai apparso.


Il mio tessssssoro

Pioggia d'estate continua, perennemente.
Magari non su carta. Ma ci sono upgrade continuamente. Conoscere uno come Fabio, ad esempio, possessore di una collezione "da Pioggia d'estate" che fa paura, piena non solo di oggetti mitici della mia generazione, ma anche di oggetto inutili che per me, di conseguenza, sono ancora più mitici.
Fra le tante cose, mi ha anche regalato uno splendido Saltaquick, e mi faceva anche notare una certa somiglianza…

In effetti…

Poi, parlando con lui, ho avuto un flash. E sopra l'armadio della "mia stanza" a casa dei miei ho trovato il mio più grande tesoro: non 1, non 2 (come pensavo), neanche 3… bensì tutti e 4 i puzzle dello Sprint, purtroppo senza scatola ma integri e in condizioni perfette. Inutile cercare di farvi capire la mia emozione, oltre che l'orgoglio di possedere qualcosa di davvero raro e particolare.

Gustatevelo cliccando sull'immagine sottostante, potrete vederlo più nei particolari, fra l'altro mi piacerebbe scoprire l'autore dei disegni…


C64: Quantum o Spacewalker? Bomb Jack o Prendi le Mele?

Una delle cose più affascinanti dei giochi del Commodore 64 era che la pirateria arrivava direttamente nelle edicole. Chiunque di noi acquistava queste cassette con 5, 10, 15 giochi tutti insieme, a prezzi bassissimi, 2500/3000 lire, o, ancor meglio, le raccolte con tre o quattro cassette a 4000/5000 lire, dove trovavi una cinquantina di giochi per poi, ovviamente, affezionarti più o meno a uno di essi.

Dato che chi compilava queste cassette trafugava letteralmente i giochi originali, che costavano molto di più, decideva allo stesso tempo di riprogrammarli quel minimo che bastava per non renderli riconoscibili alla vendita, ovvero cambiando anzitutto il nome del gioco preso in prestito, e se c’era un po’ di pazienza in più si modificava leggermente il protagonista.

Questa simpatica prerogativa, che dimostra la folle e meravigliosa anarchia che esisteva a quei tempi, mi porta ad essermi affezionato ad alcuni titoli senza sapere effettivamente che giochi siano in realtà.

Esistono da molto tempo emulatori del Commodore 64 per evitare di montare baracca e burattini per riprovare qualche emozione vecchio stile (anche se io ogni tanto lo faccio), ma, chiaramente, i giochi scaricabili hanno tutti il nome originale, mica quello che ricordavo io!

Certo, per fortuna molti sono rimasti invariati, ma in qualche caso mi sono trovato costretto a guardare immensi archivi in ordine alfabetico per scovare i giochi in questione.
E i giochi del C64 sono davvero davvero tanti.

Facciamo qualche esempio:

Questo il nome a cui sono affezionato. Ecco la schermata iniziale:

Fortunatamente, in questo caso è stato davvero facile capire quale fosse l’originale, da appassionato di fumetti ho riconosciuto in seguito il protagonista di B.C. la strip, di Johnny Hart.
Così, ecco la schermata originale di BC’s Quest for Tires:

Un gioco che mi ha davvero fatto impazzire, e che ho cercato molto a lungo, era un certo Spacewalker. Ora, di questo non ho la schermata "dei miei tempi", ma ieri notte ho finalmente individuato l’originale: Quantum:

La tristezza è che il protagonista qui è totalmente diverso da quello a cui sono affezionato, e che posso rivedere solo rimontando registratore e Commodore. Nella mia testa, lui era sempre una specie di astronauta ma con tuta grigia, e con la testa meno grossa.

Bomb Jack è un gioco famosissimo, e per questo facilmente individuabile, ma io l’ho conosciuto prima come Prendi le Mele, e poi come Attenti Bombe!

Il caso più celebre di rimaneggiamenti è quello di Super Mario Bros/The Great Giana Sister. Guardare per credere, con la differenza che risultano entrambi come giochi ufficiali:

I due giochi che non ho ancora individuato in versione originale sono quelli per cui sto dando l’anima attualmente.

Di uno ho trovato la versione tarocca, col nome di Dan. Qualcuno sa come si chiami in originale? Fra l’altro, è un gioco veramente ben fatto.

Infine, vorrei scoprire il vero nome di un gioco che nelle cassette da edicola si chiamava BRALLO. Non ho immagini, niente. Chi lo sa riceverà almeno la mia eterna amicizia, poi possiamo accordarci per qualcosa di più materiale.

Il Commodore non finisce mai di sorprendermi…

UPDATE:
Grazie a Francesco, mi è stato svelato il vero nome di Dan, ovvero:

A questo punto manca solo Brallo. Mi sa che mi organizzo per fare qualche bella foto dalla Tv, visto che l’appello ha funzionato…


Liceo, varie ed eventuali

Periodicamente va a finire che ritorno a parlare del liceo.

Non ho foto. A parte le 4 foto di classe, e qualcuna del terzo anno, quando ci eravamo già spostati di sede, non ho altre foto dell’originale scuola in via Cilea, quella in cui ho i ricordi più importanti, quella che è finita in Pioggia d’estate.

Ho molto in testa, la disposizione della aule, certi scorci, e molta roba sono riuscito a visualizzarla proprio su Pioggia, ma invidio molto l’attuale era delle digitali, dove sì fai 8000000 foto che magari non riguarderai mai, però da averne troppe a non averne nessuna c’è una certa differenza.

In cambio, ho un tesoro inestimabile, che sono i miei diari. Pagine e pagine di scritti e resoconti di quei giorni, con nomi, cose, luoghi e tutto quello che mi passava per la testa, dai cartoni che guardavo alle mie prime canzoni. Disegni pochi, nei diari ho sempre disegnato di merda.

Oggi mi sono spulciato un po’ di gruppi su Facebook dedicati alla mia vecchia scuola, e ho trovato alcune meravigliose foto, alcune con gente che ricordo, altre con personaggi sconosciuti, immersi però in fondali a me decisamente familiari, e mi sono un po’ commosso, scoprendo di non ricordare poi proprio tutto alla perfezione come pensavo. Soprattutto, è stato bello rivedere le fatidiche scale dell’acquario.


Il mio gioco preferito del C64

12 livelli di difficoltà sempre più elevata, grafica coloratissima.
Terry’s big è sempre stato il mio gioco preferito del Commodore, nonostante non lo conoscesse nessun altro (fino ad ora ho trovato solo una persona che ci avesse giocato).

Con una bruttissima copertina scoperta da poco (io, ovviamente, avevo la versione taroccata in una cassetta con 3000 giochi), e una colonna sonora un pochetto noiosa (mi sparavo sempre Queen I per supplire), credo di averlo finito un milione di volte, e ogni volta, conclusi i 12 livelli, ricominciava da capo.


EC Comics

Il mio amore per gli EC Comics è molto antico (e anche qui tiro fuori dal cappello una vignetta di Piogga d’estate), così, quando l’anno scorso Antonio Scuzzarella mi ha chiesto di colorare qualche copertina delle loro bellissime edizioni italiane con la 001, non ci ho pensato un attimo.

Ecco quindi una carrellata di alcune cover, realizzate (aiutato a volte da Mais) campionando esattamente i colori delle cover originali, con qualche ombretta in più, come richiesto.


Pioggia d'estate alla Feltrinelli: Resoconto

Andata molto bene, è stato un incontro seguito e anche straordinariamente lungo.

Voglio ringraziare di cuore Maurizio Clausi, che ha accolto il mio invito di chiaccherare un po’ con me del libro e degli anni che racconto; in alcuni passaggi è stato commovente e mi ha fatto molto piacere.

Maurizio è una presenza importante nel territorio fumettistico palermitano, e non per il suo lavoro in sè di letterista, o di grafico, o di webmaster (il sito di Rat-Man è suo), ma perchè ha davvero lasciato il segno spargendosi a macchia d’olio praticamente in ogni passaggio dell’evoluzione fumettistica cittadina degli ultimi venti anni, curando fanzine, autoproducendo, seguendo, scrivendo…

Qui siamo in atteggiamenti affettuosi, anche se lui sembra non gradire.

Aggiungo un video fatto ieri pomeriggio girato e caricato su YouTube da mio zio Mario 🙂


Pioggia d'estate alla FELTRINELLI

Domani sarò alla Feltrinelli di Palermo a presentare il mio albo, in compagnia di Maurizio Clausi, di tanti giocattoli (exogini in testa) e del bel pacchetto di proiezioni che mi segue a ruota (vecchie pubblicità, sigle di trasmissione televisive, di cartoni e di telefim).

Insomma, ci divertiremo! A domani!!!


REVIVAL!

Per fare felici quelli come me che non fanno altro che catalogare stronzate del passato, la Algida ha deciso di tirar fuori dal cilindro una "collana" di riproposte.

Così, d’improvviso, ecco spuntare, in mezzo alle pubblicità dei nuovissimi Magnum e cose del genere, il mitico TWISTER!!!

Adesso se rivedo, e riassaggio, la Pantera Rosa, Il Winner Taco ed il Piedone posso schiattare in pace.

Peccato che i gelati non si possano conservare…


Ce li ho TUTTI!

Oggi è arrivato l’ultimo exogino che mancava alla mia collezione. Non dico così di averne tutte le variazioni (per ogni exogino ci sono diversi colori), ma almeno ho tutti i personaggi!
Quindi, onore a Samurai, l’ultimo arrivato, e onore agli Exogini!


Pioggia d'estate: PARERI NON RICHIESTI

La mia amica Connie ha deciso di farmi questa sorpresina che ho apprezzato non poco.


Pioggia d'estate a Palermo

Finalmente, dopo avere formattato il Pc e rimesso a posto i vari programmi, ecco il resoconto della serata, vi consiglio di vedere tutto il video, perchè dopo i primi minuti di "presentazione" c’è la raffica di feticci anni 80 con ovazioni varie, oltre che parecchie sorprese e colpi al cuore…


In libreria: ADESSO

Finalmente, è arrivato anche a Palermo, il che significa che dovrebbe essere in giro.
Non essendo un albo con su stampato un nome altisonante (come quello che ho pubblicato per Beccogiallo), potrebbe non essere distribuito capillarmente, di conseguenza non arrendetevi e richiedetelo alla vostra fumetteria.


Presentazione Pioggia d'Estate: REPORTAGE

Cavolo, è andata davvero bene.

Sono CONTENTO.

Sul serio.

Le premesse erano davvero pessime: la pioggia (d’inverno), i pacchi che non arrivavano (alla fine ne è arrivato uno solo, con una trentina di copie, ma vabbè, almeno era qualcosa…), il rinvio di una giornata (che però è risultato salutare perchè ieri sera davvero era difficile pensare di uscire), e, soprattutto, il fatto che avessi organizzato le giornate in modo da lasciarmi ieri libero e invece oggi, che alla fine è diventato il giorno della presentazione, ho fatto lezione dalle 9 di mattina alle 18 di pomeriggio, fra Scuola del Fumetto e Accademia, con in mezzo un simpatico intervallo a Villabate per andare a vedere dove diamine era il pacco che doveva arrivarmi da tre giorni.

Nonostante tutto, nella serata il cielo si è calmato, la gente è accorsa numerosa, le copie sono andate via tutte (ebbè, per quelle che erano…), le proiezioni sono state apprezzate, la partecipazione nel portare il proprio feticcio anni 80 è stata più di quel che pensassi, Mais era con me al banchetto (sarebbe dovura scendere solo per Fumetti sotto l’Albero) e le arancinette erano davvero buone.

Insomma, una maratona straziante, ma alla fine ne è valsa la pena.

Lunedì, poi, mi arriverà l’altro pacco, quello con ben 60 copie. Tzè. Mi raccomando, non fidatevi del PaccoCelere Plus in 24 ore. E’ una solenne presa per il culo.

Nel frattempo, ancora privo di foto personali, ne rubo qualcuna squallidamente dal Facebook della sorella di Fabio (ovvero il mio presentatore della serata, è stato GRANDIOSO).


Presentazione Pioggia d'Estate: VENERDI' 12 DICEMBRE

Per adesso corro da una presentazione ad un’altra (e la settimana prossima c’è Fumetti sotto l’Albero…).

Per chi lo sapeva già da prima, questa presentazione è stata rimandata di un giorno, causa pacco con le copie bloccato dal maltempo. Mi auguro arrivi qualche copia in tempo con questo giorno in più…

Altrimenti mi incazzo…


Lucca Comics 2008, Fase 1: Le Giornate_3

Totalmente senza voce, il sabato ingrano la quarta e disegno una quantità mostruosa (per me) di albi, recuperando gli arretrati e mettendomi finalmente al passo con chi magari volevo un disegno subito.
Sabato è stata anche la giornata in cui ho rivisto più gente amica, Filippo e Alessandra (aspetto le foto, eh), venuti da Roma, ed Erika, ad esempio, o Siem, da Napoli, che mi ha dato i confetti della tesi che ha fatto in Accademia usando (anche) il mio libro.
Il grande rimpianto è stato Ivano, che a quanto pare era lì, ma nonostante gli abbia dato indicazioni precise per dove trovarmi, c’è da dire che sabato era il giorno del bel tempo e delle 58000 presenze in fiera, quando mi è capitato di muovermi un attimo sono rimasto letterarmente fagocitato dalla folla…

Dopo un pranzo con gli amici sopracitati, son tornato a disegnare allo stand per tutto il pomeriggio, con tanto di intervista per una trasmissione forse della Rai che ha dovuto sorbirsi la mia voce ridicola per una lunga discussione su Kinart.

Nel frattempo, passava ogni tanto qualche caro utente del forum, o Ornella, che ringrazio ancora per il bellissimo pupazzo di pezza che mi ha fatto.

Arrivato alle 19 ero morto, e ho deciso di raccogliere armi e bagagli, salutare gli amici, e andare  riposare un po’. Sapevo che ci sarebbe stata dopo la cena con la 001 e sapevo che sarei anche voluto andare alla festa Self Comics, insomma, sapevo che avrei fatto tardi, ed era necessario uno stacco.

Alle 21 partiamo per il ristorante, io, Antonio, Cinzia, Mais e i due grandi Angel de la Calle e Miguelanxo Prado, che mi vantavo di avere, insieme a Mauro Talarico e Rodolfo Torti, come compagni di dediche.

Finito di mangiare ci incamminiamo con Yoko e Tommy verso la fatidica festa Self che si scopre essere lontanissima, e, soprattutto, così tanto affollata che neanche si poteva entrare, o si sarebbe dovuto attendere troppo.
Torniamo dunque verso Piazza Anfiteatro, dove abbiamo fatto la nostra controfesta con amici della Panini, dei Kappa, Cammo, tutti noi siciliani, Andrea, Giorgio e chi più ne ha più ne metta, insomma, direi che non era affatto un rimpiazzo, anzi…

La domenica è stata la giornata del parentado, mio fratello, insieme a Francesca e la mia cara Federica, era partito alle 6 da Torino per arrivare all’apertura della fiera, e ci siam passati la mattina insieme, un po’ a vedere sia la città che i padiglioni. Sono andato a disegnare un po’ per poi rivederci a pranzo. Intorno alle 17 arriva anche mio cugino Gianluca con la sua ragazza, che mi ha fatto una bella sorpresa, e alla fine gliel’ho ricambiata facendolo incontrare con mio fratello (facendola anche a quest’ultimo).

Ultimo pomeriggio, dunque ultime possibilità di parlare di progetti e salutare amici e collaboratori vecchi e nuovi, come Federico Memola, i ragazzi della Beccogiallo o Franz Meo (la mattina, in realtà).

Infine, in extremis, per cena decido di rinnovare la mia idiozia organizzando una cena coi superstiti, che alla fine si rivelano essere una quarantina, ed io, purtroppo, dato che di certo non avevo molto tempo fra dediche e incontri di lavoro, dopo diversi ripensamenti e aggiunzioni dell’ultimo minuto – dopo avere già chiamato il locale – esplodo in un impeto di rabbia e stress clamoroso.

L’anno prossimo, se qualcuno mi sente parlare di cene e mi vede segnarmi nomi e contare gente, è autorizzato a darmi un pugno in faccia e farmi inghiottire la lista, con forza. Grazie.

Alla fine, eravamo a mangiare al mitico Viale poco fuori le mura: noi, i sardi, i romani e le ragazze di MangaEden, e alla fine è stata una bella cena.

Dopo abbiamo fatto un salto a Piazza Anfiteatro, abbiamo incontrato Anna e Chiara, che avrei voluto per cena ma, come dire, il mio stress non mi ha permesso molti altri movimenti, ma è stato bello lo stesso.

L’indomani mattina partivamo relativamente presto, un ultimo saluto a Antonio e Cinzia, e via verso l’aereoporto, dove incontriamo Maurizio, Alice, e praticamente mezza Scuola del Fumetto di Palermo, e anche mezza Palermo diciamo.

E la voce era rimasta ancora lì, in qualche stradina sperduta…


Lucca Comics 2008, Fase 1: Le Giornate_2

Il giovedì arranco quindi con la mia vecchiaia precoce verso gli stand, mi faccio un giretto, incontro le ragazze di MangaEden, e poi attacco a disegnare.
Non immaginavo ci fosse tutto questo interesse per Pioggia d’estate, son stato preso di soppiatto e alla fine della prima giornata ho dovuto lasciare allo stand una bella pila di albi che non avevo fatto in tempo a dedicare.
Insomma.
Grandioso.

Image and video hosting by TinyPic

Antonio mi ha trattato benissimo, facendo addirittura lui stesso una playlist di canzoni ignoranti dei Modern Talking o degli Imagination, mi sentivo in piena Tash Metal, il che era fenomenale.

Il pomeriggio ho fatto il mio primo Showcase, una figata pazzesca, pioveva ma la gente c’era, e, soprattutto, alla fine mi hanno regalato quelli della Canzon mille pacchi di carta di tutti i tipi, quella da acquerello, quella fighissima squadrata e così via.

La sera c’erano le premiazioni del Gran Guinigi, con tanto di bouffet alle 20 in cui tutti i fumettisti del mondo si accalcavano per avere un pezzo di carne o una fetta di melenzana. In quella situazione tutti eravamo uguali, pure John Romita Jr, che magari poteva andarsene in un mega-ristorante facoltoso, no, eravamo tutti dei fessi impazziti selvaggi e morti di fame davanti una serie di piatti che però almeno avevano roba buona di sopra.
Qui ci scabberebbe un bell’episodio di Pioggia d’estate se mi fate fare un secondo volume, eh.

Alle premiazioni c’erano tutti, Vittorio Giardino si è seduto davanti a me, tutti i miei amici gli hanno stretto la mano e io invece ero proprio immobilizzato, avrà pure pensato che ero maleducato magari.

Igort e Lupoi giravano invece con la mia Ballata per De Andrè, ma non perchè ne andassero fieri, ma perchè gliel’avevo donata poco prima, il che però mi faceva figo perchè Lupoi mi ha presentato a Romitino come un grande artista italiano e la mia ignoranza dell’inglese mi ha solo fatto spiccicare 4 parole messe in fila quando avevo l’opportunità migliore della mia vita per potere parlare con uno dei miei più grandi miti.

Che pirla che sono.

Almeno quella sera ho rivisto Giulio e Giovanni, e mille altre persone in realtà…

La notte ho dormito male, pensavo a quella pila che dovevo finire di disegnare, giuro, e d’improvviso verso le 7 balzo dal letto per aver sentito "aiuto".
Ed era vero, fuori c’era l’acquazzone più acquazzone di quei giorni, e una povera signora era scivolata in mezzo alla strada, la vedevo dalla finestra, con Mais siamo corsi a soccorrerla e si è scoperto che aveva un tutore che non le permetteva di rialzarsi, così abbiamo chiamato l’ambulanza e ci limitavamo a coprirla con gli ombrelli, poveretta.

Nel frattempo, la gente passava, in lontananza, guardava e se ne andava. Tutto il mondo è paese, yuhu.

Così, anche il venerdì non mi ha visto arrivare in forma smagliante allo stand, ma avevo davanti una giornata difficile, il mattino la conferenza di Kinart, a pranzo quella della Red Whale e della Tomatofarm, alle 19:00 il concerto di Cristina e la sera la cena Red Whale.

Così, ho messo il turbo per gli albi arretrati, ma me ne ritrovavo sempre nuovi da fare, e alla fine non sono riuscito affatto a recuperare, anzi, era la pila rimasta a fine giornata era pure peggio, sig, mi sentivo un fallito, accanto a me Mauro Talarico sfornava capolavori acquarellati, a colori, io facevo delle microcacchette e ci perdevo pure tempo.

La conferenza Kinart è stata battezzata come molti eventi di quella giornata da una pioggia torrenziale, ma avevamo la fortuna che dopo di noi avrebbe dovuto esserci Dario Argento, e invece non c’è stato, però ci ha regalato una bella folla che lo attendeva, e che alla fine è pure rimasta (tranne uno, che saluto).

E, soprattutto, ho conosciuto di presenza Betta e Giac.

Il concerto di Cristina è stato una merda, ma non il concerto, o lei, ma il tempo, checcazzo pioveva da matti e vedevamo solo ombrelli, però lei è un Dio, e mantiene ancora un’aspetto e una voce invidiabili, e ha fatto pure una scaletta grandiosa, temevo più roba degli ultimi tempi, invece noi fa della prima ora siamo stati trattati benissimo a suon di Pollon, Occhi di Gatto, Memole, Creamy (comprese le canzoni secondarie) e davvero tantissime altre.
Dannazione alla pioggia.

Alle cena Red Whale eravamo un macello, e io personalmente istigavo ogni due minuti a qualche brindisi pur di riempirmi il bicchiere, così, i miei starnazzamenti serali sommati alle urla del concerto precedente e il mio chiaccherare continuamente con la gente che acquistava Pioggia, mi hanno ridotto dall’indomani ad avere un filo di voce, anzi, forse un filo è pure troppo.

Però ho rivisto un sacco di gente che adoro, come Paoletto e Yoko, e gli amici sardi…
E, forse, quel giorno anche Claudia, sì, credo proprio il venerdì, e anche Nino


Lucca Comics 2008, Fase 1: Le Giornate_1

Sono tornato. Purtroppo la mia voce è rimasta lì, e anche lì stesso non riuscivo più a trovarla, insomma, oggi è già il quinto giorno che delizio la gente intorno a me con ultrasuoni stonati.

Escluso questo.

Si parla di una Lucca un po’ sottotono dal punto di vista del programma, e chi sono io per smentire una voce comune quando
1) ribadisco che sono senza voce
2) sono stato 4 giorni initerrotti a disegnare e non ho visto una mazza
?

Insomma, per quanto mi riguarda è stata una Lucca meravigliosa, una che terrò nel cuore per molti anni, e il motivo non è difficile: uscivo con due libri che sono stati accolti molto bene, il che mi lusinga, mi emoziona e mi fa felice.

Io e Mais siamo arrivati a destinazione il martedì 28.
Ci ha accolti una pioggia torrenziale devastante, e noi due, da buoni siciliani che il giorno prima giravano in magliettina a maniche corte, non avevamo neanche un ombrello.

Eravamo alloggiati in un bell’appartamento a un passo da piazza Napoleone (quella del padiglione Editori, per intenderci), ci ha guidati lì Laura Repetto, che lavora per 001, e con la quale abbiamo condiviso la casa (insieme a Cinzia dal giorno dopo).

Insomma, una pacchia, perchè avere la possibilità di andare a far pipì in un posto pulito non è certo da sottovalutare.

L’indomani è arrivato poi Antonio (Scuzzarella), la 001 in persona, carico di fumetti (18 nuove uscite solo per Lucca!) e, soprattutto, carico del mio Pioggia d’estate, che è venuto veramente bene, tranne un paio di inezie di qui ci siamo accorti, ma la stampa è veramente P E R F E T T A (ringrazio Francesco, il tipografo, che ho conosciuto qualche giorno dopo).

E’ stato affascinante vedere montare la fiera e tutti i padiglioni, allestire gli stand, salutare poco a poco chi arrivava, e vedere le mostre con CALMA. Il mercoledì siam stati con Davide e Laura, purtroppo il tempo continuava a non essere clemente, ma almeno la sera ci ha graziato e siamo andati a cena con loro due, Fabio, Daniela e Daniele (Tomasi), a mangiare una buona pizza cotta a legna. C’è da dire però che eravamo in 7 in una macchina, che siam stati mezz’ora a cercare Il Viale (dove solitamente andiamo) per poi scoprire che era chiuso, che avevo aiutato ad allestire lo stand tutto il pomeriggio, che sono un vecchio e che quindi la mia schiena era morta e stare compressi non ha aiutato la guarigione, anzi.

In ogni caso ci siamo divertiti.

La notte è stata un disastro, causa schiena, e l’indomani andavo a passo di lumaca verso la mia prima giornata da autore ufficiale.