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Lucca Comics, il ritorno

Sarebbe stata la quinta Lucca Comics di fila senza di me. Mi rendo conto che il Festival aveva perso qualcosa in questi anni, che l’aria si era fatta più cupa, i Padiglioni erano più tristi, la città intera ne risentiva, e così ho deciso, per amore del genere umano, di concedere parte del mio tempo e fare questo sforzo.

Insomma, ci sarò dal giovedì al lunedì, pronto a ricarburare gli animi del mondo del fumetto italiano, disegnando dediche su Dieci Giorni da Beatle, concedendo la mia splendida voce (e la mia risaputa destrezza con l’ukulele) al popolo e, magari, offrendomi come modello per le foto migliori che potreste fare.

Dove mi troverete? In teoria dovrei rispondere “in ogni luogo”, ma dato che sono benevolo, adattandomi alle usanze materiali di questo mondo, dirò che sarò alla Tunuè, Padiglione Napoleone,
stand E101-E102. Più preciso di così.

Volete una mappa del padiglione? Eccola.

pianta_Lucca_tunué_2013

Volete addirittura sapere in che orari trovarmi lì (in tutti gli altri, chiaramente, sarò in ogni luogo)? Ecco.

lucca2013_orari_firme_WEB

Insomma, ciao.


Richard Matheson e il Terrore dietro l’angolo

Adesso tutti quanti a condividere su Facebook il suo profilo. Sapevo che mi avrebbe dato dannatamente fastidio.

Già, perché fino a ieri, il suo nome era quasi sempre seguito da un’espressione vaga e interdetta. E mi ero stufato di dire “quello di Io sono Leggenda”, che poi a tutti veniva in mente solo quella merdaccia fumante che è il film con Will Smith. Anche i suoi libri, in Italia, ebbero lo stesso destino: conosciuto bene solo “dai veri puri”, necessitavano spesso di una fascetta o un richiamo al film degenerato.

Ma io di Richard parlo da molti anni a Scuola del Fumetto e, piuttosto brevemente, cercherò di fare un sunto del perché sia stato uno dei più importanti innovatori della narrativa moderna, senza copiare e incollare nulla da Wikipedia, che magari fa figo ma non è quello che mi interessa. E si dovrà comunque parlare di Io sono Leggenda. Ma il libro.

Esisteva un tempo in cui la narrativa Horror era intesa come qualcosa di esotico: Dracula, Frankenstein, Il Castello di otranto, Il Vampiro, Carmilla… erano tutti romanzi che trasportavano in luoghi e situazioni diverse dalla realtà che ci circondava (chiamasi: Horror gotici).

Matheson, più di tutti, ebbe l’intuizione di spostare l’attenzione sul vicino di casa, sul piccolo paese di provincia, su situazioni potenzialmente vivibili dai lettori stessi. Non è un caso che chi poi è diventato famoso per questo, un certo Stephen King, non abbia fatto altro che dire continuamente che Matheson è stato a dir poco fondamentale per la sua formazione di scrittore. Niente più castelli o costumi strani: case e camicie.

Il lavoro di Matheson, comunque, è decisamente più complesso di un semplice ridimensionamento dell’ambientazione orrorifica, o del thriller in generale. Inoltre, l’attività che effettivamente lo portò a campare fu quella di sceneggiatore per il piccolo schermo (anche il cinema, eh, ma soprattutto il piccolo schermo), il che ci porta a fare diversi discorsi paralleli, difatti l’influenza di Matheson è ben fitta un po’ ovunque, solo che non si sa molto.

Partiamo proprio dal fatidico Io sono Leggenda: è un piccolo racconto, uscito negli anni 50, quando ancora i Vampiri erano eleganti, usavano il mantello e si bruciavano alla luce del sole. In questo raccontino Matheson svilisce tutti i luoghi comuni tipici del vampirismo, cercando anche di dargli una radice scientifica (elemento comune dei suoi romanzi, per premere sul tasto della credibilità), e costruisce un affresco claustrofobico, apocalittico, fantastico ma terribilmente realistico: il protagonista non è un colonnello della Difesa, non è uno scienziato da premio Nobel, non è l’erede di chissà quale incredibile casata, no. È un uomo abbastanza normale, che però si ritrova ad essere l’ultimo uomo sulla terra, circondato da terribili bestie (più o meno, vampiri) da cui deve difendersi vita natural durante, costringendolo a trovare rimedi e soluzioni per la sopravvivenza, tutte cose tangibili, da semplice persona “intelligente”, quale è (mi pare il minimo).

Ma è la situazione a fare da padrona in Io sono Leggenda, l’atmosfera. Per tutta la fase iniziale, noi abbiamo a che fare solo con quest’uomo e i suoi problemi, che diventano anche i nostri, perché vive in una casa normale, e ci costringe e guardarci intorno, mentre lo leggiamo sul nostro letto, o sul divano, a immaginare possibili soluzioni nel caso in cui questa tragedia accadesse a noi. Immedesimazione totale.

Il filo di Io sono Leggenda, poi, è molto lungo è particolare: George Romero si ispirò ad esso per creare i suoi Zombie, che “vivono” sullo stesso stesso concetto base: uomo chiuso in casa, fuori un sacco di Zombie, sopravvivenza.

Più in generale, essendo autore che saltella dai libri alle pellicole, la sua influenza nel cinema di genere è stata a dir poco devastante, magari non sui film di Vampiri, ma su tutto il modo moderno di scrivere Horror e Thriller.

E anche L’Eternauta pare seguire lo stesso filone: pioggia radioattiva, uomini chiusi in casa, sopravvivenza.

Di Io sono Leggenda esistono tre versioni cinematografiche: la prima, con Vincent Price (L’ultimo uomo sulla terra… i lettori di Dylan Dog ricordano qualcosa?), fu girata addirittura a Cinecittà, e vanta la sceneggiatura dello stesso Matheson. È un film oscuro, difficile da far godere appieno per qualche appassionato di Horror moderno (ovvero quello sbagliato). Il secondo si chiama Luci Bianche sul Pianeta Terra, è a colori, è un po’ più kitsch, ma non è affatto male. Il terzo non esiste.

(copertina bellissima, eh?)

Fatto sta che questa visione post-moderna del Vampiro, fu così innovativa che non la cagarono di striscio in quel tipo di narrativa, continuando a propinarci vampiri mantellosi fino all’altro ieri (romanzi gotici e Ann Rice a parte, tutto il resto è fuffa).

Ma Matheson ha anche scritto Duel, un racconto pazzesco in cui un autista si ritrova inseguito da un camion che lo vuole buttare fuori strada. E uno si chiede: ma come può andare avanti un racconto del genere? Ebbene sì, va avanti fino alla fine. E il bello è che il camion non è nessuna “macchina infernale”. Dentro c’è qualcuno, non un demone, ma un essere umano. Perché vuole ucciderlo? Non importa. E Spielberg, di Duel, ne fa il suo primo lungometraggio, con sceneggiatura di Matheson. Un piccolo capolavoro.

Ma Matheson ha anche scritto La casa D’Inferno, da cui è tratto Dopo la Vita (da non confondere con un altro film omonimo), e anche in questo caso è giusto parlare del film, perché la sceneggiatura è sempre sua. E questo film è uno dei più incredibili a tema Spiritismo che esista. Chiaramente un appassionato di Horror moderni lo considererebbe fuffa, ma un appassionato di film Horror moderni è solo fuffa, e questo film è fottutamente pauroso. Anche qui, Matheson traduce la classica storia di una casa infestata a modo suo, con personaggi molto realistici e, soprattutto, spiegazioni fortemente scientifiche in un periodo in cui lo Spiritismo era molto in voga un po’ per tutti.

Sullo stesso tema direi che vale la pena leggere Io sono Helen Driscoll (titolo italiano terribilmente spoileroso), anche qui la chiave di credibilità di quella che, tecnicamente, sarebbe considerata solo una storia di fantasmi, è veramente molto alta. In questo caso il film non va visto.

Ma Matheson ha anche scritto una serie di episodi di Ai Confini della Realtà. Basta il nome di questa serie per ricordarci che il suo filo porta a X-Files.

Ma Matheson ha scritto anche Tre millimetri al Giorno, una storia pazzesca di fantascienza.

Ma Matheson ha scritto anche un gioiellino dal titolo La Preda, da cui è tratta una versione televisiva a bassissimo costo ma che è un vero e proprio must dell’iconografia Horror (che ha portato poi a tutto il filone de La Bambola Assassina e cose del genere)

Ma Matheson ha scritto anche una marea di raccontini brevi un più geniale dell’altro.

E Matheson ha scritto per la TV uno degli episodi più mitici, belli e maturi dello Star Trek Classico, quello col Kirk Doppio. Poesia pura.

State condividendo la sua foto e il suo profilo su Facebook? Bene. Leggetevi anche qualcosa di suo (da un po’ di anni la Fanucci si è presa la briga di ristampare tutto, in edizioni decorose), e ne sarete felici. Chi già lo conosce, invece, lo ama già sicuramente.


Star Trek II: L’ira del Sottoscritto (Spoiler a manetta, eh)

Lo sapevo. Sapevo che se ero uscito dal cinema già incazzato dormirci su avrebbe solo amplificato la sensazione.

Non mi dilungherò in introduzioni, perché sono sicuro che un sacco di gente abbia già scritto le stesse cose (grazie a Dio).

Il problema principale di questo film (in mezzo ad altri che comunque elencherò) è che è scritto MALE. Cosa si intende per scritto male? Ecco qui alcuni esempi (sarebbe da farci la radiocronaca minuto per minuto):

MINCHIATONA NUMERO 1:

Il Capitano Kirk combina un bordello, A Kirk viene tolto il posto di Capitano. Litiga ferocemente con Spock (che si è cantato il bordello di Kirk), con una sequenza che lascia intendere che non vorrà più lavorare con lui, una di quelle classiche scene che pensi verranno risolte almeno dopo la metà del film. Dopo 5 secondi, Kirk viene reintegrato come Primo Ufficiale al Comando di Pike. Dopo 7 secondi Pike muore e Kirk riprende il comando dell’Enterprise, rivolendo Spock come Primo Ufficiale.

Perché?

C’era bisogno dunque di togliere la nave a Kirk? NON HA SENSO!!!

VERSIONE SCRITTA BENE:

Kirk combina un bordello, salvando la vita di Spock ma fottendosene di un trilione di regole della Federazione (che è anche tipico di Kirk, eh). Kirk si prende un cazziatone pauroso. Pike muore e lui parte a vendicarlo. Fine. Non c’era bisogno del resto. Quando si mettono in gioco elementi importanti come un litigio o una retrocessione, ci si aspetta vengano risolti alla fine del film, che Kirk riprenda la sua nave dopo una dura battaglia, magari la stessa battaglia con cui farà pace con Spock. No. Qui accade tutto in mezz’ora, e in più, dopo 2 secondi e mezzo, Kirk fa capire che era meglio non avere Spock come Primo Ufficiale perché, nuovamente, non ci si trova bene. Insomma, abbiamo preso per il culo gli spettatori, azzerando quello che era stato detto prima. Ovvero: IL FILM POTEVA BENISSIMO COMINCIARE A PARTIRE DALL’ATTENTATO.

MINCHIATONA NUMERO 2:

Khan viene catturato da Kirk. Dice a Kirk che l’Ammiraglio è una persona cattiva e che vuole fare la guerra. L’Ammiraglio cerca di convincere Kirk che è Khan il doppiogiochista. Dopo 3 secondi, vuole sparare sull’Enterprise, rivelando di essere lui il cattivo. Kirk libera Khan e attaccano l’Ammiraglio. Poi lo Spock vero dice a quello nuovo che Khan potrebbe essere un doppiogiochista. Khan uccide l’Ammiraglio. Alla fine tutti contro Khan.

VERSIONE SCRITTA BENE:

Khan viene catturato da Kirk. Dice a Kirk che l’Ammiraglio è una persona cattiva e che vuole fare la guerra. L’Ammiraglio cerca di convincere Kirk che è Khan il doppiogiochista. Dopo 3 secondi, vuole sparare sull’Enterprise, rivelando di essere lui il cattivo. Kirk libera Khan e attaccano l’Ammiraglio. Poi lo Spock vero dice a quello nuovo che Khan potrebbe essere un doppiogiochista. Khan uccide l’Ammiraglio. Alla fine tutti contro Khan.

FORSE così avrebbe avuto più senso? FORSE  per come ce lo hanno fatto vedereì, se ci riflettete bene, Khan è solo una vittima dell’Ammiraglio, che lo ha:

1) svegliato

2) costretto a progettare armi

3) rotto i coglioni

4) minacciato di morte

E grazie al cazzo che Khan vuole uccidere tutti. Quindi, in quanto vittima del sistema, Kirk avrebbe dovuto stare dalla sua parte. Invece no. Kirk non sta da nessuna parte. Si lascia solo trasportare dalla ridicola trama.

E, tecnicamente, a parte farsi vedere e accontentare “noi della vecchia guardia”: A CHE MINCHIA SERVE  la sequenza Spock vecchio/Spock nuovo? Provate a toglierla. A nulla.

MINCHIATONA NUMERO 3:

Aprire un missile misterioso. Per farlo, prendiamo una tizia infiltrata in maniera sospetta e la mandiamo su un pianetello insieme a McCoy a risolvere il problema. Lui deve eseguire una complicatissima manovra da chirurgo per giustificare il fatto che il Medico di Bordo sia stato coinvolto nell’operazione. Fallisce, il missile si arma, la tizia bona apre uno sportello laterale, estrae tutto il blocco in preda alla disperazione e sono tutti salvi.

VERSIONE SCRITTA BENE:

Ora, questa fa davvero ridere. E se hai visto almeno due puntate in fila di Star Trek capisci quanto sia inverosimile. Magari fa ridere come sequenza, magari il pubblico gggiovine non si renderà conto della bestemmia, ma è inammissibile che in qualcosa con su scritto STAR TREK un missile venga disarmato in quel modo. E non ho altro da dire. Sulla sequenza. Sulla tizia invece sì. Perché, se non fosse stata BONA, NESSUNO avrebbe giustificato che l’avrebbero mandata, fidandosi di lei, a disarmare il missile. Non ha senso LOGICO. E il bello è che lo stesso Spock a suggerirla. Cioè, questa qui si spaccia per un’altra, viene trovata a fare analisi con un Tricorder sui missili… e la mandano a lavorarci su. Molto logico.

Fra l’altro, appena si è parlato di “contenuto misterioso” non ho potuto fare a meno di pensare al mitico Star Crash, e ai soldati dentro ai missili. Ci sono anche andato vicino.

MINCHIATONA NUMERO 4:

Questa è stata abusata, ma davvero ridere, ovvero la sequenza del bikini. Dico solo che mi ha fatto pensare a questo (andate a minuto 34:56):

È il secondo film trash che mi viene in mente guardando il film. Cosa vorrà mai dire?

MINCHIATONA NUMERO 5:

Kirk, dopo avere buttato a calci in culo Scotty per caricarsi dei missili che dopo 3 secondi decide di non usare più, chiama Scotty col NORMALISSIMO COMUNICATORE dallo Spazio Klingon alla Terra. No. No. No. No e no. Ah, dimenticavo, è un universo parallelo, fottiamocene delle regole base. A questo punto non parliamo neanche di curvatura, ok?

MINCHIATONA NUMERO 6:

Lo scontro finale fra la nave buona e la nave cattiva (ovviamente grossa e nera) avviene… IN ORBITA TERRESTRE. E nessuno accorre. Nulla. In quell’epoca, anche un bambino col suo binocolo avrà visto tutto. Ma non importa.

MINCHIATONA NUMERO 7:

Riprendere per intero, inquadrature comprese, la sequenza dell’Ira di Khan, capovolgendola, è solo un simpatico compiacimento per strizzare l’occhietto “ai vecchi fan”. A me ha solo dato molto fastidio. Poi, spiegatemi come hanno tirato fuori il corpo di Kirk pieno di radiazioni e lo hanno portato in infermeria. Almeno Spock, nel vecchio film, aveva avuto l’accortezza di essere con la tuta (e comunque c’è un intervallo temporale ben superiore, ma qui, come già detto, accade tutto in 3 secondi). Soprattutto… usare un espediente già scritto per commuovere è il chiaro esempio della povertà narrativa di questo film.

A conti fatti, la maniera raffazzonata con cui è stata composta questa sceneggiatura, è abbastanza chiara in un unico dialogo, che cercherò di ricostruire a memoria:

Kirk dà il comando a Sulu e gli chiede di minacciare Khan. McCoy dice “Ma Kirk, è come se gli avessi passato la peggiore mano a Poker e gli avessi chiesto di bluffare, Sulu non ha questo carisma”.

Poi Sulu si siede, e minaccia Khan come un fichissimo. McCoy assiste alla scena e dice una cosa tipo “Sulu, mi ricordi di non metterla mai in discussione”.

VERSIONE SCRITTA BENE:

“Sulu, mi ricordi di non sfidarla mai a Poker”.

Ecco.


ETNACOMICS 2012: Reportage (completo?) con parole e video

Sono passati tre giorni dalla fine del Festival ma ci sono ancora dentro, emotivamente e professionalmente.
Difficile descrivere la sensazione che si prova quando si sta a contatto per una settimana 24 ore su 24 con qualcuno, vivendo qualcosa di estremamente intenso, e se poi questo qualcosa lo si vive in gruppo è ancora più intenso, e se poi questo qualcosa nasce e cresce con qualcuno conosciuto in quei giorni è ancora più inebriante.
Pensavo fosse un vizio solo dell’anno scorso, perché era “la prima edizione”… e invece rieccoci qui.

Sono giunto a Catania giorno 12, 2 giorni prima dell’apertura, e ovviamente c’erano ancora mille cose da risolvere e comprare. Così, con Anna, ci ritroviamo immediatamente sommersi di telefonate a Grandi Magazzini e, poi, in auto per comprare catenelle e gancetti per le mostre. La notte giungiamo a quello che abbiamo soprannominato il B&B del terrore ma non è il caso di dilungarci in questo momento sull’argomento.

Giorno 13: allestimento generale, mi prendo in incarico quello di seguire l’allestimento delle mostre, quest’anno numerose e ricchissime: Mastantuono, De La Calle, Ferri, omaggio a Bonelli, Martin Mystere, Soldatini di Carta (di cui si è occupato in toto il proprietario), Masters of the Universe (a cui hanno pensato Fabio ed Emiliano), Diabolik (organizzata dai ragazzi di Palermo Fumetto) e Cossi. Qualcosa come 300 pezzi, o giù di lì. La sera ero già cotto. Faccio l’inventario del materiale per l’area Live e vedo cosa manca. Con Emiliano, Fabio e Maurizio andiamo a mangiare a Castel Ursino, Anna rimane invece a lavorare sui file per il Workshop sul doppiaggio. Le previsioni mostravano tuoni e lampi per i giorni a seguire. Mani in testa. In realtà il tempo sarà fondamentalmente FAVOLOSO.

Giorno 14: prima di arrivare in Fiera, vado a comprare quello che mancava per la mia area. All’arrivo, finiamo di montare le due mostre rimanenti. Sparring partner per tutti questi bei lavori: Pippo e l’aiuto di alcuni ragazzi del Rakuen Cosplay. Quest’anno non riesco a vedere l’apertura. Giro un’ora la Fiera (la mia unica ora, vedrete, perché quel giorno gli appuntamenti da me sarebbero iniziati il pomeriggio), arrivano Sabrina, Danilo e Agnese e io ero già lanciato a dirigere l’area Live. Ore 15:00, esordisco con Edoardo Risso, il primo ad arrivare. Non ci si vedeva da qualche anno, ed Edoardo è sempre affettuoso e carino, una persona splendida. Da quel momento, mi assale un tifone, e mi sarà molto difficile ricostruire gli avvenimenti. In maniera spicciola potrei dire che incontro Enzo Draghi e Cristina D’Avena nelle nostre aree VIP, che Cristina arrivava in quel momento, poi aveva intervista/conferenza/prove/concerto, e dunque non ho neanche pensato di darle fastidio chiedendole una Canzone da fare insieme. A Enzo Draghi arriveremo dopo.
Sera, appunto, concerto della D’Avena con Draghi e Giorgio Vanni. 5000 persone. Inizio strepitoso.

Dopo il concerto, ci ritroviamo in area VIP con Lucio Parrillo, Monia, Dario… e cantiamo Pollon. Con Lucio, che l’anno scorso avevo visto poco, si crea un alchimia più forte, e ne sono particolarmente lieto.

Giorno 15: Emanuela Lupacchino (insieme ad Alessandro Di Sirio) mi viene incontro abbracciandomi con “ah, quindi sei tu Sergio!”; questo perché, il giorno prima, appena presentati, non aveva connesso fossi quello che l’aveva invitata a nome della Fiera. Da quel momento, si crea il primo nuovo legame forte. Emanuela è una ragazza, oltre che bravissima, dolcissima.
Sabato è stato un casino, ho corso, letteralmente, da una parte all’altra della Fiera e se ricostruisco tutto quello che ho fatto mi chiedo COME l’ho fatto.
Ho gestito la mia area, ho incontrato e poi pranzato con Monica Ward, Roberto Morville e Fabrizio Mazzotta (e torneremo anche su questo), ho fatto la Canzone del Giorno con Enzo Draghi, ho premiato il vincitore del Carnevale a Fumetti in area Palco, sono intervenuto, come autore, a una conferenza sul fumetto francese insieme a Barbara Canepa e Guillaume Bianco. Ecco. Nell’ordine, ecco Enzo Draghi:

Ed ecco me con Guillaume:

Non è una sorpresa il fantastico rapporto che ho con Barbara e Guillaume, ed è sempre bellissimo rivederli e passare del tempo insieme. Ci vogliamo molto bene e, anche se ci si vede poco, sembra sempre di esserci visti il giorno prima.

La sera siamo andati, staff e ospiti, a fare baldoria in un locale affittato per l’occasione con tanto di Open Bar. E, a fine serata, ci siam visti anche con Alessandro, Nicolò e Simone. Ecco. A questo punto scatta il Video Reportage di quei giorni, le parti buie vengono proprio da quella serata, buon divertimento:

Nonostante tutto, non abbiamo solo cantato, e ho chiacchierato amabilmente anche col trittico Mazzotta/Morville/Ward e, ovviamente, con Barbara e Guillaume.
E con Emanuele Di Giorgi e Concetta Pianura, che non vedevo da tanto, e con cui si sta iniziando a lavorare nuovamente insieme.
E con David Lloyd, che mi ha detto qualcosa del tipo “sono contento così, una bella manifestazione, un bancone e un bicchiere di vino”.

Rivelazione della serata: Maurizio Merluzzo, altra New-Entry nel reparto “legami immediati”. Ma anche a lui tornerò in seguito.

Giorno 16: doveva essere una giornata più tranquilla, e magari lo è stata rispetto al giorno prima, ma di certo non è stata facile: la mia area quel giorno è stata protagonista, ho accolto, infatti, per le performance, Miki Tori, Phil e Katja Foglio e David Lloyd, ovvero tutta gente con cui dovevo parlare in inglese. Meno male che c’era Emiliano. Meno male che c’era Giovanna Uttilla. E meno male che c’è sempre stato al mio fianco Vincenzo Salvo.
Lloyd è instancabile, e disegnerebbe per tutti. E lo fa.

Poco dopo pranzo, conquisto ben DUE Canzoni importanti: la prima col grande Fabrizio Mazzotta, che già l’anno scorso era con noi, uomo dalla simpatia dirompente, oltre che grande conoscitore ed esperto di fumetti e animazione. Cantiamo insieme Pollon. A seguire, potrete vedere la versione di Pollon della sera prima, in area Vip.

Subito Dopo, raggiungo uno degli apici della mia vita da nerd, che poco si vede nel mio comportamento professionale, ma che in questo caso è uscito fuori piuttosto prepotentemente. E non poteva essere altrimenti con Monica Ward, voce sì di Lisa Simpson, voce sì di mille altre cose, ma per me, soprattutto, voce di Kyoko. E se la mia gatta si chiama Kyoko ci sarà un motivo, no? Parlare con lei è stato fantastico, specialmente perché, anche lei, si è rivelata una persona di una delicatezza infinita. Meravigliosa. E abbiamo cantato insieme Ranma, che lei cantava insieme a Massimilano Alto. Se avete la pazienza di vedere il video fino alla fine, potrete assistere al frammento più nerd della mia esistenza. Grazie ancora, Monica 🙂

Poi c’è stata l’asta, fatta spalla a spalla con Emanuele Vietina. Meglio dell’anno scorso, ma ho idee specifiche per renderla molto migliore l’anno prossimo. In ogni caso, c’è gente che si è portata a casa un Mastantuono 50×70, ad acrilico, a poco più di 300 euro. Meditate collezionisti, meditate (presto caricherò foto e prezzi battuti).

La fiera sembrava finita, ma c’era un’ultima cena collettiva, con ospiti e amici ritrovati (uno su tutti, Maurizio Rosenzweig). Così, anche se stanchissimi, ci siamo distrutti un’ulteriore sera. Questa era, chiaramente, la parte più delirante del nostro lavoro, perché dovevamo rimanere con gli ospiti, ma era, allo stesso tempo, la parte più bella. Fra le cose successe quella sera, ecco un video a parte con Maurizio M.:

Fine di EtnaComics 2012.

Non è vero. L’indomani mattina nuovamente sveglia presto, per smontare le mostre. Poi ho fatto un giro con Barbara, Anna e Guillaume, e ci ha raggiunti Maurizio R.

E adesso passo ai ringraziamenti:
Anzitutto, Antonio Mannino e Alessio Riolo, i due colpevoli di EtnaComics. Sono FIERO di farne parte. Grazie, grazie e grazie. Se sto qui a descrivere tute queste belle sensazioni ed emozioni è grazie a loro. Certo, è anche colpa loro se sono ANCORA stanco (ma davvero) e senza voce, ma ci sta. EtnaComics è GRANDIOSA. Grazie.

Grazie a Dario Cherubino, che mi ha preso e trascinato qui dentro. E’ grazie al suo intuito e alla sua competenza se la sezione Comics funziona così bene.

Grazie a tutti gli amici dello staff, come Valentina, Pippo Burruano, Dario M. e Davide. E, chiaramente, Monia. Come faremmo senza di lei? E poi… è Monia!!!

Grazie a tutti gli amici in generale: Maurizio (e Alice), Fabio (e Daniela) ed Emiliano. Vedersi è sempre fantastico.

Mi spiace non aver potuto parlare molto con Marco Rizzo, Davide Catenacci, Corrado Mastantuono, Luigi Siniscalchi, sempre eccezionale, Tito Faraci e non aver potuto neanche veder da lontano Alfredo Castelli. Me lo perdo sempre.

E’ stato bello vedere molti ragazzi, non solo della Scuola del Fumetto, proporsi alla PRO-ZONE, area che ho fortemente spinto e voluto, dove parlare con gli Editori, e dove Barbara si è dedicata anima e corpo.

E chiudo con la Canzone di lunedì, fatta insieme ad Anna, al ritorno per Palermo, con cui ho condiviso gioie, dolori, stress ed emozioni. Insieme (e non in quel senso) siamo veramente eccezionali.


Sergio Toppi: Arte e Modestia.

Quando succedono queste cose faccio sempre la stessa premessa, cioè che il mondo del fumetto è molto piccolo e ci si conosce tutti, e che quindi la scomparsa di “qualcuno di noi” si fa davvero sentire come una scossa potente e devastante, anche se con quel qualcuno non si aveva un rapporto diretto. Ma Sergio Toppi, ahimè, era usato sempre come esempio nelle mie lezioni di fumetto come ultimo autore della prima gloriosa scuola di fumetto italiano che comprendeva calibri di un Hugo Pratt, di un Jacovitti, di un Battaglia.

E lo usavo anche come esempio per un altro motivo: Toppi era TOPPI, e se ne fregava però del fatto di essere TOPPI, approcciandosi, fino alla fine, al mondo del fumetto come un artigiano, anzi direi come un vero fumettista, perché il fumettista, prima che artista, è un autore al servizio di un sistema editoriale.

Negli States, i GRANDI autori si riconoscono, e si conoscono, grazie al fumetto main-stream, supereroistico in genere, tranne poche eccezioni. E sappiamo bene quanto sia un obiettivo anche da parte di numerosi altri disegnatori al mondo.
In Italia molti disegnatori di fumetti, e aspiranti tali, aspirano invece ad essere artistoidi, poco inclini a quello che in tutto il resto del mondo sarebbe il normale atteggiamento di un fumettista, e più interessati alla recensione su Repubblica e al godimento di essa che all’apparire su un numero di Tex, pur vendendo poi 100 copie del proprio fumetto.

Toppi era TOPPI, ricordiamolo. Era l’autore de IL COLLEZIONISTA e di SHARAZ-DE, ma era anche quello che ha lavorato per tutta la vita per Il Giornalino, disegnando qualsiasi cosa passasse per la baracca, ed era quello che a un certo punto della sua carriera decise anche di confrontarsi con qualche personaggio della Bonelli.

Era un autore grandioso e modesto allo stesso tempo, e ogni volta che lo “conoscevano” i ragazzi la reazione era sempre, unanimemente, la stessa: “FANTASTICOOO!!!”.

Ricordo, all’uscita della miniserie 1602 per la Marvel, di cui lui realizzò le copertine, di avere letto su Deviantart un commento di un ragazzello americano che diceva “belle le copertine di sto ragazzo italiano”.

Questo perché negli states un po’ se ne sbattono della storia del fumetto al di fuori dei loro confini, ma direi che è ancora più grave dover far sempre “conoscere” Toppi (o Battaglia, o Tacconi, o Micheluzzi) a una nuova classe di aspiranti fumettisti. Di chi è la colpa? Questo comunque è un altro discorso.

Toppi era, e sempre sarà, di grande insegnamento per questo motivo, ma era anche l’ultimo a ricordarci, attivamente, quale dovrebbe essere davvero l’atteggiamento e il ruolo di un fumettista.

Adesso, ahimè, dovrò parlarne a lezione con una piccola variabile, che non cambierà il risultato, ma che mi fa intristire moltissimo.


Sergio Toppi…

Con la morte di Sergio Toppi è finita del tutto un’era. Più avanti mi andrà di scrivere perché, al momento vi lascio solo a questa immagine.


RECENSIONE: The Amazing Spiderman (SPOILER A NON FINIRE)

Eh, stavolta non mi contengo.

Ammetto di essere andato al cinema parecchio prevenuto, di avere sopportato malamente la lavorazione tutta di questo film scellerato, voluto dalla Sony per risparmiare soldi rispetto ai vecchi cachet di Raimi e soci, e facendolo uscire in tempo per evitare che la Marvel potesse riprendersi i diritti cinematografici (e magari sperare in un film decente), e già i trailer facevano tintinnare parecchio il mio senso di ragno-lettore.

Nonostante tutto, nel momento in cui il mio culo ha poggiato sulla poltrona del cinema, sono stato colto da una falsa speranza, una pia illusione che avrei potuto sorprendermi un tantinello rispetto allo standard che mi ero immaginato. Ecco. Dannazione a me.

Partiamo subito da un argomento: il 3D di questo film è assolutamente ignobile, peggio del peggiore che avessi visto. Quindi: se proprio volete buttare dei soldi, vedetelo in 2D. Detto questo, passiamo al resto.

Trama: Peter Parker sta coi suoi zii, è un mezzo fesso, ma non troppo, è famoso perché scatta belle fotografie ma non si fa MINIMAMENTE CENNO alla sua passione per la scienza, primo elemento di mia incazzatura. Ti SEMBRA che lo sia SOLO perché ti ricordi il primo film (o i fumetti), ma ti giuro che qui non se ne parla proprio.

Trova una valigetta appartenuta a suo padre, dove all’interno ci sono delle formule segretissime su cui stava lavorando insieme a Curtis Connors. Tanto è deficiente il Peter Parker di questa schifo-dimensione che deve prendere dei libri per cercare di decifrare quello che c’è scritto.

Si imbuca così a uno stage presso la Oscorp, proprio con Curt Connors come relatore (tralasciamo il modo in cui si imbuca, please), e scopre che Gwen Stacy, la figona della classe, è nientepopodimenoche l’assistente del dottore. Si intrufola in maniera assolutamente ridicola in stanze segretissime, si porta dietro un ragno e viene morso.

Scopre più o meno subito di avere riflessi sovraumani e se ne bulla immediatamente il giorno dopo a scuola. Ora, che venga saltata la parte in cui fa il lottatore di wrestling mi è anche parsa una buona cosa, nell’idea di un reboot. Fa un po’ il cazzone, i suoi zii si preoccupano per lui, lui se ne fotte, esce incazzato da casa, suo zio Ben lo segue e incappa in un malvivente che Peter aveva beccato tre secondi prima in un negozietto e che, ovviamente, aveva lasciato andare.

Risultato: come sempre, zio Ben muore per un colpo di pistola.

Differenza clamorosa che mi fa incazzare: in questo modo, non solo Peter è cosciente del fatto che zio Ben è morto per colpa sua, ma lo è anche zia May, dato che quel poveraccio era uscito da casa per inseguire lo snaturato nipote.
Ma non preoccupatevi, questa differenza non avrà alcuna ripercussione, perché in questo film zia May è più idiota del nipote, e di parecchio, direi, e da questo momento in poi passerà al ruolo di comparsa.

Peter, che nonostante il senso di colpa per lo zio se ne fotte e si dimentica le tre commissioni che gli dà sua zia nel corso della pellicola, inizia una crociata stile Judo Boy contro tutti i criminali che assomigliano al tizio che ha ucciso suo zio, e che ha, a quanto pare, non un occhio solo, bensì un tatuaggio a forma di stella sul polso sinistro. Ricordate bene questo dettaglio, perché fra un po’ CE NE FOTTEREMO ALTAMENTE.

Lo stronzissimo capitano di polizia che detesta ‘sto tizio che picchia i criminali, TADAN, si scopre essere il padre della figona che lo ha addirittura invitato a cena. Lui, sempre spavaldo verso la cinepresa per far felici le adolescenti decerebrate, si comporta di merda col padre di lei, se la limona sul terrazzo e le dice pure che è Spiderman. Lei, probabilmente, si bagna.

Nel frattempo, va a cercare Curt Connors per avere notizie del padre scomparso, e, per farsi bello, gli spiattella la formula che non capisce, che pare essere la chiave per la rigenerazione cellulare tanto agognata da Connors. Così, Connors, dopo una serie di cazzate, si inietta questo benedetto siero e si trasforma in Lizard, però con la faccia da uomo.

Ecco, piccola incazzatura da ragno-fan: ho atteso 20 anni per vedere Lizard in un film, e mmò me lo fate con la faccia da uomo. Vabbè.

Connors va a cercare un tizio che lavora per Osborn e che si è fottuto il suo siero, fa un po’ di bordello, arriva Spiderman, lo picchia, e tutti e due si dimenticano del tizio che lavora per Osborn in un’auto appesa su un ponte. Ma non sono particolari importanti.

Peter capisce che Lizard (che non si chiama mai Lizard) è Curt Connors, così si sente colpevole per avergli rivelato la formula che lo ha trasformato in quel modo e rivela questa cosa, ovviamente, alla figona (che mi rifiuto di chiamare Gwen, se non si è capito). Anche questo, pare un dettaglio importante, ma verrà dimenticato presto.

Si picchieranno diverse volte, Lizard cercherà di infettare l’intera città con una specie di ventilatore molto potente, Gwen arriverà alla Oscorp per fare un antidoto, Peter invece, nonostante sia munito di ragnatele (che si è costruito non si sa come, dato che è un deficiente che non capisce un cazzo di scienza), faticherà non poco per arrivare allo stesso palazzo, manco fosse in Cina, e si farà aiutare, stremato, da una intera squadra di operai delle gru che, efficientissimi, dopo aver visto Spiderman in difficoltà, dopo circa tre secondi sono già sulle gru ad aiutarlo facendo… un percorso con le gru, con quella che definisco la sequenza più patetica dell’intera storia dei film di supereroi, più della sequenza finale del vecchio film dei Fantastici 4 (e intendo quello degli anni 90). Vedere per credere.

Finalmente questa specie di Spiderman giunge a destinazione, si picchia con Lizard, giunge in suo soccorso il padre-capitano-di-polizia della figona (a cui si era smascherato durante il faticosissimo tragitto) che lo aiuta, sostituisce il siero-virus con l’antidoto nel ventilatore gigante, Lizard torna Connors, e il padre della figona muore colpito e contuso, non prima di fare promettere a Peter che deve lasciare stare sua figlia. Oh, God.

Peter quindi, approfittando della cosa, si risparmia funerali e affini, e quando Gwen lo viene a cercare lui la evita. Alla fine del film però fa capire che se ne fotterà delle promesse. Ovviamente, Gwen ha dimenticato che Peter è direttamente responsabile della morte del padre, e gli va dietro uguale, quando invece poteva essere MOLTO più interessante se fosse stata LEI ad allontanare lui, come diretta conseguenza di tutto questo.

Ma in questo film ci si dimentica tutto, anche dell’assassino di zio Ben, che rimane così, libero come una rosa. Non potevo crederci, pensando, anzi sperando, che gli fosse dedicato un occhiello finale. Invece no. Nulla. Semplicemente, Peter se ne fotte, così come zia May se ne fotte che è colpa del nipote se Ben è morto, così come Gwen (l’ho detto!) se ne fotte che è colpa di Peter se suo padre è morto.

E sono numerose altre le cazzate che mi fanno incazzare di questo film, ma un grazie dobbiamo dirlo anche all’adattamento italiano, che ci ha regalato una frase da premio Oscar Trash, quando il capitano Stacy parla con la figlia e dice: il tuo BOYFRIEND ha mille maschere. OH-MIO-DIO.


Uomo Ragno Mensile???????????????????

Pur continuando a sentirmi un “lettore giovane”, nonostante la mia ultraventennale collezione ragnesca, da questo mese L’Uomo Ragno torna ad essere mensile, come era nei primi numeri.
In realtà, per me che ho iniziato a comprarlo dal numero 77, l’Uomo Ragno è SEMPRE stato quindicinale. Certo, ai tempi non compravo diecimila testate in cui lui militava, e dovevo accontentarmi di quei due unici numeri al mese, più qualche Starmagazine o magari lo speciale una tantum, e se c’era un episodio dei Fantastici Quattro con lui era un evento, ma, nonostante la mole spaventosa di pagine da leggere attualmente, mi farà comunque una certa impressione l’idea, anzi devo dire che sono particolarmente sconvolto. In realtà un po’ mi infastidisce: perché non accorpare in appendice le storie che stanno mettendo su Spider Man Universe e quindi lasciarmi la testata principale quindicinale? Uff, immagino sia una questine di numeri.
E comunque sì, per me rimarrà sempre L’Uomo Ragno, che fra qualche anno avrà un effetto stile Nembo Kid.


Cinecomics oggi

Potere delle parole.
Quando viene coniato un vocabolo apposta per definire qualcosa, quel qualcosa si chiude entro determinati parametri atti a definire il vocabolo stesso. Ovvero, tutto era meglio prima di questo termine, un po’ come l’inappropriato uso del tanto amato Graphic Novel.

Cinecomics ieri:
Non esistendo una vera e propria categoria, un tempo i film dedicati agli eroi dei fumetti, o tratti da alcuni albi a fumetti, erano decisamente più rari e più eterogenei, e a volte neanche tenevi troppo conto del fatto che stavi guardando qualcosa tratto da un fumetto (vedi Men in Black, o The Mask). Non avere uno standard comportava, in media, un livello a volte molto basso ma a volte sorprendente, come un Dick Tracy di Beatty, o film bistrattatissimi come Rocketeer. In fondo, per l’idea che si aveva di un film tratto da dei fumetti, sembrava più un Cinecomic Robocop che il Batman di Burton, che difatti fu amato/odiato al punto da pretendere poi i famigerati seguiti, molto più “fumettosi”, di Schumacher.

Insomma, il pensiero era quello che, classicamente, i fumetti fossero per bambini e i film avrebbero dovuto esserlo di conseguenza. Quello che sfuggiva, ai tempi, era che un’intera ondata di film del periodo avrebbero potuto benissimo essere tratti da fumetti, dato che ne riprendono stilemi e situazioni, ma che diventavano grandi successi solo perché erano “originali”. Praticamente ci si vergognava un po’. Allo stesso tempo, come dicevo prima, alcuni osavano operazioni strane, e il Batman di Burton un po’ strano lo era, così come l’idea di fare una serie di film dedicati a Blade, o quella di portare sul grande schermo Dellamorte Dellamore e non Dylan Dog.
Quanti erano consapevoli che La Famiglia Addams è tratta dai fumetti di Charles Addams? O che i film di Conan erano debitori anche delle versioni a fumetti della Marvel?

Più il personaggio era conosciuto, più rischiava di essere un film infantile, vedi Phantom o i “meravigliosi” film anni novanta dei Fantastici 4 e di Capitan America.

In ogni caso, non c’erano grandi regole in quanto a struttura narrativa, e ogni film era davvero da prendere a sè.

Cinecomics oggi:
Sicuramente, il primo lungometraggio dedicato agli X-Men fece scalpore. A riguardarlo ora ci sono diverse ingenuità, ma uscendo dal cinema ricordo benissimo una certa soddisfazione. Diciamo che arrivò nel momento giusto, fondendo alcune intuizioni maturate su Blade, principalmente l’idea di rendere il film il meno fumettoso possibile abolendo i costumi in latex a favore di vestiti più casual.
La sperimentazione che era in atto, però, non creava ancora delle regole, quindi quando viene deciso di approcciarsi a Spider Man l’impianto non fu affatto quello degli X-Men, anzi era totalmente opposto: costumi aderenti e colori fortissimi. Ma ci stava, era coerente col personaggio.

Spider Man fu un successo clamoroso, in mezzo a film deliranti come Daredevil, e definisce quelle che sono le prime regole del Cinecomic moderno: storia d’amore tormentata, da grandi poteri derivano etc, morte di Zio Ben. Il problema di fondo è che questi sono, da sempre, gli elementi di Spider Man e, a volte, non è detto funzionino su altri personaggi.

Ed ecco l’errore a mio avviso del primo Batman di Nolan, che si presenta abbastanza differente da quello di Burton (e questo è solo un fattore positivo), ma che inserisce malamente una storia d’amore che poco ci interessa, con tanto di finale in copia carbone del tipo “per via dei miei poteri non possiamo stare insieme”.
Ma ok.

E così nasce il “nuovo” film di Superman, uno dei più grandi errori dell’umanità.

Il primo Iron Man, per quanto leggero, fa capire ancora che ci si può adattare in base al personaggio, e la storia d’amore viene ribaltata nel momento in cui Tony Stark dichiara di essere Iron Man, annullando totalmente il “problema tipico di Spider Man che piace tanto agli altri registi”.
I Batman di Nolan alzano il tiro riguardo al target del pubblico. Purtroppo, lo alzano secondo me in maniera errata, perché da quel momento in poi, un po’ come per il termine Graphic Novel, intorno a un certo tipo di film si crea un alone di supponenza premeditata, creando la situazione del tipo “i film di Batman sono per adulti mentre quelli di Spider Man, in quanto colorati, sono ancora per bambini”. Difatti il prossimo film di Batman è già un capolavoro, pur non avendolo visto nessuno.

Poi c’è sempre la questione effetti speciali, secondo la quale più sono tosti più ci si dimentica della sceneggiatura. Ma, in fondo, questo è sempre stato un problema topico del cinema.

Il film degli Avengers, molto carino, soffre di questo accumulo di Input, e i costumi ne sono il chiaro esempio: Capitan America, Thor e la Vedova nera hanno quello colorato, Occhio di Falco e Nick Fury hanno quello casual stile Ultimates. Iron Man non conta. E, in questa indecisione, hanno avuto la meglio, perché hanno accontentato un po’ tutti.

Spider Man 3 è un mezzo disastro fra i fan, non al botteghino, e la Sony, sicura di fare un favore a un certo pubblico di appassionati, decide così di far ripartire da zero il franchise con nuovi attori e un nuovo regista, risparmiando più o meno un botto di soldi.

Ed eccoci al nuovo film di Spider Man, di cui scruto questi trailer con molta diffidenza, che hanno la stessa fotografia e lo stesso tipo di regia di Raimi, creandomi sempre un fastidioso effetto Deja Vu, come se fosse una parodia. E scruto anche i commenti, perché appena c’è qualcuno che osa dire che sembrano simili la risposta tipica è “ma vedi che qui ha i lanciaragnatele”.

Ok.

Ecco, sono i lanciaragnatele il problema dei film di adesso, di chi li fa e del pubblico che li segue.


La Saga di Rocky

Questa immagine ha troneggiato nella mia stanza per anni. E io non potevo tollerarla. Mio fratello mi ha infuso un sacco di cose belle, ma ci sono alcune cose che, chissà perché, reputavo fastidiose, come Madonna e Rocky, tanto per dirne due. Così, non vedevo un film di Rocky da non so quanto, penso vent’anni o giù di lì, inoltre li replicavano di continuo nelle reti private (specie Rocky IV), quindi li conosco a memoria ma in realtà non li avevo mai rivisti con la giusta concentrazione. Anzi, alla fine mi piaceva pure, ma forse non li prendevo troppo sul serio.

Ho finito adesso una intensa Rocky Maratona.
Tutto perché volevo vedere Rocky V e Rocky Balboa, che mi mancavano ancora all’appello.

Così, ecco le mie impressioni, senza dire nulla di nuovo, ma con uno sguardo abbastanza candido su una serie che ha fatto storia:

Rocky:
Un fottuto capolavoro. Una sceneggiatura perfetti, personaggi fantastici, interpretazione a mille, dialoghi eccezionali, struttura meravigliosa, grandi emozioni, grandi sentimenti. Ma questo si sa già.

Rocky II, III e IV:
Mia intenzione è invece rivalutare questo trittico, che visti uno per uno possono sembrare identici, ma su una struttura pressoché simile costruiscono situazioni e dinamiche molto diverse, inoltre i personaggi vanno avanti e crescono bene. Non saranno all’altezza del primo, ma, visti in quest’ottica, hanno una loro dignità e coerenza. Li catalogo un po’ come degli episodi di una serie televisiva, venuti dopo un episodio pilota coi fiocchi.

Rocky V:
Ho provato a farmelo piacere, e fino a metà film quasi riuscivo a tollerare la storyline del figlio, poi diventa davvero pacchiano, sentimentale nel senso più sbagliato del termine e decisamente ridicolo nel finale. Un passo falso non da poco.

Rocky Balboa:
La serie si chiude con un film che per la prima volta rispetto agli altri riesce ad essere autocitazionista senza dare fastidio, proponendo luoghi e situazioni, soprattutto del primo film, sempre al servizio della trama. Addirittura la corsa sulle scale riesce a non essere noiosa e banale. E la storia regge. Il Rocky stanco, voglioso di riscatto, assomiglia un po’ al Cavaliere Oscuro di Miller, anche fisicamente, i personaggi hanno ritrovato il giusto equilibrio e, soprattutto, i dialoghi sono tornati davvero ad essere credibili e molto belli. Nessun finale patetico, molte sorprese di dinamica (la scena in cui Robert lo rimprovera e Rocky, inaspettatamente, anziché assecondarlo perché gli vuole bene, gli va contro per aprirgli occhi è davvero perfetta) e una buona regia. Il “cattivone” è un po’ insipido, ma non ci importa molto, è un film molto giapponese, pur essendo molto americano allo stesso tempo. E Stallone fa un baffo al Mickey Rourke di The Wrestler.


Varie ed eventuali

Post cumulativo.
Ormai, penso tanti post, e poi non ne scrivo nessuno, vuoi per tempo, vuoi per altri motivi. Magari invece se me ne frego di dover per forza farli tematici potrei cercare così di recuperare un po’ di roba…

Inizierei dai Vendicatori: simpatico, divertente, decente. Non il capolavoro che tutti dicono, ci vorrebbe una sceneggiatura ben diversa, ma il lavoro è impressionante, il ritmo buono e, soprattutto, i personaggi interagiscono in maniera soddisfacente. Thor fa un po’ la figura del fesso, ma penso sia colpa in parte dell’attore, invece Hulk sembra finalmente trovare una sua decorosa dimensione cinematografica che potrebbe far sperare.

Perché nostalgia? Non so, sarà il periodo, l’inizio dell’estate, le giornate più lunghe… però sono un po’ preso di nostalgia, cose che mi mancano, cose che non ho più, cose che potrei avere, cose che non potrò più avere. Ho resistito qualche mese con ritmi imbarazzanti, e forse adesso sono solo un po’ stanco, chi lo sa…

Mi rivedo da un po’, ormai un bel po’, con un amico che non ho frequentato per qualche anno. E’ piacevole ritrovare un’amicizia, è stato un riavvicinamento immediato ma comunque lungo nel nostro ritrovarci a proprio agio, e devo dire che adesso funziona tutto abbastanza bene. In fondo sono pieno di amici, sono solo io che sono storto e non riesco ad essere costante emotivamente.

Sono stato qualche giorno a Torino, dove sono stato poco e niente nella mia vita, e se si conta che mio fratello sta lì da dieci anni fa capire quanto male gestisco i miei tempi. Ho girato un po’ la città con Federica ed è stato bello.

Canzoni del Giorno: sono ormai al centotrentesimo giorno. Ho fatto anche qualche passo tecnologico, faccio quindi un piccolo riassunto delle mie preferite degli ultimi tempi…


Queen Remastered: RECENSIONE 3a Parte – Gli anni 90 e Considerazioni Finali

Gli ultimi Bonus EP da passare in esame sono negli ultimi due album della produzione Queen con Freddie Mercury.

INNUENDO
1 I Can’t Live With You (1997 Rocks Retake) [Queen]
2 Lost Opportunity (B-Side) [Queen]
3 Ride The Wild Wind (Early Version with Guide Vocal) [Queen]
4 I’m Going Slightly Mad (Mad Mix) [Queen]
5 Headlong (Embryo with Guide Vocal) [Queen]

Molto belle Ride the Wild Wind ed Headlong nella loro versione “demo come le facevano loro”, ovvero in tutto e per tutto fatte dai loro autori originali (rispettivamente Taylor e May) per poi passarle agli altri del gruppo. Mi ha sempre incuriosito immaginare come le facesse ascoltare John Deacon, che non è mai stato in grado di cantare…
Per il resto, girano diverse alternate Tracks di quest’album (e anche di The Miracle) in bootleg, e avrei sperato in qualcos’altro. Ad esempio, come altra traccia guida, è abbastanza celebre la versione “solo May” di The Hitman, che secondo me non hanno messo solo perché aveva la voce un po’ strozzata, ma per completezza ci stava…

MADE IN HEAVEN
1 Heaven For Everyone (Single Version) [Roger Taylor]
2 It’s A Beautiful Day (B-Side Version) [Queen]
3 My Life Has Been Saved (1989 B-Side Version) [Queen]
4 I Was Born To Love You (Vocal & Piano Version) [Freddie Mercury]
5 Rock In Rio Blues (Live B-Side) [Queen]
6 A Winter’s Tale (Cosy Fireside Mix) [Freddie Mercury]

Abbastanza deludente e scarno, nulla di che, fra l’altro con la fatidica My Life Has Been Saved che, in quanto b-side di The Miracle, avrebbe dovuto stare su quel Bonus EP come tutti i b-side che hanno inserito.

In definitiva, di tutti i Bonus EP, posso dire che gli unici a valere la pena sono questi qui:
Queen I
Keep Yourself Alive (De Lane Lea Demo, December 1971) – 3:50
The Night Comes Down (De Lane Lea Demo, December 1971) – 4:22
Great King Rat (De Lane Lea Demo, December 1971) – 6:07
Jesus (De Lane Lea Demo, December 1971) – 5:04
Liar (De Lane Lea Demo, December 1971) – 7:52
Mad the Swine (June 1972) – 3:22

Queen II
See What a Fool I’ve Been (BBC Session, July 1973) (Remix 2011) – 4:22
White Queen (As It Began) (Live At Hammersmith Odeon, December 1975) – 5:32
Nevermore (BBC Session, April 1974) – 1:27

Sheer Heart Attack
Flick of the Wrist (BBC Session, October 1974) – 3:24
Tenement Funster (BBC Session, October 1974) – 2:58

A Night at the Opera
Keep Yourself Alive (Long-Lost Retake, June 1975) – 4:04 (May)

A Day at the Races
4. “Good Old-Fashioned Lover Boy (Top of the Pops, July 1977)” 2:51

News of the World
1. “Feelings Feelings (Take 10, July 1977)” 1:54
2. “Spread Your Wings (BBC Session, October 1977)” 5:25
3. “My Melancholy Blues (BBC Session, October 1977)” 3:12

Jazz
2. “Bicycle Race (Instrumental)” 3:09
3. “Don’t Stop Me Now (With long-lost guitars)” 3:34
5. “Dreamer’s Ball (Early acoustic take, August 1978)” 3:40

The Game
3. Sail Away Sweet Sister (To The Sister I Never Had) (Take 1 With Guide Vocal) Bonus EP Audio New Content
4. It’s A Beautiful Day (Original Spontaneous Idea, April 1980) Bonus EP Audio New Content

Flash Gordon
3. The Kiss (Aura Resurrects Flash) (early version, March 1980) Bonus EP Audio New Content
4. Football Fight (early version, no synths, February 1980) Bonus EP Audio New Content

Hot Space
NIENTE

The Works
NIENTE

A Kind Of Magic
1. A Kind Of Magic (Highlander version) Bonus EP Audio Previously Released
3. Pain Is So Close To Pleasure (single version) Bonus EP Audio Previously Released
5. A Kind Of Vision (demo, August 1985) Bonus EP Audio New Content

The Miracle
NIENTE

INNUENDO
3 Ride The Wild Wind (Early Version with Guide Vocal) [Queen]
5 Headlong (Embryo with Guide Vocal) [Queen]

MADE IN HEAVEN
NIENTE

Non è bello che ci siano ben quattro album senza Bonus degni di nota. In generale, sono pur sempre dei cd aggiuntivi, e automaticamente si dovrebbe pensare che di conseguenza è “solo un extra”, ma dato che la versione a un disco o a due dischi hanno due prezzi differenti, ci si aspetterebbe qualcosa di più.

In linea di massima, non sarebbe così difficile scavare negli archivi e accontentare noi fan affamati di demo o versioni alternative. Inoltre, sarebbe bene che i live fossero quantomeno del tour corrispettivo, e invece ci troviamo, ad esempio, In the Lap of the Gods di Wembley nel cd di Sheer Heart Attack.
O magari sono io un po’ troppo purista, non so.

I rimpianti li ho già detti passo passo.

Più in generale, la veste grafica è ottima, e ogni booklet è accompagnato alla fine da alcune pagine aggiuntive di note sui Bonus EP e bellissime foto inedite.

Invece, ho trovato bruttine le stampe delle cover degli ultimi album, un difetto che ho riscontrato anche nella riedizione dei cd dei Beatles: sembra quasi che le tipografie siano tutte impazzite.

Prendiamo Innuendo. vi faccio vedere a confronto la prima edizione della EMI e quest’ultima: a parte il “bianco non più bianco” della vecchia edizione, basta notare i tratteggi orizzontali del disegno per vedere che qualcosa non va.

The Miracle è ancora peggio. Sotto la versione EMI. Praticamente, è come se avessero contrastato i colori oltre il limite consentito, eliminando certe sfumature del colore.

In sostanza, questa riedizione è d’obbligo per ogni Queen Fan, a partire dal suono, passando dalle foto e dalle note inedite, finendo coi Bonus EP, però non è nulla di definitivo, il che fa presagire il peggio.

Non vorrei fare sempre lo stesso esempio, ma al momento, l’operazione fatta per l’Anthology dei Beatles (3 doppi cd di demo e outakes, senza scarti inutili, un documentario di dieci ore dettagliatissimo e un libro che meglio di così non si può) dovrebbe essere più da modello per tutte le riedizioni di ogni gruppo che si rispetti, e i Queen, nonostante io possa essere di parte, si meriterebbero senz’altro qualcosa del genere.


Queen Remastered: RECENSIONE 2a Parte – Gli anni 80

Continuiamo la rassegna dei Bonus Ep dell’ultima ristampa in digitale della discografia dei Queen.

The Game
1. Save Me (live version from The Forum, Montreal, Canada, 24 November 1981) Bonus EP Audio Previously Released
2. A Human Body (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
3. Sail Away Sweet Sister (To The Sister I Never Had) (Take 1 With Guide Vocal) Bonus EP Audio New Content
4. It’s A Beautiful Day (Original Spontaneous Idea, April 1980) Bonus EP Audio New Content
5. Dragon Attack (live version from the Milton Keynes Bowl, Milton Keynes, 5 June 1982) Bonus EP Audio Previously Released

A Human Body è un B-Side obbligato, fra l’altro uno dei miei preferiti. Abbiamo invece ben due tracce interessantissime, e inedite: It’s a Beautiful Day nella sua versione originale, nuda e cruda, bella, e Sail Away Sweet Sister in una pazzesca primissima versione, con un arrangiamento molto diverso, a dir poco entusiasmante, ascolto obbligato per ogni appassionato. Questo EP viene quindi promosso facilmente.

Flash Gordon
1. Flash (single version) Bonus EP Audio Previously Released
2. The Hero (October 1980…. Revisited) Bonus EP Audio New Content
3. The Kiss (Aura Resurrects Flash) (early version, March 1980) Bonus EP Audio New Content
4. Football Fight (early version, no synths, February 1980) Bonus EP Audio New Content
5. Flash (live version from The Forum, Montreal, Canada, 24/25 November 1981) Bonus EP Audio Previously Released
6. The Hero (live version from The Forum, Montreal, Canada, 24/25 November 1981) Bonus EP Audio Previously Released

Altro ottimo EP, ovviamente trainato da quelle due demo, veramente belle. Purtroppo, allo stesso tempo, sale la voglia di avere “solo” Bonus di quel tipo, ahimè.

Hot Space
1. Staying Power (live version from the Milton Keynes Bowl, Milton Keynes, 5 June 1982) Bonus EP Audio Previously Released
2. Soul Brother (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
3. Back Chat (single version) Bonus EP Audio Previously Released
4. Action This Day (live version from Seibu Lions Stadium, Tokyo, 3 November 1982) Bonus EP Audio New Content
5. Calling All Girls (live version from Seibu Lions Stadium, Tokyo, 3 November 1982) Bonus EP Audio Previously Released

Poco o nulla di interessante, lo ammetto.

The Works
1. I Go Crazy (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
2. I Want To Break Free (single version edit) Bonus EP Audio Previously Released
3. Hammer To Fall (Headbanger’s 12″ extended version) Bonus EP Audio Previously Released
4. Is This The World We Created? (live version from Rio De Janiero, January 1985) Bonus EP Audio Previously Released
5. It’s A Hard Life (live version from Rio De Janiero, January 1985) Bonus EP Audio Previously Released
6. Thank God It’s Christmas (non album single) Bonus EP Audio Previously Released

Anche qui, nulla di rilevante, a parte la comodità di avere i B-Side inglobati negli album corrispondenti.

A Kind Of Magic
1. A Kind Of Magic (Highlander version) Bonus EP Audio Previously Released
2. One Vision (single version) Bonus EP Audio Previously Released
3. Pain Is So Close To Pleasure (single version) Bonus EP Audio Previously Released
4. Forever Bonus EP Audio Previously Released
5. A Kind Of Vision (demo, August 1985) Bonus EP Audio New Content
6. One Vision (live version from Wembley Stadium, London, 11 July 1986) Bonus EP Audio New Content
7. Friends Will Be Friends Will Be Friends (CD bonus track) Bonus EP Audio Previously Released

EP straordinario: FINALMENTE su cd A Kind of Magic nella versione di Highlander, una ufficializzazione che vale moltissimo per i collezionisti. Purtroppo manca New York, New York. Perchè???????????????????????????
In mezzo alle altre fesserie, si staglia invece A Kind of Vision, una nuova prospettiva per l’ascolto di A Kind of Magic e One Vision, fuse in questa versione embrionale come fossero un’unica canzone (e lo erano, appunto). Una traccia rispescata dagli archivi che mi ha dato una grossa emozione. IL bonus migliore in assoluto.

The Miracle
1. I Want It All (single version) Bonus EP Audio Previously Released
2. The Invisible Man (early version with guide vocal, August 1988) Bonus EP Audio New Content
3. Hang On In There (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
4. Hijack My Heart (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
5. Stealin’ (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
6. Chinese Torture (CD bonus track) Bonus EP Audio Previously Released
7. The Invisible Man (extended version) Bonus EP Audio Previously Released

Nulla di che, quasi fastidioso… Gravissima la mancanza di My Life Has Been Saved, che verrà inserita invece fra i bonus di Made in Heaven (e non dite che ha senso, perchè altrimenti avrebbe dovuto finirci anche la It’s a Beautiful Day che sta nei bonus di The Game).

Prossima puntata: gli ultimi album e, più in generale, la veste grafica.


Queen Remastered: RECENSIONE 1a Parte – Gli anni 70

L’ultimissima edizione della discografia del gruppo inglese si fregia di avere una definitiva (?) rimasterizzazione e, soprattutto, un cd di bonus track per ogni album.
Vediamo, disco per disco, la valenza di questi BONUS EP:
Queen I
Keep Yourself Alive (De Lane Lea Demo, December 1971) – 3:50
The Night Comes Down (De Lane Lea Demo, December 1971) – 4:22
Great King Rat (De Lane Lea Demo, December 1971) – 6:07
Jesus (De Lane Lea Demo, December 1971) – 5:04
Liar (De Lane Lea Demo, December 1971) – 7:52
Mad the Swine (June 1972) – 3:22

Le prime 5 sono le mitiche demo registrate dai Queen prima di Queen I, quelle con cui andavano in giro a cercare un’etichetta. Mad the Swine è il pezzo scartato ripescato e ripulito già ai tempi di Innuendo. La qualità del suono delle sessioni ai De Lane Lea studios è notevole, rimasterizzata direttamente dalla lacca in possesso di Brian May, e anche se giravano già da tempi immemori, difficilmente avremmo potuto ascoltarle con questa pulizia. Nulla di nuovo, quindi, ma è particolarmente eccitante averle finalmente in maniera “ufficiale”.
Speravo in Hangman. Peccato.

Queen II
See What a Fool I’ve Been (BBC Session, July 1973) (Remix 2011) – 4:22
White Queen (As It Began) (Live At Hammersmith Odeon, December 1975) – 5:32
Seven Seas of Rhye (Instrumental Mix) – 3:09
Nevermore (BBC Session, April 1974) – 1:27
See What a Fool I’ve Been (B-Side Version, February 1974) – 4:31

Anche qui, nulla di nuovo, ma a guadagnarci è il suono e l’ufficialità dei brani, nello specifico le due BBC Session, dove Nevermore è una perla rara dovuta al fatto che rappresenta l’unica altra esecuzione rintracciabile insieme a quella originale. White Queen presa dal concerto di Natale è relativamente utile, Seven Seas strumentale un mero riempitivo.

Sheer Heart Attack
Now I’m Here (Live at Hammersmith Odeon, December 1975) – 4:25
Flick of the Wrist (BBC Session, October 1974) – 3:24
Tenement Funster (BBC Session, October 1974) – 2:58
Bring Back That Leroy Brown (A Cappella Mix 2011) – 2:17
In the Lap of the Gods … Revisited (Live at Wembley Stadium, July 1986) – 2:35

Dinuovo, le uniche bonus track degne di chiamarsi tali sono soltanto le due BBC Session, splendide. Il resto non conta molto.

A Night at the Opera
Keep Yourself Alive (Long-Lost Retake, June 1975) – 4:04 (May)
Bohemian Rhapsody (Operatic Section A-cappella Mix) – 1:03 (Mercury)
You’re My Best Friend (Backing Track Mix) – 2:57 (Deacon)
I’m in Love With My Car (Guitar & Vocal Mix) – 3:18 (Taylor)
’39 (Live at Earl’s Court, June 1977) – 3:46 (May)
Love of My Life (South American Live Single, June 1979) – 3:43 (Mercury)

Sarebbe un BONUS EP sprecato se non ci fosse quella inaspettata versione studio del 1975 di Keep Yourself Alive. Sorprendente ed emozionante. Al posto di quegli inutili mix sui pezzi “come li conosciamo”, avrei preferito un lavoro più sfizioso sul multitracks di Bohemian Rhapsody, o magari ufficializzare una Sweet Lady o Lazing on a Sunday in versione live. Diciamo che dal capolavoro assoluto mi aspettavo qualcosa di diverso.

A Day at the Races
1. “Tie Your Mother Down (Backing Track Mix 2011)” 3:48
2. “Somebody to Love (Live at Milton Keynes, June 1982)” 7:55
3. “You Take My Breath Away (Live in Hyde Park, September 1976)” 3:06
4. “Good Old-Fashioned Lover Boy (Top of the Pops, July 1977)” 2:51
5. “Teo Torriatte (Let Us Cling Together) (HD Mix)” 4:47

Ancora una volta il cd regge su un’unica traccia, ovvero la bellissima Good Old-Fashioned Lover Boy alternativa del Top of the Pops.

News of the World
1. “Feelings Feelings (Take 10, July 1977)” 1:54
2. “Spread Your Wings (BBC Session, October 1977)” 5:25
3. “My Melancholy Blues (BBC Session, October 1977)” 3:12
4. “Sheer Heart Attack (Live in Paris, 28 February 1979)” 3:34
5. “We Will Rock You (Fast) (Live in Tokyo, November 1982)” 2:54

Questo cd innalza il livello e contemporaneamente lo abbassa. Vi spiego. Fellings Feelings è in assoluto uno dei migliori bonus di tutto il catalogo, col suo suono pulitissimo ed eccezionale, e il pezzo è divertentissimo, da ascoltare e riascoltare. I due live sono carini, ma, come sempre, un po’ inutili. Le due BBC Session fantastiche. E allora cosa c’è che mi fa incazzare? Mi fa incazzare sapere, come qualsiasi Queen Fan, che le BBC Session di quell’anno comprendevano anche It’s Late (in una esecuzione eccezionale, con tanto di sezione centrale presa da Get Down Make Love) e We Will Rock You (Slow e Fast). Perchè non ci sono? Non lo comprendo. Fra l’altro, avrebbe finalmente ufficializzato la versione “studio” di We Will Rock You Fast, e non era poco. Sono tracce che tutti noi collezionisti abbiamo in circa 800 cd, ma pensare che avrei potuto ascoltare anche quelle due con la stessa qualità è un rimpianto troppo grande da potere accettare facilmente.

Jazz
1. “Fat Bottomed Girls (Single version)” 3:23
2. “Bicycle Race (Instrumental)” 3:09
3. “Don’t Stop Me Now (With long-lost guitars)” 3:34
4. “Let Me Entertain You (Live in Montreal, November 1981)” 2:48
5. “Dreamer’s Ball (Early acoustic take, August 1978)” 3:40

Ci siamo quasi. Per completezza, quella Fat Bottomed ci sta, Bycicle Race strumentale UFF, UFF pure il live… Don’t Stop me Now con l’assolino allungato è una bella chicca… Dreamers’s Ball… meravigliosa. QUESTO è il primo VERO Bonus: qualcosa di ricercato e qualcosa di non troppo sparso già per il mondo. Di ogni brano quanti take scartati avranno? A palate. Perché non prediligere Bonus di questo tipo? Davvero, non lo comprendo. Intanto, non mi lamento, e il cd aggiuntivo di Jazz chiude in bellezza la gloria degli anni 70.

A presto per la seconda parte 🙂


Ancora su Moebius e sul Fumetto in generale

Con la morte di Will Eisner avevo già parlato di “compressione temporale“, o di “seconda era del Fumetto”.

Sono passati 7 anni.

Moebius è scomparso, e in mezzo ci sono state altre morti tragiche, alcune veramente inaspettate (vedi Wieringo o Meglia). Il fumetto si fa sempre più vecchio, ed è inevitabile che perda i suoi maestri, assomigliando sempre di più alle Arti Alte, in cui chi ha una grande passione per la pittura non pensa minimamente che avrebbe potuto conoscere Picasso, men che meno Michelangelo.

Io sto sempre lì invece a dirmi che se fossi nato dieci anni prima avrei potuto magari chiacchierare con Pratt e Pazienza.

In ogni caso, parlando ieri col buon Maurizio Clausi, ho trovato illuminante una sua frase… si parlava del fatto di quanto sia strano piangere la morte di qualcuno che poi, effettivamente, non è né un parente né un amico stretto.

Ma -e questo è il ragionamento a cui si è arrivati- se dovessimo misurare l’influenza che queste persone (un Moebius come un Jack Kirby o uno Schulz) hanno avuto sulla nostra vita si abbattono tutte le distanze. Moebius ha lasciato un segno profondo in quello che è il mio modo di fare, di approcciarmi e di pensare il fumetto, quello cioè di cui vivo ogni giorno da quando ho memoria. Quindi sì, sono decisamente giustificato.


Quello che ho da dire su Jean Giraud/Moebius

Anzitutto diciamolo: è scomparso ANCHE Jean Giraud. Limitarci a piangere Moebius non basta. Non è andato via un autore di fumetti, ma, almeno, due. E chi lo conosceva bene sa che erano anche più di due.

Ho un sacco di miti, e tante passioni. Non ho mai amato però gli atteggiamenti da fan accanito: tutti i miei riferimenti, ad esempio, nel mondo della musica ho cercato, quando possibile, di approcciarli, conoscerli, sviluppando un rapporto carino (vedi Mauro Pagani, Francesco di Giacomo, Stefano Bollani, Petra Magoni..), basato non sugli stupidi urletti ma su qualcosa di più concreto, umano.

Il mondo del fumetto è come un enorme albergo, pieno di stanze, dove ci si conosce tutti, magari ci si è incontrati solo in ascensore, o magari non ci si è incontrati affatto ma si sa che al terzo piano c’è Tizio Tal dei Tali, e si sapeva benissimo che Moebius era in quel determinato piano e, se volevi, e avevi un po’ di fortuna, non era impossibile incontrarlo per una piccola chiaccherata sul pianerottolo.

Ho fatto la scoperta del suo mondo intorno ai 17 anni, e mi sentivo già di avere sprecato un sacco di tempo, ed è stato un fulmine a ciel sereno: da quel momento i miei ideali e i miei modelli sono cambiati radicalmente.

Nel 1997 Affiche organizzò a Palermo una sua mostra antologica. Ai tempi, col cazzo che c’era Internet ad avvertirti di cose del genere, quindi, scoperto per puro caso attraverso un giro di telefonate, mi fiondo letteralmente impazzito a quello che era già il secondo giorno dell’esposizione. Lui era lì. E io, timidissimo e impacciato, mi limito a fare la fila, farmi fare un piccolo autografo, e considerarmi la persona più fortunata del mondo (insieme a quelle poche altre, perchè, bisogna dirlo, non eravamo neanche moltissimi).

Ho rivisto quella mostra decine di volte. Mi ha sconvolto, scombussolato, sconfitto e stimolato. Non ho disegnato per due mesi, forse tre. E per me, che disegnavo centinaia di pagine al mese (davvero), erano davvero tanti. Poi sono tornato alle tavole, e avevo appreso mille cose.

Di lui non amo solo il disegno, o le idee, ma le scelte artistiche: sapere che gestiva stili diversi a seconda del genere o delle situazioni mi eccitava. E poi aveva anche influenzato Andrea Pazienza, quindi sticazzi.

Anni dopo, alla mia prima Angouleme, lo incontrai. Parlammo di Palermo, di cui aveva un bellissimo ricordo, gli feci vedere dei miei lavori, facemmo anche delle foto, andate perdute insieme al rullino di quella macchina fotografica, ma vabbè, continuavo a incontrarlo ripetutamente ogni volta che sono andato ad Angouleme, e ogni volta dovevo rompergli le palle per 5 minuti su Palermo e cose così.

L’ho incontrato anche a Napoli, inginocchiandomi ai suoi piedi, l’anno in cui avevo pubblicato Pioggia d’Estate, con un capitolo a lui dedicato, potendo così donarglielo.

Pur non ricordandosi mai di me, era sempre gentile, e anche se il mio inglese fa storicamente cacare, riusciva a comprendermi e rispondermi in maniera chiara e semplice.

Come i suoi disegni da Moebius. Chiari e semplici, ma estremamente sofisticati.

Ora, tornando all’inizio, nella mia vita “matura (dai quindici anni in su)” non ho mai avuto atteggiamenti da fan accanito, neanche quando ho visto Roger Taylor. Mai. Ho le mie passioni, e sono anche abbastanza nerd nel coltivarle, ma mai quegli urletti che dicevo.

Tranne il giorno della mostra a Palermo, per lui.

Quel giorno lui mi fece l’autografo con un pennarello che avevo appena acquistato.

Quel pennarello l’ho imbustato, per “preservare” la sua magia. Per darmi forza. Per avere un simbolo sempre davanti agli occhi.

Quel pennarello è ancora imbustato, sempre in mezzo agli altri pennarelli, sempre sopra il mio tavolo da disegno.

Quel pennarello è il mio unico urletto. Ed è per Jean Giraud, per Moebius, e per Gir.

Mi mancherà davvero.


Una Canzone al Giorno: aggiornamento

Ho scritto tanti post non pubblicati. Nella mia testa. Gli avvenimenti degli ultimi tempi fanno riflettere, e al contempo dimenticare, come reazione.
Come già detto, il 31 dicembre dell’anno scorso ho iniziato per gioco a fare un video al giorno di una canzone che sento in quel momento. Un’operazione discutibile, che mi ruba del tempo, non tanto, ma comunque un impegno in più, che ho rispettato anche quando ero indietrissimo con tutto, anche quando traslocavo e non avevo connessione, anche quando non ne avevo troppa voglia, e anche quando, come in questi giorni, non avevo neanche tanta voce causa influenza e mal di gola.
Un piccolo impegno che però vuole essere per me un appiglio di equilibrio, per rispettare a maggior ragione le scadenze, e non a rimandarle, o, peggio ancora, tardarle troppo. Penserete che sono pazzo, e che un impegno in più non può che peggiorare le cose; in parte è vero, in parte, invece, è uno stimolo, e so bene come sia riuscito a recuperare molti lavori arretrati nonostante “la canzone al giorno”.
Fiero di tutto questo, ho acquistato anche una nuova webcam, per migliorare la qualità, e ho aperto un canale YouTube, che magari potrà non essere aggiornato quotidianamente come la pagina su Facebook, ma sarà sicuramente uno spazio più accessibile a tutti. Come presentazione metto quindi i miei video preferiti fino ad adesso. Da domani chissà.


Freddie Mercury Memorial Day

Splinder fra un po' chiuderà e dovrò trasferire 7 anni di blog. Un dramma. Ma non può arrestarmi nello scrivere pensieri e sensazioni di una serata come quella di ieri.

Probabilmente, a leggerlo, sembrerà un ammasso di parole e frasi retoriche. Anzi direi sicuramente. Ma la serata di ieri è stata davvero speciale.

20 anni dalla morte di Freddie Mercury, e ricordo benissimo come fosse ieri quando fu data la notizia del suo annuncio, anche perchè era il giorno del mio compleanno, e poi, l'indomani, della sua morte.

Così, dato che la mia vita ha preso una piega fortemente musicale, e che i Queen (come ben si sa) rappresentano da sempre un tassello fondamentale della mia formazione, era da tempo che meditavo su un grosso evento celebrativo. Lo abbiamo fatti ai Candelai, in compagnia di 40 musicisti, fra band e ospiti singoli, tutti coinvolti e sinceramente motivati a partecipare.

Ne è uscito fuori un concerto bello oltre ogni misura. Non è stata la musica o le esecuzioni a essere protagonisti della serata, bensì le emozioni, emozioni allo stato puro. Non c'era un palco, non c'era divisione fra chi stava sopra la pedana rialzata e chi sotto (o al piano di sopra): eravamo un tutt'uno. E non è stata la quantità della gente a fare la differenza, mi è capitato diverse altre volte di suonare davanti a platee numerose, ma ieri c'era "qualcosa in più", e il motivo era quello che ha dato il nome alla serata, e quel motivo ci ha letteralmente unito in simbiosi, in un modo così intimo che ho GODUTO di un'esperienza assolutamente inimitabile, e come l'ho fatto io lo ha fatto ognuno di quelli che erano lì. Perchè, sia chiaro, non è stata una sensazione SOLO MIA.

DI solito, l'indomani si fanno i complimenti ai musicisti, ma a me viene davvero naturale pensare che i complimenti dovremmo farceli tutti, sia chi suonava sia chi ascoltava, perchè è stato davvero un piccolo miracolo vedere TUTTI puntuali alle 21 (in una città abituata ad andare ad ascoltare musica ALMENO alle 23), e tutti incollati al proprio posto, e fino alla fine, nonostante il volume devastante o il caldo. E non è solo la puntualità che ha fatto la differenza: il calore umano, lo scambio emozionale, la voglia di cantare, la partecipazione naturale e disinibita.

E ho anche messo una dannata tutina.

E ho cantato Barcelona. Ma chi lo avrebbe mai detto??? Sono ancora incredulo…

Bellissimo.


Il Trailer degli Avengers step by step

Iniziamo con una bella Skyline di New York, come più o meno il duecento per cento dei film ambientati lì.

Un paio di facce spaventate, e subito dopo esplosioni, militari e polizia: mammamiachessaràmmai? LOKI.

Lo vediamo in volto per un secondo circa, anche se lo riconoscerà solo chi ha visto il film di Thor, ma vabbè.

Esplosione gigante, i poliziotti corrono via come neanche Bolt.

Inquadratura dal basso con frase ad effetto di Nick Fury.

Logo Marvel e Paramount Pictures.

Nick Fury parla fuoricampo.

3 personaggi di culo.

Chris Evans di culo, e qui iniziamo a vederla brutta.

Chris Evans in faccia, siamo fottuti. Ma indossa una camicia fantastica.

Silhouette di Thor.

Un tizio che fa a pugni con un sacco di sabbia.

Dinuovo Thor.

Quella strafiga della Johansson in posa, pensa: "ma stavolta avrò un ruolo un tantino scritto meglio?".

Nick Fury.

Occhio di Falco. Vecchissimo.

Scarlett continua ad avere espressioni inebetite.

Loki.

Esplosioni.

A 51 secondi entra in scena la star, l'attore che ha in saccoccia almeno un film buono prodotto dalla Marvel (fondamentalmente grazie a lui) e che da sempre è un fighissimo della madonna: Robert, ovvero Mr Tony Stark (leggetelo come farebbe un telecronista del Wrestling).

Armatura di Iron Man. Ok. Parliamone. Mi fate vedere Loki e Bruce Banner (sì, era lui che si incazzava col sacco di sabbia) in modo del tutto autoreferenziale (o lo capisci o patate), e invece con Tony perdono il tempo a ricordarci che è lui ad indossare l'armatura. Vabbè, andiamo avanti.

Iron Man che vola. Ok, ho capito. In quanto film di successo alle spalle era ovvio che portassero l'attenzione su di lui. E lo so, dannazione, ci sta anche con la storia dei Vendicatori "veri", però è chiaramente una mossa strategica.

Inquadrature varie dei Vendicatori e delle loro rispettive armi (Scarlett non ne ha, e continua a interrogarsi sul suo futuro). Nick Fury finisce finalmente di parlare. Significa che vedremo un po' di azione.

Invece no.

Battuta clamorosa di Tony Stark contro Cap. Se lo mangia a colazione. E sempre più un trailer di "Iron Man e i suoi fantastici amici". Scarlett è sempre muta. Thor se la ride, senza tradire il suo aspetto da buffone conquistato nella pellicola a suo nome.

Occhio di Falco è ancora più vecchio.

Scarlett tenta una posizione del kamasutra.

Thor, nel frattempo, le dà al Cap cinematografico, acquisendo la mia stima.

Loki lancia Cap dalla finestra. Attualmente Cap sembra aver preso la parte del Ciclope cinematografico.

Raggi. Esplosioni.

A 1:27 inquadratura dall'alto di Thor, figherrimo nel suo costume di carnevale, e Cap, con una espressione che dice tutto.

Stavolta a parlare fuoricampo è, ovviamente, Tony Stark. Inquadratura finale sulla sua frase ad effetto, e poi Iron Man che vola up up away.

Logo dei Vendicatori.

Stark. Ancora. Stringe la mano a Bruce Banner, che finalmente non solo si vede ma viene anche chiamato per nome.

Battuta di Tony. E' sempre più figo.

2 secondi di Hulk preparati apposta per il trailer.

Parla Bruce.

Scarlett non ha detto una parola.

Fine.

Ricapitoliamo: per evidenti motivi commerciali, nel trailer (e probabilmente anche nel film) il padrone assoluto è Iron Man. Cap è un poveraccio. Occhio di Falco, anche lui muto, è un vecchio. La Vedova Nera ha il ruolo delle donne nei fumetti anni 40/50, ovvero pura scenografia. Hulk non lo hanno ancora realizzato. Nick Fury è Nick Fury. Thor ride e smartella qui e là.


Questo matrimonio nun s'addafà

Suonare a un matrimonio. Di solito gli sposi richiedono pezzi soft, ma un paio di volte mi è capitato di trovare coppie con richieste esplicitamente rock, e ieri era uno di questi casi.

Inizialmente, ci è arrivata la richiesta di alcuni gruppi specifici: Muse, Coldplay, Lenny Kravitz, Green Day, Robbie Williams, Doors (e fino a qui era tutto un "wow"), U2, James Blunt (e qui un po' mi ammosciavo), Ligabue (aia), Vasco Rossi (arg). Tutto sommato, nella media, proposte divertenti. Butto giù un elenco di quelle che potrei fare di ognuno, e loro tirano fuori questa scaletta:

Certe notti
Hai un momento, Dio
Ho perso le parole
Again
Angels
Albachiara
Quanti anni hai 
Rewind 
Eternity
Feel
Feeling Good      *
You're Beautiful          
Goodbye My Lover       
The scientist
In my place

Prima dei dolci:

With Or Without You     *
Piccola stella senza cielo
Una vita da mediano
One     *
Beautiful Day

Dopo i dolci
Tra palco e realtà
Sunday Bloody Sunday
Gli spari sopra
Light My Fire     *
Starlight     *
Can't take my eyes off you     *
Minority     *
Love me Two Times     *
Alabama Song     *
Wake Me Up When September Ends     *
Jesus Of Suburbia
Where The Streets Have No Name

Già la media, che sulla carta favoriva certi gruppi a me più congeniali, si era decisamente ribaltata, con una stragrande maggioranza di pezzi di Ligabue (che alla fine non è il peggio) e Vasco (che inizia ad avvicinarcisi). Amen. Quelli con l'asterisco sono gli unici pezzi che non avevao bisogno di studiare. E se vi sembra assurda l'idea di dovere studiare un pezzo da cantare, anche se conosciuto (perchè li conosco tutti, altrimenti neanche li mettevo nelle proposte), purtroppo quando ci si ritrova a suonarli ci si accorge di non sapere affatto la scansione delle parole, o il motivo della strofa, o, soprattutto, di non avere la minima idea di come faccia la variazione.
Insomma, dovevo studiare ben 22 pezzi.

Siccome sono scemo, schiavo dell'effetto "vabbè, tanto lo conosco", ho sottovalutato io stesso la mole di lavoro da fare. Ieri avevamo fissato la prova generale (l'unica) alle 11 di mattina. Io avevo puntato la sveglia alle 9 e 30, per ascoltarmi un po' i brani. Mi arriva un sms di Danilo: dove siete? Erano le 11 e 5.

Salto dal letto, mi stampo i testi, corro, e arrivo al box con quasi un'ora di ritardo e nessun pezzo ascoltato. Da lì, una mezza prova in cui ho arrancato nella memoria, con difficoltà notevoli, e a volte buchi musicali giganteschi. Prometto solennemente di lavorare tutto il pomeriggio ai brani, prima di vederci alle 18 alla sala ricevimenti.
Per fortuna, in fase di rimescolamento scaletta, salta via qualche brano, nello specifico:

Goodbye My Lover          
The scientist    (peccato)
Sunday Bloody Sunday
Alabama Song    (dannazione)
Jesus Of Suburbia
Where The Streets Have No Name

Ahimè, Vasco e Ligabue son sempre lì. Soprattutto Vasco.

Studio tutto il pomeriggio. Mi accorgo che passano le ore, e che se mi fossi svegliato alle 9 e 30 non ce l'avrei comunque fatta. La mia testa è in confusione. Alcuni pezzi sono insopportabili, come Rewind.

Esco da casa con venti minuti di ritardo dall'appuntamento, mi accorgo di non avere un cavo di alimentazione per le casse, chiamo Danilo, mi dice che non ne hanno neanche loro, così faccio dietro front e torno indietro, per andarlo a prendere al box. Ritorno alla sala ricevimenti, montiamo, e mi accorgo di non avere la mia borsa dei cavi. Ovviamente è al box. Torno DINUOVO indietro per prenderla. Al mio ritorno, dopo 5 minuti iniziano ad arrivare gli invitati. Ce l'ho fatta.

Attacchiamo a suonare. Dato che non c'erano gli sposi, partiamo con una serie di brani fuori scaletta. Al loro arrivo suoniamo qualcosa dalla loro selezione, poi si entra in sala.

Fra il primo e il secondo suoniamo tre canzoni.

Avremmo dovuto continuare prima dei dolci. Avremmo.

Inizia a piovere. Corriamo fuori per coprire tutto con ombrelloni e teli. La pioggia diventa burrasca. Rimaniamo bloccati in 5 (noi più l'organizzatore) sotto l'ombrellone con gli strumenti e l'attrezzatura. Oltre la pioggia carica anche il vento. Ci dividiamo coraggiosamente fra due ombrelloni, ma l'effetto non cambia moltissimo. A 10 metri da noi c'è la sala, ma c'è un muro di pioggia violentissima. Passiamo almeno mezz'ora lì sotto. A un certo punto ci ingegniamo con un altro ombrellone portatile e proviamo a fare dei viaggi verso le auto con la strumentazione, non senza difficoltà. Dopo un'oretta buona riusciamo ad accedere alla sala, bagnati fradici. Io avevo tenuto con me la chitarra acustica, per suonicchiare qualcosa senza amplificazioni. Notiamo un pianoforte, e Peppe, chitarrista, si inventa come pianista. Suoniamo roba assurda, fattibile con quell'improponibile duo che siamo diventati, in più dobbiamo fare i conti con gli amici ubriachi degli sposi che ci chiedono "Maledetta Primavera" o, ovviamente, Vasco. Smette un attimo di piovere, portiamo le ultime cose in auto e fuggiamo via. Sotto casa, fatico (come sempre) a trovare posteggio, che (come sempre) trovo lontano. Si rimette a piovere.

Per chiudere, dalla fatidica scaletta abbiamo suonato soltanto:

Ho perso le parole
Angels
Feeling Good      *
In my place
With Or Without You     *
Starlight     *
Love me Two Times     *

Acc.


Sergio Bonelli

Mi sembra tutto stupido al momento, le parole che potrei usare, i disegni che potrei fare. E' un dramma, il punto di non-ritorno, il giorno in cui tutto cambierà.

Ps: è stato un martirio anche solo scegliere la foto…


EtnaComics 2011: RESOCONTO

20000 visitatori. Numero più numero meno, si aspettano conteggi più precisi. In ogni caso, è un inizio TRAVOLGENTE.

Orgoglioso di averne fatto parte, io e Fabio siamo giunti alla viglia del primo giorno, iniziando a sistemare le nostre aree (Performance e Workshop), e facendo la conoscenza di altra gente del numerosissimo staff. Anna era già li dall'inizio settimana.

Inutile dire che i miei obiettivi, le mie aspettative e le mie speranze sono state centrate tutte in pieno: il fumetto era al centro di questa manifestazione, con una ventina di ospiti del panorama internazionale di tutto rispetto, potendo così poterla chiamare per davvero FIERA DEL FUMETTO.

Gli spazi erano organizzati benissimo, e anche se il flusso di gente è stato enorme, non si è mai risentito nei corridoi, che erano larghi e spaziosi. Le tre aree dei fumettisti (Firme, Performance e Workshop) hanno lavorato in sintonia perfetta, senza accavallarsi fra di loro, con un'area Workshop ben attrezzata e, soprattutto, riparata dal caos ma perfettamente di passaggio. La mia area invece, insieme a quella delle firme, era quella che dava più spettacolo, con gli artisti sempre all'opera, almeno tre o quattro alla volta. Così comoda che ci tornavano spesso anche al di fuori dell'orario stabilito.

I rapporti umani con gli ospiti sono stati fantastici, sono tutti molto felici e, per assurdo, ci ringraziano spesso pure loro.

Ho disegnato un macello, dato che alla fine chiedevano anche a me, il che ha raddoppiato il mio lavoro, ma è stato un vero piacere.

Yoshiko Watanabe ha conquistato tutti con la sua energia e allegria, concendendo le sue forze fino al limite umano, pur di fare un ultimo disegno a qualcuno che glielo chiedeva. Impossibile dimenticare un giorno in cui, stanca, aveva staccato di far disegni alle tredici, e alla fine, uno tira l'altro, è rimasta a farne altri fino alle tre e mezza del pomeriggio…

La Sala Conferenza, territorio (gestito benissimo) di Anna, ha proposto incontri variegati e interessanti, dai classici incontri coi fumettisti alla presentazione dell'ultimo film dello Studio Ghibli. Io ho moderato la conferenza con Yoshiko e quella con Vince Tempera, Luigi Albertelli e Silvio Pozzoli, che praticamente si moderavano da soli essendo estremamente disinvolti e sicuri delle discussioni da fare. Il loro concerto è stato BELLISSIMO, emozionante e commovente, specie quando cantava il buon Pozzoli, che con la sua voce aumentava il livello emozionale di un buon gradino. Shooting Star su tutte.

Ecco la prima parte della conferenza con Yoshiko, a seguire troverete le altre:

Ecco invece una parte del concerto:

C'era caldo, ma non dico nulla di nuovo. In ogni caso, è ovvio che una prima edizione può solo andare a crescere e migliorare. In tutto.

Non ho avuto modo e tempo di seguire le altre sezioni della fiera, i games a primo piano o il cosplay, ma so che è andato tutto molto bene.

Per vedere foto più complete, dato che qui ho messo più o meno solo quello che mi ha riguardato, basta andare sul sito di Palermo Fumetto, che ha fatto un reportage minuzioso e capillare.

Impossibile documentare invece le ore passate a raccontare barzellette sporchissime con Maurizio Rosenzweig e Matteo Scalera, o i cinquanta centesimi di Simone Bianchi. Roba nostra, mettiamola così. Ci sono stati momenti esilaranti che mai ho avuto, con così tanta intensità e frequenza, a una fiera.

La riflessione finale, parlando un po' con tutti, è che se ha funzionato tutto così bene è perchè è stato un incontro perfetto e sinergico di competenze, professionalità e un investimento economico cruciale e ragionato. E possiamo solo andare a crescere.


Dove mi troverete ad EtnaComics


EtnaComics

I fumetti hanno fatto parte di tutta la mia vita. Da quando ho memoria. Li ho letti, amati, sognati, ammirati, studiati, scritti, disegnati, colorati, letterati, supervisionati, pubblicati, odiati, venduti, seguiti, interrotti, ripresi e ancora amati.

Più di dieci anni fa partivo per la mia prima visita a una Fiera del Fumetto, una Expocartoon.

Quasi dieci anni fa organizzavo la prima mostra a fumetti, sognando di trasformarla un giorno in qualcosa di più grosso.

Questo fine settimana ci sarà la prima edizione di EtnaComics, per cui ho l'onore di collaborare.

E' un investimento per la nostra terra, ma, soprattutto, un traguardo importante, che raggiungerò insieme a molti amici, collaboratori e operatori del settore con cui ho passato anni della mia vita, condividendo una passione comune.

Il programma è vastissimo, gli ospiti tantissimi (basta dare un'occhiata al sito, gli ospiti potete trovarli qui), e ognuno potrà sicuramente trovare diversi appuntamenti legati al proprio gusto.

Ecco quindi un breve elenco degli eventi che "personalmente" vi segnalo:

– La Mostra di DYLAN DOG, con tavole originali di Fabio Celoni e Luigi Siniscalchi (entrambi presenti in fiera e a tutti gli eventi correlati).

– La Mostra sui Giocattoli anni '80 gestita da Fabio Gianlazzaro.

– I Workshop dei fumettisti (qui un elenco ancora provvisorio http://www.etnacomics.com/?q=node/81)

…e, dulcis in fundo:

– IL MEGACONCERTO DI VINCE TEMPERA, insieme a Luigi Albertarelli. Le sigle di GOLDRAKE, CAPITAN HARLOCK, ANNA DAI CAPELLI ROSSI, HELLO SPANK, REMì (e molte altre) vi dicono qualcosa? Si capisce che non vedo l'ora?