Archivio per dicembre, 2012

2012

E siamo alla raccolta di fine anno, che scrivo puntualmente, in vari supporti, dal 1993 e che segna sempre un giro di boa importante.
Cercherò di essere bravo, e di analizzare tutto brevemente, partendo anzitutto dai propositi dell’anno scorso:

– Farmi PUBBLICARE almeno un libro nuovo.
Ok, non ho pubblicato un libro “intero”, ma ho partecipato a un volume antologico, pubblicato la ristampa riveduta, corretta e colorata di Ballata per De Andrè e, soprattutto, firmato DUE contratti per due libri, su cui sto lavorando. Fondamentalmente, il proposito rappresentava il mio volere rimettermi in moto, e l’ho decisamente fatto. Per tanti motivi.

– Scrivere di più sul blog.
Ci ho provato, ma non credo di aver fatto molto, ma almeno mi sono dato una spiegazione: oltre alla mole crescente di cose da fare, il massiccio uso di uno strumento, criticato quanto volete, come Facebook, con tutti gli usi paralleli che ne faccio, giustifica tutto questo. Inoltre, la Canzone al Giorno, per me, è stato letteralmente un diario GIORNALIERO, come non lo tenevo dai tempi del liceo, quindi vado molto orgoglioso della sezione “lasciare più tracce di me da potere rileggere in futuro”.

– MANTENERE il peso.
Fallito miseramente. Per metà anno è andata bene, anzi, ero pure dimagrito ulteriormente.

– Tornare ad essere puntuale.
Un pochino meglio, ma fallito anche questo.

– ALMENO programmare il mio viaggio in Giappone.
Fallito, però non me ne pento molto. Magari l’anno scorso la vedevo in maniera diversa.

– Lavorare, lavorare e lavorare.
Aggiungo un altro lavorare a quei tre. Quindi direi che va bene.

– Scrivere.
Ho scritto un libro nuovo, e sono già ai disegni, e ho almeno un altro libro in coda da scrivere, come dicevo su, e probabilmente anche un altro bel progetto.
E parlo solo di cose concrete.

Su tutto, gioco facile perché era davvero dura chiudere un anno male come l’anno scorso. Quest’anno è stato l’anno della rivalsa emotiva, professionale e spirituale. Un buon inizio per quello che, ci conto per davvero, sarà un altro anno in salita. La vedo davvero così. E se non è una buona chiusura questa…

CHIUDO qui con le parole usate su una Nota nella Pagina di Una Canzone al Giorno, che ieri ha visto la sua conclusione e oggi il suo Epilogo. Credo di essermi espresso molto bene lì, e sfrutto quei video di cui parlo per farvi/mi i migliori auguri di buon anno. Soprattutto, il video EPILOGO, rappresenta per davvero la più grande forma di ricordo che io abbia mai avuto di un anno della mia vita. Ogni Canzone mi ricorda qualcosa, qualcuno, uno stato d’animo, un sentimento, stanchezza, rabbia, frustrazione, felicità, positività, e circa un milione di altre cose.

È stata una lunga avventura.
Ho iniziato per gioco, ma anche se i video sono man mano migliorati, comprando una webcam nuova, un ukulele nuovo o raffinando la voce, l’intento rimaneva lo stesso. C’è un mondo dietro la Canzone al Giorno, nata in un momento di totale e folle irregolarità nella mia vita, emotiva, professionale e spirituale. E questa cadenza regolare, questa costanza, mi ha ridato il ritmo che avevo perso. Ho registrato video ovunque mi trovassi, e non ho MAI barato per un giorno. Mai usato una Canzone fatta il giorno prima. Ho abusato del mio tempo e delle mie forze, lasciandomi trascinare in un’impresa di cui sono orgoglioso, che non mi ha dato soldi, ma che mi ha dato molta felicità in diversi momenti. Anche frustrazione, lo ammetto. A volte ho RITARDATO o posticipato impegni per fare la Canzone, causando un effetto contrario sullo scopo di partenza, ma anche se ho ritardato (o rinunciato) a singoli avvenimenti, ho comunque ritrovavo un benessere generale.
Spesso mi sono anche chiesto perchè continuavo, e questo avveniva nei momenti di sconforto, vuoi per una giornata dura, vuoi per un video cantato bene che non commentava nessuno… 366 Canzoni sono tante, e capisco di avere messo alla prova anche voi che mi avete seguito.
Non sono molto bravo a suonare, un pochino lo sono a cantare, ma dovendo registrare ogni giorno capitava di avere una brutta voce, o che si era fatto troppo tardi per potere fare una determinata Canzone senza che i vicini mi uccidessero, ma più che la qualità ho voluto puntare sulla costanza, e sull’impegno. In fondo, faccio sempre così…
Ecco quindi cosa farò adesso: continuerò a registrare Canzoni periodicamente, ma senza una scadenza fissa, in questo modo cercherò di fare Canzoni di cui andrò fiero, senza troppi pentimenti, perchè, qualità o no, se, per via della fretta, riascoltavo una mezza stecca in un video pubblicato, magari un po’ avrei voluto rifarla, almeno al massimo delle mie possibilità. Magari lavorare di più su video sovrapposti, o ricominciare a fare fotomontaggi, fare delle collaborazioni a distanza. E soprattutto iniziare a lavorare su Canzoni mie.
E in fondo un anno di fila me lo sono fatto, quindi non tradisco nulla e nessuno.
Se vorrete ascoltarmi ancora, sarò sempre qui.
Di conseguenza, grazie.
Grazie a tutti gli amici che hanno partecipato a una o più Canzoni, è stato un onore condividere con voi questa impresa. Non mi vergogno a dire che, riguardando We re the World, ho pianto come un bambino. È la summa di un’emozione condivisa, di un divertimento generale, di uno spirito libero, e di una passione fortissima che è la musica, che porta emozioni come nient’altro al mondo, e lo dico io che sono un disegnatore, più che un musicista. Non avete idea di quanto sia bello per me ogni singolo fotogramma di quel video, di quanto sia emozionante quell’ammasso di voci dove io so riconoscere ognuna delle persone che ha contribuito al coro.
E grazie a voi che avete visto una o più Canzoni. Alcune persone hanno quasi messo mi piace ad ogni video, altre sono apparse e scomparse. Non ho mai avuto picchi da fenomeno multimediale, le visualizzazioni sul canale YouTube sono sul centinaio per video, al massimo, e alcuni ne hanno veramente poche… ma non recrimino niente, perchè rimarranno lì, e se qualcuno di voi che non sa di quel che parlo, e volesse cominciare da oggi ad ascoltare Una Canzone al Giorno, è il benvenuto.
Eccovi dunque un mio video di commiato da questa esperienza, una piccola summa di tutto, e un piccolo contributo finale, che ho in mente da molti mesi, e che ho, rigorosamente, registrato oggi:

E, per inciso, ecco l’ultima Canzone:


Nuovo Libro: Alla ricerca del diSegno perduto

Il buon Andrea Pazienza aveva capito tutto, sempre. Pur pavoneggiandosi con biografie pompose, mostrava il suo lato indifeso più spesso di quel che si voglia ricordare. Era facile trovarlo nelle sue opere, se lo si vuol cercare, ed era ancora più facile trovarlo nella sua irrequietezza artistica.
Mi sconvolge ancora pensare quanto materiale, e di che livello, sia stato prodotto da questo ragazzone, morto davvero troppo giovane.
Un ragazzone che, pur pieno di talento, a inizio anni 80 entrò in crisi, sentendosi già vecchio stilisticamente, e cercando quello che lui soprannominò “il segno 80”.
Ecco. Semmai ho fatto mia qualcosa di Paz, è proprio l’irrequietezza, che, non nego, nasce comunque da una o più debolezze. Sono stufo delle ipocrisie velate che leggo spesso in giro, mi piace ormai farmi i cazzacci miei ed essere il più sincero possibile, cosa che, artisticamente, ho sempre rispettato.
Così, trovandomi a disegnare un libro lungo e corposo dopo tanto tempo, sono entrato un po’ in crisi.
Come disegnarlo? Io so come avrei voluto disegnarlo… ma una parte di me vorrebbe dettagliare troppo, l’altra vorrebbe invece sintetizzare troppo… anche all’interno dello stesso segno esistono diversi disegni, e sono un po’ confuso, cosa che mi fa procedere molto lentamente.
Dunque, sto solo continuando a disegnare, matite, poi qualche china, poi provo ad acquarellare, e quando vedo una tavola finita le idee si fanno decisamente più chiare, sperando di avere fissato dei paletti importanti da seguire, in modo da non sentirmi così tanto stressato artisticamente come lo sono per ora.
Disegnando, disegnando, troverò una soluzione, anche se lentamente. Prima o poi…

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Quella voglia di budino

Farò adesso un elenco di roba da mangiare che mi ricorda follemente il periodo elementaresco:

Il porta pranzo.
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In quarta e quinta elementare uscivo da scuola alle 16. Inizialmente mia madre mi iscrisse alla mensa scolastica, ma ho pochi ricordi e tutti orrendi (panini gommosi, pasta insapore…), così poi passò a prepararmi da mangiare ogni giorno.
Dentro il mio porta pranzo, quel che ricordo di più sono le fette di pollo impanato e le frittate con patate. Nello scompartimento in basso c’era spesso insalata, e una volta c’era quella di finocchi, e un mio compagno la guardò stranito perché non aveva mai mangiato dei finocchi nella sua vita, glieli feci assaggiare ed era contento. Fu lo stesso compagno che comprò la mia miniserie a fumetti che disegnai di Hulk in quattro numeri, rigorosamente originali, uno dei pochi fumetti che ho fatto in quel periodo di cui, di conseguenza, non ho traccia né fotocopia.

La girella. Varrebbe anche il tegolino vecchia maniera, ma soprattutto la girella.

Mia abitudine era, anziché aspettare l’intervallo, di aprire in silenzio l’involucro e mettere la girella per intero in bocca, masticandola lentamente per non farmi sentire dalla maestra e creando perciò un enorme pastone che si svuotava poco a poco dalle guance per finire nello stomaco.

Lo Sprint.

Eh. Il Cacao Sprint è il RE dei ricordi di quel periodo. Lo prendevo ogni mattino col latte e aveva regali all’interno che hanno cambiato la mia esistenza, come tutti i mostrini degli Acchiappafantasmi (e coi punti ebbi anche Ray), una serie di giochini calamitati dei Masters of the Universe (che diventarono gli sponsor di alcuni miei fumetti) e i mitici puzzle che tengo ancora gelosamente.

Infine, il budino.
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Mia madre usava fare il budino ogni domenica. Sapevo che mi sarei alzato, e avrei trovato lei davanti questo enorme pentolone, strabordante di cacao e latte, con cui avrebbe riempito piatti e piatti. Così, la mangiata del budino si divideva in due fasi, quella della domenica -caldo e quasi liquido- e quella del lunedì -in frigo per un giorno e quindi quasi solido-
Il tutto accompagnato da pane o brioscine.
E quando capitava di portarmi a scuola il budino, mia madre lo metteva in questi contenitori alimentari arancioni, lo stesso che vedete fotografato su, con dentro lo stesso budino “da frigo” di mia madre, che ha fatto qualche giorno fa e che, oltre al gusto in sé, ha fatto riaffiorare in me tutti questi bei ricordi.


1 Year

Oggi la Canzone in aria era questa, almeno per me.

Gli anniversari sono curiosi, alimentano certi pensieri, come se per il resto dell’anno non ce ne fossero.
Comunque siamo stati abbastanza bravi e sinceri, dimostrando che un anniversario può influenzare ma non troppo. In fondo, è stato un pensiero perpetuo per tutti, e arrivare a oggi è stato più veloce di quel che immaginassi.
Da domani si ricomincia a lavorare al libro. In realtà ho già ripreso tutto un paio di giorni fa, ma va bene.
Tante cose bollono in pentola…