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Lo stipendio di un fumettista

Di tutti i libri a fumetti che ho fatto, Comix Show è quello più bistrattato e sfortunato. In Francia ha avuto una vita difficile, e neanche è uscito più su quel mercato, e in Italia si è mosso molto poco, nessuna promozione, nessun incontro.

Io stesso non so mai cosa pensarne sul serio… rappresenta un passaggio del mio modo di scrivere non troppo compiuto, con alcuni momenti che non mi hanno mai soddisfatto pienamente. Da un’altra parte, credo che il suo essere un libro confidenziale, fatto senza pensare assolutamente a come costruirlo meglio per un pubblico più vasto, sia un lato positivo.

In ogni caso, mi sono sentito dire spesso, da chi lo ha letto, che lo preferiscono addirittura a Pioggia d’Estate, libro che invece, ancora, mi soddisfa quasi del tutto.

E poi mi arriva questo disegno, fatto da Giada, la più grande fan del libro in assoluto, che lo legge e rilegge da anni, e così decadono tutte le tristezze su come sia andato, se è piaciuto, se non è piaciuto, se non ci ho guadagnato un cazzo, se è stato trattato male, se è stato letto da pochi. Basta questo, e noi fumettisti siamo ripagati di tutto.

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Rieccomi in corsa

Aspettavo un annuncio ufficiale, ma ancora è prematuro. In ogni caso, sto lavorando su qualcosa di nuovo. E anche su qualcosa di vecchio. E anche su un’altra cosa ancora. E su un altro paio di cose. Insomma, i miei ritmi, già storicamente in multitasking, sono messi parecchio alla prova in questo momento.

Ho ricominciato a lavorare di sera, tanto per dirla tutta, e passo, nell’arco della stessa giornata, dall’insegnamento, al disegnare una tavola per una cosa, lo storyboard per un’altra, le chine per un’altra, il coordinamento coloristi per Magicovento e a lavorare a qualche evento, o suonare da qualche parte. Senza contare altre piccole cose. Oggettivamente, sono nella merda fino al collo. E sto davvero tagliando molte cose.

Tutto questo dovrà cambiare, e, credo, di avere davvero iniziato a rendermi conto di dover rinunciare ad alcune cose. Basta.

Per il resto, sono tornato a scrivere di roba del genere.

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A presto per aggiornamenti.


Io e Francesco Di Giacomo: da piccolo Fan a stampella umana

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Ho incontrato Francesco Di Giacomo per la prima volta nel 1998, a Palermo, durante il tour acustico del Banco del Mutuo Soccorso. Era già il mio gruppo preferito italiano di rock progressive. Mi portavo ancora i registratori a cassetta dietro, e, oltre il concerto, ho immortalato la nostra prima discussione. Per cercare di colpirlo, mi feci fare un autografo sulle mutande. Che conservo ancora. Poco tempo dopo andai a sentirli al concerto del primo maggio, a Roma, e, grazie al padre di un mio amico, riuscii a vederlo dietro le quinte, incontrandoli nuovamente. Rodolfo Maltese e Francesco erano quelli più increduli e affettuosi. Mi dissero che da lì a un paio di mesi avrebbero suonato ad Alcamo, e Vittorio Nocenzi mi donò il suo Pass privato, con cui potevo andare ovunque, anche sopra il palco, volendo, chiedendomi di riportarglielo la prossima volta che ci saremmo visti.

Poco prima che suonarono ad Alcamo, Rodolfo mi chiamò per ricordarmi del concerto. Francesco non lo avrebbe mai fatto, tollerava a malapena i cellulari e solo ultimamente si era rassegnato all’idea che doveva usarli. Ad Alcamo riconsegnai il Pass a Vittorio, stupito che avessi mantenuto la promessa. Francesco e Rodolfo furono, come sempre, deliziosi.

Poi passò qualche anno, e tornarono, proprio loro due, a Palermo, all’Agricantus, dove, per fortuna, sono abbastanza di casa. Andai quindi a prenderli all’aeroporto, con la mia amica Francesca. Da quel momento scattò la fase 2 del nostro rapporto, quella più confidenziale, quella in cui più volte ho avuto l’onore di girare in auto con lui, di parlare di musica, di politica, di umanità. A volte parlava solo lui, ma non lo faceva con atteggiamento egotista, ed era un piacere ascoltarlo. Quando iniziai a lavorare su Ballata per Fabrizio De Andrè si affezionò molto a me, al punto di parlare di me a diversi suoi amici, lui amava molto Fabrizio e cantava spesso Bocca di Rosa.

Una volta mi disse di aver visto il mio fumetto a puntate su l’Unità e che era molto fiero di questo. Ma era già da un po’ che gli facevo la Corte per fare qualcosa insieme, per avere qualche sua parola scritta apposta per me. Già dai tempi di Mono, per la Tunuè, iniziò la seduzione, ma lui era impantanato con mille concerti e impegni vari. Con Dieci Giorni da Beatle era troppo naturale, per me, pensare a lui, con cui ho parlato a lungo dei Beatles, che lui adorava e portava in giro con un bellissimo progetto acustico tutto dedicato alle loro canzoni.

Se penso a lui non penso, quindi, solo alle canzoni del Banco, ma a Eleanor Rigby o Here, There and Everywhere. E penso a Mogol, altro argomento di belle discussioni. E a Bocca di Rosa. E poi penso alla sua risata, alla sua incredibile umanità e gentilezza. Per un periodo ebbe dei problemi ad una gamba, subì una operazione, e camminava a stento, così, per un concerto, fui letteralmente la sua stampella umana, aiutandolo a salire o scendere le scale. E poi parlò di me, in platea, e io mi sentivo felice.

L’anno scorso ci siamo sentiti spessissimo per la Prefazione, e gli mandavo il materiale, poco a poco, per posta o per Fax, dato che non amava le e-mail. E amava le lettere scritte a mano. L’ultima volta che ci siamo visti fu due anni fa, al teatro Dante, per un bellissimo concerto del Banco insieme alle Orme. E mi viene da ridere, perché oltre a Francesca, con noi c’era anche un altro Francesco, che si occupava fra l’altro dell’organizzazione, e, mentre si tagliava una torta nei camerini, lo chiamai, convinto di avere loro due accanto, dicendo “Francesco, scusaci…”, ma in realtà ero solo, e sembrava che parlassi al plurale come un cretino. L’ultima volta che invece abbiamo discusso è stata a dicembre. Una telefonata qualsiasi, per sapere come stava, che faceva. E lui mi diceva ancora quanto gli fosse piaciuto il libro, e io gli chiedevo a cosa stesse lavorando.

Anche se il rapporto, negli anni, si era notevolmente trasformato, non ho mai smesso di essere un suo fan, ma posso vantarmi di essere stato anche qualcosa di più.

E posso vantarmi di queste parole, che lui scrisse per me:

Imagine, che sia un giorno che ti va bene, e già va bene. Imagine poi che ci sia anche il sole, e anche questo va bene.
Imagine che squilli il telefono, e questo non va bene, non va bene se stai pensando, lavorando, sognando… ma aspetta, dipende.
Imagine che chi ti chiama dall’altra parte dica «vuoi venire in paradiso? Oh! Capiamoci, non per sempre, solo per un po’». Lì per lì rimani tramortito, sottoschiaffo, felicemente rimbecillito, e non fai nessun calcolo, non valuti quello che ti sta succedendo o che potrebbe succedere, e non metti in conto che il caso, la vita, il destino o come vuoi che si chiami, tesse comunque la sua trama e ti mette in condizioni di non poter scegliere, anche se apparentemente ti sembra di scegliere, ma alla fine pensi e Imagine che una gran botta di culo
non si rifiuta certo, e qui scatta la trappola. Sei convinto che le tue ossa e la tua testa possano resistere benissimo a certe accelerazioni, e pensi di essere
abbastanza attrezzato per affrontare una giornata di cento ore o un mese lungo un anno, dormendo qua e là ogni tanto.
Ma se non è ora, quando?
E allora si parte, si va, come un maratoneta, ma la gara è lunga e la mazzata che ti arriva sulla milza è ben oltre tutte le supposizioni che hai cercato di Imagine. Sei convinto di poter sostenere qualsiasi confronto con il successo, anche se temporaneo, ed è proprio questa durata a termine il punto di rottura che prima ti avvolge e poi ti sconvolge, perché quando tutto si acquieta e le luci si spengono, il respiro torna normale, il giorno di ventiquattr’ore, le parole meno ansiose, arrivano i primi fantasmi, gli interrogativi, gli «e adesso?».
Già.
Adesso Sergio è veramente ad alto rischio, perché deve mettere in moto tutte le sue endorfine, a dispetto della sua serenità, per trasmettere tutto questo sulle sue tavole, la regia delle immagini, il segno, il colore giusto, raccontare un’epoca, un percorso che prevede anche dei cambi nel costume in cinquant’anni. Il viaggio «all’inferno e ritorno» di Jimmie Nicol nel sostituire Ringo Starr nel tour mondiale dei Beatles.
Sapevo che era nelle sue possibilità sorprenderci, e c’è riuscito lasciando ancora spazio a tutto l’Imagine possibile.


2013

Anno strano, anno ricco, anno pieno, anno bello, anno distruttivo, anno triste, anno allegro.

Il 2013 è stato, dunque, a conti fatti, un buon anno. Buono in senso assoluto? No. E allora buono in che senso? Nel senso che mi sono dato da fare, che ho fatto il possibile per cambiare certe cose di me e della mia vita, magari non riuscendoci sempre bene, ma ci ho provato degnamente.

Solo guardando dal punto di vista professionale, tante, troppe le cose fatte: è uscito il libro nuovo, e sono stato un po’ in giro a parlarne, son tornato ad Angouleme e a Lucca, la squadra di Etna Comics è sempre più solida e ho anche co-organizzato l’Etna Comics OFF, ho molte cose nuove da fare, ho insegnato tanto, ho dedicato molto tempo a Magicovento, ho suonato il giusto e ne sto comunque dimenticando parecchie altre.

Mi sono anche rotto il piede, rimanendo fermo quasi sei mesi, ho avuto problemi alle orecchie, ho bucato tre ruote e cambiato tre gommisti, ma sono anche stato ben due volte a Torino da mio fratello, reduce proprio ieri da quasi una settimana con la famiglia al completo.

Alcune amicizie sono sparite, altre affievolite, altre rinnovate, altre rimaste costanti, altre cresciute, sta a voi che leggete capire in che eventuale categoria potete considerarvi.

Non vado ancora più nell’intimo che mi vergogno.

Ed eccomi al solito confronto coi propositi che mi ero dato quest’anno, prima di lanciare quelli nuovi:

– Promuovere bene Dieci Giorni da Beatle

Ci ho provato, ma si deve continuare.

– Scrivere e iniziare il Libro Nuovo (sì, ce n’è già un altro…)

Mi riferivo ad altro, ma vado comunque avanti su altre strade.

– Dimagrire 8-10 chili

Giuro che l’ho fatto. Solo che poi, per motivi vari, li ho ripreso tutti, e con gli interessi.

– Andare a Lucca Comics

Fatto.

– Trovare un ingaggio incredibile

Che cavolo intendevo? Comunque un paio di belle cose ci sono.

– Uscire con un EP di inediti (o magari 3 o 4 Video)

Patate. Però ho fatto un cortometraggio e una nuova canzone di fine anno collettiva, eccola:

 

– Tagliare i rami secchi, sono diventato davvero rincoglionito, dimentico le cose, troppe cose da fare, troppe cose per la testa.

Non ce l’ho fatta.

Bene.

Ecco i propositi per il 2014:

– Tagliare i rami secchi, sono diventato davvero rincoglionito, dimentico le cose, troppe cose da fare, troppe cose per la testa. Ma stavolta sul serio. Sono stanco. Ho bisogno di una pausa.

– Tornare a fare qualche serata in acustico, e pare sia già sulla buona strada.

– Dimagrire.

– Tornare al mio progetto inedito.

– Disegnare di più.

Buon 2014.


Lucca Comics, il ritorno

Sarebbe stata la quinta Lucca Comics di fila senza di me. Mi rendo conto che il Festival aveva perso qualcosa in questi anni, che l’aria si era fatta più cupa, i Padiglioni erano più tristi, la città intera ne risentiva, e così ho deciso, per amore del genere umano, di concedere parte del mio tempo e fare questo sforzo.

Insomma, ci sarò dal giovedì al lunedì, pronto a ricarburare gli animi del mondo del fumetto italiano, disegnando dediche su Dieci Giorni da Beatle, concedendo la mia splendida voce (e la mia risaputa destrezza con l’ukulele) al popolo e, magari, offrendomi come modello per le foto migliori che potreste fare.

Dove mi troverete? In teoria dovrei rispondere “in ogni luogo”, ma dato che sono benevolo, adattandomi alle usanze materiali di questo mondo, dirò che sarò alla Tunuè, Padiglione Napoleone,
stand E101-E102. Più preciso di così.

Volete una mappa del padiglione? Eccola.

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Volete addirittura sapere in che orari trovarmi lì (in tutti gli altri, chiaramente, sarò in ogni luogo)? Ecco.

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Insomma, ciao.


Parole

Perché non scrivo più molto sul Blog?

Non ho neanche “festeggiato” i suoi 8 anni. E non sono pochi.

In realtà, definire quest’anno è veramente difficile. Almeno è stato diverso. Ci sono tante cose da fare, e gran parte delle mie parole vanno a finire, e mi sento molto triste a dirlo, su Facebook.

Così, più passa il tempo, più mi sento in difetto, e meno scrivo. Però penso un SACCO di post che vorrei scrivere. Almeno una volta al giorno. E poi però non ho il tempo di scriverlo. O magari la voglia. Diciamo che è difficile trovare il momento in cui abbia sia il tempo che la voglia.

Soprattutto, mi sento responsabile di dovere scrivere qualcosa di interessante da leggere. Ed in realtà non dovrebbe affatto essere così. O no?

Cosa sono i blog adesso? 8 anni fa mi sentivo quasi un pioniere (anche perché in realtà ce n’erano stati altri prima, su altre piattaforme), e scrivevo solo per me. Per assurdo, essendocene molti meno in giro, mi trovai seguito e commentato da diverse persone. Ora, per chi scrivo? Non più per me stesso, altrimenti scriverei sempre, ma neanche per gli altri, altrimenti mi impegnerei a scrivere più spesso. Forse dovrei semplicemente chiuderlo. O forse dovrei semplicemente rilassarmi,


Un paio di Altroquandi fa

Ricordo la mia timidezza e una passione sfrenata per il fumetto. Potrei riassumere così la mia infanzia.

Quando entrai la prima volta da Altroquando, nell’ormai lontano 1992, fu come la mia prima Lucca Comics. Io, che pensavo quasi di essere l’unico a cercare e leggere certe storie, mi trovai improvvisamente catapultato in un luogo pieno di scaffali e fumetti, come mai ne avevo visti, così tanti, così diversi.

Ero così preso dai turchi che non ricordo affatto chi ci fosse alla cassa. Dino? Salvatore?

Io però abitavo lontano, in via Sampolo, avevo quindici anni e non ero abituato a prendere Autobus o a fare grandi tragitti a piedi, così da Altroquando mi ci feci portare nuovamente da mio padre, cercando di contagiarlo col mio entusiasmo alla parola “arretrati”. La prima volta che andai, acquistai Orange Road numero 1, appena uscito; la seconda Mangazine 1, preso proprio da quegli scaffali che mi eccitavano tanto. E mi fu data anche la prima cartolina di Altroquando, disegnata da Maurizio Clausi. Io la guardavo e pensavo “wow”, e desideravo poterne fare una io.

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Per ricordarmi qualcuno alla cassa devo aspettare la volta successiva, e lì sì che c’era Salvatore. Silenzioso io, silenzioso lui, credo di avere detto soltanto “buonasera”.

Salvatore mi faceva un po’ paura all’inizio, lo ammetto. Poi, nelle epiche volte in cui mi incamminavo fin laggiù, cominciai a conoscere qualche altro lettore, qualche altro appassionato e, soprattutto, qualche altro aspirante fumettista. In questo modo, dichiarai le mie intenzioni, ma, come al mio solito, mi sentivo comunque un emarginato, perché mi sembrava già di essere arrivato troppo tardi e di non riuscire a far parte di quella cerchia.

Ricordo di avere sentito lì, per la prima volta, la parola “Preview”, e venni a conoscenza che un mucchio di persone ordinavano albi e volumi che io neanche avevo idea.

Salto temporale. Siamo nel 2003. Ricordo di avere raccolto, grazie al mio entusiasmo, tutti quelli che conoscevo, direttamente o per sentito dire, che gravitavano intorno al fumetto, di avere organizzato una cena a casa di Claudio Stassi, a Barcarello. Io mi guardavo intorno e vedevo Giuseppe Lo Bocchiaro, Emiliano Santalucia, Daniela Ragusa, Fabio Butera, Maurizio, non so quanti altri (nessuna foto, ahimè, al riguardo) e poi Salvatore. Il fatto che lui fosse lì mi rendeva orgoglioso, sentivo di avere una Star alla cena che avevo fortemente voluto, e in cui mangiammo una pizza discutibile, ma in cui furono gettati i semi per molte delle cose che vennero dopo.

Altro salto temporale. Ricordo uno scambio di mail con Salvatore dove capivo che lui ce l’aveva un po’ con me. Io pensavo “ma che cazzo vuole questo?”, mi sentivo in pericolo, in realtà, non capivo poi cosa avessi fatto, e, a dire la verità, non ricordo assolutamente il motivo di quella discussione, fatto sta che andai in negozio, uscimmo, ci prendemmo qualcosa da bere in un locale lì vicino, sedendoci e parlando con calma, e iniziai a capire alcune cose, in primis che lui “ci teneva”. A me, forse, ma in generale a molte cose.

Da quel momento le cose cambiarono, e, anche se io ero ancora un turista sporadico, ero sempre accolto da lui o da Dino con un affetto evidente, e fu più facile anche rimanere un po’ a parlare.

Salto temporale, indietro. Feci il disegno della cartolina per i dieci anni di Altroquando. Avevo appena iniziato a lavorare per Panini, e quelle richiesta mi sembrava un risultato di cui vantarmi per l’eternità. Per inciso, quella cartolina mi piace ancora. E ne feci anche un’altra, e mi sentivo troppo forte.

PROVAFIR

Salto temporale. Salvatore mi chiamò per un progettino di piccole monografie su alcuni fumettisti palermitani. Io fui “il numero 1”. Questo mi ha sempre fatto sentire ancora più che troppo forte. Mi piaceva sentire che avevo la sua stima.

Salto. Mostra di Piccoli Brividi. Mostra del Gruppo Trinacria. Eventi fondamentali nella mia formazione, artistica e personale.

Salto. Salvatore mi fa vedere un mucchio di fumetti molto vecchi fatti a Palermo. Alcuni albi erano davvero incredibili. Facemmo un blog, con l’intento di mantenere viva la storia del fumetto fatto a Palermo. Poi le produzioni e gli autori diventarono sempre di più, e perdemmo di vista la cosa. Il blog, però, è ancora attivo, ed è visitabile QUI.

Ricordo, poi, di aver trovato ogni tanto, dentro gli albi, qualche stampa di foto che lui amava ritoccare.

C’è gente che ha conosciuto amori lì dentro, gente che si è anche fatta le foto del matrimonio. Altroquando, oggettivamente, non è un posto normale.

Ma, frequentandolo da più di venti anni, diventa come un amico a cui non dici mai che gli vuoi bene, e lo lasci sottinteso.

Oggi, al funerale di Salvatore, non c’era  una persona che non possa raccontare e riempire pagine con avventure personali vissute lì dentro, come sto facendo io.

Come mi è capitato di dire “pubblicamente”, l’altro salto temporale importante è stata una serata musicale al Malaussene, in cui, per la prima volta, raccoglievo solo ed esclusivamente canzoni importanti nella mia vita e ne parlavo un po’. Salvatore era lì, con Filippo. E, a fine serata, mi fece i complimenti. Io ero molto felice che lui mi avesse visto, e ascoltato. Ed ero ancora più felice che avessimo gusti musicali affini, perché quasi tutto quello che avevo cantato per lui significava qualcosa, soprattutto una canzone di John Lennon, “God”, che davvero ha molto da dire.

È una canzone sull’indipendenza, sul non accettare un ruolo imposto, sulla libertà di scelta, forse sull’anarchia, ma non nel senso di fottersene di tutto, ma di conoscere per poi fare delle scelte senza essere pecoroni.

Salvatore, per me, era questo, e anche altro, ed ecco la canzone presa proprio da quella serata.


Richard Matheson e il Terrore dietro l’angolo

Adesso tutti quanti a condividere su Facebook il suo profilo. Sapevo che mi avrebbe dato dannatamente fastidio.

Già, perché fino a ieri, il suo nome era quasi sempre seguito da un’espressione vaga e interdetta. E mi ero stufato di dire “quello di Io sono Leggenda”, che poi a tutti veniva in mente solo quella merdaccia fumante che è il film con Will Smith. Anche i suoi libri, in Italia, ebbero lo stesso destino: conosciuto bene solo “dai veri puri”, necessitavano spesso di una fascetta o un richiamo al film degenerato.

Ma io di Richard parlo da molti anni a Scuola del Fumetto e, piuttosto brevemente, cercherò di fare un sunto del perché sia stato uno dei più importanti innovatori della narrativa moderna, senza copiare e incollare nulla da Wikipedia, che magari fa figo ma non è quello che mi interessa. E si dovrà comunque parlare di Io sono Leggenda. Ma il libro.

Esisteva un tempo in cui la narrativa Horror era intesa come qualcosa di esotico: Dracula, Frankenstein, Il Castello di otranto, Il Vampiro, Carmilla… erano tutti romanzi che trasportavano in luoghi e situazioni diverse dalla realtà che ci circondava (chiamasi: Horror gotici).

Matheson, più di tutti, ebbe l’intuizione di spostare l’attenzione sul vicino di casa, sul piccolo paese di provincia, su situazioni potenzialmente vivibili dai lettori stessi. Non è un caso che chi poi è diventato famoso per questo, un certo Stephen King, non abbia fatto altro che dire continuamente che Matheson è stato a dir poco fondamentale per la sua formazione di scrittore. Niente più castelli o costumi strani: case e camicie.

Il lavoro di Matheson, comunque, è decisamente più complesso di un semplice ridimensionamento dell’ambientazione orrorifica, o del thriller in generale. Inoltre, l’attività che effettivamente lo portò a campare fu quella di sceneggiatore per il piccolo schermo (anche il cinema, eh, ma soprattutto il piccolo schermo), il che ci porta a fare diversi discorsi paralleli, difatti l’influenza di Matheson è ben fitta un po’ ovunque, solo che non si sa molto.

Partiamo proprio dal fatidico Io sono Leggenda: è un piccolo racconto, uscito negli anni 50, quando ancora i Vampiri erano eleganti, usavano il mantello e si bruciavano alla luce del sole. In questo raccontino Matheson svilisce tutti i luoghi comuni tipici del vampirismo, cercando anche di dargli una radice scientifica (elemento comune dei suoi romanzi, per premere sul tasto della credibilità), e costruisce un affresco claustrofobico, apocalittico, fantastico ma terribilmente realistico: il protagonista non è un colonnello della Difesa, non è uno scienziato da premio Nobel, non è l’erede di chissà quale incredibile casata, no. È un uomo abbastanza normale, che però si ritrova ad essere l’ultimo uomo sulla terra, circondato da terribili bestie (più o meno, vampiri) da cui deve difendersi vita natural durante, costringendolo a trovare rimedi e soluzioni per la sopravvivenza, tutte cose tangibili, da semplice persona “intelligente”, quale è (mi pare il minimo).

Ma è la situazione a fare da padrona in Io sono Leggenda, l’atmosfera. Per tutta la fase iniziale, noi abbiamo a che fare solo con quest’uomo e i suoi problemi, che diventano anche i nostri, perché vive in una casa normale, e ci costringe e guardarci intorno, mentre lo leggiamo sul nostro letto, o sul divano, a immaginare possibili soluzioni nel caso in cui questa tragedia accadesse a noi. Immedesimazione totale.

Il filo di Io sono Leggenda, poi, è molto lungo è particolare: George Romero si ispirò ad esso per creare i suoi Zombie, che “vivono” sullo stesso stesso concetto base: uomo chiuso in casa, fuori un sacco di Zombie, sopravvivenza.

Più in generale, essendo autore che saltella dai libri alle pellicole, la sua influenza nel cinema di genere è stata a dir poco devastante, magari non sui film di Vampiri, ma su tutto il modo moderno di scrivere Horror e Thriller.

E anche L’Eternauta pare seguire lo stesso filone: pioggia radioattiva, uomini chiusi in casa, sopravvivenza.

Di Io sono Leggenda esistono tre versioni cinematografiche: la prima, con Vincent Price (L’ultimo uomo sulla terra… i lettori di Dylan Dog ricordano qualcosa?), fu girata addirittura a Cinecittà, e vanta la sceneggiatura dello stesso Matheson. È un film oscuro, difficile da far godere appieno per qualche appassionato di Horror moderno (ovvero quello sbagliato). Il secondo si chiama Luci Bianche sul Pianeta Terra, è a colori, è un po’ più kitsch, ma non è affatto male. Il terzo non esiste.

(copertina bellissima, eh?)

Fatto sta che questa visione post-moderna del Vampiro, fu così innovativa che non la cagarono di striscio in quel tipo di narrativa, continuando a propinarci vampiri mantellosi fino all’altro ieri (romanzi gotici e Ann Rice a parte, tutto il resto è fuffa).

Ma Matheson ha anche scritto Duel, un racconto pazzesco in cui un autista si ritrova inseguito da un camion che lo vuole buttare fuori strada. E uno si chiede: ma come può andare avanti un racconto del genere? Ebbene sì, va avanti fino alla fine. E il bello è che il camion non è nessuna “macchina infernale”. Dentro c’è qualcuno, non un demone, ma un essere umano. Perché vuole ucciderlo? Non importa. E Spielberg, di Duel, ne fa il suo primo lungometraggio, con sceneggiatura di Matheson. Un piccolo capolavoro.

Ma Matheson ha anche scritto La casa D’Inferno, da cui è tratto Dopo la Vita (da non confondere con un altro film omonimo), e anche in questo caso è giusto parlare del film, perché la sceneggiatura è sempre sua. E questo film è uno dei più incredibili a tema Spiritismo che esista. Chiaramente un appassionato di Horror moderni lo considererebbe fuffa, ma un appassionato di film Horror moderni è solo fuffa, e questo film è fottutamente pauroso. Anche qui, Matheson traduce la classica storia di una casa infestata a modo suo, con personaggi molto realistici e, soprattutto, spiegazioni fortemente scientifiche in un periodo in cui lo Spiritismo era molto in voga un po’ per tutti.

Sullo stesso tema direi che vale la pena leggere Io sono Helen Driscoll (titolo italiano terribilmente spoileroso), anche qui la chiave di credibilità di quella che, tecnicamente, sarebbe considerata solo una storia di fantasmi, è veramente molto alta. In questo caso il film non va visto.

Ma Matheson ha anche scritto una serie di episodi di Ai Confini della Realtà. Basta il nome di questa serie per ricordarci che il suo filo porta a X-Files.

Ma Matheson ha scritto anche Tre millimetri al Giorno, una storia pazzesca di fantascienza.

Ma Matheson ha scritto anche un gioiellino dal titolo La Preda, da cui è tratta una versione televisiva a bassissimo costo ma che è un vero e proprio must dell’iconografia Horror (che ha portato poi a tutto il filone de La Bambola Assassina e cose del genere)

Ma Matheson ha scritto anche una marea di raccontini brevi un più geniale dell’altro.

E Matheson ha scritto per la TV uno degli episodi più mitici, belli e maturi dello Star Trek Classico, quello col Kirk Doppio. Poesia pura.

State condividendo la sua foto e il suo profilo su Facebook? Bene. Leggetevi anche qualcosa di suo (da un po’ di anni la Fanucci si è presa la briga di ristampare tutto, in edizioni decorose), e ne sarete felici. Chi già lo conosce, invece, lo ama già sicuramente.


Propositi dell’anno, in ritardo

Come di consueto, a metà anno mi ritrovo a rileggere i propositi del fine anno precedente. Questo mi ha fatto rendere conto di NON aver scritto dei buoni propositi per quest’anno (incredibile), così recupero in corner e me li faccio adesso, per poterli controllare a fine anno (almeno):

– Promuovere bene Dieci Giorni da Beatle

– Scrivere e iniziare il Libro Nuovo (sì, ce n’è già un altro…)

– Dimagrire 8-10 chili

– Andare a Lucca Comics

– Trovare un ingaggio incredibile

– Uscire con un EP di inediti (o magari 3 o 4 Video)

– Tagliare i rami secchi, sono diventato davvero rincoglionito, dimentico le cose, troppe cose da fare, troppe cose per la testa.

Ci vediamo a dicembre.

 


Star Trek II: L’ira del Sottoscritto (Spoiler a manetta, eh)

Lo sapevo. Sapevo che se ero uscito dal cinema già incazzato dormirci su avrebbe solo amplificato la sensazione.

Non mi dilungherò in introduzioni, perché sono sicuro che un sacco di gente abbia già scritto le stesse cose (grazie a Dio).

Il problema principale di questo film (in mezzo ad altri che comunque elencherò) è che è scritto MALE. Cosa si intende per scritto male? Ecco qui alcuni esempi (sarebbe da farci la radiocronaca minuto per minuto):

MINCHIATONA NUMERO 1:

Il Capitano Kirk combina un bordello, A Kirk viene tolto il posto di Capitano. Litiga ferocemente con Spock (che si è cantato il bordello di Kirk), con una sequenza che lascia intendere che non vorrà più lavorare con lui, una di quelle classiche scene che pensi verranno risolte almeno dopo la metà del film. Dopo 5 secondi, Kirk viene reintegrato come Primo Ufficiale al Comando di Pike. Dopo 7 secondi Pike muore e Kirk riprende il comando dell’Enterprise, rivolendo Spock come Primo Ufficiale.

Perché?

C’era bisogno dunque di togliere la nave a Kirk? NON HA SENSO!!!

VERSIONE SCRITTA BENE:

Kirk combina un bordello, salvando la vita di Spock ma fottendosene di un trilione di regole della Federazione (che è anche tipico di Kirk, eh). Kirk si prende un cazziatone pauroso. Pike muore e lui parte a vendicarlo. Fine. Non c’era bisogno del resto. Quando si mettono in gioco elementi importanti come un litigio o una retrocessione, ci si aspetta vengano risolti alla fine del film, che Kirk riprenda la sua nave dopo una dura battaglia, magari la stessa battaglia con cui farà pace con Spock. No. Qui accade tutto in mezz’ora, e in più, dopo 2 secondi e mezzo, Kirk fa capire che era meglio non avere Spock come Primo Ufficiale perché, nuovamente, non ci si trova bene. Insomma, abbiamo preso per il culo gli spettatori, azzerando quello che era stato detto prima. Ovvero: IL FILM POTEVA BENISSIMO COMINCIARE A PARTIRE DALL’ATTENTATO.

MINCHIATONA NUMERO 2:

Khan viene catturato da Kirk. Dice a Kirk che l’Ammiraglio è una persona cattiva e che vuole fare la guerra. L’Ammiraglio cerca di convincere Kirk che è Khan il doppiogiochista. Dopo 3 secondi, vuole sparare sull’Enterprise, rivelando di essere lui il cattivo. Kirk libera Khan e attaccano l’Ammiraglio. Poi lo Spock vero dice a quello nuovo che Khan potrebbe essere un doppiogiochista. Khan uccide l’Ammiraglio. Alla fine tutti contro Khan.

VERSIONE SCRITTA BENE:

Khan viene catturato da Kirk. Dice a Kirk che l’Ammiraglio è una persona cattiva e che vuole fare la guerra. L’Ammiraglio cerca di convincere Kirk che è Khan il doppiogiochista. Dopo 3 secondi, vuole sparare sull’Enterprise, rivelando di essere lui il cattivo. Kirk libera Khan e attaccano l’Ammiraglio. Poi lo Spock vero dice a quello nuovo che Khan potrebbe essere un doppiogiochista. Khan uccide l’Ammiraglio. Alla fine tutti contro Khan.

FORSE così avrebbe avuto più senso? FORSE  per come ce lo hanno fatto vedereì, se ci riflettete bene, Khan è solo una vittima dell’Ammiraglio, che lo ha:

1) svegliato

2) costretto a progettare armi

3) rotto i coglioni

4) minacciato di morte

E grazie al cazzo che Khan vuole uccidere tutti. Quindi, in quanto vittima del sistema, Kirk avrebbe dovuto stare dalla sua parte. Invece no. Kirk non sta da nessuna parte. Si lascia solo trasportare dalla ridicola trama.

E, tecnicamente, a parte farsi vedere e accontentare “noi della vecchia guardia”: A CHE MINCHIA SERVE  la sequenza Spock vecchio/Spock nuovo? Provate a toglierla. A nulla.

MINCHIATONA NUMERO 3:

Aprire un missile misterioso. Per farlo, prendiamo una tizia infiltrata in maniera sospetta e la mandiamo su un pianetello insieme a McCoy a risolvere il problema. Lui deve eseguire una complicatissima manovra da chirurgo per giustificare il fatto che il Medico di Bordo sia stato coinvolto nell’operazione. Fallisce, il missile si arma, la tizia bona apre uno sportello laterale, estrae tutto il blocco in preda alla disperazione e sono tutti salvi.

VERSIONE SCRITTA BENE:

Ora, questa fa davvero ridere. E se hai visto almeno due puntate in fila di Star Trek capisci quanto sia inverosimile. Magari fa ridere come sequenza, magari il pubblico gggiovine non si renderà conto della bestemmia, ma è inammissibile che in qualcosa con su scritto STAR TREK un missile venga disarmato in quel modo. E non ho altro da dire. Sulla sequenza. Sulla tizia invece sì. Perché, se non fosse stata BONA, NESSUNO avrebbe giustificato che l’avrebbero mandata, fidandosi di lei, a disarmare il missile. Non ha senso LOGICO. E il bello è che lo stesso Spock a suggerirla. Cioè, questa qui si spaccia per un’altra, viene trovata a fare analisi con un Tricorder sui missili… e la mandano a lavorarci su. Molto logico.

Fra l’altro, appena si è parlato di “contenuto misterioso” non ho potuto fare a meno di pensare al mitico Star Crash, e ai soldati dentro ai missili. Ci sono anche andato vicino.

MINCHIATONA NUMERO 4:

Questa è stata abusata, ma davvero ridere, ovvero la sequenza del bikini. Dico solo che mi ha fatto pensare a questo (andate a minuto 34:56):

È il secondo film trash che mi viene in mente guardando il film. Cosa vorrà mai dire?

MINCHIATONA NUMERO 5:

Kirk, dopo avere buttato a calci in culo Scotty per caricarsi dei missili che dopo 3 secondi decide di non usare più, chiama Scotty col NORMALISSIMO COMUNICATORE dallo Spazio Klingon alla Terra. No. No. No. No e no. Ah, dimenticavo, è un universo parallelo, fottiamocene delle regole base. A questo punto non parliamo neanche di curvatura, ok?

MINCHIATONA NUMERO 6:

Lo scontro finale fra la nave buona e la nave cattiva (ovviamente grossa e nera) avviene… IN ORBITA TERRESTRE. E nessuno accorre. Nulla. In quell’epoca, anche un bambino col suo binocolo avrà visto tutto. Ma non importa.

MINCHIATONA NUMERO 7:

Riprendere per intero, inquadrature comprese, la sequenza dell’Ira di Khan, capovolgendola, è solo un simpatico compiacimento per strizzare l’occhietto “ai vecchi fan”. A me ha solo dato molto fastidio. Poi, spiegatemi come hanno tirato fuori il corpo di Kirk pieno di radiazioni e lo hanno portato in infermeria. Almeno Spock, nel vecchio film, aveva avuto l’accortezza di essere con la tuta (e comunque c’è un intervallo temporale ben superiore, ma qui, come già detto, accade tutto in 3 secondi). Soprattutto… usare un espediente già scritto per commuovere è il chiaro esempio della povertà narrativa di questo film.

A conti fatti, la maniera raffazzonata con cui è stata composta questa sceneggiatura, è abbastanza chiara in un unico dialogo, che cercherò di ricostruire a memoria:

Kirk dà il comando a Sulu e gli chiede di minacciare Khan. McCoy dice “Ma Kirk, è come se gli avessi passato la peggiore mano a Poker e gli avessi chiesto di bluffare, Sulu non ha questo carisma”.

Poi Sulu si siede, e minaccia Khan come un fichissimo. McCoy assiste alla scena e dice una cosa tipo “Sulu, mi ricordi di non metterla mai in discussione”.

VERSIONE SCRITTA BENE:

“Sulu, mi ricordi di non sfidarla mai a Poker”.

Ecco.


Maurizio Clausi

Esistono tristi casualità. E per uno come me che si sente terribilmente in colpa per ogni minima minchiata, è capitata proprio la cosa giusta per non farmi dormire stanotte.

Per errori vari, in cui per fortuna non c’entro nulla, due nomi sono saltati dal programma stampato di EtnaComics di quest’anno: Maurizio Clausi e Anna Zito. Il bello è che il primo fu avvertito di questa sparizione, e la seconda la ha scoperto direttamente in Fiera. Questo avvenimento non è stato preso benissimo da queste due persone, che per la riuscita dell’evento, gestendo in toto la Sala Conferenze, si smazzano non poco.

Ecco, nonostante tutte le specifiche del mondo, nel mio post precedente, causa la stanchezza, che però non mi giustifica, all’ora di fare un elenco ho fatto saltare il nome di Maurizio. Che fra l’altro è ben presente nelle foto e, soprattutto, nei ricordi e nelle situazioni che descrivevo.

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Maurizio, oltre ad essere un amico, è una delle persone più informate e competenti nel mondo del fumetto che io conosca. E gli voglio molto bene.

È colui che ho chiamato per sfogarmi e parlare dopo la morte di Sergio Toppi e Moebius, l’unico con cui sapevo avrei avuto un confronto costruttivo.

È la persona a cui chiedo sempre di leggere i miei libri prima di mandarli in stampa, per avere un aiuto sulle varie correzioni, e, soprattutto, per sapere cosa ne pensa.

Perché Maurizio SA.

Ora… ho assistito quest’anno al momento in cui gli fu detto che il suo nome non c’era nel programma… e sono stato molto male per lui, scrivendogli anche l’indomani mattino…

Ieri sera ero cotto. Stamattina mi sono svegliato, ho preso l’Ipad, ho riletto il post, cosa che faccio sempre, mi sono accorto del grave danno, ho corretto, ho acceso il PC, e mi sono trovato una mail di Maurizio in cui mi segnalava la cosa.

Esattamente come avevo iniziato il post: la frittata era ormai fatta.

Sinceramente, mi sento abbastanza una merda per questo. Provo almeno, pubblicamente, a fare ammenda.

EtnaComics non sarebbe la stessa senza Maurizio. E io stesso non potrei fare o sapere molte cose senza lui. E sarà sempre la persona a cui chiederò consigli e pareri prima di andare in stampa e che chiamerò se vorrò fare una discussione bella e intelligente sui fumetti.

Poi, per quelle sceme, c’è Fabio. Ma quello è un altro discorso.

Grazie Maurizio per tutto. E scusa.


EtnaComics 2013: dal lato dei Comics

La frittata è fatta. Il Festival è finito.

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Come sempre, si inizia già a pensare all’anno prossimo, si rimugina su quello che è andato male più di quello che è andato bene, ci si lamenta internamente di una frase detta e di un errore di stampa che poteva essere corretto… e credo sia proprio questo il motivo per cui EtnaComics, a conti fatti, nonostante tutti i pensieri, cerchi di migliorarsi sempre di più.

Forse noi dello staff Comics siamo particolarmente esigenti, fatto sta che l’entusiasmo generale è molto alto, e voglio un attimo accodarmi alle sole emozioni positive. Di contro, io ho vissuto in un microcosmo a causa della mia (ancora) attuale impossibilità a muovermi. Fondamentalmente, vivevo nella mia Area. Ed essendo andata BENISSIMO non ho un’idea completa della Fiera, non sono mai neanche salito a primo piano, per capirci.

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Il rapporto che esiste fra noi “Comics” in quei giorni è davvero simbiotico, e non perché in gran parte si dorme insieme, ma perché si vive un’esperienza oltre ogni limite, dove il tempo dalla mattina alla notte, e poi all’indomani, è un flusso continuo ed ininterrotto di lavoro, fatica, sudore ed emozione. Tre giorni a EtnaComics con loro equivalgono ad almeno tre anni lavorativi di ufficio con dei colleghi “normali”, e la dimostrazione è che questa emozione, questa passione, riusciamo a trasmetterla a chi ci sta intorno, in primis gli ospiti della Fiera, che non raramente si lasciano andare in commenti e paragoni veramente incredibili. Tutti vogliono tornare e tutti rischiano di venire fagocitati dal nostro entusiasmo.

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Quest’anno, poi, ha significato molto per me sotto altri punti di vista, dato che ero lì anche come autore, presentando ufficialmente Dieci Giorni da Beatle e iniziando a raccogliere commenti, recensioni amatoriali e apprezzamenti di ogni tipo, come l’assolutamente inaspettato premio “Miglior Disegnatore”.

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Ma ho anche dato, come al solito, sfogo al mio lato nerd, giocando a Bang! con Emiliano Sciarra, il suo creatore, cantando Daltanious e Il Grande Mazinga in compagnia di Doug, il cantante originale, o, più in generale, cantando quasi l’intero canzoniere delle sigle di Cartoni anni 80, con il “nostro” Emiliano, Fabio, Maurizio, Pippo e gli ormai amici aggiunti come Fabrizio Mazzotta e Maurizio Merluzzo (ormai parte integrante dello staff, come Fabrizio dal primo anno), e ospiti appassionati, stati al gioco (durato quasi due ore e mezza), come Alessio Puccio e Stefano Vietti.

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Ma torniamo a EtnaComics, e al mio ruolo. Quest’anno mi sono imbarcato nella modellazione di una nuova Area, chiamata Talent Scout, dove era possibile provare a fare colloqui professionali con editori, didattici con disegnatori, ma anche seguire una specie di “corso in tre puntate”, spalmato nei tre giorni, in (buonja) compagnia di Marcello Buonomo della Lavieri Edizioni, sul rapporto fra l’editore e il disegnatore, dal primo colloquio, passando alla realizzazione di un progetto e finendo con la stipulazione di un contratto.

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Ogni giorno quest’area è stata ammassata di giovani ragazzi, in attesa di potere parlare con qualcuno o di ascoltare parole utili (sì, perché poi, alla fine, anche per gli “scartati”, si cercava sempre di spiegare i motivi, che potrebbero non essere solo “bello” o “brutto”). Sicuramente, chi è stato lì tutti e tre i giorni (e lo hanno fatto molti) ha percepito il senso di un cammino importante.

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Ho goduto di uno scambio sincero di passione. Rivedere negli occhi di quei ragazzi quel senso di attesa e di appagatezza mi ha fatto sentire davvero orgoglioso. Credo, sinceramente, di avere gestito una cosa bella, che alcuni ricorderanno con una certa importanza. Il simbolo, in questo senso, è stato un piccolo ragazzo, di quasi tredici anni (quando gli altri erano tutti almeno ventenni), con due occhi vispi e il fuoco sacro dentro di sé, al punto da aver già preso in mano il pennello per inchiostrare. Mentre gli parlavo, per esortarlo ad andare avanti così, quasi mi commuovevo io.

Poi, conoscendo già molti ragazzi, vuoi per la Scuola o per altro, e vederli parlare, e magari uscirne felici, è stata la mia più grande soddisfazione. Più di ogni libro o premio.

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E ringrazio di cuore tutti gli editor e autori che si sono prestati al gioco, tutti senza risparmiarsi (alcuni, addirittura, sono tornati, come Enoch e Vietti, Bottero ha voluto parlare con un gruppo intero per fargli un discorso formativo comune, e Giovanna Casotto, finito l’orario, ha continuato a vedere i ragazzi rimanenti da un’altra parte)

Infine, non me ne voglia nessuno, l’incontro “da ricordare” è stato quello con Robin Wood. Mi ha raccontato tante belle cose, ed è stato bello.

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Ma questi giorni non sarebbero stati gli stessi se non avessi avuto Sabrina accanto. Partita insieme a tutto lo staff, ufficialmente avrebbe dovuto “solo” aiutarmi nelle cose che non potevo fare (scappare a cercare qualcuno, andare a consegnare un book…), e invece si è trasformata in un vero e proprio pezzo dello Staff, capendo quali fossero le mie esigenze, a volte prevedendole, ascoltando, capendo, e aiutandomi al duemila per cento in un’area che l’ultimo giorno chiamavo ormai “la nostra area”.

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Ecco quindi nomi e cognomi del migliore staff del secolo:

Dario Cherubino

Sergio Algozzino

Pippo Burruano

Fabio Butera

Vincenzo Salvo

Giovanna Uttila

Anna Zito

Sabrina Di Vita

Maurizio Clausi

Vincenzo Salvo

Nadia Davì

Gabriella Minissale

e poi, ovviamente, Monia Barbagallo. Speriamo di rimanere sempre così belli. Chiaramente grazie ad Alessio Riolo e Antonio Mannino.

Infine, come ogni anno, c’è stata una lista di tormentoni o momenti topici. Io voglio semplicemente elencarli come fossero dei titoli, difficilmente li capirete, ma servono a me come promemoria:

“Non ci ascolta mai nessuno”, detto però alla rotonda di fronte la stazione.

James O’Barr.

Sabbie mobili che sbarrano la via.

Storpio.

E chiudo con la frase migliore: “Il culturista ha vanificato ogni speranza”.

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Bibliografia completa

Ho fatto un elenco di tutti i miei lavori che ruotano intorno al fumetto, e al disegno in generale, partendo dalle pubblicazioni amatoriali, ma solo, e sempre, roba pubblicata.

Perché l’ho fatto? Megalomania? Insicurezza cronica (così da dimostrare a me stesso di aver fatto qualcosa in questi anni)? Pura e semplice deformazione professionale da archivista?

Bo.

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Allo stato attuale, eccolo:

1997:
Tuttoquanto n. 101, maggio 1997, Helix Media Editore, copertina
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 2, 27-09-1997, Xiomenos (8 tavole)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 4, 11-10-1997, K’Matrix (4 tavole)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 5, 18-10-1997, K’Matrix (4 tavole)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 6, 25-10-1997, La Sindrome di Moebius (2 tavole)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 7, 1-11-1997, Dietro le quinte della mostra (1 tavola)
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 10, 22-11-1997, Kern (8 tavole)

1998:
Area 51 (inserto de Il Mediterraneo) n. 16, 3-01-1998, copertina

1999:
6864 ore al 2000, Catalogo Affiche, ottobre 1999, 8 tavole

2000:
Fandango n. 7, Panini Comics, luglio 2000, Foolys ep. 1 (4 tavole)
Hobby Planet n. 1, MBE, marzo 2000, Foolys ep. 2 (4 tavole)
Hobby Planet n. 1, MBE, maggio 2000, Foolys ep. 3 (3 tavole + illustrazioni)
Hobby Planet n. 1, MBE, agosto 2000, Foolys ep. 4 (4 tavole)
Il Commissario Montalbano CD-ROM, Il Cane di Terracotta, Sellerio Editore, 2000, colorazione
Niño n. 3, dicembre 2000, illustrazioni

2001:
Ninos Ferrato, Il gatto dalle lunghe zampe, Lo Sciacallo Elettronico, ottobre 2001, 8 tavole
Palermo-Dubrovnik andata e ritorno, Catalogo Affiche, settembre 2001, 2 illustrazioni
Il Commissario Montalbano CD-ROM, Il Ladro di Merendine, Sellerio Editore, 2001, colorazione

2002:
Il Commissario Montalbano CD-ROM, La voce del Violino, Sellerio Editore, 2002, colorazione
Piccoli brividi n. 1, Panini Comics, giugno 2002, (9 tavole + illustrazioni)
Piccoli brividi n. 2, Panini Comics, novembre 2002 (9 tavole + illustrazioni)
Fumettagenda 2002, Luca Bonanno Editore, Foolys ep. 3

2003:
Piccoli Brividi, Panini Comics, edizione spagnola, 3 numeri contententi i 6 numeri prodotti per l’Italia (20 tavole e illustrazioni inedite)
Fumettagenda 2003, Luca Bonanno Editore, Foolys ep. 4
Monster Allergy n. 4, Buena Vista Comics, ottobre 2003, colore + illustrazione
Monster Allergy n. 5, Buena Vista Comics, novembre 2003, colore
Monster Allergy n. 6, Buena Vista Comics, dicembre 2003, colore
Cartolina Natale Panini Comics, dicembre 2003

2004:
No comment 2004, Luca Bonanno Editore, Foolys ep. 5 (4 tavole)
Chiaroscuro n. 1, Sergio Algozzino, Altroquando, dicembre 2004, illustrazioni inedite + Foolys ep. 6 (4 tavole)
Il Primitivo Magazine n. 1, Il Primitivo Editore, novembre 2004, The sweet dinosaur (3 tavole)
Ratman Color Special n. 2, Topin the wonder mouse, ottobre 2004, colore
Monster Allergy n. 8, Buena Vista Comics, febbraio 2004, colore
Monster Allergy n. 9, Buena Vista Comics, marzo 2004, colore
Monster Allergy n. 10, Buena Vista Comics, aprile 2004, colore
Monster Allergy n. 11, Buena Vista Comics, maggio 2004, colore + illustrazioni
Monster Allergy n. 12, Buena Vista Comics, giugno 2004, colore
Monster Allergy n. 14, Buena Vista Comics, agosto 2004, colore
Monster Allergy n. 18, Buena Vista Comics, dicembre 2004, colore

2005:
Il Primitivo Magazine n. 2, Il Primitivo Editore, novembre 2005, The sweet dinosaur (3 tavole) + Giovanni (5 tavole)
Gioco di china, Catalogo Palermo-Salonicco, 2005, Foolys ep. 5
Margini n. 2, Navarra Edizioniottobre 2005, illustrazioni
Tutt’a un Tratto, Tunuè, maggio 2005, saggio
Monster Allergy n. 20, Buena Vista Comics, febbraio 2005, colore
Monster Allergy n. 23, Buena Vista Comics, maggio 2005, colore
Monster Allergy n. 26, Buena Vista Comics, agosto 2005, colore
Monster Allergy n. 29, Buena Vista Comics, novembre 2005, colore + 1 tavola
Avatar n. 0, Cronache di Topolinia, novembre 2005, cover
Avatar n. 1, Cronache di Topolinia, novembre 2005, cover
Avatar n. 2, Cronache di Topolinia, dicembre 2005, cover
Tea Sisters n. 1, Il codice del Drago, Piemme, 2005, supervisione

2006:
Monster Allergy, illustrazioni per Card Game
Monster Allergy, illustrazioni per English Book
Leggere Hugo Pratt, Tunuè, ottobre 2006, illustrazione
Il Piccolo Missionario n. 931, maggio 2006, Banda PM, 10 tavole
Avatar n. 3, Cronache di Topolinia, marzo 2006, cover
Avatar n. 4, Cronache di Topolinia, aprile 2006, cover
Avalonia special n.2, Cronache di Topolinia, aprile 2006, cover
Avatar n. 5, Cronache di Topolinia, ottobre 2006, cover
Avatar n. 6, Cronache di Topolinia, novembre 2006, cover
Mono n. 1, Tunuè, novembre 2006, supervisione e 1 tavola
Geronimo Stilton, Grandi Storie, L’isola del tesoro, 2006, 5 illustrazioni

2007:
Avatar special n. 1, Cronache di Topolinia, marzo 2007, cover
Resistenze, Beccogiallo, giugno 2007, 4 tavole
Mikido, Soleil Edition, 2007, disegni e colore
Mono n. 2, Tunuè, aprile 2007, supervisione e 1 tavola
Mono n. 3, Tunuè, novembre 2007, supervisione
Pluie d’été, Les Humanoides Associés, 2007, volume
Lanfeust Mag n. 100, Soleil Edition, luglio 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 101, Soleil Edition, agosto 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 102, Soleil Edition, settembre 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 103, Soleil Edition, ottobre 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 104, Soleil Edition, novembre 2007, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 105, Soleil Edition, dicembre 2007, Epictete, strip
Il signor Vattelapesca, Spettacolo teatrale di Sergio Vespertino, Animazioni

2008:
Il Piccolo Missionario n. 954, aprile 2008, Banda PM, 10 tavole
Avatar special n. 2, Cronache di Topolinia, giugno 2008, cover
X-campus, Panini Comics, 2008, colore e supervisione del colore
Zero Tolleranza, Beccogiallo, giugno 2008, 3 tavole
***Ballata per Fabrizio De Andrè, Beccogiallo, dicembre 2008, volume***
Mono n. 4, Tunuè, giugno 2008, supervisione
Mono n. 5, Tunuè, novembre 2008, supervisione
***Pioggia d’estate, 001 edizioni, ottobre 2008, volume***
X-treme Tuning n. 1, Enrico Barbieri Editore, marzo 2008, colore
X-treme Tuning n. 2, Enrico Barbieri Editore, maggio 2008, colore
Lanfeust Mag n. 106, Soleil Edition, gennaio 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 107, Soleil Edition, febbraio 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 108, Soleil Edition, marzo 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 109, Soleil Edition, aprile 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 110, Soleil Edition, maggio 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 111, Soleil Edition, giugno 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 112, Soleil Edition, luglio 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 113, Soleil Edition, agosto 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 114, Soleil Edition, settembre 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 115, Soleil Edition, ottobre 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 116, Soleil Edition, novembre 2008, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 117, Soleil Edition, dicembre 2008, Epictete, strip
V for Fumetto, ProGlo, 2008, volume collettivo
Crime suspen stories n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
Frontline combact n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
Piracy n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
The Haunt of Fear n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
Weird Fantasy n. 1, 001 edizioni, 2008, colore cover
Ministero, 001 edizioni, 2008, colore cover

2009:
Il mucchio selvaggio n. 656, marzo 2009, The musical box, 2 tavole
***Comix Show, 001 edizioni, ottobre 2009, volume***
Joy Cut, PillowCase, 2009, illustrazioni per il videoclip Mister Man e booklet del cd
Akkura, Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme, Dario Flaccovio Editore, novembre 2009, cover
Epictete, Soleil Edition, novembre 2009, volume
Lupo Alberto n. 291, settembre 2009, colore di un episodio
Dinofroz world magazine n. 1, GP Publishing, marzo 2009, supervisione
Dinofroz world magazine n. 2, GP Publishing, maggio 2009, supervisione
Dinofroz world magazine n. 3, GP Publishing, luglio 2009, supervisione
Dinofroz world magazine n. 4, GP Publishing, ottobre 2009, supervisione
Dinofroz world magazine n. 5, GP Publishing, dicembre 2009, supervisione
Il messaggero dei ragazzi n. 913, febbraio 2009, Meg, supervisione colore
Lanfeust Mag n. 118, Soleil Edition, gennaio 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 119, Soleil Edition, febbraio 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 120, Soleil Edition, marzo 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 121, Soleil Edition, aprile 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 122, Soleil Edition, maggio 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 123, Soleil Edition, giugno 2009, Epictete, strip
Lanfeust Mag n. 124, Soleil Edition, luglio 2009, Epictete, strip
Crime suspen stories n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover
Frontline combact n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover+
Piracy n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover
The Haunt of Fear n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover
Weird Fantasy n. 2, 001 edizioni, 2009, colore cover
Il collezionista di sogni, 001 edizioni, 2009, colore cover
Storia triste, 001 edizioni, 2009, colore cover

2010:
Young Strange, Panini Comics, 2010, colore
Lanfeust Mag n. 129, Soleil Edition, marzo 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 130, Soleil Edition, aprile 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 131, Soleil Edition, maggio 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 132, Soleil Edition, giugno 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 133, Soleil Edition, luglio 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 134, Soleil Edition, agosto 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 135, Soleil Edition, settembre 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 136, Soleil Edition, ottobre 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 137, Soleil Edition, novembre 2010, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 138, Soleil Edition, dicembre 2010, L’Étranger, strip
Dinofroz combact magazine n. 1, GP Publishing, febbraio 2010, supervisione
Dinofroz combact magazine n. 1, GP Publishing, aprile 2010, supervisione
Alice nel paese delle Meraviglie, Teatro Massimo di Palermo, ottobre 2010, supervisione delle animazioni realizzate dai ragazzi del Liceo Artistico Eustachio Catalano di Palermo.
Al Buio, Spettacolo teatrale di Ernesto Maria Ponte, 2010, illustrazioni per una scena
Alvan Major n. 3, 001 edizioni, 2010, colore cover
Barbara n. 1, 001 edizioni, 2010, colore cover

2011:
Lanfeust Mag n. 139, Soleil Edition, gennaio 2011, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 140, Soleil Edition, febbraio 2011, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 141, Soleil Edition, marzo 2011, L’Étranger, strip
Lanfeust Mag n. 142, Soleil Edition, aprile 2011, L’Étranger, strip
Calendario 2012, Prezzemolo & Vitale, illustrazioni
Crime suspen stories n. 3, 001 Edizioni, 2011, colore cover
Weird Fantasy n. 3, 001 edizioni, 2011, colore cover
Nuovo mondo, 001 edizioni, 2011, colore cover

2012:
Ballata per Fabrizio De Andrè, Beccogiallo, febbraio 2012, ristampa a colori
Cecio Felicio e Agata Patata, edizioni Arianna, febbraio 2012, illustrazioni
Hellzarockin’, Tunuè, marzo 2012, episodio su Ozzy Osbourne
Italia da fumetto, Tunuè, marzo 2012, colore cover
Casa Rio, Kemeco, illustrazioni per il sito
Rio Azzurro Bum Bum, Kemeco, etichetta

2013:
Musica Nuda, Blue Note Records, gennaio 2013, cover
La Vita SiCura, Regione Siciliana, Assessorato alla salute, 3 corti animati, animazioni e musica
Barbara n. 3, 001 edizioni, 2013, colore cover
***Dieci Giorni da Beatle, Tunuè, giugno 2013, volume***

Spider-Gek:
da Uomo Ragno n. 386, Panini Comics, marzo 2004, 1 volta al mese (eccezionalmente 2)

Altre edizioni estere:
Piccoli Brividi, Panini Comics, edizione francese, 2003.
Zack, dal n. 198, gennaio 2010, Epictete.
Monster Allergy, edizione francese della Soleil Edition
Monster Allergy, 1a edizione tedesca Carlsen, 2a edizione tedesca Egmont


10 Giorni da Beatle

Ed eccoci qua. Con un libro finito fra le mani (si fa per dire, ancora), e una copertina definitiva da mostrarvi:

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Quasi un anno. Ma ok. Neanche me ne sono accorto, quasi. Di più, è diventato pesante lavorare con una gamba azzoppata. Già, questo perché ormai quasi tre mesi fa ho avuto un incidente sportivo e, pur non essendo qualcosa di gravissimo, mi ritrovo ancora con le stampelle. E disegnare così non è il massimo, come non lo è andare a lezione o, soprattutto, dover dipendere da tutti per ogni sciocchezza.

Ma non è un post di stress, questo.

Volevo farvi vedere la cover (ed eccola, lassù), e volevo anche dire che presenterò il libro ufficialmente durante la TERZA edizione di Etna Comics (mamma mia quanto tempo…), il Festival catanese in cui ho infuso gran parte delle mie capacità e idee organizzative, facendo parte di uno staff clamoroso e appassionato che lo ha reso già uno degli appuntamenti più importanti del settore.

E quest’anno, oltre che presentare la mia ultima fatica, ho avuto l’appoggio totale per inaugurare una nuova area, tutta votata alla didattica e ai giovani fumettisti, che si chiamerà Area Talent Scout, dove sarà possibile ricevere consigli da parte di autori ed editori.

Se volete dare un occhio a tutto il programma, eccolo QUI.

Ecco il mio manifesto alternativo:

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E se volete guardare il trailer del mio libro, eccolo qui.


Nuovo libro: revisione, prefazioni e postfazioni

Da quel che ho capito, a breve si potrà annunciare titolo, diffondere trailer e cose così.
Nel frattempo, posso dire che il volume sarà disponibile, in anteprima, a EtnaComics, dal 7 al 9 giugno, con tanto di mostra.
Attualmente sto revisionando, per un’ultima volta, i testi, e raccogliendo il materiale aggiuntivo. Fra cui quella che dovrebbe essere una prefazione particolarmente significativa.

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Cosa penso del libro adesso? Bo… Se devo essere sincero, non lo so più. Con questo libro mi sono sbloccato e, contemporaneamente, credo di essere molto cresciuto. Quindi, se quando l’ho scritto pensavo di aver fatto qualcosa di decente, adesso ho perso un po’ quella sensazione. Sono molto contento di alcuni momenti, altri, al solito, vorrei rifarli in toto. In effetti, vorrei davvero rimettere mano su troppe cose. Ma non avrebbe senso farlo.
Così, credo che “mi accontenterò”, cercando di pensare subito a cosa verrà dopo, fermo restando che sarà uno spasso promuovere questo.

Insomma, nella vita si può essere un Kubrick o on Allen. E, seppur amando tutti e due, forse la regola di quest’ultimo, ovvero di finire un film, non rivederlo, e passare subito al successivo, non è così male per come la vedo io.

Dato che i miei post non son quotidiani, aggiungo un disegnetto fatto facendo un esperimento di passaggio dalla pittura ad olio (partendo da uno dei capisaldi della pittura) all’acquarello, in formato 20×15.

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Nuovo Libro: Verso la fine

Prima del lettering, prima delle ultime chine e acquarellate, oggi ho marchiato l’ultima tavola a matita. 80. Ne ho anche aggiunte 6 rispetto alla sceneggiatura iniziale. Purtroppo, per me era giusto così. Come se avessi avuto tempo in più. Come se fratturarmi un osso del piede non avesse reso le cose già abbastanza difficili.

Ho disegnato con la gamba tesa verso l’alto per due settimane, e la schiena curva nel senso opposto. Non è stato facile. E non mi sono riposato mai. Come sempre, però, il pregio di queste maratone è che segnano un periodo ben specifico della mia vita, e avrò dei ricordi molto specifici.

Nel frattempo,  è uscito in edicola un Topolino con una bella storia scritta da Francesco Artibani e disegnata da Giorgio Cavazzano, in cui Topolino va in Sicilia e incontra Topoalbano, chiaramente ispirato al Montalbano di Camilleri, che ha approvato il progetto; quando l’anno scorso Francesco iniziò a scriverne la sceneggiatura, mi chiese una serie di piccole “traduzioni” dall’italiano a un siciliano potabile, così posso fregiarmi di aver potuto contribuire a far pubblicare la mia parola dialettale preferita da sempre (CAMURRIA) sulle pagine del settimanale a fumetti più storico d’Italia.

Francesco, a sorpresa, ha chiamato un personaggio col mio cognome. Non mi assomiglia affatto, ma un po’ mi piace vederlo come mio padre. E dato che è sulle pagine di Topolino che ho iniziato a leggere, e a desiderare di volere fare fumetti, considero questa piccola cosa un grandissimo onore.

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Buona Pasqua 2013

Pasqua 2013


Fantasmi, Sante e Monache a Palermo.

In questi giorni c’è stato un gran parlare di un avvenimento mistico e meraviglioso: nel cuore del Capo, uno dei più antichi quartieri, e mercati, palermitani, è apparsa improvvisamente, in cima al campanile della chiesa di Santa Maria della Mercede, la figura di una monaca. Questa apparizione straordinaria si ripete da giorni, e i curiosi si sono trasformati in un vero e proprio pubblico in delirio. C’è chi l’ha riconosciuta come Santa Rita, chi come Santa Maria della Mercedes, il prete della chiesa ha addirittura rivelato che potrebbe trattarsi di Satana, fatto sta che, puntualmente, al calar della sera, boicottando qualsiasi regola del settore, Santa Rita o chiunque sia appare agli occhi di tutti, pronta a farsi fotografare, immortalata in video e servizi televisivi, sempre immobile, fra l’altro. Un fantasma piuttosto egocentrico e fotogenico, direi.

 

 

Sia chiaro, parlo, mi interesso, e leggo, di spiritismo da più tempo di quanto frequenti i miei più vecchi amici. Il che mi ha reso davvero facile l’ovvia conclusione che fosse un’illusione ottica.

Ma ho osservato l’evento incuriosito, leggendo tutti gli articoli e vedendo tutti i video che ho trovato in giro, sapendo bene quale fosse la soluzione dell’enigma, ma scegliendo di non proferir parola.

Perché? Semplice. In un’epoca dove i libri scolastici saranno sostituiti da Tablet, dove le nostre madri padroneggiano computer e Facebook, era semplicemente emozionante vedere tutta questa gente accalcata esattamente come sarebbe accaduto dieci, venti, trenta, cento o duecento anni fa. Ho studiato, più che l’avvenimento in sé, le parole degli intervistati, la fiducia che riponevano nella visione che avevano davanti ai loro occhi, e la passione con cui esponevano le loro teorie.

Ho cercato di immedesimarmi nei loro pensieri, un misto di speranza e terrore, ed è stato bello.

Poi, improvvisamente, dopo solo un paio di giorni, la tecnologia ha distrutto la magia, con un bel video che, con tanto di grafici, fermo immagine e selezioni delle zone interessate, mostra a tutti come la fatidica monaca sia effettivamente un gioco ottico composto di ombre, un faro posto lateralmente e il muro scrostato.

 

 

Sinceramente, avrei voluto osservare un altro po’ di caos. Già fremevo all’idea di carovane da varie parti dell’Italia, di aerei stracolmi di vecchiette, di troupe televisive da altre regioni. Magari avrei potuto tirarci su un commercio, vendere maglietta con l’effige di Santa Rita, medaglioni, braccialetti.

Avrei potuto essere ricco.

E invece no. Dannata tecnologia. Non si può più sognare in pace.


Tutt’a un Tratto… Bonelli

Sergio Bonelli ci ha lasciati già da troppo tempo. Tanto se ne è, giustamente, parlato, e ognuno ha tirato fuori un ricordo personale su di lui e con lui. Per come sono fatto, non ho voluto partecipare alla lotta del miglior aneddoto, anche perché di certo chi possiede davvero il più bello difficilmente lo scriverà in qualche blog, e lo faccio adesso, in un momento meno equivoco.
Ammetto di pensarci spesso. Difficile descrivere come una persona, che poi effettivamente non frequenti, possa avere tale influenza nella tua vita, ma nel nostro mondo, dove tutti conoscono tutti, il cerchio è così stretto che è molto facile provare affetto per qualcuno che non conosci bene ma che ha influenzato tanto il tuo modo di essere.
Ho incontrato Bonelli solo tre volte, e l’ho sentito per telefono solo un altro paio di volte. Nulla a che vedere con chi ha avuto DAVVERO la fortuna di lavorare per lui, e di potersi confrontare con lui quasi quotidianamente.
In ogni caso, serbo un ricordo molto prezioso.
Anni fa uscì scrissi e uscì Tutt’a un Tratto, per le edizioni Tunuè, saggio sul disegno nel fumetto, argomento trattato raramente.
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Bonelli lesse il libro, e gli piacque così tanto che di sua spontanea volontà decise di dedicare un’intero editoriale di Tex a tal proposito. Eccolo qui:

Fu una emozione grandissima per me… il signor nessuno “recensito” da Bonelli in persona! Alzai la cornetta, chiamai in redazione, e me lo feci passare per ringraziarlo. Fu una telefonata molto piacevole, e mi chiese se di lì a poco sarei passato da Milano, perché avrebbe avuto piacere di incontrarmi.
Bonelli aveva il piacere di incontrarmi.
Ok…
Per un caso fortuito, mi ritrovai davvero a Milano nel giro di poco, e chiamai in redazione per prendere un appuntamento, e lui, gentilissimo, continuava a dirmi che gli avrebbe fatto molto piacere.
Ora. Sarà perché parlo di Tex con un certo rispetto… ma che Bonelli apprezzasse un mio libro mi faceva DAVVERO impressione.
Non ero mai stato alla Bonelli, e fui mandato ai piani alti, mi misero ad attendere in una saletta, e attesi.
Poi arrivò lui, io ero emozionato come un bambino, e se ci ripenso adesso ricordo perfettamente quell’emozione.
Iniziò a parlare, tanto per cambiare, del mio libro, facendomi tanti complimenti, e io ero lì che pensavo “ma guarda te, sto parlando con Bonelli e LUI parla di un MIO lavoro, è una situazione totalmente folle!”
Esaurito l’argomento, iniziammo a parlare del fumetto in generale. Apprezzava, da quel che aveva letto, che fossi molto appassionato, e mi ha raccontato almeno due o tre aneddoti che conservo con grande cura.
Mi ha dedicato un’oretta buona, e poi è tornato al suo lavoro. Era già un po’ stanco, ma non al punto di privarlo della voglia di fare. Con me è stato molto intelligente, arguto e simpatico. Prima di andar via, mi disse che aveva scritto un altro editoriale sul mio libro, e mi fece avere una versione stampata in anteprima del nuovo testo, che lessi con grande gioia davanti a lui. Conservo ancora quella versione stampata.

Ci salutammo, e via.
La volta successiva lo rividi lì in redazione, e, successivamente, a Lucca. Ma furono incontri da poco, e il mio timore reverenziale mi fermò un bel po’. Dubito mi avesse effettivamente riconosciuto, avrei dovuto dire “sono quello del libro tal dei tali”, ma non sono tipo per questo genere di cose, così mi limitai a salutarlo e a scambiare due parole cordiali.


Libro Nuovo: Metà

Fra poco partirà il lancio, l’effettiva comunicazione, e svelerò un po’ tutto.
In effetti, uscirà a Giugno, quindi ci siamo quasi…
E io, a che punto sono?
Beh, da più di tre settimane son partito per la maratona intensiva finale. Ieri ho raggiunto la metà, così, dato che su Facebook posto continuamente foto della lavorazione, volevo raccoglierle in maniera più ufficiale qui.
Buona visione!

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Da piccolo volevo fare il pompiere

No, non è vero.
Ho sempre voluto fare il fumettista. Se penso a me da piccolo, penso solo alla mia scrivania e ai fogli di carta a quadretti.
Ho avuto però una fase da paleontologo e una da chimico; quando uscì Jurassic Park smisi di voler fare il primo, infastidito da un’improvvisa passione di massa per l’argomento, e abbandonai il secondo quando capii che non riuscivo ad andare oltre l’acqua distillata.

Alle scuole medie iniziai a maturare l’idea del musicista, un po’ più insistente a partire dal liceo, e più in là del professore di storia dell’arte.
Ma, nel frattempo, ero sempre calato sulla scrivania a disegnare, magari su fogli bianchi.
Fumettista lo sono, con la musica un po’ ci lavoro (ed è un ingrediente fondamentale dei miei fumetti), come professore insegno a Scuola del Fumetto. Che mi manca? La storia dell’arte. Difficilmente potrò insegnarla a scuola, ma forse, finalmente, potrò sfogare questo mio grande amore in qualche modo.
A presto per ulteriori, eventuali, notizie.

Nel frattempo, corro come un matto per finire l’ultimo libro. Qui non ho aggiornato molto al riguardo, ma sono a uno stadio piuttosto avanzato. Mi riprometto, con una scusa che già so, di fare un post apposito.

Già che ci siamo, dato che anche questa qui era passata inosservata, beccatevi la mia intervista al TG3.


Banda Larga – Recensione

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Banda Larga è il sesto album del duo Musica Nuda.
Ne parlo solo perchè ne ho disegnato la copertina? No, direi che ne parlo perchè mi piacciono, altrimenti non avrei disegnato la copertina.
Festeggiano dieci anni di attività con quello che può essere considerato, a tutti gli effetti, una sorta di Greatest Hits del loro cammino artistico.
Ne è passata di acqua sotto i ponti dalla Eleanor Rigby che apriva il loro primo album, un album (come il secondo) di cover straconosciute, riarrangiate a modo loro, solo voce e contrabbasso, a volte in maniera briosa, la cui chiave vincente non era solo la bravura tecnica, ma l’approccio, il modo di fare (anche sul palco), e, proprio come i Beatles, i cui primi album avevano un certo numero di cover, eccoli adesso a trattare solo un paio di pezzi già editi, e sicuramente, pur essendoci un Paolo Conte di mezzo, non sono più nazional-popolari come lo erano all’inizio.

Così, se nel frattempo avevano anche inciso un album di musica sacra, ci ritroviamo qui ad ascoltare un po’ di tutto di quel che avevano fatto, con una dose massiccia di pezzi inediti, con lo stesso approccio, ma con un’intera orchestra al loro servizio; già, perchè Banda Larga vuol dire anche quello, e se ho disegnato loro due sopra una moltitudine di strumenti musicali ci sarà un motivo.

Si lasciano aiutare da molti amici, che gli scrivono canzoni apposta o che gliele cedono, il tutto condito da intermezzi strumentali in cui Ferruccio fa da padrone, spesso anche compositivamente.

Petra invece ci mostra un po’ tutte le sue possibilità vocali, lasciando solo vagamente immaginare quante altre ne potrebbe avere. Fa di tutto, e lo fa benissimo. E io, che li ho visti molto spesso dal vivo, non l’ho sentita sbagliare MAI, mai una dannata volta. Ma tutto questo tecnicismo non è freddo e scostante. Io ODIO le cantanti tecniche, specie se sono italiane. Petra invece canta in maniera suadente, esprime benissimo parole ed emozioni, e, soprattutto, ha una grandissima carica ironica, che fa un po’ rima con Carica Erotica, uno dei brani più belli dell’album.

Ma è un album da ascoltare per intero più di una volta. Come detto, ne è passata di acqua sotto i ponti, e dopo dieci anni si sono potuti permettere quello che probabilmente avrebbero già fatto nel 2004.

Si passa dalla potenza strabiliante, quasi elettrica, di Game of taking Chances, alla dolcezza, già dal titolo, di Luna Suadente (credo il mio pezzo preferito), dalla ricchezza orchestrale di Libera alla semplicità, in puro stile Musica Nuda, di Tu, la prima volta di tutto (non sconosciuta ai fan); ma c’è anche il ritmo ansioso di Qui tra poco pioverà a l’atmosfera scherzosa di Le cose, altro mio brano prediletto.

Come dicevo, è una sorta di Greatest Hits artistico, proprio perchè c’è un po’ di tutto di quel che hanno fatto, con delle nuove promesse e una serie di nuove strade aperte.

Manca solo, in effetti, la voce di Ferruccio.





1. Preludio (Aria c’è) 0:49
2. Aria C’è 3:07
3. Des Ronds Dans L’eau 2:42
4. Preludio (Qui tra poco pioverà) 1:17
5. Qui Tra Poco Pioverà 3:30
6. Game of Taking Chances 2:51
7. Libera 3:45
8. Preludio (Um outro Olhar) 1:00
9. Um outro Olhar 4:16
10. Spina dorsale con Joe Barbieri 3:55
11. Luele 1:10
12. Carica Erotica 3:31
13. Preludio (Lirico lirica) 1:17
14. Lirico Lirica 3:22
15. Le Cose 3:47
16. Japan 0:58
17. Luna Suadente 3:02
18. Preludio (Tu, la prima volta di tutto) 1:10
19. Tu, La Prima Volta Di Tutto 2:25
20. Les tam-tam du Paradis 4:29
21. I Ricordi Della Sera 2:25


Come prima

Non mi sono mai fermato, ma non ero più lo stesso… Se mi guardo indietro vedo un anno di crisi, un altro anno per cercare di uscire da quella crisi, l’inizio di una risalita, la ricaduta più bassa e poi eccomi qui.
Mi accorgo che tutto ė come prima perché mi alzo la mattina e accendo subito il computer. Questo piccolo gesto mi mancava da quasi tre anni, e adesso ho ripreso a farlo, così come non fermarmi la sera. In questo momento sono un treno in corsa che non riesco a fermare, certo, ho acquisito una certa disciplina, ma ė davvero inebriante passare una giornata come oggi, ininterrottamente a lavorare, noncurante dei dolori al collo. Era proprio quello che facevo in tempo, e questi dolori mi mancavano.


Angouleme, postumi.

Questa sezione non era proprio prevista, ma dopo tre giorni di febbre e tosse, prima di arrivare alle fatidiche riflessioni, pare sia necessario…

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