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Lucca Comics, il ritorno

Sarebbe stata la quinta Lucca Comics di fila senza di me. Mi rendo conto che il Festival aveva perso qualcosa in questi anni, che l’aria si era fatta più cupa, i Padiglioni erano più tristi, la città intera ne risentiva, e così ho deciso, per amore del genere umano, di concedere parte del mio tempo e fare questo sforzo.

Insomma, ci sarò dal giovedì al lunedì, pronto a ricarburare gli animi del mondo del fumetto italiano, disegnando dediche su Dieci Giorni da Beatle, concedendo la mia splendida voce (e la mia risaputa destrezza con l’ukulele) al popolo e, magari, offrendomi come modello per le foto migliori che potreste fare.

Dove mi troverete? In teoria dovrei rispondere “in ogni luogo”, ma dato che sono benevolo, adattandomi alle usanze materiali di questo mondo, dirò che sarò alla Tunuè, Padiglione Napoleone,
stand E101-E102. Più preciso di così.

Volete una mappa del padiglione? Eccola.

pianta_Lucca_tunué_2013

Volete addirittura sapere in che orari trovarmi lì (in tutti gli altri, chiaramente, sarò in ogni luogo)? Ecco.

lucca2013_orari_firme_WEB

Insomma, ciao.

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Richard Matheson e il Terrore dietro l’angolo

Adesso tutti quanti a condividere su Facebook il suo profilo. Sapevo che mi avrebbe dato dannatamente fastidio.

Già, perché fino a ieri, il suo nome era quasi sempre seguito da un’espressione vaga e interdetta. E mi ero stufato di dire “quello di Io sono Leggenda”, che poi a tutti veniva in mente solo quella merdaccia fumante che è il film con Will Smith. Anche i suoi libri, in Italia, ebbero lo stesso destino: conosciuto bene solo “dai veri puri”, necessitavano spesso di una fascetta o un richiamo al film degenerato.

Ma io di Richard parlo da molti anni a Scuola del Fumetto e, piuttosto brevemente, cercherò di fare un sunto del perché sia stato uno dei più importanti innovatori della narrativa moderna, senza copiare e incollare nulla da Wikipedia, che magari fa figo ma non è quello che mi interessa. E si dovrà comunque parlare di Io sono Leggenda. Ma il libro.

Esisteva un tempo in cui la narrativa Horror era intesa come qualcosa di esotico: Dracula, Frankenstein, Il Castello di otranto, Il Vampiro, Carmilla… erano tutti romanzi che trasportavano in luoghi e situazioni diverse dalla realtà che ci circondava (chiamasi: Horror gotici).

Matheson, più di tutti, ebbe l’intuizione di spostare l’attenzione sul vicino di casa, sul piccolo paese di provincia, su situazioni potenzialmente vivibili dai lettori stessi. Non è un caso che chi poi è diventato famoso per questo, un certo Stephen King, non abbia fatto altro che dire continuamente che Matheson è stato a dir poco fondamentale per la sua formazione di scrittore. Niente più castelli o costumi strani: case e camicie.

Il lavoro di Matheson, comunque, è decisamente più complesso di un semplice ridimensionamento dell’ambientazione orrorifica, o del thriller in generale. Inoltre, l’attività che effettivamente lo portò a campare fu quella di sceneggiatore per il piccolo schermo (anche il cinema, eh, ma soprattutto il piccolo schermo), il che ci porta a fare diversi discorsi paralleli, difatti l’influenza di Matheson è ben fitta un po’ ovunque, solo che non si sa molto.

Partiamo proprio dal fatidico Io sono Leggenda: è un piccolo racconto, uscito negli anni 50, quando ancora i Vampiri erano eleganti, usavano il mantello e si bruciavano alla luce del sole. In questo raccontino Matheson svilisce tutti i luoghi comuni tipici del vampirismo, cercando anche di dargli una radice scientifica (elemento comune dei suoi romanzi, per premere sul tasto della credibilità), e costruisce un affresco claustrofobico, apocalittico, fantastico ma terribilmente realistico: il protagonista non è un colonnello della Difesa, non è uno scienziato da premio Nobel, non è l’erede di chissà quale incredibile casata, no. È un uomo abbastanza normale, che però si ritrova ad essere l’ultimo uomo sulla terra, circondato da terribili bestie (più o meno, vampiri) da cui deve difendersi vita natural durante, costringendolo a trovare rimedi e soluzioni per la sopravvivenza, tutte cose tangibili, da semplice persona “intelligente”, quale è (mi pare il minimo).

Ma è la situazione a fare da padrona in Io sono Leggenda, l’atmosfera. Per tutta la fase iniziale, noi abbiamo a che fare solo con quest’uomo e i suoi problemi, che diventano anche i nostri, perché vive in una casa normale, e ci costringe e guardarci intorno, mentre lo leggiamo sul nostro letto, o sul divano, a immaginare possibili soluzioni nel caso in cui questa tragedia accadesse a noi. Immedesimazione totale.

Il filo di Io sono Leggenda, poi, è molto lungo è particolare: George Romero si ispirò ad esso per creare i suoi Zombie, che “vivono” sullo stesso stesso concetto base: uomo chiuso in casa, fuori un sacco di Zombie, sopravvivenza.

Più in generale, essendo autore che saltella dai libri alle pellicole, la sua influenza nel cinema di genere è stata a dir poco devastante, magari non sui film di Vampiri, ma su tutto il modo moderno di scrivere Horror e Thriller.

E anche L’Eternauta pare seguire lo stesso filone: pioggia radioattiva, uomini chiusi in casa, sopravvivenza.

Di Io sono Leggenda esistono tre versioni cinematografiche: la prima, con Vincent Price (L’ultimo uomo sulla terra… i lettori di Dylan Dog ricordano qualcosa?), fu girata addirittura a Cinecittà, e vanta la sceneggiatura dello stesso Matheson. È un film oscuro, difficile da far godere appieno per qualche appassionato di Horror moderno (ovvero quello sbagliato). Il secondo si chiama Luci Bianche sul Pianeta Terra, è a colori, è un po’ più kitsch, ma non è affatto male. Il terzo non esiste.

(copertina bellissima, eh?)

Fatto sta che questa visione post-moderna del Vampiro, fu così innovativa che non la cagarono di striscio in quel tipo di narrativa, continuando a propinarci vampiri mantellosi fino all’altro ieri (romanzi gotici e Ann Rice a parte, tutto il resto è fuffa).

Ma Matheson ha anche scritto Duel, un racconto pazzesco in cui un autista si ritrova inseguito da un camion che lo vuole buttare fuori strada. E uno si chiede: ma come può andare avanti un racconto del genere? Ebbene sì, va avanti fino alla fine. E il bello è che il camion non è nessuna “macchina infernale”. Dentro c’è qualcuno, non un demone, ma un essere umano. Perché vuole ucciderlo? Non importa. E Spielberg, di Duel, ne fa il suo primo lungometraggio, con sceneggiatura di Matheson. Un piccolo capolavoro.

Ma Matheson ha anche scritto La casa D’Inferno, da cui è tratto Dopo la Vita (da non confondere con un altro film omonimo), e anche in questo caso è giusto parlare del film, perché la sceneggiatura è sempre sua. E questo film è uno dei più incredibili a tema Spiritismo che esista. Chiaramente un appassionato di Horror moderni lo considererebbe fuffa, ma un appassionato di film Horror moderni è solo fuffa, e questo film è fottutamente pauroso. Anche qui, Matheson traduce la classica storia di una casa infestata a modo suo, con personaggi molto realistici e, soprattutto, spiegazioni fortemente scientifiche in un periodo in cui lo Spiritismo era molto in voga un po’ per tutti.

Sullo stesso tema direi che vale la pena leggere Io sono Helen Driscoll (titolo italiano terribilmente spoileroso), anche qui la chiave di credibilità di quella che, tecnicamente, sarebbe considerata solo una storia di fantasmi, è veramente molto alta. In questo caso il film non va visto.

Ma Matheson ha anche scritto una serie di episodi di Ai Confini della Realtà. Basta il nome di questa serie per ricordarci che il suo filo porta a X-Files.

Ma Matheson ha scritto anche Tre millimetri al Giorno, una storia pazzesca di fantascienza.

Ma Matheson ha scritto anche un gioiellino dal titolo La Preda, da cui è tratta una versione televisiva a bassissimo costo ma che è un vero e proprio must dell’iconografia Horror (che ha portato poi a tutto il filone de La Bambola Assassina e cose del genere)

Ma Matheson ha scritto anche una marea di raccontini brevi un più geniale dell’altro.

E Matheson ha scritto per la TV uno degli episodi più mitici, belli e maturi dello Star Trek Classico, quello col Kirk Doppio. Poesia pura.

State condividendo la sua foto e il suo profilo su Facebook? Bene. Leggetevi anche qualcosa di suo (da un po’ di anni la Fanucci si è presa la briga di ristampare tutto, in edizioni decorose), e ne sarete felici. Chi già lo conosce, invece, lo ama già sicuramente.


Star Trek II: L’ira del Sottoscritto (Spoiler a manetta, eh)

Lo sapevo. Sapevo che se ero uscito dal cinema già incazzato dormirci su avrebbe solo amplificato la sensazione.

Non mi dilungherò in introduzioni, perché sono sicuro che un sacco di gente abbia già scritto le stesse cose (grazie a Dio).

Il problema principale di questo film (in mezzo ad altri che comunque elencherò) è che è scritto MALE. Cosa si intende per scritto male? Ecco qui alcuni esempi (sarebbe da farci la radiocronaca minuto per minuto):

MINCHIATONA NUMERO 1:

Il Capitano Kirk combina un bordello, A Kirk viene tolto il posto di Capitano. Litiga ferocemente con Spock (che si è cantato il bordello di Kirk), con una sequenza che lascia intendere che non vorrà più lavorare con lui, una di quelle classiche scene che pensi verranno risolte almeno dopo la metà del film. Dopo 5 secondi, Kirk viene reintegrato come Primo Ufficiale al Comando di Pike. Dopo 7 secondi Pike muore e Kirk riprende il comando dell’Enterprise, rivolendo Spock come Primo Ufficiale.

Perché?

C’era bisogno dunque di togliere la nave a Kirk? NON HA SENSO!!!

VERSIONE SCRITTA BENE:

Kirk combina un bordello, salvando la vita di Spock ma fottendosene di un trilione di regole della Federazione (che è anche tipico di Kirk, eh). Kirk si prende un cazziatone pauroso. Pike muore e lui parte a vendicarlo. Fine. Non c’era bisogno del resto. Quando si mettono in gioco elementi importanti come un litigio o una retrocessione, ci si aspetta vengano risolti alla fine del film, che Kirk riprenda la sua nave dopo una dura battaglia, magari la stessa battaglia con cui farà pace con Spock. No. Qui accade tutto in mezz’ora, e in più, dopo 2 secondi e mezzo, Kirk fa capire che era meglio non avere Spock come Primo Ufficiale perché, nuovamente, non ci si trova bene. Insomma, abbiamo preso per il culo gli spettatori, azzerando quello che era stato detto prima. Ovvero: IL FILM POTEVA BENISSIMO COMINCIARE A PARTIRE DALL’ATTENTATO.

MINCHIATONA NUMERO 2:

Khan viene catturato da Kirk. Dice a Kirk che l’Ammiraglio è una persona cattiva e che vuole fare la guerra. L’Ammiraglio cerca di convincere Kirk che è Khan il doppiogiochista. Dopo 3 secondi, vuole sparare sull’Enterprise, rivelando di essere lui il cattivo. Kirk libera Khan e attaccano l’Ammiraglio. Poi lo Spock vero dice a quello nuovo che Khan potrebbe essere un doppiogiochista. Khan uccide l’Ammiraglio. Alla fine tutti contro Khan.

VERSIONE SCRITTA BENE:

Khan viene catturato da Kirk. Dice a Kirk che l’Ammiraglio è una persona cattiva e che vuole fare la guerra. L’Ammiraglio cerca di convincere Kirk che è Khan il doppiogiochista. Dopo 3 secondi, vuole sparare sull’Enterprise, rivelando di essere lui il cattivo. Kirk libera Khan e attaccano l’Ammiraglio. Poi lo Spock vero dice a quello nuovo che Khan potrebbe essere un doppiogiochista. Khan uccide l’Ammiraglio. Alla fine tutti contro Khan.

FORSE così avrebbe avuto più senso? FORSE  per come ce lo hanno fatto vedereì, se ci riflettete bene, Khan è solo una vittima dell’Ammiraglio, che lo ha:

1) svegliato

2) costretto a progettare armi

3) rotto i coglioni

4) minacciato di morte

E grazie al cazzo che Khan vuole uccidere tutti. Quindi, in quanto vittima del sistema, Kirk avrebbe dovuto stare dalla sua parte. Invece no. Kirk non sta da nessuna parte. Si lascia solo trasportare dalla ridicola trama.

E, tecnicamente, a parte farsi vedere e accontentare “noi della vecchia guardia”: A CHE MINCHIA SERVE  la sequenza Spock vecchio/Spock nuovo? Provate a toglierla. A nulla.

MINCHIATONA NUMERO 3:

Aprire un missile misterioso. Per farlo, prendiamo una tizia infiltrata in maniera sospetta e la mandiamo su un pianetello insieme a McCoy a risolvere il problema. Lui deve eseguire una complicatissima manovra da chirurgo per giustificare il fatto che il Medico di Bordo sia stato coinvolto nell’operazione. Fallisce, il missile si arma, la tizia bona apre uno sportello laterale, estrae tutto il blocco in preda alla disperazione e sono tutti salvi.

VERSIONE SCRITTA BENE:

Ora, questa fa davvero ridere. E se hai visto almeno due puntate in fila di Star Trek capisci quanto sia inverosimile. Magari fa ridere come sequenza, magari il pubblico gggiovine non si renderà conto della bestemmia, ma è inammissibile che in qualcosa con su scritto STAR TREK un missile venga disarmato in quel modo. E non ho altro da dire. Sulla sequenza. Sulla tizia invece sì. Perché, se non fosse stata BONA, NESSUNO avrebbe giustificato che l’avrebbero mandata, fidandosi di lei, a disarmare il missile. Non ha senso LOGICO. E il bello è che lo stesso Spock a suggerirla. Cioè, questa qui si spaccia per un’altra, viene trovata a fare analisi con un Tricorder sui missili… e la mandano a lavorarci su. Molto logico.

Fra l’altro, appena si è parlato di “contenuto misterioso” non ho potuto fare a meno di pensare al mitico Star Crash, e ai soldati dentro ai missili. Ci sono anche andato vicino.

MINCHIATONA NUMERO 4:

Questa è stata abusata, ma davvero ridere, ovvero la sequenza del bikini. Dico solo che mi ha fatto pensare a questo (andate a minuto 34:56):

È il secondo film trash che mi viene in mente guardando il film. Cosa vorrà mai dire?

MINCHIATONA NUMERO 5:

Kirk, dopo avere buttato a calci in culo Scotty per caricarsi dei missili che dopo 3 secondi decide di non usare più, chiama Scotty col NORMALISSIMO COMUNICATORE dallo Spazio Klingon alla Terra. No. No. No. No e no. Ah, dimenticavo, è un universo parallelo, fottiamocene delle regole base. A questo punto non parliamo neanche di curvatura, ok?

MINCHIATONA NUMERO 6:

Lo scontro finale fra la nave buona e la nave cattiva (ovviamente grossa e nera) avviene… IN ORBITA TERRESTRE. E nessuno accorre. Nulla. In quell’epoca, anche un bambino col suo binocolo avrà visto tutto. Ma non importa.

MINCHIATONA NUMERO 7:

Riprendere per intero, inquadrature comprese, la sequenza dell’Ira di Khan, capovolgendola, è solo un simpatico compiacimento per strizzare l’occhietto “ai vecchi fan”. A me ha solo dato molto fastidio. Poi, spiegatemi come hanno tirato fuori il corpo di Kirk pieno di radiazioni e lo hanno portato in infermeria. Almeno Spock, nel vecchio film, aveva avuto l’accortezza di essere con la tuta (e comunque c’è un intervallo temporale ben superiore, ma qui, come già detto, accade tutto in 3 secondi). Soprattutto… usare un espediente già scritto per commuovere è il chiaro esempio della povertà narrativa di questo film.

A conti fatti, la maniera raffazzonata con cui è stata composta questa sceneggiatura, è abbastanza chiara in un unico dialogo, che cercherò di ricostruire a memoria:

Kirk dà il comando a Sulu e gli chiede di minacciare Khan. McCoy dice “Ma Kirk, è come se gli avessi passato la peggiore mano a Poker e gli avessi chiesto di bluffare, Sulu non ha questo carisma”.

Poi Sulu si siede, e minaccia Khan come un fichissimo. McCoy assiste alla scena e dice una cosa tipo “Sulu, mi ricordi di non metterla mai in discussione”.

VERSIONE SCRITTA BENE:

“Sulu, mi ricordi di non sfidarla mai a Poker”.

Ecco.


ETNACOMICS 2012: Reportage (completo?) con parole e video

Sono passati tre giorni dalla fine del Festival ma ci sono ancora dentro, emotivamente e professionalmente.
Difficile descrivere la sensazione che si prova quando si sta a contatto per una settimana 24 ore su 24 con qualcuno, vivendo qualcosa di estremamente intenso, e se poi questo qualcosa lo si vive in gruppo è ancora più intenso, e se poi questo qualcosa nasce e cresce con qualcuno conosciuto in quei giorni è ancora più inebriante.
Pensavo fosse un vizio solo dell’anno scorso, perché era “la prima edizione”… e invece rieccoci qui.

Sono giunto a Catania giorno 12, 2 giorni prima dell’apertura, e ovviamente c’erano ancora mille cose da risolvere e comprare. Così, con Anna, ci ritroviamo immediatamente sommersi di telefonate a Grandi Magazzini e, poi, in auto per comprare catenelle e gancetti per le mostre. La notte giungiamo a quello che abbiamo soprannominato il B&B del terrore ma non è il caso di dilungarci in questo momento sull’argomento.

Giorno 13: allestimento generale, mi prendo in incarico quello di seguire l’allestimento delle mostre, quest’anno numerose e ricchissime: Mastantuono, De La Calle, Ferri, omaggio a Bonelli, Martin Mystere, Soldatini di Carta (di cui si è occupato in toto il proprietario), Masters of the Universe (a cui hanno pensato Fabio ed Emiliano), Diabolik (organizzata dai ragazzi di Palermo Fumetto) e Cossi. Qualcosa come 300 pezzi, o giù di lì. La sera ero già cotto. Faccio l’inventario del materiale per l’area Live e vedo cosa manca. Con Emiliano, Fabio e Maurizio andiamo a mangiare a Castel Ursino, Anna rimane invece a lavorare sui file per il Workshop sul doppiaggio. Le previsioni mostravano tuoni e lampi per i giorni a seguire. Mani in testa. In realtà il tempo sarà fondamentalmente FAVOLOSO.

Giorno 14: prima di arrivare in Fiera, vado a comprare quello che mancava per la mia area. All’arrivo, finiamo di montare le due mostre rimanenti. Sparring partner per tutti questi bei lavori: Pippo e l’aiuto di alcuni ragazzi del Rakuen Cosplay. Quest’anno non riesco a vedere l’apertura. Giro un’ora la Fiera (la mia unica ora, vedrete, perché quel giorno gli appuntamenti da me sarebbero iniziati il pomeriggio), arrivano Sabrina, Danilo e Agnese e io ero già lanciato a dirigere l’area Live. Ore 15:00, esordisco con Edoardo Risso, il primo ad arrivare. Non ci si vedeva da qualche anno, ed Edoardo è sempre affettuoso e carino, una persona splendida. Da quel momento, mi assale un tifone, e mi sarà molto difficile ricostruire gli avvenimenti. In maniera spicciola potrei dire che incontro Enzo Draghi e Cristina D’Avena nelle nostre aree VIP, che Cristina arrivava in quel momento, poi aveva intervista/conferenza/prove/concerto, e dunque non ho neanche pensato di darle fastidio chiedendole una Canzone da fare insieme. A Enzo Draghi arriveremo dopo.
Sera, appunto, concerto della D’Avena con Draghi e Giorgio Vanni. 5000 persone. Inizio strepitoso.

Dopo il concerto, ci ritroviamo in area VIP con Lucio Parrillo, Monia, Dario… e cantiamo Pollon. Con Lucio, che l’anno scorso avevo visto poco, si crea un alchimia più forte, e ne sono particolarmente lieto.

Giorno 15: Emanuela Lupacchino (insieme ad Alessandro Di Sirio) mi viene incontro abbracciandomi con “ah, quindi sei tu Sergio!”; questo perché, il giorno prima, appena presentati, non aveva connesso fossi quello che l’aveva invitata a nome della Fiera. Da quel momento, si crea il primo nuovo legame forte. Emanuela è una ragazza, oltre che bravissima, dolcissima.
Sabato è stato un casino, ho corso, letteralmente, da una parte all’altra della Fiera e se ricostruisco tutto quello che ho fatto mi chiedo COME l’ho fatto.
Ho gestito la mia area, ho incontrato e poi pranzato con Monica Ward, Roberto Morville e Fabrizio Mazzotta (e torneremo anche su questo), ho fatto la Canzone del Giorno con Enzo Draghi, ho premiato il vincitore del Carnevale a Fumetti in area Palco, sono intervenuto, come autore, a una conferenza sul fumetto francese insieme a Barbara Canepa e Guillaume Bianco. Ecco. Nell’ordine, ecco Enzo Draghi:

Ed ecco me con Guillaume:

Non è una sorpresa il fantastico rapporto che ho con Barbara e Guillaume, ed è sempre bellissimo rivederli e passare del tempo insieme. Ci vogliamo molto bene e, anche se ci si vede poco, sembra sempre di esserci visti il giorno prima.

La sera siamo andati, staff e ospiti, a fare baldoria in un locale affittato per l’occasione con tanto di Open Bar. E, a fine serata, ci siam visti anche con Alessandro, Nicolò e Simone. Ecco. A questo punto scatta il Video Reportage di quei giorni, le parti buie vengono proprio da quella serata, buon divertimento:

Nonostante tutto, non abbiamo solo cantato, e ho chiacchierato amabilmente anche col trittico Mazzotta/Morville/Ward e, ovviamente, con Barbara e Guillaume.
E con Emanuele Di Giorgi e Concetta Pianura, che non vedevo da tanto, e con cui si sta iniziando a lavorare nuovamente insieme.
E con David Lloyd, che mi ha detto qualcosa del tipo “sono contento così, una bella manifestazione, un bancone e un bicchiere di vino”.

Rivelazione della serata: Maurizio Merluzzo, altra New-Entry nel reparto “legami immediati”. Ma anche a lui tornerò in seguito.

Giorno 16: doveva essere una giornata più tranquilla, e magari lo è stata rispetto al giorno prima, ma di certo non è stata facile: la mia area quel giorno è stata protagonista, ho accolto, infatti, per le performance, Miki Tori, Phil e Katja Foglio e David Lloyd, ovvero tutta gente con cui dovevo parlare in inglese. Meno male che c’era Emiliano. Meno male che c’era Giovanna Uttilla. E meno male che c’è sempre stato al mio fianco Vincenzo Salvo.
Lloyd è instancabile, e disegnerebbe per tutti. E lo fa.

Poco dopo pranzo, conquisto ben DUE Canzoni importanti: la prima col grande Fabrizio Mazzotta, che già l’anno scorso era con noi, uomo dalla simpatia dirompente, oltre che grande conoscitore ed esperto di fumetti e animazione. Cantiamo insieme Pollon. A seguire, potrete vedere la versione di Pollon della sera prima, in area Vip.

Subito Dopo, raggiungo uno degli apici della mia vita da nerd, che poco si vede nel mio comportamento professionale, ma che in questo caso è uscito fuori piuttosto prepotentemente. E non poteva essere altrimenti con Monica Ward, voce sì di Lisa Simpson, voce sì di mille altre cose, ma per me, soprattutto, voce di Kyoko. E se la mia gatta si chiama Kyoko ci sarà un motivo, no? Parlare con lei è stato fantastico, specialmente perché, anche lei, si è rivelata una persona di una delicatezza infinita. Meravigliosa. E abbiamo cantato insieme Ranma, che lei cantava insieme a Massimilano Alto. Se avete la pazienza di vedere il video fino alla fine, potrete assistere al frammento più nerd della mia esistenza. Grazie ancora, Monica 🙂

Poi c’è stata l’asta, fatta spalla a spalla con Emanuele Vietina. Meglio dell’anno scorso, ma ho idee specifiche per renderla molto migliore l’anno prossimo. In ogni caso, c’è gente che si è portata a casa un Mastantuono 50×70, ad acrilico, a poco più di 300 euro. Meditate collezionisti, meditate (presto caricherò foto e prezzi battuti).

La fiera sembrava finita, ma c’era un’ultima cena collettiva, con ospiti e amici ritrovati (uno su tutti, Maurizio Rosenzweig). Così, anche se stanchissimi, ci siamo distrutti un’ulteriore sera. Questa era, chiaramente, la parte più delirante del nostro lavoro, perché dovevamo rimanere con gli ospiti, ma era, allo stesso tempo, la parte più bella. Fra le cose successe quella sera, ecco un video a parte con Maurizio M.:

Fine di EtnaComics 2012.

Non è vero. L’indomani mattina nuovamente sveglia presto, per smontare le mostre. Poi ho fatto un giro con Barbara, Anna e Guillaume, e ci ha raggiunti Maurizio R.

E adesso passo ai ringraziamenti:
Anzitutto, Antonio Mannino e Alessio Riolo, i due colpevoli di EtnaComics. Sono FIERO di farne parte. Grazie, grazie e grazie. Se sto qui a descrivere tute queste belle sensazioni ed emozioni è grazie a loro. Certo, è anche colpa loro se sono ANCORA stanco (ma davvero) e senza voce, ma ci sta. EtnaComics è GRANDIOSA. Grazie.

Grazie a Dario Cherubino, che mi ha preso e trascinato qui dentro. E’ grazie al suo intuito e alla sua competenza se la sezione Comics funziona così bene.

Grazie a tutti gli amici dello staff, come Valentina, Pippo Burruano, Dario M. e Davide. E, chiaramente, Monia. Come faremmo senza di lei? E poi… è Monia!!!

Grazie a tutti gli amici in generale: Maurizio (e Alice), Fabio (e Daniela) ed Emiliano. Vedersi è sempre fantastico.

Mi spiace non aver potuto parlare molto con Marco Rizzo, Davide Catenacci, Corrado Mastantuono, Luigi Siniscalchi, sempre eccezionale, Tito Faraci e non aver potuto neanche veder da lontano Alfredo Castelli. Me lo perdo sempre.

E’ stato bello vedere molti ragazzi, non solo della Scuola del Fumetto, proporsi alla PRO-ZONE, area che ho fortemente spinto e voluto, dove parlare con gli Editori, e dove Barbara si è dedicata anima e corpo.

E chiudo con la Canzone di lunedì, fatta insieme ad Anna, al ritorno per Palermo, con cui ho condiviso gioie, dolori, stress ed emozioni. Insieme (e non in quel senso) siamo veramente eccezionali.


Sergio Toppi: Arte e Modestia.

Quando succedono queste cose faccio sempre la stessa premessa, cioè che il mondo del fumetto è molto piccolo e ci si conosce tutti, e che quindi la scomparsa di “qualcuno di noi” si fa davvero sentire come una scossa potente e devastante, anche se con quel qualcuno non si aveva un rapporto diretto. Ma Sergio Toppi, ahimè, era usato sempre come esempio nelle mie lezioni di fumetto come ultimo autore della prima gloriosa scuola di fumetto italiano che comprendeva calibri di un Hugo Pratt, di un Jacovitti, di un Battaglia.

E lo usavo anche come esempio per un altro motivo: Toppi era TOPPI, e se ne fregava però del fatto di essere TOPPI, approcciandosi, fino alla fine, al mondo del fumetto come un artigiano, anzi direi come un vero fumettista, perché il fumettista, prima che artista, è un autore al servizio di un sistema editoriale.

Negli States, i GRANDI autori si riconoscono, e si conoscono, grazie al fumetto main-stream, supereroistico in genere, tranne poche eccezioni. E sappiamo bene quanto sia un obiettivo anche da parte di numerosi altri disegnatori al mondo.
In Italia molti disegnatori di fumetti, e aspiranti tali, aspirano invece ad essere artistoidi, poco inclini a quello che in tutto il resto del mondo sarebbe il normale atteggiamento di un fumettista, e più interessati alla recensione su Repubblica e al godimento di essa che all’apparire su un numero di Tex, pur vendendo poi 100 copie del proprio fumetto.

Toppi era TOPPI, ricordiamolo. Era l’autore de IL COLLEZIONISTA e di SHARAZ-DE, ma era anche quello che ha lavorato per tutta la vita per Il Giornalino, disegnando qualsiasi cosa passasse per la baracca, ed era quello che a un certo punto della sua carriera decise anche di confrontarsi con qualche personaggio della Bonelli.

Era un autore grandioso e modesto allo stesso tempo, e ogni volta che lo “conoscevano” i ragazzi la reazione era sempre, unanimemente, la stessa: “FANTASTICOOO!!!”.

Ricordo, all’uscita della miniserie 1602 per la Marvel, di cui lui realizzò le copertine, di avere letto su Deviantart un commento di un ragazzello americano che diceva “belle le copertine di sto ragazzo italiano”.

Questo perché negli states un po’ se ne sbattono della storia del fumetto al di fuori dei loro confini, ma direi che è ancora più grave dover far sempre “conoscere” Toppi (o Battaglia, o Tacconi, o Micheluzzi) a una nuova classe di aspiranti fumettisti. Di chi è la colpa? Questo comunque è un altro discorso.

Toppi era, e sempre sarà, di grande insegnamento per questo motivo, ma era anche l’ultimo a ricordarci, attivamente, quale dovrebbe essere davvero l’atteggiamento e il ruolo di un fumettista.

Adesso, ahimè, dovrò parlarne a lezione con una piccola variabile, che non cambierà il risultato, ma che mi fa intristire moltissimo.


Sergio Toppi…

Con la morte di Sergio Toppi è finita del tutto un’era. Più avanti mi andrà di scrivere perché, al momento vi lascio solo a questa immagine.


RECENSIONE: The Amazing Spiderman (SPOILER A NON FINIRE)

Eh, stavolta non mi contengo.

Ammetto di essere andato al cinema parecchio prevenuto, di avere sopportato malamente la lavorazione tutta di questo film scellerato, voluto dalla Sony per risparmiare soldi rispetto ai vecchi cachet di Raimi e soci, e facendolo uscire in tempo per evitare che la Marvel potesse riprendersi i diritti cinematografici (e magari sperare in un film decente), e già i trailer facevano tintinnare parecchio il mio senso di ragno-lettore.

Nonostante tutto, nel momento in cui il mio culo ha poggiato sulla poltrona del cinema, sono stato colto da una falsa speranza, una pia illusione che avrei potuto sorprendermi un tantinello rispetto allo standard che mi ero immaginato. Ecco. Dannazione a me.

Partiamo subito da un argomento: il 3D di questo film è assolutamente ignobile, peggio del peggiore che avessi visto. Quindi: se proprio volete buttare dei soldi, vedetelo in 2D. Detto questo, passiamo al resto.

Trama: Peter Parker sta coi suoi zii, è un mezzo fesso, ma non troppo, è famoso perché scatta belle fotografie ma non si fa MINIMAMENTE CENNO alla sua passione per la scienza, primo elemento di mia incazzatura. Ti SEMBRA che lo sia SOLO perché ti ricordi il primo film (o i fumetti), ma ti giuro che qui non se ne parla proprio.

Trova una valigetta appartenuta a suo padre, dove all’interno ci sono delle formule segretissime su cui stava lavorando insieme a Curtis Connors. Tanto è deficiente il Peter Parker di questa schifo-dimensione che deve prendere dei libri per cercare di decifrare quello che c’è scritto.

Si imbuca così a uno stage presso la Oscorp, proprio con Curt Connors come relatore (tralasciamo il modo in cui si imbuca, please), e scopre che Gwen Stacy, la figona della classe, è nientepopodimenoche l’assistente del dottore. Si intrufola in maniera assolutamente ridicola in stanze segretissime, si porta dietro un ragno e viene morso.

Scopre più o meno subito di avere riflessi sovraumani e se ne bulla immediatamente il giorno dopo a scuola. Ora, che venga saltata la parte in cui fa il lottatore di wrestling mi è anche parsa una buona cosa, nell’idea di un reboot. Fa un po’ il cazzone, i suoi zii si preoccupano per lui, lui se ne fotte, esce incazzato da casa, suo zio Ben lo segue e incappa in un malvivente che Peter aveva beccato tre secondi prima in un negozietto e che, ovviamente, aveva lasciato andare.

Risultato: come sempre, zio Ben muore per un colpo di pistola.

Differenza clamorosa che mi fa incazzare: in questo modo, non solo Peter è cosciente del fatto che zio Ben è morto per colpa sua, ma lo è anche zia May, dato che quel poveraccio era uscito da casa per inseguire lo snaturato nipote.
Ma non preoccupatevi, questa differenza non avrà alcuna ripercussione, perché in questo film zia May è più idiota del nipote, e di parecchio, direi, e da questo momento in poi passerà al ruolo di comparsa.

Peter, che nonostante il senso di colpa per lo zio se ne fotte e si dimentica le tre commissioni che gli dà sua zia nel corso della pellicola, inizia una crociata stile Judo Boy contro tutti i criminali che assomigliano al tizio che ha ucciso suo zio, e che ha, a quanto pare, non un occhio solo, bensì un tatuaggio a forma di stella sul polso sinistro. Ricordate bene questo dettaglio, perché fra un po’ CE NE FOTTEREMO ALTAMENTE.

Lo stronzissimo capitano di polizia che detesta ‘sto tizio che picchia i criminali, TADAN, si scopre essere il padre della figona che lo ha addirittura invitato a cena. Lui, sempre spavaldo verso la cinepresa per far felici le adolescenti decerebrate, si comporta di merda col padre di lei, se la limona sul terrazzo e le dice pure che è Spiderman. Lei, probabilmente, si bagna.

Nel frattempo, va a cercare Curt Connors per avere notizie del padre scomparso, e, per farsi bello, gli spiattella la formula che non capisce, che pare essere la chiave per la rigenerazione cellulare tanto agognata da Connors. Così, Connors, dopo una serie di cazzate, si inietta questo benedetto siero e si trasforma in Lizard, però con la faccia da uomo.

Ecco, piccola incazzatura da ragno-fan: ho atteso 20 anni per vedere Lizard in un film, e mmò me lo fate con la faccia da uomo. Vabbè.

Connors va a cercare un tizio che lavora per Osborn e che si è fottuto il suo siero, fa un po’ di bordello, arriva Spiderman, lo picchia, e tutti e due si dimenticano del tizio che lavora per Osborn in un’auto appesa su un ponte. Ma non sono particolari importanti.

Peter capisce che Lizard (che non si chiama mai Lizard) è Curt Connors, così si sente colpevole per avergli rivelato la formula che lo ha trasformato in quel modo e rivela questa cosa, ovviamente, alla figona (che mi rifiuto di chiamare Gwen, se non si è capito). Anche questo, pare un dettaglio importante, ma verrà dimenticato presto.

Si picchieranno diverse volte, Lizard cercherà di infettare l’intera città con una specie di ventilatore molto potente, Gwen arriverà alla Oscorp per fare un antidoto, Peter invece, nonostante sia munito di ragnatele (che si è costruito non si sa come, dato che è un deficiente che non capisce un cazzo di scienza), faticherà non poco per arrivare allo stesso palazzo, manco fosse in Cina, e si farà aiutare, stremato, da una intera squadra di operai delle gru che, efficientissimi, dopo aver visto Spiderman in difficoltà, dopo circa tre secondi sono già sulle gru ad aiutarlo facendo… un percorso con le gru, con quella che definisco la sequenza più patetica dell’intera storia dei film di supereroi, più della sequenza finale del vecchio film dei Fantastici 4 (e intendo quello degli anni 90). Vedere per credere.

Finalmente questa specie di Spiderman giunge a destinazione, si picchia con Lizard, giunge in suo soccorso il padre-capitano-di-polizia della figona (a cui si era smascherato durante il faticosissimo tragitto) che lo aiuta, sostituisce il siero-virus con l’antidoto nel ventilatore gigante, Lizard torna Connors, e il padre della figona muore colpito e contuso, non prima di fare promettere a Peter che deve lasciare stare sua figlia. Oh, God.

Peter quindi, approfittando della cosa, si risparmia funerali e affini, e quando Gwen lo viene a cercare lui la evita. Alla fine del film però fa capire che se ne fotterà delle promesse. Ovviamente, Gwen ha dimenticato che Peter è direttamente responsabile della morte del padre, e gli va dietro uguale, quando invece poteva essere MOLTO più interessante se fosse stata LEI ad allontanare lui, come diretta conseguenza di tutto questo.

Ma in questo film ci si dimentica tutto, anche dell’assassino di zio Ben, che rimane così, libero come una rosa. Non potevo crederci, pensando, anzi sperando, che gli fosse dedicato un occhiello finale. Invece no. Nulla. Semplicemente, Peter se ne fotte, così come zia May se ne fotte che è colpa del nipote se Ben è morto, così come Gwen (l’ho detto!) se ne fotte che è colpa di Peter se suo padre è morto.

E sono numerose altre le cazzate che mi fanno incazzare di questo film, ma un grazie dobbiamo dirlo anche all’adattamento italiano, che ci ha regalato una frase da premio Oscar Trash, quando il capitano Stacy parla con la figlia e dice: il tuo BOYFRIEND ha mille maschere. OH-MIO-DIO.