La Saga di Rocky

Questa immagine ha troneggiato nella mia stanza per anni. E io non potevo tollerarla. Mio fratello mi ha infuso un sacco di cose belle, ma ci sono alcune cose che, chissà perché, reputavo fastidiose, come Madonna e Rocky, tanto per dirne due. Così, non vedevo un film di Rocky da non so quanto, penso vent’anni o giù di lì, inoltre li replicavano di continuo nelle reti private (specie Rocky IV), quindi li conosco a memoria ma in realtà non li avevo mai rivisti con la giusta concentrazione. Anzi, alla fine mi piaceva pure, ma forse non li prendevo troppo sul serio.

Ho finito adesso una intensa Rocky Maratona.
Tutto perché volevo vedere Rocky V e Rocky Balboa, che mi mancavano ancora all’appello.

Così, ecco le mie impressioni, senza dire nulla di nuovo, ma con uno sguardo abbastanza candido su una serie che ha fatto storia:

Rocky:
Un fottuto capolavoro. Una sceneggiatura perfetti, personaggi fantastici, interpretazione a mille, dialoghi eccezionali, struttura meravigliosa, grandi emozioni, grandi sentimenti. Ma questo si sa già.

Rocky II, III e IV:
Mia intenzione è invece rivalutare questo trittico, che visti uno per uno possono sembrare identici, ma su una struttura pressoché simile costruiscono situazioni e dinamiche molto diverse, inoltre i personaggi vanno avanti e crescono bene. Non saranno all’altezza del primo, ma, visti in quest’ottica, hanno una loro dignità e coerenza. Li catalogo un po’ come degli episodi di una serie televisiva, venuti dopo un episodio pilota coi fiocchi.

Rocky V:
Ho provato a farmelo piacere, e fino a metà film quasi riuscivo a tollerare la storyline del figlio, poi diventa davvero pacchiano, sentimentale nel senso più sbagliato del termine e decisamente ridicolo nel finale. Un passo falso non da poco.

Rocky Balboa:
La serie si chiude con un film che per la prima volta rispetto agli altri riesce ad essere autocitazionista senza dare fastidio, proponendo luoghi e situazioni, soprattutto del primo film, sempre al servizio della trama. Addirittura la corsa sulle scale riesce a non essere noiosa e banale. E la storia regge. Il Rocky stanco, voglioso di riscatto, assomiglia un po’ al Cavaliere Oscuro di Miller, anche fisicamente, i personaggi hanno ritrovato il giusto equilibrio e, soprattutto, i dialoghi sono tornati davvero ad essere credibili e molto belli. Nessun finale patetico, molte sorprese di dinamica (la scena in cui Robert lo rimprovera e Rocky, inaspettatamente, anziché assecondarlo perché gli vuole bene, gli va contro per aprirgli occhi è davvero perfetta) e una buona regia. Il “cattivone” è un po’ insipido, ma non ci importa molto, è un film molto giapponese, pur essendo molto americano allo stesso tempo. E Stallone fa un baffo al Mickey Rourke di The Wrestler.

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