blog

Io e Francesco Di Giacomo: da piccolo Fan a stampella umana

20130502-230324.jpg

Ho incontrato Francesco Di Giacomo per la prima volta nel 1998, a Palermo, durante il tour acustico del Banco del Mutuo Soccorso. Era già il mio gruppo preferito italiano di rock progressive. Mi portavo ancora i registratori a cassetta dietro, e, oltre il concerto, ho immortalato la nostra prima discussione. Per cercare di colpirlo, mi feci fare un autografo sulle mutande. Che conservo ancora. Poco tempo dopo andai a sentirli al concerto del primo maggio, a Roma, e, grazie al padre di un mio amico, riuscii a vederlo dietro le quinte, incontrandoli nuovamente. Rodolfo Maltese e Francesco erano quelli più increduli e affettuosi. Mi dissero che da lì a un paio di mesi avrebbero suonato ad Alcamo, e Vittorio Nocenzi mi donò il suo Pass privato, con cui potevo andare ovunque, anche sopra il palco, volendo, chiedendomi di riportarglielo la prossima volta che ci saremmo visti.

Poco prima che suonarono ad Alcamo, Rodolfo mi chiamò per ricordarmi del concerto. Francesco non lo avrebbe mai fatto, tollerava a malapena i cellulari e solo ultimamente si era rassegnato all’idea che doveva usarli. Ad Alcamo riconsegnai il Pass a Vittorio, stupito che avessi mantenuto la promessa. Francesco e Rodolfo furono, come sempre, deliziosi.

Poi passò qualche anno, e tornarono, proprio loro due, a Palermo, all’Agricantus, dove, per fortuna, sono abbastanza di casa. Andai quindi a prenderli all’aeroporto, con la mia amica Francesca. Da quel momento scattò la fase 2 del nostro rapporto, quella più confidenziale, quella in cui più volte ho avuto l’onore di girare in auto con lui, di parlare di musica, di politica, di umanità. A volte parlava solo lui, ma non lo faceva con atteggiamento egotista, ed era un piacere ascoltarlo. Quando iniziai a lavorare su Ballata per Fabrizio De Andrè si affezionò molto a me, al punto di parlare di me a diversi suoi amici, lui amava molto Fabrizio e cantava spesso Bocca di Rosa.

Una volta mi disse di aver visto il mio fumetto a puntate su l’Unità e che era molto fiero di questo. Ma era già da un po’ che gli facevo la Corte per fare qualcosa insieme, per avere qualche sua parola scritta apposta per me. Già dai tempi di Mono, per la Tunuè, iniziò la seduzione, ma lui era impantanato con mille concerti e impegni vari. Con Dieci Giorni da Beatle era troppo naturale, per me, pensare a lui, con cui ho parlato a lungo dei Beatles, che lui adorava e portava in giro con un bellissimo progetto acustico tutto dedicato alle loro canzoni.

Se penso a lui non penso, quindi, solo alle canzoni del Banco, ma a Eleanor Rigby o Here, There and Everywhere. E penso a Mogol, altro argomento di belle discussioni. E a Bocca di Rosa. E poi penso alla sua risata, alla sua incredibile umanità e gentilezza. Per un periodo ebbe dei problemi ad una gamba, subì una operazione, e camminava a stento, così, per un concerto, fui letteralmente la sua stampella umana, aiutandolo a salire o scendere le scale. E poi parlò di me, in platea, e io mi sentivo felice.

L’anno scorso ci siamo sentiti spessissimo per la Prefazione, e gli mandavo il materiale, poco a poco, per posta o per Fax, dato che non amava le e-mail. E amava le lettere scritte a mano. L’ultima volta che ci siamo visti fu due anni fa, al teatro Dante, per un bellissimo concerto del Banco insieme alle Orme. E mi viene da ridere, perché oltre a Francesca, con noi c’era anche un altro Francesco, che si occupava fra l’altro dell’organizzazione, e, mentre si tagliava una torta nei camerini, lo chiamai, convinto di avere loro due accanto, dicendo “Francesco, scusaci…”, ma in realtà ero solo, e sembrava che parlassi al plurale come un cretino. L’ultima volta che invece abbiamo discusso è stata a dicembre. Una telefonata qualsiasi, per sapere come stava, che faceva. E lui mi diceva ancora quanto gli fosse piaciuto il libro, e io gli chiedevo a cosa stesse lavorando.

Anche se il rapporto, negli anni, si era notevolmente trasformato, non ho mai smesso di essere un suo fan, ma posso vantarmi di essere stato anche qualcosa di più.

E posso vantarmi di queste parole, che lui scrisse per me:

Imagine, che sia un giorno che ti va bene, e già va bene. Imagine poi che ci sia anche il sole, e anche questo va bene.
Imagine che squilli il telefono, e questo non va bene, non va bene se stai pensando, lavorando, sognando… ma aspetta, dipende.
Imagine che chi ti chiama dall’altra parte dica «vuoi venire in paradiso? Oh! Capiamoci, non per sempre, solo per un po’». Lì per lì rimani tramortito, sottoschiaffo, felicemente rimbecillito, e non fai nessun calcolo, non valuti quello che ti sta succedendo o che potrebbe succedere, e non metti in conto che il caso, la vita, il destino o come vuoi che si chiami, tesse comunque la sua trama e ti mette in condizioni di non poter scegliere, anche se apparentemente ti sembra di scegliere, ma alla fine pensi e Imagine che una gran botta di culo
non si rifiuta certo, e qui scatta la trappola. Sei convinto che le tue ossa e la tua testa possano resistere benissimo a certe accelerazioni, e pensi di essere
abbastanza attrezzato per affrontare una giornata di cento ore o un mese lungo un anno, dormendo qua e là ogni tanto.
Ma se non è ora, quando?
E allora si parte, si va, come un maratoneta, ma la gara è lunga e la mazzata che ti arriva sulla milza è ben oltre tutte le supposizioni che hai cercato di Imagine. Sei convinto di poter sostenere qualsiasi confronto con il successo, anche se temporaneo, ed è proprio questa durata a termine il punto di rottura che prima ti avvolge e poi ti sconvolge, perché quando tutto si acquieta e le luci si spengono, il respiro torna normale, il giorno di ventiquattr’ore, le parole meno ansiose, arrivano i primi fantasmi, gli interrogativi, gli «e adesso?».
Già.
Adesso Sergio è veramente ad alto rischio, perché deve mettere in moto tutte le sue endorfine, a dispetto della sua serenità, per trasmettere tutto questo sulle sue tavole, la regia delle immagini, il segno, il colore giusto, raccontare un’epoca, un percorso che prevede anche dei cambi nel costume in cinquant’anni. Il viaggio «all’inferno e ritorno» di Jimmie Nicol nel sostituire Ringo Starr nel tour mondiale dei Beatles.
Sapevo che era nelle sue possibilità sorprenderci, e c’è riuscito lasciando ancora spazio a tutto l’Imagine possibile.


Parole

Perché non scrivo più molto sul Blog?

Non ho neanche “festeggiato” i suoi 8 anni. E non sono pochi.

In realtà, definire quest’anno è veramente difficile. Almeno è stato diverso. Ci sono tante cose da fare, e gran parte delle mie parole vanno a finire, e mi sento molto triste a dirlo, su Facebook.

Così, più passa il tempo, più mi sento in difetto, e meno scrivo. Però penso un SACCO di post che vorrei scrivere. Almeno una volta al giorno. E poi però non ho il tempo di scriverlo. O magari la voglia. Diciamo che è difficile trovare il momento in cui abbia sia il tempo che la voglia.

Soprattutto, mi sento responsabile di dovere scrivere qualcosa di interessante da leggere. Ed in realtà non dovrebbe affatto essere così. O no?

Cosa sono i blog adesso? 8 anni fa mi sentivo quasi un pioniere (anche perché in realtà ce n’erano stati altri prima, su altre piattaforme), e scrivevo solo per me. Per assurdo, essendocene molti meno in giro, mi trovai seguito e commentato da diverse persone. Ora, per chi scrivo? Non più per me stesso, altrimenti scriverei sempre, ma neanche per gli altri, altrimenti mi impegnerei a scrivere più spesso. Forse dovrei semplicemente chiuderlo. O forse dovrei semplicemente rilassarmi,


Un paio di Altroquandi fa

Ricordo la mia timidezza e una passione sfrenata per il fumetto. Potrei riassumere così la mia infanzia.

Quando entrai la prima volta da Altroquando, nell’ormai lontano 1992, fu come la mia prima Lucca Comics. Io, che pensavo quasi di essere l’unico a cercare e leggere certe storie, mi trovai improvvisamente catapultato in un luogo pieno di scaffali e fumetti, come mai ne avevo visti, così tanti, così diversi.

Ero così preso dai turchi che non ricordo affatto chi ci fosse alla cassa. Dino? Salvatore?

Io però abitavo lontano, in via Sampolo, avevo quindici anni e non ero abituato a prendere Autobus o a fare grandi tragitti a piedi, così da Altroquando mi ci feci portare nuovamente da mio padre, cercando di contagiarlo col mio entusiasmo alla parola “arretrati”. La prima volta che andai, acquistai Orange Road numero 1, appena uscito; la seconda Mangazine 1, preso proprio da quegli scaffali che mi eccitavano tanto. E mi fu data anche la prima cartolina di Altroquando, disegnata da Maurizio Clausi. Io la guardavo e pensavo “wow”, e desideravo poterne fare una io.

star-comics-starlight-orange-road-1-13499000010

Per ricordarmi qualcuno alla cassa devo aspettare la volta successiva, e lì sì che c’era Salvatore. Silenzioso io, silenzioso lui, credo di avere detto soltanto “buonasera”.

Salvatore mi faceva un po’ paura all’inizio, lo ammetto. Poi, nelle epiche volte in cui mi incamminavo fin laggiù, cominciai a conoscere qualche altro lettore, qualche altro appassionato e, soprattutto, qualche altro aspirante fumettista. In questo modo, dichiarai le mie intenzioni, ma, come al mio solito, mi sentivo comunque un emarginato, perché mi sembrava già di essere arrivato troppo tardi e di non riuscire a far parte di quella cerchia.

Ricordo di avere sentito lì, per la prima volta, la parola “Preview”, e venni a conoscenza che un mucchio di persone ordinavano albi e volumi che io neanche avevo idea.

Salto temporale. Siamo nel 2003. Ricordo di avere raccolto, grazie al mio entusiasmo, tutti quelli che conoscevo, direttamente o per sentito dire, che gravitavano intorno al fumetto, di avere organizzato una cena a casa di Claudio Stassi, a Barcarello. Io mi guardavo intorno e vedevo Giuseppe Lo Bocchiaro, Emiliano Santalucia, Daniela Ragusa, Fabio Butera, Maurizio, non so quanti altri (nessuna foto, ahimè, al riguardo) e poi Salvatore. Il fatto che lui fosse lì mi rendeva orgoglioso, sentivo di avere una Star alla cena che avevo fortemente voluto, e in cui mangiammo una pizza discutibile, ma in cui furono gettati i semi per molte delle cose che vennero dopo.

Altro salto temporale. Ricordo uno scambio di mail con Salvatore dove capivo che lui ce l’aveva un po’ con me. Io pensavo “ma che cazzo vuole questo?”, mi sentivo in pericolo, in realtà, non capivo poi cosa avessi fatto, e, a dire la verità, non ricordo assolutamente il motivo di quella discussione, fatto sta che andai in negozio, uscimmo, ci prendemmo qualcosa da bere in un locale lì vicino, sedendoci e parlando con calma, e iniziai a capire alcune cose, in primis che lui “ci teneva”. A me, forse, ma in generale a molte cose.

Da quel momento le cose cambiarono, e, anche se io ero ancora un turista sporadico, ero sempre accolto da lui o da Dino con un affetto evidente, e fu più facile anche rimanere un po’ a parlare.

Salto temporale, indietro. Feci il disegno della cartolina per i dieci anni di Altroquando. Avevo appena iniziato a lavorare per Panini, e quelle richiesta mi sembrava un risultato di cui vantarmi per l’eternità. Per inciso, quella cartolina mi piace ancora. E ne feci anche un’altra, e mi sentivo troppo forte.

PROVAFIR

Salto temporale. Salvatore mi chiamò per un progettino di piccole monografie su alcuni fumettisti palermitani. Io fui “il numero 1”. Questo mi ha sempre fatto sentire ancora più che troppo forte. Mi piaceva sentire che avevo la sua stima.

Salto. Mostra di Piccoli Brividi. Mostra del Gruppo Trinacria. Eventi fondamentali nella mia formazione, artistica e personale.

Salto. Salvatore mi fa vedere un mucchio di fumetti molto vecchi fatti a Palermo. Alcuni albi erano davvero incredibili. Facemmo un blog, con l’intento di mantenere viva la storia del fumetto fatto a Palermo. Poi le produzioni e gli autori diventarono sempre di più, e perdemmo di vista la cosa. Il blog, però, è ancora attivo, ed è visitabile QUI.

Ricordo, poi, di aver trovato ogni tanto, dentro gli albi, qualche stampa di foto che lui amava ritoccare.

C’è gente che ha conosciuto amori lì dentro, gente che si è anche fatta le foto del matrimonio. Altroquando, oggettivamente, non è un posto normale.

Ma, frequentandolo da più di venti anni, diventa come un amico a cui non dici mai che gli vuoi bene, e lo lasci sottinteso.

Oggi, al funerale di Salvatore, non c’era  una persona che non possa raccontare e riempire pagine con avventure personali vissute lì dentro, come sto facendo io.

Come mi è capitato di dire “pubblicamente”, l’altro salto temporale importante è stata una serata musicale al Malaussene, in cui, per la prima volta, raccoglievo solo ed esclusivamente canzoni importanti nella mia vita e ne parlavo un po’. Salvatore era lì, con Filippo. E, a fine serata, mi fece i complimenti. Io ero molto felice che lui mi avesse visto, e ascoltato. Ed ero ancora più felice che avessimo gusti musicali affini, perché quasi tutto quello che avevo cantato per lui significava qualcosa, soprattutto una canzone di John Lennon, “God”, che davvero ha molto da dire.

È una canzone sull’indipendenza, sul non accettare un ruolo imposto, sulla libertà di scelta, forse sull’anarchia, ma non nel senso di fottersene di tutto, ma di conoscere per poi fare delle scelte senza essere pecoroni.

Salvatore, per me, era questo, e anche altro, ed ecco la canzone presa proprio da quella serata.


Richard Matheson e il Terrore dietro l’angolo

Adesso tutti quanti a condividere su Facebook il suo profilo. Sapevo che mi avrebbe dato dannatamente fastidio.

Già, perché fino a ieri, il suo nome era quasi sempre seguito da un’espressione vaga e interdetta. E mi ero stufato di dire “quello di Io sono Leggenda”, che poi a tutti veniva in mente solo quella merdaccia fumante che è il film con Will Smith. Anche i suoi libri, in Italia, ebbero lo stesso destino: conosciuto bene solo “dai veri puri”, necessitavano spesso di una fascetta o un richiamo al film degenerato.

Ma io di Richard parlo da molti anni a Scuola del Fumetto e, piuttosto brevemente, cercherò di fare un sunto del perché sia stato uno dei più importanti innovatori della narrativa moderna, senza copiare e incollare nulla da Wikipedia, che magari fa figo ma non è quello che mi interessa. E si dovrà comunque parlare di Io sono Leggenda. Ma il libro.

Esisteva un tempo in cui la narrativa Horror era intesa come qualcosa di esotico: Dracula, Frankenstein, Il Castello di otranto, Il Vampiro, Carmilla… erano tutti romanzi che trasportavano in luoghi e situazioni diverse dalla realtà che ci circondava (chiamasi: Horror gotici).

Matheson, più di tutti, ebbe l’intuizione di spostare l’attenzione sul vicino di casa, sul piccolo paese di provincia, su situazioni potenzialmente vivibili dai lettori stessi. Non è un caso che chi poi è diventato famoso per questo, un certo Stephen King, non abbia fatto altro che dire continuamente che Matheson è stato a dir poco fondamentale per la sua formazione di scrittore. Niente più castelli o costumi strani: case e camicie.

Il lavoro di Matheson, comunque, è decisamente più complesso di un semplice ridimensionamento dell’ambientazione orrorifica, o del thriller in generale. Inoltre, l’attività che effettivamente lo portò a campare fu quella di sceneggiatore per il piccolo schermo (anche il cinema, eh, ma soprattutto il piccolo schermo), il che ci porta a fare diversi discorsi paralleli, difatti l’influenza di Matheson è ben fitta un po’ ovunque, solo che non si sa molto.

Partiamo proprio dal fatidico Io sono Leggenda: è un piccolo racconto, uscito negli anni 50, quando ancora i Vampiri erano eleganti, usavano il mantello e si bruciavano alla luce del sole. In questo raccontino Matheson svilisce tutti i luoghi comuni tipici del vampirismo, cercando anche di dargli una radice scientifica (elemento comune dei suoi romanzi, per premere sul tasto della credibilità), e costruisce un affresco claustrofobico, apocalittico, fantastico ma terribilmente realistico: il protagonista non è un colonnello della Difesa, non è uno scienziato da premio Nobel, non è l’erede di chissà quale incredibile casata, no. È un uomo abbastanza normale, che però si ritrova ad essere l’ultimo uomo sulla terra, circondato da terribili bestie (più o meno, vampiri) da cui deve difendersi vita natural durante, costringendolo a trovare rimedi e soluzioni per la sopravvivenza, tutte cose tangibili, da semplice persona “intelligente”, quale è (mi pare il minimo).

Ma è la situazione a fare da padrona in Io sono Leggenda, l’atmosfera. Per tutta la fase iniziale, noi abbiamo a che fare solo con quest’uomo e i suoi problemi, che diventano anche i nostri, perché vive in una casa normale, e ci costringe e guardarci intorno, mentre lo leggiamo sul nostro letto, o sul divano, a immaginare possibili soluzioni nel caso in cui questa tragedia accadesse a noi. Immedesimazione totale.

Il filo di Io sono Leggenda, poi, è molto lungo è particolare: George Romero si ispirò ad esso per creare i suoi Zombie, che “vivono” sullo stesso stesso concetto base: uomo chiuso in casa, fuori un sacco di Zombie, sopravvivenza.

Più in generale, essendo autore che saltella dai libri alle pellicole, la sua influenza nel cinema di genere è stata a dir poco devastante, magari non sui film di Vampiri, ma su tutto il modo moderno di scrivere Horror e Thriller.

E anche L’Eternauta pare seguire lo stesso filone: pioggia radioattiva, uomini chiusi in casa, sopravvivenza.

Di Io sono Leggenda esistono tre versioni cinematografiche: la prima, con Vincent Price (L’ultimo uomo sulla terra… i lettori di Dylan Dog ricordano qualcosa?), fu girata addirittura a Cinecittà, e vanta la sceneggiatura dello stesso Matheson. È un film oscuro, difficile da far godere appieno per qualche appassionato di Horror moderno (ovvero quello sbagliato). Il secondo si chiama Luci Bianche sul Pianeta Terra, è a colori, è un po’ più kitsch, ma non è affatto male. Il terzo non esiste.

(copertina bellissima, eh?)

Fatto sta che questa visione post-moderna del Vampiro, fu così innovativa che non la cagarono di striscio in quel tipo di narrativa, continuando a propinarci vampiri mantellosi fino all’altro ieri (romanzi gotici e Ann Rice a parte, tutto il resto è fuffa).

Ma Matheson ha anche scritto Duel, un racconto pazzesco in cui un autista si ritrova inseguito da un camion che lo vuole buttare fuori strada. E uno si chiede: ma come può andare avanti un racconto del genere? Ebbene sì, va avanti fino alla fine. E il bello è che il camion non è nessuna “macchina infernale”. Dentro c’è qualcuno, non un demone, ma un essere umano. Perché vuole ucciderlo? Non importa. E Spielberg, di Duel, ne fa il suo primo lungometraggio, con sceneggiatura di Matheson. Un piccolo capolavoro.

Ma Matheson ha anche scritto La casa D’Inferno, da cui è tratto Dopo la Vita (da non confondere con un altro film omonimo), e anche in questo caso è giusto parlare del film, perché la sceneggiatura è sempre sua. E questo film è uno dei più incredibili a tema Spiritismo che esista. Chiaramente un appassionato di Horror moderni lo considererebbe fuffa, ma un appassionato di film Horror moderni è solo fuffa, e questo film è fottutamente pauroso. Anche qui, Matheson traduce la classica storia di una casa infestata a modo suo, con personaggi molto realistici e, soprattutto, spiegazioni fortemente scientifiche in un periodo in cui lo Spiritismo era molto in voga un po’ per tutti.

Sullo stesso tema direi che vale la pena leggere Io sono Helen Driscoll (titolo italiano terribilmente spoileroso), anche qui la chiave di credibilità di quella che, tecnicamente, sarebbe considerata solo una storia di fantasmi, è veramente molto alta. In questo caso il film non va visto.

Ma Matheson ha anche scritto una serie di episodi di Ai Confini della Realtà. Basta il nome di questa serie per ricordarci che il suo filo porta a X-Files.

Ma Matheson ha scritto anche Tre millimetri al Giorno, una storia pazzesca di fantascienza.

Ma Matheson ha scritto anche un gioiellino dal titolo La Preda, da cui è tratta una versione televisiva a bassissimo costo ma che è un vero e proprio must dell’iconografia Horror (che ha portato poi a tutto il filone de La Bambola Assassina e cose del genere)

Ma Matheson ha scritto anche una marea di raccontini brevi un più geniale dell’altro.

E Matheson ha scritto per la TV uno degli episodi più mitici, belli e maturi dello Star Trek Classico, quello col Kirk Doppio. Poesia pura.

State condividendo la sua foto e il suo profilo su Facebook? Bene. Leggetevi anche qualcosa di suo (da un po’ di anni la Fanucci si è presa la briga di ristampare tutto, in edizioni decorose), e ne sarete felici. Chi già lo conosce, invece, lo ama già sicuramente.


Propositi dell’anno, in ritardo

Come di consueto, a metà anno mi ritrovo a rileggere i propositi del fine anno precedente. Questo mi ha fatto rendere conto di NON aver scritto dei buoni propositi per quest’anno (incredibile), così recupero in corner e me li faccio adesso, per poterli controllare a fine anno (almeno):

– Promuovere bene Dieci Giorni da Beatle

– Scrivere e iniziare il Libro Nuovo (sì, ce n’è già un altro…)

– Dimagrire 8-10 chili

– Andare a Lucca Comics

– Trovare un ingaggio incredibile

– Uscire con un EP di inediti (o magari 3 o 4 Video)

– Tagliare i rami secchi, sono diventato davvero rincoglionito, dimentico le cose, troppe cose da fare, troppe cose per la testa.

Ci vediamo a dicembre.

 


Bibliografia completa

Ho fatto un elenco di tutti i miei lavori che ruotano intorno al fumetto, e al disegno in generale, partendo dalle pubblicazioni amatoriali, ma solo, e sempre, roba pubblicata.

Perché l’ho fatto? Megalomania? Insicurezza cronica (così da dimostrare a me stesso di aver fatto qualcosa in questi anni)? Pura e semplice deformazione professionale da archivista?

Bo.

17Fumetterie4

Allo stato attuale, eccolo:

1997:
Tuttoquanto n. 101, maggio 1997, Helix Media Editore, copertina
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 2, 27-09-1997, Xiomenos (8 tavole)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 4, 11-10-1997, K’Matrix (4 tavole)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 5, 18-10-1997, K’Matrix (4 tavole)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 6, 25-10-1997, La Sindrome di Moebius (2 tavole)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 7, 1-11-1997, Dietro le quinte della mostra (1 tavola)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 10, 22-11-1997, Kern (8 tavole)

1998:
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 16, 3-01-1998, copertina

1999:
6864 ore al 2000, Catalogo Affiche, ottobre 1999, 8 tavole

2000:
Fandango n. 7, Panini Comics, luglio 2000, Foolys ep. 1 (4 tavole)
Hobby Planet n. 1, MBE, marzo 2000, Foolys ep. 2 (4 tavole)
Hobby Planet n. 1, MBE, maggio 2000, Foolys ep. 3 (3 tavole + illustrazioni)
Hobby Planet n. 1, MBE, agosto 2000, Foolys ep. 4 (4 tavole)
Il Commissario Montalbano CD-ROM, Il Cane di Terracotta, Sellerio Editore, 2000, colorazione
Niño n. 3, dicembre 2000, illustrazioni

2001:
Ninos Ferrato, Il gatto dalle lunghe zampe, Lo Sciacallo Elettronico, ottobre 2001, 8 tavole
Palermo-Dubrovnik andata e ritorno, Catalogo Affiche, settembre 2001, 2 illustrazioni
Il Commissario Montalbano CD-ROM, Il Ladro di Merendine, Sellerio Editore, 2001, colorazione

2002:
Il Commissario Montalbano CD-ROM, La voce del Violino, Sellerio Editore, 2002, colorazione
Piccoli brividi n. 1, Panini Comics, giugno 2002, (9 tavole + illustrazioni)
Piccoli brividi n. 2, Panini Comics, novembre 2002 (9 tavole + illustrazioni)
Fumettagenda 2002, Luca Bonanno Editore, Foolys ep. 3

2003:
Piccoli Brividi, Panini Comics, edizione spagnola, 3 numeri contententi i 6 numeri prodotti per l’Italia (20 tavole e illustrazioni inedite)
Fumettagenda 2003, Luca Bonanno Editore, Foolys ep. 4
Monster Allergy n. 4, Buena Vista Comics, ottobre 2003, colore + illustrazione
Monster Allergy n. 5, Buena Vista Comics, novembre 2003, colore
Monster Allergy n. 6, Buena Vista Comics, dicembre 2003, colore
Cartolina Natale Panini Comics, dicembre 2003

2004:
No comment 2004, Luca Bonanno Editore, Foolys ep. 5 (4 tavole)
Chiaroscuro n. 1, Sergio Algozzino, Altroquando, dicembre 2004, illustrazioni inedite + Foolys ep. 6 (4 tavole)
Il Primitivo Magazine n. 1, Il Primitivo Editore, novembre 2004, The sweet dinosaur (3 tavole)
Ratman Color Special n. 2, Topin the wonder mouse, ottobre 2004, colore
Monster Allergy n. 8, Buena Vista Comics, febbraio 2004, colore
Monster Allergy n. 9, Buena Vista Comics, marzo 2004, colore
Monster Allergy n. 10, Buena Vista Comics, aprile 2004, colore
Monster Allergy n. 11, Buena Vista Comics, maggio 2004, colore + illustrazioni
Monster Allergy n. 12, Buena Vista Comics, giugno 2004, colore
Monster Allergy n. 14, Buena Vista Comics, agosto 2004, colore
Monster Allergy n. 18, Buena Vista Comics, dicembre 2004, colore

2005:
Il Primitivo Magazine n. 2, Il Primitivo Editore, novembre 2005, The sweet dinosaur (3 tavole) + Giovanni (5 tavole)
Gioco di china, Catalogo Palermo-Salonicco, 2005, Foolys ep. 5
Margini n. 2, Navarra Edizioniottobre 2005, illustrazioni
Tutt’a un Tratto, Tunuè, maggio 2005, saggio
Monster Allergy n. 20, Buena Vista Comics, febbraio 2005, colore
Monster Allergy n. 23, Buena Vista Comics, maggio 2005, colore
Monster Allergy n. 26, Buena Vista Comics, agosto 2005, colore
Monster Allergy n. 29, Buena Vista Comics, novembre 2005, colore + 1 tavola
Avatar n. 0, Cronache di Topolinia, novembre 2005, cover
Avatar n. 1, Cronache di Topolinia, novembre 2005, cover
Avatar n. 2, Cronache di Topolinia, dicembre 2005, cover
Tea Sisters n. 1, Il codice del Drago, Piemme, 2005, supervisione

2006:
Monster Allergy, illustrazioni per Card Game
Monster Allergy, illustrazioni per English Book
Leggere Hugo Pratt, Tunuè, ottobre 2006, illustrazione
Il Piccolo Missionario n. 931, maggio 2006, Banda PM, 10 tavole
Avatar n. 3, Cronache di Topolinia, marzo 2006, cover
Avatar n. 4, Cronache di Topolinia, aprile 2006, cover
Avalonia special n.2, Cronache di Topolinia, aprile 2006, cover
Avatar n. 5, Cronache di Topolinia, ottobre 2006, cover
Avatar n. 6, Cronache di Topolinia, novembre 2006, cover
Mono n. 1, Tunuè, novembre 2006, supervisione e 1 tavola
Geronimo Stilton, Grandi Storie, L’isola del tesoro, 2006, 5 illustrazioni

2007:
Avatar special n. 1, Cronache di Topolinia, marzo 2007, cover
Resistenze, Beccogiallo, giugno 2007, 4 tavole
Mikido, Soleil Edition, 2007, disegni e colore
Mono n. 2, Tunuè, aprile 2007, supervisione e 1 tavola
Mono n. 3, Tunuè, novembre 2007, supervisione
Pluie d’été, Les Humanoides Associés, 2007, volume
Lanfeust Mag n. 100, Soleil Edition, luglio 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 101, Soleil Edition, agosto 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 102, Soleil Edition, settembre 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 103, Soleil Edition, ottobre 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 104, Soleil Edition, novembre 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 105, Soleil Edition, dicembre 2007, Epictete, strip
Il signor Vattelapesca, Spettacolo teatrale di Sergio Vespertino, Animazioni

2008:
Il Piccolo Missionario n. 954, aprile 2008, Banda PM, 10 tavole
Avatar special n. 2, Cronache di Topolinia, giugno 2008, cover
X-campus, Panini Comics, 2008, colore e supervisione del colore
Zero Tolleranza, Beccogiallo, giugno 2008, 3 tavole
***Ballata per Fabrizio De Andrè, Beccogiallo, dicembre 2008, volume***
Mono n. 4, Tunuè, giugno 2008, supervisione
Mono n. 5, Tunuè, novembre 2008, supervisione
***Pioggia d’estate, 001 edizioni, ottobre 2008, volume***
X-treme Tuning n. 1, Enrico Barbieri Editore, marzo 2008, colore
X-treme Tuning n. 2, Enrico Barbieri Editore, maggio 2008, colore
Lanfeust Mag n. 106, Soleil Edition, gennaio 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 107, Soleil Edition, febbraio 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 108, Soleil Edition, marzo 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 109, Soleil Edition, aprile 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 110, Soleil Edition, maggio 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 111, Soleil Edition, giugno 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 112, Soleil Edition, luglio 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 113, Soleil Edition, agosto 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 114, Soleil Edition, settembre 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 115, Soleil Edition, ottobre 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 116, Soleil Edition, novembre 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 117, Soleil Edition, dicembre 2008, Epictete, strip
V for Fumetto, ProGlo, 2008, volume collettivo
Crime suspen stories n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
Frontline combact n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
Piracy n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
The Haunt of Fear n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
Weird Fantasy n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
Ministero, 001 edizioni, 2008, colore cover

2009:
Il mucchio selvaggio n. 656, marzo 2009, The musical box, 2 tavole
***Comix Show, 001 edizioni, ottobre 2009, volume***
Joy Cut, PillowCase, 2009, illustrazioni per il videoclip Mister Man e booklet del cd
Akkura, Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme, Dario Flaccovio Editore, novembre 2009, cover
Epictete, Soleil Edition, novembre 2009, volume
Lupo Alberto n. 291, settembre 2009, colore di un episodio
Dinofroz world magazine n. 1, GP Publishing, marzo 2009, supervisione
Dinofroz world magazine n. 2, GP Publishing, maggio 2009, supervisione
Dinofroz world magazine n. 3, GP Publishing, luglio 2009, supervisione
Dinofroz world magazine n. 4, GP Publishing, ottobre 2009, supervisione
Dinofroz world magazine n. 5, GP Publishing, dicembre 2009, supervisione
Il messaggero dei ragazzi n. 913, febbraio 2009, Meg, supervisione colore
Lanfeust Mag n. 118, Soleil Edition, gennaio 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 119, Soleil Edition, febbraio 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 120, Soleil Edition, marzo 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 121, Soleil Edition, aprile 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 122, Soleil Edition, maggio 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 123, Soleil Edition, giugno 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 124, Soleil Edition, luglio 2009, Epictete, strip
Crime suspen stories n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover
Frontline combact n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover+
Piracy n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover
The Haunt of Fear n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover
Weird Fantasy n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover
Il collezionista di sogni, 001 edizioni, 2009, colore cover
Storia triste, 001 edizioni, 2009, colore cover

2010:
Young Strange, Panini Comics, 2010, colore
Lanfeust Mag n. 129, Soleil Edition, marzo 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 130, Soleil Edition, aprile 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 131, Soleil Edition, maggio 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 132, Soleil Edition, giugno 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 133, Soleil Edition, luglio 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 134, Soleil Edition, agosto 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 135, Soleil Edition, settembre 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 136, Soleil Edition, ottobre 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 137, Soleil Edition, novembre 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 138, Soleil Edition, dicembre 2010, L’Étranger, strip
Dinofroz combact magazine n. 1, GP Publishing, febbraio 2010, supervisione
Dinofroz combact magazine n. 1, GP Publishing, aprile 2010, supervisione
Alice nel paese delle Meraviglie, Teatro Massimo di Palermo, ottobre 2010, supervisione delle animazioni realizzate dai ragazzi del Liceo Artistico Eustachio Catalano di Palermo.
Al Buio, Spettacolo teatrale di Ernesto Maria Ponte, 2010, illustrazioni per una scena
Alvan Major n. 3, 001 edizioni, 2010, colore cover
Barbara n. 1, 001 edizioni, 2010, colore cover

2011:
Lanfeust Mag n. 139, Soleil Edition, gennaio 2011, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 140, Soleil Edition, febbraio 2011, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 141, Soleil Edition, marzo 2011, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 142, Soleil Edition, aprile 2011, L’Étranger, strip
Calendario 2012, Prezzemolo & Vitale, illustrazioni
Crime suspen stories n. 3, 001 Edizioni, 2011, colore cover
Weird Fantasy n. 3, 001 edizioni, 2011, colore cover
Nuovo mondo, 001 edizioni, 2011, colore cover

2012:
Ballata per Fabrizio De Andrè, Beccogiallo, febbraio 2012, ristampa a colori
Cecio Felicio e Agata Patata, edizioni Arianna, febbraio 2012, illustrazioni
Hellzarockin’, Tunuè, marzo 2012, episodio su Ozzy Osbourne
Italia da fumetto, Tunuè, marzo 2012, colore cover
Casa Rio, Kemeco, illustrazioni per il sito
Rio Azzurro Bum Bum, Kemeco, etichetta

2013:
Musica Nuda, Blue Note Records, gennaio 2013, cover
La Vita SiCura, Regione Siciliana, Assessorato alla salute, 3 corti animati, animazioni e musica
Barbara n. 3, 001 edizioni, 2013, colore cover
***Dieci Giorni da Beatle, Tunuè, giugno 2013, volume***

Spider-Gek:
da Uomo Ragno n. 386, Panini Comics, marzo 2004, 1 volta al mese (eccezionalmente 2)

Altre edizioni estere:
Piccoli Brividi, Panini Comics, edizione francese, 2003.
Zack, dal n. 198, gennaio 2010, Epictete.
Monster Allergy, edizione francese della Soleil Edition
Monster Allergy, 1a edizione tedesca Carlsen, 2a edizione tedesca Egmont


Nuovo Libro: Verso la fine

Prima del lettering, prima delle ultime chine e acquarellate, oggi ho marchiato l’ultima tavola a matita. 80. Ne ho anche aggiunte 6 rispetto alla sceneggiatura iniziale. Purtroppo, per me era giusto così. Come se avessi avuto tempo in più. Come se fratturarmi un osso del piede non avesse reso le cose già abbastanza difficili.

Ho disegnato con la gamba tesa verso l’alto per due settimane, e la schiena curva nel senso opposto. Non è stato facile. E non mi sono riposato mai. Come sempre, però, il pregio di queste maratone è che segnano un periodo ben specifico della mia vita, e avrò dei ricordi molto specifici.

Nel frattempo,  è uscito in edicola un Topolino con una bella storia scritta da Francesco Artibani e disegnata da Giorgio Cavazzano, in cui Topolino va in Sicilia e incontra Topoalbano, chiaramente ispirato al Montalbano di Camilleri, che ha approvato il progetto; quando l’anno scorso Francesco iniziò a scriverne la sceneggiatura, mi chiese una serie di piccole “traduzioni” dall’italiano a un siciliano potabile, così posso fregiarmi di aver potuto contribuire a far pubblicare la mia parola dialettale preferita da sempre (CAMURRIA) sulle pagine del settimanale a fumetti più storico d’Italia.

Francesco, a sorpresa, ha chiamato un personaggio col mio cognome. Non mi assomiglia affatto, ma un po’ mi piace vederlo come mio padre. E dato che è sulle pagine di Topolino che ho iniziato a leggere, e a desiderare di volere fare fumetti, considero questa piccola cosa un grandissimo onore.

comm


Immagine

Buona Pasqua 2013

Pasqua 2013


Fantasmi, Sante e Monache a Palermo.

In questi giorni c’è stato un gran parlare di un avvenimento mistico e meraviglioso: nel cuore del Capo, uno dei più antichi quartieri, e mercati, palermitani, è apparsa improvvisamente, in cima al campanile della chiesa di Santa Maria della Mercede, la figura di una monaca. Questa apparizione straordinaria si ripete da giorni, e i curiosi si sono trasformati in un vero e proprio pubblico in delirio. C’è chi l’ha riconosciuta come Santa Rita, chi come Santa Maria della Mercedes, il prete della chiesa ha addirittura rivelato che potrebbe trattarsi di Satana, fatto sta che, puntualmente, al calar della sera, boicottando qualsiasi regola del settore, Santa Rita o chiunque sia appare agli occhi di tutti, pronta a farsi fotografare, immortalata in video e servizi televisivi, sempre immobile, fra l’altro. Un fantasma piuttosto egocentrico e fotogenico, direi.

 

 

Sia chiaro, parlo, mi interesso, e leggo, di spiritismo da più tempo di quanto frequenti i miei più vecchi amici. Il che mi ha reso davvero facile l’ovvia conclusione che fosse un’illusione ottica.

Ma ho osservato l’evento incuriosito, leggendo tutti gli articoli e vedendo tutti i video che ho trovato in giro, sapendo bene quale fosse la soluzione dell’enigma, ma scegliendo di non proferir parola.

Perché? Semplice. In un’epoca dove i libri scolastici saranno sostituiti da Tablet, dove le nostre madri padroneggiano computer e Facebook, era semplicemente emozionante vedere tutta questa gente accalcata esattamente come sarebbe accaduto dieci, venti, trenta, cento o duecento anni fa. Ho studiato, più che l’avvenimento in sé, le parole degli intervistati, la fiducia che riponevano nella visione che avevano davanti ai loro occhi, e la passione con cui esponevano le loro teorie.

Ho cercato di immedesimarmi nei loro pensieri, un misto di speranza e terrore, ed è stato bello.

Poi, improvvisamente, dopo solo un paio di giorni, la tecnologia ha distrutto la magia, con un bel video che, con tanto di grafici, fermo immagine e selezioni delle zone interessate, mostra a tutti come la fatidica monaca sia effettivamente un gioco ottico composto di ombre, un faro posto lateralmente e il muro scrostato.

 

 

Sinceramente, avrei voluto osservare un altro po’ di caos. Già fremevo all’idea di carovane da varie parti dell’Italia, di aerei stracolmi di vecchiette, di troupe televisive da altre regioni. Magari avrei potuto tirarci su un commercio, vendere maglietta con l’effige di Santa Rita, medaglioni, braccialetti.

Avrei potuto essere ricco.

E invece no. Dannata tecnologia. Non si può più sognare in pace.


2012

E siamo alla raccolta di fine anno, che scrivo puntualmente, in vari supporti, dal 1993 e che segna sempre un giro di boa importante.
Cercherò di essere bravo, e di analizzare tutto brevemente, partendo anzitutto dai propositi dell’anno scorso:

– Farmi PUBBLICARE almeno un libro nuovo.
Ok, non ho pubblicato un libro “intero”, ma ho partecipato a un volume antologico, pubblicato la ristampa riveduta, corretta e colorata di Ballata per De Andrè e, soprattutto, firmato DUE contratti per due libri, su cui sto lavorando. Fondamentalmente, il proposito rappresentava il mio volere rimettermi in moto, e l’ho decisamente fatto. Per tanti motivi.

– Scrivere di più sul blog.
Ci ho provato, ma non credo di aver fatto molto, ma almeno mi sono dato una spiegazione: oltre alla mole crescente di cose da fare, il massiccio uso di uno strumento, criticato quanto volete, come Facebook, con tutti gli usi paralleli che ne faccio, giustifica tutto questo. Inoltre, la Canzone al Giorno, per me, è stato letteralmente un diario GIORNALIERO, come non lo tenevo dai tempi del liceo, quindi vado molto orgoglioso della sezione “lasciare più tracce di me da potere rileggere in futuro”.

– MANTENERE il peso.
Fallito miseramente. Per metà anno è andata bene, anzi, ero pure dimagrito ulteriormente.

– Tornare ad essere puntuale.
Un pochino meglio, ma fallito anche questo.

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone.
Fallito, però non me ne pento molto. Magari l’anno scorso la vedevo in maniera diversa.

– Lavorare, lavorare e lavorare.
Aggiungo un altro lavorare a quei tre. Quindi direi che va bene.

– Scrivere.
Ho scritto un libro nuovo, e sono già ai disegni, e ho almeno un altro libro in coda da scrivere, come dicevo su, e probabilmente anche un altro bel progetto.
E parlo solo di cose concrete.

Su tutto, gioco facile perché era davvero dura chiudere un anno male come l’anno scorso. Quest’anno è stato l’anno della rivalsa emotiva, professionale e spirituale. Un buon inizio per quello che, ci conto per davvero, sarà un altro anno in salita. La vedo davvero così. E se non è una buona chiusura questa…

CHIUDO qui con le parole usate su una Nota nella Pagina di Una Canzone al Giorno, che ieri ha visto la sua conclusione e oggi il suo Epilogo. Credo di essermi espresso molto bene lì, e sfrutto quei video di cui parlo per farvi/mi i migliori auguri di buon anno. Soprattutto, il video EPILOGO, rappresenta per davvero la più grande forma di ricordo che io abbia mai avuto di un anno della mia vita. Ogni Canzone mi ricorda qualcosa, qualcuno, uno stato d’animo, un sentimento, stanchezza, rabbia, frustrazione, felicità, positività, e circa un milione di altre cose.

È stata una lunga avventura.
Ho iniziato per gioco, ma anche se i video sono man mano migliorati, comprando una webcam nuova, un ukulele nuovo o raffinando la voce, l’intento rimaneva lo stesso. C’è un mondo dietro la Canzone al Giorno, nata in un momento di totale e folle irregolarità nella mia vita, emotiva, professionale e spirituale. E questa cadenza regolare, questa costanza, mi ha ridato il ritmo che avevo perso. Ho registrato video ovunque mi trovassi, e non ho MAI barato per un giorno. Mai usato una Canzone fatta il giorno prima. Ho abusato del mio tempo e delle mie forze, lasciandomi trascinare in un’impresa di cui sono orgoglioso, che non mi ha dato soldi, ma che mi ha dato molta felicità in diversi momenti. Anche frustrazione, lo ammetto. A volte ho RITARDATO o posticipato impegni per fare la Canzone, causando un effetto contrario sullo scopo di partenza, ma anche se ho ritardato (o rinunciato) a singoli avvenimenti, ho comunque ritrovavo un benessere generale.
Spesso mi sono anche chiesto perchè continuavo, e questo avveniva nei momenti di sconforto, vuoi per una giornata dura, vuoi per un video cantato bene che non commentava nessuno… 366 Canzoni sono tante, e capisco di avere messo alla prova anche voi che mi avete seguito.
Non sono molto bravo a suonare, un pochino lo sono a cantare, ma dovendo registrare ogni giorno capitava di avere una brutta voce, o che si era fatto troppo tardi per potere fare una determinata Canzone senza che i vicini mi uccidessero, ma più che la qualità ho voluto puntare sulla costanza, e sull’impegno. In fondo, faccio sempre così…
Ecco quindi cosa farò adesso: continuerò a registrare Canzoni periodicamente, ma senza una scadenza fissa, in questo modo cercherò di fare Canzoni di cui andrò fiero, senza troppi pentimenti, perchè, qualità o no, se, per via della fretta, riascoltavo una mezza stecca in un video pubblicato, magari un po’ avrei voluto rifarla, almeno al massimo delle mie possibilità. Magari lavorare di più su video sovrapposti, o ricominciare a fare fotomontaggi, fare delle collaborazioni a distanza. E soprattutto iniziare a lavorare su Canzoni mie.
E in fondo un anno di fila me lo sono fatto, quindi non tradisco nulla e nessuno.
Se vorrete ascoltarmi ancora, sarò sempre qui.
Di conseguenza, grazie.
Grazie a tutti gli amici che hanno partecipato a una o più Canzoni, è stato un onore condividere con voi questa impresa. Non mi vergogno a dire che, riguardando We re the World, ho pianto come un bambino. È la summa di un’emozione condivisa, di un divertimento generale, di uno spirito libero, e di una passione fortissima che è la musica, che porta emozioni come nient’altro al mondo, e lo dico io che sono un disegnatore, più che un musicista. Non avete idea di quanto sia bello per me ogni singolo fotogramma di quel video, di quanto sia emozionante quell’ammasso di voci dove io so riconoscere ognuna delle persone che ha contribuito al coro.
E grazie a voi che avete visto una o più Canzoni. Alcune persone hanno quasi messo mi piace ad ogni video, altre sono apparse e scomparse. Non ho mai avuto picchi da fenomeno multimediale, le visualizzazioni sul canale YouTube sono sul centinaio per video, al massimo, e alcuni ne hanno veramente poche… ma non recrimino niente, perchè rimarranno lì, e se qualcuno di voi che non sa di quel che parlo, e volesse cominciare da oggi ad ascoltare Una Canzone al Giorno, è il benvenuto.
Eccovi dunque un mio video di commiato da questa esperienza, una piccola summa di tutto, e un piccolo contributo finale, che ho in mente da molti mesi, e che ho, rigorosamente, registrato oggi:

E, per inciso, ecco l’ultima Canzone:


Quella voglia di budino

Farò adesso un elenco di roba da mangiare che mi ricorda follemente il periodo elementaresco:

Il porta pranzo.
155899_505116729509332_2054190897_n

In quarta e quinta elementare uscivo da scuola alle 16. Inizialmente mia madre mi iscrisse alla mensa scolastica, ma ho pochi ricordi e tutti orrendi (panini gommosi, pasta insapore…), così poi passò a prepararmi da mangiare ogni giorno.
Dentro il mio porta pranzo, quel che ricordo di più sono le fette di pollo impanato e le frittate con patate. Nello scompartimento in basso c’era spesso insalata, e una volta c’era quella di finocchi, e un mio compagno la guardò stranito perché non aveva mai mangiato dei finocchi nella sua vita, glieli feci assaggiare ed era contento. Fu lo stesso compagno che comprò la mia miniserie a fumetti che disegnai di Hulk in quattro numeri, rigorosamente originali, uno dei pochi fumetti che ho fatto in quel periodo di cui, di conseguenza, non ho traccia né fotocopia.

La girella. Varrebbe anche il tegolino vecchia maniera, ma soprattutto la girella.

Mia abitudine era, anziché aspettare l’intervallo, di aprire in silenzio l’involucro e mettere la girella per intero in bocca, masticandola lentamente per non farmi sentire dalla maestra e creando perciò un enorme pastone che si svuotava poco a poco dalle guance per finire nello stomaco.

Lo Sprint.

Eh. Il Cacao Sprint è il RE dei ricordi di quel periodo. Lo prendevo ogni mattino col latte e aveva regali all’interno che hanno cambiato la mia esistenza, come tutti i mostrini degli Acchiappafantasmi (e coi punti ebbi anche Ray), una serie di giochini calamitati dei Masters of the Universe (che diventarono gli sponsor di alcuni miei fumetti) e i mitici puzzle che tengo ancora gelosamente.

Infine, il budino.
556707_4440691448190_22220187_n

Mia madre usava fare il budino ogni domenica. Sapevo che mi sarei alzato, e avrei trovato lei davanti questo enorme pentolone, strabordante di cacao e latte, con cui avrebbe riempito piatti e piatti. Così, la mangiata del budino si divideva in due fasi, quella della domenica -caldo e quasi liquido- e quella del lunedì -in frigo per un giorno e quindi quasi solido-
Il tutto accompagnato da pane o brioscine.
E quando capitava di portarmi a scuola il budino, mia madre lo metteva in questi contenitori alimentari arancioni, lo stesso che vedete fotografato su, con dentro lo stesso budino “da frigo” di mia madre, che ha fatto qualche giorno fa e che, oltre al gusto in sé, ha fatto riaffiorare in me tutti questi bei ricordi.


Il mio primo Queen

Estate del 1993, 18 giugno. In casa, avevo già il Greatest Hits I e II, Wembley 86 e Innuendo, retaggio di mio fratello. Li avevo divorati abbastanza, e avevo bisogno di carne fresca.

Come regalo di promozione, andai a comprare da Track Dischi, in via XX Settembre (ormai scomparso), l’LP di A Night at the Opera. Perché non il CD? Perché l’LP, ai tempi, costava meno del CD, non i vinili ristampati snob che vedete adesso da Feltrinelli. Che valgono anche meno degli originali. Ma vabbè.
Dicevo.

Lo comprai 15000 lire, devo avere anche lo scontrino nella mia scatola da “Sepolti in casa”.
Mi accompagnò Filippo, e la scelta del disco in questione, in una discografia particolarmente vasta, fu motivata da:
1) Ho sempre preferito il Greatest Hits I al II.
2) C’erano molti brani che non conoscevo.
3) C’era Bohemian Rhapsody.
4) Freddie, Brian, Roger e John mi piacevano molto di più coi capelli lunghi.

Subito dopo, andammo a trovare una nostra compagna di scuole elementari. Mai stato in casa sua, così adesso ricordo ancora il salone dove ci accolse, e la mia attesa di far girare quel disco appena comprato, momentaneamente riposto dentro un sacchetto di plastica.

Tornai a casa. Ricordo mio padre alla porta. Mio fratello non c’era. Chiusi la porta della mia stanza, e misi lo stereo a palla, o quello che mi sembrava il concetto di “a palla” all’epoca.

I miei ricordi, sostanzialmente, si concentrano su tre canzoni:

Death on Two Legs.
Un colpo dritto al cuore. Una canzone cattivissima, ma melodicamente accattivamente, molto rock ma pienissima di cori. Un inizio sconvolgente. Ero estasiato.

Seaside Rendezvous.
COSA era questo brano? Neanche conoscevo i termini Vaudeville o Dixieland. Ma mi piacque da impazzire.

The Prophet’s Song, nello specifico la sezione centrale.
Tutti quei cori, quasi spettrali. In più, non c’era il testo di quella parte, il che contribuì ad accrescerne il mistero.

Dopo averlo finito di ascoltare, ricordo un grande senso di soddisfazione. Non sapevo ancora che avevo avuto una certa fortuna ad iniziare la mia collezione con quel disco. Un po’ come aver iniziato con Revolver dei Beatles.

Aneddoto finale: non ho più quel vinile. Lo scambiai con una cassetta audio che, ai tempi, mi pareva piuttosto allettante, un bootleg dal titolo “Queen Coverin'”, con una raccolta di cover eseguite dai Queen nei vari live. In effetti, ai tempi, era materiale piuttosto raro, adesso non vale niente, ma non rimpiango troppo quella scelta, motivata dalla voglia di ascoltare canzoni nuove, e ormai, di A Night at the Opera, avevo già il CD. Chiaramente mi dispiace, ma, ai tempi, andava così, e ogni CD, ogni LP era una vera sorpresa, altro che scaricare una discografia completa via Torrent.


Vi ricorda qualcosa?

No, dico…


ETNACOMICS 2012: Reportage (completo?) con parole e video

Sono passati tre giorni dalla fine del Festival ma ci sono ancora dentro, emotivamente e professionalmente.
Difficile descrivere la sensazione che si prova quando si sta a contatto per una settimana 24 ore su 24 con qualcuno, vivendo qualcosa di estremamente intenso, e se poi questo qualcosa lo si vive in gruppo è ancora più intenso, e se poi questo qualcosa nasce e cresce con qualcuno conosciuto in quei giorni è ancora più inebriante.
Pensavo fosse un vizio solo dell’anno scorso, perché era “la prima edizione”… e invece rieccoci qui.

Sono giunto a Catania giorno 12, 2 giorni prima dell’apertura, e ovviamente c’erano ancora mille cose da risolvere e comprare. Così, con Anna, ci ritroviamo immediatamente sommersi di telefonate a Grandi Magazzini e, poi, in auto per comprare catenelle e gancetti per le mostre. La notte giungiamo a quello che abbiamo soprannominato il B&B del terrore ma non è il caso di dilungarci in questo momento sull’argomento.

Giorno 13: allestimento generale, mi prendo in incarico quello di seguire l’allestimento delle mostre, quest’anno numerose e ricchissime: Mastantuono, De La Calle, Ferri, omaggio a Bonelli, Martin Mystere, Soldatini di Carta (di cui si è occupato in toto il proprietario), Masters of the Universe (a cui hanno pensato Fabio ed Emiliano), Diabolik (organizzata dai ragazzi di Palermo Fumetto) e Cossi. Qualcosa come 300 pezzi, o giù di lì. La sera ero già cotto. Faccio l’inventario del materiale per l’area Live e vedo cosa manca. Con Emiliano, Fabio e Maurizio andiamo a mangiare a Castel Ursino, Anna rimane invece a lavorare sui file per il Workshop sul doppiaggio. Le previsioni mostravano tuoni e lampi per i giorni a seguire. Mani in testa. In realtà il tempo sarà fondamentalmente FAVOLOSO.

Giorno 14: prima di arrivare in Fiera, vado a comprare quello che mancava per la mia area. All’arrivo, finiamo di montare le due mostre rimanenti. Sparring partner per tutti questi bei lavori: Pippo e l’aiuto di alcuni ragazzi del Rakuen Cosplay. Quest’anno non riesco a vedere l’apertura. Giro un’ora la Fiera (la mia unica ora, vedrete, perché quel giorno gli appuntamenti da me sarebbero iniziati il pomeriggio), arrivano Sabrina, Danilo e Agnese e io ero già lanciato a dirigere l’area Live. Ore 15:00, esordisco con Edoardo Risso, il primo ad arrivare. Non ci si vedeva da qualche anno, ed Edoardo è sempre affettuoso e carino, una persona splendida. Da quel momento, mi assale un tifone, e mi sarà molto difficile ricostruire gli avvenimenti. In maniera spicciola potrei dire che incontro Enzo Draghi e Cristina D’Avena nelle nostre aree VIP, che Cristina arrivava in quel momento, poi aveva intervista/conferenza/prove/concerto, e dunque non ho neanche pensato di darle fastidio chiedendole una Canzone da fare insieme. A Enzo Draghi arriveremo dopo.
Sera, appunto, concerto della D’Avena con Draghi e Giorgio Vanni. 5000 persone. Inizio strepitoso.

Dopo il concerto, ci ritroviamo in area VIP con Lucio Parrillo, Monia, Dario… e cantiamo Pollon. Con Lucio, che l’anno scorso avevo visto poco, si crea un alchimia più forte, e ne sono particolarmente lieto.

Giorno 15: Emanuela Lupacchino (insieme ad Alessandro Di Sirio) mi viene incontro abbracciandomi con “ah, quindi sei tu Sergio!”; questo perché, il giorno prima, appena presentati, non aveva connesso fossi quello che l’aveva invitata a nome della Fiera. Da quel momento, si crea il primo nuovo legame forte. Emanuela è una ragazza, oltre che bravissima, dolcissima.
Sabato è stato un casino, ho corso, letteralmente, da una parte all’altra della Fiera e se ricostruisco tutto quello che ho fatto mi chiedo COME l’ho fatto.
Ho gestito la mia area, ho incontrato e poi pranzato con Monica Ward, Roberto Morville e Fabrizio Mazzotta (e torneremo anche su questo), ho fatto la Canzone del Giorno con Enzo Draghi, ho premiato il vincitore del Carnevale a Fumetti in area Palco, sono intervenuto, come autore, a una conferenza sul fumetto francese insieme a Barbara Canepa e Guillaume Bianco. Ecco. Nell’ordine, ecco Enzo Draghi:

Ed ecco me con Guillaume:

Non è una sorpresa il fantastico rapporto che ho con Barbara e Guillaume, ed è sempre bellissimo rivederli e passare del tempo insieme. Ci vogliamo molto bene e, anche se ci si vede poco, sembra sempre di esserci visti il giorno prima.

La sera siamo andati, staff e ospiti, a fare baldoria in un locale affittato per l’occasione con tanto di Open Bar. E, a fine serata, ci siam visti anche con Alessandro, Nicolò e Simone. Ecco. A questo punto scatta il Video Reportage di quei giorni, le parti buie vengono proprio da quella serata, buon divertimento:

Nonostante tutto, non abbiamo solo cantato, e ho chiacchierato amabilmente anche col trittico Mazzotta/Morville/Ward e, ovviamente, con Barbara e Guillaume.
E con Emanuele Di Giorgi e Concetta Pianura, che non vedevo da tanto, e con cui si sta iniziando a lavorare nuovamente insieme.
E con David Lloyd, che mi ha detto qualcosa del tipo “sono contento così, una bella manifestazione, un bancone e un bicchiere di vino”.

Rivelazione della serata: Maurizio Merluzzo, altra New-Entry nel reparto “legami immediati”. Ma anche a lui tornerò in seguito.

Giorno 16: doveva essere una giornata più tranquilla, e magari lo è stata rispetto al giorno prima, ma di certo non è stata facile: la mia area quel giorno è stata protagonista, ho accolto, infatti, per le performance, Miki Tori, Phil e Katja Foglio e David Lloyd, ovvero tutta gente con cui dovevo parlare in inglese. Meno male che c’era Emiliano. Meno male che c’era Giovanna Uttilla. E meno male che c’è sempre stato al mio fianco Vincenzo Salvo.
Lloyd è instancabile, e disegnerebbe per tutti. E lo fa.

Poco dopo pranzo, conquisto ben DUE Canzoni importanti: la prima col grande Fabrizio Mazzotta, che già l’anno scorso era con noi, uomo dalla simpatia dirompente, oltre che grande conoscitore ed esperto di fumetti e animazione. Cantiamo insieme Pollon. A seguire, potrete vedere la versione di Pollon della sera prima, in area Vip.

Subito Dopo, raggiungo uno degli apici della mia vita da nerd, che poco si vede nel mio comportamento professionale, ma che in questo caso è uscito fuori piuttosto prepotentemente. E non poteva essere altrimenti con Monica Ward, voce sì di Lisa Simpson, voce sì di mille altre cose, ma per me, soprattutto, voce di Kyoko. E se la mia gatta si chiama Kyoko ci sarà un motivo, no? Parlare con lei è stato fantastico, specialmente perché, anche lei, si è rivelata una persona di una delicatezza infinita. Meravigliosa. E abbiamo cantato insieme Ranma, che lei cantava insieme a Massimilano Alto. Se avete la pazienza di vedere il video fino alla fine, potrete assistere al frammento più nerd della mia esistenza. Grazie ancora, Monica 🙂

Poi c’è stata l’asta, fatta spalla a spalla con Emanuele Vietina. Meglio dell’anno scorso, ma ho idee specifiche per renderla molto migliore l’anno prossimo. In ogni caso, c’è gente che si è portata a casa un Mastantuono 50×70, ad acrilico, a poco più di 300 euro. Meditate collezionisti, meditate (presto caricherò foto e prezzi battuti).

La fiera sembrava finita, ma c’era un’ultima cena collettiva, con ospiti e amici ritrovati (uno su tutti, Maurizio Rosenzweig). Così, anche se stanchissimi, ci siamo distrutti un’ulteriore sera. Questa era, chiaramente, la parte più delirante del nostro lavoro, perché dovevamo rimanere con gli ospiti, ma era, allo stesso tempo, la parte più bella. Fra le cose successe quella sera, ecco un video a parte con Maurizio M.:

Fine di EtnaComics 2012.

Non è vero. L’indomani mattina nuovamente sveglia presto, per smontare le mostre. Poi ho fatto un giro con Barbara, Anna e Guillaume, e ci ha raggiunti Maurizio R.

E adesso passo ai ringraziamenti:
Anzitutto, Antonio Mannino e Alessio Riolo, i due colpevoli di EtnaComics. Sono FIERO di farne parte. Grazie, grazie e grazie. Se sto qui a descrivere tute queste belle sensazioni ed emozioni è grazie a loro. Certo, è anche colpa loro se sono ANCORA stanco (ma davvero) e senza voce, ma ci sta. EtnaComics è GRANDIOSA. Grazie.

Grazie a Dario Cherubino, che mi ha preso e trascinato qui dentro. E’ grazie al suo intuito e alla sua competenza se la sezione Comics funziona così bene.

Grazie a tutti gli amici dello staff, come Valentina, Pippo Burruano, Dario M. e Davide. E, chiaramente, Monia. Come faremmo senza di lei? E poi… è Monia!!!

Grazie a tutti gli amici in generale: Maurizio (e Alice), Fabio (e Daniela) ed Emiliano. Vedersi è sempre fantastico.

Mi spiace non aver potuto parlare molto con Marco Rizzo, Davide Catenacci, Corrado Mastantuono, Luigi Siniscalchi, sempre eccezionale, Tito Faraci e non aver potuto neanche veder da lontano Alfredo Castelli. Me lo perdo sempre.

E’ stato bello vedere molti ragazzi, non solo della Scuola del Fumetto, proporsi alla PRO-ZONE, area che ho fortemente spinto e voluto, dove parlare con gli Editori, e dove Barbara si è dedicata anima e corpo.

E chiudo con la Canzone di lunedì, fatta insieme ad Anna, al ritorno per Palermo, con cui ho condiviso gioie, dolori, stress ed emozioni. Insieme (e non in quel senso) siamo veramente eccezionali.


Propositi a metà anno

Ullallà, vediamo un po’ come siamo messi coi propositi di inizio anno, così magari mi fa da monito:

– Farmi PUBBLICARE almeno un libro nuovo.

Beh, è uscita la ristampa, riveduta e corretta, di Ballata per De Andrè, è uscito HELLZAROCKIN, con un capitolo disegnato da me, e sto lavorando a ben DUE libri nuovi. Direi che su questo punto ci siamo.

– Scrivere di più sul blog.

Questo non è cambiato molto rispetto l’anno scorso. In realtà, ho capito che è fisiologico, per tanti motivi. Sicuramente, l’anno scorso non ho scritto sul blog perchè non mi andava, e basta. Quest’anno, sto scrivendo sempre con piacere, magari non scriverò molto, ma mi sembra molto meglio.

– MANTENERE il peso.

Ci provo, sono anche ridimagrito, e ora ripreso qualche chilo, ma sto “girando” intorno a una certa fascia di peso. Bene leggerlo adesso, così magari ritorno a scendere un po’…

– Tornare ad essere puntuale.

Non è ancora cambiato molto…

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone.

Nada, fino ad ora.

– Lavorare, lavorare e lavorare.

Ho ritrovato regolarità e voglia.

– Scrivere.

Lo sto facendo.

Ok, come resoconto settembrino può andare, mancano ancora tre mesi per recuperare il resto… SU!


7 Anni

Un tempo c’era questo:

Il mio caro, vecchio, Diario. Ne ho tenuto uno alle scuola medie, ahimè, perso. Nel 1993 ho iniziato un nuovo corso, durato in maniera continuativa fino al 1999. Gli anni più memorabili sono sicuramente 1993/1994/1995, descritti in maniera piuttosto maniacale e iperdettagliata.

Dopo, ho avuto una piccola parentesi DOS, col mio primo 286 per un po’ di giornate, ma non è andata per le lunghe.

Poi ci fu il mio primo blog, su MSN, con pochissimi post, tutti abbastanza squallidi e forzati.

Infine, eccoci qua, fino all’anno scorso sulle pagine di Splinder, e adesso su WordPress, comunque lo stesso Blog da 7 anni.

Ho scritto 1115 Post (questo è il 1116), e sicuramente, causa Social Network, la periodicità negli ultimi anni è andata a scemare. In realtà, all’inizio questo Blog era davvero un mezzo quasi privato, non dico come il Diario cartaceo, ma potevo sicuramente lasciarmi andare un po’ di più rispetto a quel che faccio da un po’ di anni. Nel primo corso del Blog ho partorito almeno un paio di Post che hanno direttamente ispirato altrettanti episodi di Pioggia D’Estate, quello che rimane sempre, a tutt’oggi, il mio lavoro più personale.

Ultimamente scrivo più Post nella mia testa che fisicamente, e ancora non ho trovato una soluzione per far confluire quelle parole in modo utile. In ogni caso, Auguri caro, vecchio, Blog, e anche se è passata da qualche giorno, lo faccio con la 200a Canzone del Giorno, un bel disco a cui sono molto affezionato.


La Saga di Rocky

Questa immagine ha troneggiato nella mia stanza per anni. E io non potevo tollerarla. Mio fratello mi ha infuso un sacco di cose belle, ma ci sono alcune cose che, chissà perché, reputavo fastidiose, come Madonna e Rocky, tanto per dirne due. Così, non vedevo un film di Rocky da non so quanto, penso vent’anni o giù di lì, inoltre li replicavano di continuo nelle reti private (specie Rocky IV), quindi li conosco a memoria ma in realtà non li avevo mai rivisti con la giusta concentrazione. Anzi, alla fine mi piaceva pure, ma forse non li prendevo troppo sul serio.

Ho finito adesso una intensa Rocky Maratona.
Tutto perché volevo vedere Rocky V e Rocky Balboa, che mi mancavano ancora all’appello.

Così, ecco le mie impressioni, senza dire nulla di nuovo, ma con uno sguardo abbastanza candido su una serie che ha fatto storia:

Rocky:
Un fottuto capolavoro. Una sceneggiatura perfetti, personaggi fantastici, interpretazione a mille, dialoghi eccezionali, struttura meravigliosa, grandi emozioni, grandi sentimenti. Ma questo si sa già.

Rocky II, III e IV:
Mia intenzione è invece rivalutare questo trittico, che visti uno per uno possono sembrare identici, ma su una struttura pressoché simile costruiscono situazioni e dinamiche molto diverse, inoltre i personaggi vanno avanti e crescono bene. Non saranno all’altezza del primo, ma, visti in quest’ottica, hanno una loro dignità e coerenza. Li catalogo un po’ come degli episodi di una serie televisiva, venuti dopo un episodio pilota coi fiocchi.

Rocky V:
Ho provato a farmelo piacere, e fino a metà film quasi riuscivo a tollerare la storyline del figlio, poi diventa davvero pacchiano, sentimentale nel senso più sbagliato del termine e decisamente ridicolo nel finale. Un passo falso non da poco.

Rocky Balboa:
La serie si chiude con un film che per la prima volta rispetto agli altri riesce ad essere autocitazionista senza dare fastidio, proponendo luoghi e situazioni, soprattutto del primo film, sempre al servizio della trama. Addirittura la corsa sulle scale riesce a non essere noiosa e banale. E la storia regge. Il Rocky stanco, voglioso di riscatto, assomiglia un po’ al Cavaliere Oscuro di Miller, anche fisicamente, i personaggi hanno ritrovato il giusto equilibrio e, soprattutto, i dialoghi sono tornati davvero ad essere credibili e molto belli. Nessun finale patetico, molte sorprese di dinamica (la scena in cui Robert lo rimprovera e Rocky, inaspettatamente, anziché assecondarlo perché gli vuole bene, gli va contro per aprirgli occhi è davvero perfetta) e una buona regia. Il “cattivone” è un po’ insipido, ma non ci importa molto, è un film molto giapponese, pur essendo molto americano allo stesso tempo. E Stallone fa un baffo al Mickey Rourke di The Wrestler.


Sveglia Fastidiosa

Squilla il telefono.

“Sono Mr. X”

Mr X è un personaggio discutibile che si occupa di informazione online, gestendo un sito col calendario cittadino degli eventi, concerti, incontri, mostre e affini. Mi aveva approcciato molto tempo fa, per propormi una collaborazione artistica che risultava essere un paio di disegni per il sito in questione. Già quando ci incontrammo piangeva miseria, facendomi abbassare il preventivo mentale che mi ero fatto, ma in fondo sono una persona buona e comprensiva, e il paio di disegni erano abbastanza facili e veloci, così ci accordiamo per 120 euro.

Le prime 70 giungono alla consegna. Le altre 50 diventano una chimera: Mr. X sparisce, non risponde al telefono, e solo per email ogni tanto si prodiga in scuse degne di un melodramma napoletano, basando tutto sui problemi del momento e cose del genere. Dopo qualche mese, parlando con gli amici di un Eliografia, si viene a scoprire che deve dei soldi anche a loro, più importanti dei miei, fra l’altro, e ci si chiede come rintracciarlo. Loro lo trovano, e dopo un buon inseguimento riescono ad ottenere il saldo sperato. Io no.

Un giorno, durante la presentazione di un libro non mio, alla Feltrinelli, eccolo spuntare fra il pubblico, pallido nel vedermi. Giuro che se fosse scappato avrei riso così tanto che non avrei neanche più voluto le 50 euro. Invece, sempre più pallido, mi saluta e, non avendo scampo, sgancia l’agognata carta rosa, anche lì prodigandosi in scuse di varia provenienza.

Torniamo ad oggi.

“Sono Mr. X”

“Mh, bene, ciao, come va?”

“Bene. Volevo proporti una collaborazione per un’idea di giornale che vorrei realizzare, mi servirebbe una vignetta…”

“Sì, ma vorrei chiarire un paio di cose. Anzitutto, la scorsa volta c’è stato qualche problema per concludere il tutto”

“Lo so, ma mi pare che abbiamo risolto, no? Ti ho dato le 50 euro, giusto?”

“Sì, ma il problema non è stato esattamente quello…”

“Hai ragione, ma come ti dicevo c’erano diversi problemi, e ci sono ancora…”

“Ok, ma, scusa, se tu hai una perdita nel lavandino e chiami l’idraulico che gli dici? Che vi risentite più avanti perché hai dei problemi?”

“Eh… hai ragione, e infatti per adesso neanche l’idraulico… ma parliamo un attimo di questa vignetta, perché come vedi ho pensato a te per primo, è una cosa comunque semplice…”

“Di che si tratta?”

“Dovrebbe essere una vignetta politica”

“E dovrei scriverla?”

“No, niente scritte, una cosa semplice, veloce”

“Intendo… dovrei idearla io o la scrive qualcun altro?”

“L’idea è quella di fare Ferrandelli e Orlando con una pistola in mano pronti a un duello, una cosa semplice, veloce…”

“Sì, ma semplice e veloce, comunque anche se è una vignetta, vedi che è un lavorone lo stesso…”

“Lavorone? Ma io dico una cosa veloce, schizzata”

“Guarda, se c’è di mezzo anche Ferrandelli presumo sia una cosa da fare adesso, no?”

“Sì, in settimana”

“E allora mi spiace, sono pieno di lavoro e non ce la farei”

“Peccato, sarebbe per un settimanale, una cosa fissa a settimana, ho chiamato subito te nonostante i trascorsi… non è che sapresti consigliarmi qualcuno?”

“No… che fa qualcosa di questo tipo no, perché comunque anche se a te sembra un disegnetto per fare vignette ci vuole una certa bravura”

“Ma come, io intendo solo una vignetta semplice”

“Vabbè, mi spiace, ci sentiamo”

“Ok, io ci ho provato, ciao”

“Ciao”

Chiaramente, se fossi stato meno buono avrei subito suggerito il nome di qualcuno che mi sta antipatico.


Varie ed eventuali

Post cumulativo.
Ormai, penso tanti post, e poi non ne scrivo nessuno, vuoi per tempo, vuoi per altri motivi. Magari invece se me ne frego di dover per forza farli tematici potrei cercare così di recuperare un po’ di roba…

Inizierei dai Vendicatori: simpatico, divertente, decente. Non il capolavoro che tutti dicono, ci vorrebbe una sceneggiatura ben diversa, ma il lavoro è impressionante, il ritmo buono e, soprattutto, i personaggi interagiscono in maniera soddisfacente. Thor fa un po’ la figura del fesso, ma penso sia colpa in parte dell’attore, invece Hulk sembra finalmente trovare una sua decorosa dimensione cinematografica che potrebbe far sperare.

Perché nostalgia? Non so, sarà il periodo, l’inizio dell’estate, le giornate più lunghe… però sono un po’ preso di nostalgia, cose che mi mancano, cose che non ho più, cose che potrei avere, cose che non potrò più avere. Ho resistito qualche mese con ritmi imbarazzanti, e forse adesso sono solo un po’ stanco, chi lo sa…

Mi rivedo da un po’, ormai un bel po’, con un amico che non ho frequentato per qualche anno. E’ piacevole ritrovare un’amicizia, è stato un riavvicinamento immediato ma comunque lungo nel nostro ritrovarci a proprio agio, e devo dire che adesso funziona tutto abbastanza bene. In fondo sono pieno di amici, sono solo io che sono storto e non riesco ad essere costante emotivamente.

Sono stato qualche giorno a Torino, dove sono stato poco e niente nella mia vita, e se si conta che mio fratello sta lì da dieci anni fa capire quanto male gestisco i miei tempi. Ho girato un po’ la città con Federica ed è stato bello.

Canzoni del Giorno: sono ormai al centotrentesimo giorno. Ho fatto anche qualche passo tecnologico, faccio quindi un piccolo riassunto delle mie preferite degli ultimi tempi…


Palermo by Night

Da anni ormai ho la sana abitudine di far fare giri notturni ad amici e ospiti che passano da Palermo. E’ un modo fantastico per rivedere luoghi e raccontare storie che amo ogni volta di più. Inoltre, ogni volta c’è qualche domanda a cui non so rispondere, il che mi porta a dovermi informare a casa per la volta successiva, che sarà sempre più efficace negli aneddoti e nei particolari aggiunti.
Stasera/notte ho conosciuto tre ragazzi turisti al Mod, e ho colto l’occasione per far conoscere la mia città nel modo migliore possibile: con la passione.
Quando sono in giro, amo sentire parlare con passione della propria città, me ne fa innamorare, e così vorrei sortire l’effetto identico su chi mi ascolta, parlando di cibo, di arabi, di gelato, di fiumi scomparsi, di stradine strette e di palazzi belli accanto a palazzi di merda.
E poi, Palermo di notte è proprio uno spettacolo, calma e particolare, affascinante e oscura, bellissima e trasversale.
Fatevi un giro. Adesso.


Da Torino: Consigli per gli Acquisti

Prima di andare a Bologna per la presentazione di Hellzarockin, insieme alla buona Giulia Sagramola, sono di passaggio da Torino per passare a trovare mio fratello e mia nipote (e praticamente anche mia madre, dato che è qui sopra da qualche settimana).

Dopo aver varcato le soglie del Paradiso…

…ho stilato, insieme a Federica, una lista dei migliori CD che potete acquistare da Media World:

3° POSTO:

Mozart per Bambini. Ok… In pratica è una raccolta di sinfonie “adatte per i bambini”, allegre e vivaci… ok… il punto è che qualsiasi genitore voglia fare ascoltare Mozart ad un bambino (e farebbe anche bene) non diventa automaticamente così scemo da avere bisogno di un titolo del genere, in tutti i sensi…

2° POSTO:

Ahimè, la foto non dà giustizia al clamoroso effetto 3D della copertina, che si racconta già da sola.

1° POSTO:

Il mio passato con Geronimo Stilton tende a farmi apparire ridicolo più o meno tutto quello in cui sopra c’è questo personaggio. Questo CD non ha bisogno di particolari esperienze per rendersi ridicolo. Fra l’altro, mi chiedo: perché non mettere disegni?

FUORICLASSE:

Beh, CHI non vorrebbe avere in casa la registrazione audio divisa in tracce del Matrimonio più celebre del nuovo millennio? Straordinario.


Quella volta che…

Che si fa per adesso? Come occupo le giornate? Facendo un sacco di cose. Dormo poco, corro fra scuola, provini, lavoro, prove col gruppo (o dovrei dire “coi gruppi”) e serate. Nonostante tutto, anche se perdo un po’ di colpi alla memoria, vado avanti così da quattro mesi, con una pro-positività che mi piace molto. Ho un sacco di post in testa, post che puntualmente non scrivo mai, vuoi per il tempo o vuoi che sia colpa del fatto che sono pensieri troppo privati, anche se, c’è da dire, il blog non lo legge più quasi nessuno e potrei iniziare a usarlo come un tempo, prima della grande ondata che mi ha un po’ traumatizzato. Pero’, ultimamente, mi è capitato di avere fra le mani un paio di blog sinceri come un tempo, e mi hanno fatto tornare la voglia di scrivere.

Facciamo così, inizio a raccontare qualche scena di vita vissuta passata, per rompere il ghiaccio e vediamo dove si va a finire:

– Avrei potuto raccontare di quella volta che dovevamo suonare col gruppo a Trappeto, che si imbucò una persona all’ultimo minuto nella mia auto, costringendoci a catastrofi architettoniche per infilare tutti gli strumenti in sole due auto. Giunti lì, abbiamo cenato, io con un terribile panino col Wurstel con tanto di salsa rosa andata a male che mi fece venire una specie di indigestione, percepita più o meno alla seconda canzone. Prima di svenire sulla sedia, l’ultimo suono nitido è stata la voce di quella persona che con preoccupazione affermava “e ora come ci torniamo a Palermo?”. La serata è andata avanti con me mezzo morto sulla spiaggia, con la pressione sotto i piedi, e ogni tanto un’ombra incombeva su di me per chiedere in maniera non proprio disinteressata come stavo. Infine, appena mi sono ripreso (dopo circa un’ora, e lì dovrei anche raccontare di chi mi ha sostituito: uno straordinario musicista, a detta del proprietario del locale, “polifonico”), la prima visione nitida è stata l’espressione preoccupata della solita persona che mi diceva gesticolando “vacci piano”. Poi siamo tornati, mi sono risentito male e ho vomitato, vabbè.

– Avrei potuto raccontare di quella volta che l’Agricantus decretò la pausa di fine stagione, permettendo a una cerchia ristretta di persone (fra cui io) di finire gli alcolici aperti e anche la roba da mangiare. Ho così mischiato, a rotazione: birra, birra corretta con gin, una crepe alla nutella con panna, una crepe con salmone, e alcol di cui non ricordo più niente dato che ero già finito. Ho vomitato, poi, per tutto il parcheggio. Rimarrà negli annali come la prima e unica volta in cui mi sono ubriacato sul serio, uno schifo.

– Avrei potuto raccontare di quella volta che abbiamo organizzato il primo maggio in una sala prove, con tanto di grigliata all’aperto, con griglie in condivisione, e ovviamente ognuno si portava la sua roba da mangiare, e in cui giunse la stessa persona che si imbucò a Trappeto, incombendo dalle scale, e la cui prima fra fu, guardando me e un mio amico che stavamo cercando di accendere un fuoco in un angolino, tutti presi di fumo: “Ma non c’è del pesce qualche verdura? Solo carne?”. Il suo movimento successivo fu quello di avvicinarsi al primo tavolo con la spesa altrui, prelevare un filone di pane e riempirlo con tutto quello che trovava.

Ecco, avrei potuto raccontare un sacco di altre storie. Intanto ho rimediato a qualche arretrato…


Cucina 2.0

La nuova casa, fonte di soddisfazioni, ultimamente mi aveva dato qualche problema, causa una perdita sotto il lavabo che si era andata a infiltrare sotto il parquet. Ansia e stress, oggi col padrone di casa abbiamo risolto tutto in maniera molto semplice: togliendo il parquet.

Adesso la cucina è nuovamente ordinata (alcuni listelli del parquet si erano gonfiati e avevano creato diversi dislivelli) e ho anche meno tensione emotiva, dato che, effettivamente, in questo modo, in quella che è una stanza potenzialmente a rischio di perdite, nel caso di una emergenza non creerà più alcun casino.

Ecco una foto che testimonia i lavori in corso, nel momento della scoperta del pavimento sottostante il parquet.


Kyoko

8 mesi.
Da 8 mesi Kyoko è la mia donna, la mia compagna, colei con cui divido il letto.

Ok, ho sempre desiderato dire una frase del genere…
Ho sempre saputo che la mia gatta si sarebbe chiamata Kyoko.

…è arrivata impaurita a casa mia, mai violenta…

La prima notte credevo di non farcela. Non ha fatto altro che piangere, ed io, poco avvezzo a prime notti feline in case estranee, temevo il peggio. Credo di essere seriamente andato nel panico. L’indomani notte tutto bene.

Dopo un paio di giorni iniziò a farsi vedere più spesso in giro, anziché rintanarsi in luoghi sconosciuti (che ho scoperto poi essere il mio amplificatore valvolare), mangiare con regolarità e cercare un po’ di compagnia.

Tempo una settimana ed era la “mia” Kyoko.

Adesso dormo scomodo da mesi, non riesco a muovermi altrimenti la sotterro, ma in realtà amo quel piccolo ostacolo, a parte quando inizia a farmi le fusa in faccia in piena notte.

Tornando a casa, in quella vecchia il suo posto per il saluto era in fondo al corridoio a sinistra, adesso è direttamente all’ingresso, sul tappeto. Ama la stufa, ma più di tutto ama accucciarsi sopra le mie gambe quando guardo un film o qualsiasi altra cosa del genere.

Mi ero ripromesso che il nome Kyoko avrebbe dovuto meritarselo, e che avrei potuto decidere di cambiarlo in Yagami se iniziava a fare la stronza, e invece lo ha conquistato a pieno titolo.

Cara, dolce Kyoko.