Cinecomics oggi

Potere delle parole.
Quando viene coniato un vocabolo apposta per definire qualcosa, quel qualcosa si chiude entro determinati parametri atti a definire il vocabolo stesso. Ovvero, tutto era meglio prima di questo termine, un po’ come l’inappropriato uso del tanto amato Graphic Novel.

Cinecomics ieri:
Non esistendo una vera e propria categoria, un tempo i film dedicati agli eroi dei fumetti, o tratti da alcuni albi a fumetti, erano decisamente più rari e più eterogenei, e a volte neanche tenevi troppo conto del fatto che stavi guardando qualcosa tratto da un fumetto (vedi Men in Black, o The Mask). Non avere uno standard comportava, in media, un livello a volte molto basso ma a volte sorprendente, come un Dick Tracy di Beatty, o film bistrattatissimi come Rocketeer. In fondo, per l’idea che si aveva di un film tratto da dei fumetti, sembrava più un Cinecomic Robocop che il Batman di Burton, che difatti fu amato/odiato al punto da pretendere poi i famigerati seguiti, molto più “fumettosi”, di Schumacher.

Insomma, il pensiero era quello che, classicamente, i fumetti fossero per bambini e i film avrebbero dovuto esserlo di conseguenza. Quello che sfuggiva, ai tempi, era che un’intera ondata di film del periodo avrebbero potuto benissimo essere tratti da fumetti, dato che ne riprendono stilemi e situazioni, ma che diventavano grandi successi solo perché erano “originali”. Praticamente ci si vergognava un po’. Allo stesso tempo, come dicevo prima, alcuni osavano operazioni strane, e il Batman di Burton un po’ strano lo era, così come l’idea di fare una serie di film dedicati a Blade, o quella di portare sul grande schermo Dellamorte Dellamore e non Dylan Dog.
Quanti erano consapevoli che La Famiglia Addams è tratta dai fumetti di Charles Addams? O che i film di Conan erano debitori anche delle versioni a fumetti della Marvel?

Più il personaggio era conosciuto, più rischiava di essere un film infantile, vedi Phantom o i “meravigliosi” film anni novanta dei Fantastici 4 e di Capitan America.

In ogni caso, non c’erano grandi regole in quanto a struttura narrativa, e ogni film era davvero da prendere a sè.

Cinecomics oggi:
Sicuramente, il primo lungometraggio dedicato agli X-Men fece scalpore. A riguardarlo ora ci sono diverse ingenuità, ma uscendo dal cinema ricordo benissimo una certa soddisfazione. Diciamo che arrivò nel momento giusto, fondendo alcune intuizioni maturate su Blade, principalmente l’idea di rendere il film il meno fumettoso possibile abolendo i costumi in latex a favore di vestiti più casual.
La sperimentazione che era in atto, però, non creava ancora delle regole, quindi quando viene deciso di approcciarsi a Spider Man l’impianto non fu affatto quello degli X-Men, anzi era totalmente opposto: costumi aderenti e colori fortissimi. Ma ci stava, era coerente col personaggio.

Spider Man fu un successo clamoroso, in mezzo a film deliranti come Daredevil, e definisce quelle che sono le prime regole del Cinecomic moderno: storia d’amore tormentata, da grandi poteri derivano etc, morte di Zio Ben. Il problema di fondo è che questi sono, da sempre, gli elementi di Spider Man e, a volte, non è detto funzionino su altri personaggi.

Ed ecco l’errore a mio avviso del primo Batman di Nolan, che si presenta abbastanza differente da quello di Burton (e questo è solo un fattore positivo), ma che inserisce malamente una storia d’amore che poco ci interessa, con tanto di finale in copia carbone del tipo “per via dei miei poteri non possiamo stare insieme”.
Ma ok.

E così nasce il “nuovo” film di Superman, uno dei più grandi errori dell’umanità.

Il primo Iron Man, per quanto leggero, fa capire ancora che ci si può adattare in base al personaggio, e la storia d’amore viene ribaltata nel momento in cui Tony Stark dichiara di essere Iron Man, annullando totalmente il “problema tipico di Spider Man che piace tanto agli altri registi”.
I Batman di Nolan alzano il tiro riguardo al target del pubblico. Purtroppo, lo alzano secondo me in maniera errata, perché da quel momento in poi, un po’ come per il termine Graphic Novel, intorno a un certo tipo di film si crea un alone di supponenza premeditata, creando la situazione del tipo “i film di Batman sono per adulti mentre quelli di Spider Man, in quanto colorati, sono ancora per bambini”. Difatti il prossimo film di Batman è già un capolavoro, pur non avendolo visto nessuno.

Poi c’è sempre la questione effetti speciali, secondo la quale più sono tosti più ci si dimentica della sceneggiatura. Ma, in fondo, questo è sempre stato un problema topico del cinema.

Il film degli Avengers, molto carino, soffre di questo accumulo di Input, e i costumi ne sono il chiaro esempio: Capitan America, Thor e la Vedova nera hanno quello colorato, Occhio di Falco e Nick Fury hanno quello casual stile Ultimates. Iron Man non conta. E, in questa indecisione, hanno avuto la meglio, perché hanno accontentato un po’ tutti.

Spider Man 3 è un mezzo disastro fra i fan, non al botteghino, e la Sony, sicura di fare un favore a un certo pubblico di appassionati, decide così di far ripartire da zero il franchise con nuovi attori e un nuovo regista, risparmiando più o meno un botto di soldi.

Ed eccoci al nuovo film di Spider Man, di cui scruto questi trailer con molta diffidenza, che hanno la stessa fotografia e lo stesso tipo di regia di Raimi, creandomi sempre un fastidioso effetto Deja Vu, come se fosse una parodia. E scruto anche i commenti, perché appena c’è qualcuno che osa dire che sembrano simili la risposta tipica è “ma vedi che qui ha i lanciaragnatele”.

Ok.

Ecco, sono i lanciaragnatele il problema dei film di adesso, di chi li fa e del pubblico che li segue.

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