Archivio per maggio, 2012

Cinecomics oggi

Potere delle parole.
Quando viene coniato un vocabolo apposta per definire qualcosa, quel qualcosa si chiude entro determinati parametri atti a definire il vocabolo stesso. Ovvero, tutto era meglio prima di questo termine, un po’ come l’inappropriato uso del tanto amato Graphic Novel.

Cinecomics ieri:
Non esistendo una vera e propria categoria, un tempo i film dedicati agli eroi dei fumetti, o tratti da alcuni albi a fumetti, erano decisamente più rari e più eterogenei, e a volte neanche tenevi troppo conto del fatto che stavi guardando qualcosa tratto da un fumetto (vedi Men in Black, o The Mask). Non avere uno standard comportava, in media, un livello a volte molto basso ma a volte sorprendente, come un Dick Tracy di Beatty, o film bistrattatissimi come Rocketeer. In fondo, per l’idea che si aveva di un film tratto da dei fumetti, sembrava più un Cinecomic Robocop che il Batman di Burton, che difatti fu amato/odiato al punto da pretendere poi i famigerati seguiti, molto più “fumettosi”, di Schumacher.

Insomma, il pensiero era quello che, classicamente, i fumetti fossero per bambini e i film avrebbero dovuto esserlo di conseguenza. Quello che sfuggiva, ai tempi, era che un’intera ondata di film del periodo avrebbero potuto benissimo essere tratti da fumetti, dato che ne riprendono stilemi e situazioni, ma che diventavano grandi successi solo perché erano “originali”. Praticamente ci si vergognava un po’. Allo stesso tempo, come dicevo prima, alcuni osavano operazioni strane, e il Batman di Burton un po’ strano lo era, così come l’idea di fare una serie di film dedicati a Blade, o quella di portare sul grande schermo Dellamorte Dellamore e non Dylan Dog.
Quanti erano consapevoli che La Famiglia Addams è tratta dai fumetti di Charles Addams? O che i film di Conan erano debitori anche delle versioni a fumetti della Marvel?

Più il personaggio era conosciuto, più rischiava di essere un film infantile, vedi Phantom o i “meravigliosi” film anni novanta dei Fantastici 4 e di Capitan America.

In ogni caso, non c’erano grandi regole in quanto a struttura narrativa, e ogni film era davvero da prendere a sè.

Cinecomics oggi:
Sicuramente, il primo lungometraggio dedicato agli X-Men fece scalpore. A riguardarlo ora ci sono diverse ingenuità, ma uscendo dal cinema ricordo benissimo una certa soddisfazione. Diciamo che arrivò nel momento giusto, fondendo alcune intuizioni maturate su Blade, principalmente l’idea di rendere il film il meno fumettoso possibile abolendo i costumi in latex a favore di vestiti più casual.
La sperimentazione che era in atto, però, non creava ancora delle regole, quindi quando viene deciso di approcciarsi a Spider Man l’impianto non fu affatto quello degli X-Men, anzi era totalmente opposto: costumi aderenti e colori fortissimi. Ma ci stava, era coerente col personaggio.

Spider Man fu un successo clamoroso, in mezzo a film deliranti come Daredevil, e definisce quelle che sono le prime regole del Cinecomic moderno: storia d’amore tormentata, da grandi poteri derivano etc, morte di Zio Ben. Il problema di fondo è che questi sono, da sempre, gli elementi di Spider Man e, a volte, non è detto funzionino su altri personaggi.

Ed ecco l’errore a mio avviso del primo Batman di Nolan, che si presenta abbastanza differente da quello di Burton (e questo è solo un fattore positivo), ma che inserisce malamente una storia d’amore che poco ci interessa, con tanto di finale in copia carbone del tipo “per via dei miei poteri non possiamo stare insieme”.
Ma ok.

E così nasce il “nuovo” film di Superman, uno dei più grandi errori dell’umanità.

Il primo Iron Man, per quanto leggero, fa capire ancora che ci si può adattare in base al personaggio, e la storia d’amore viene ribaltata nel momento in cui Tony Stark dichiara di essere Iron Man, annullando totalmente il “problema tipico di Spider Man che piace tanto agli altri registi”.
I Batman di Nolan alzano il tiro riguardo al target del pubblico. Purtroppo, lo alzano secondo me in maniera errata, perché da quel momento in poi, un po’ come per il termine Graphic Novel, intorno a un certo tipo di film si crea un alone di supponenza premeditata, creando la situazione del tipo “i film di Batman sono per adulti mentre quelli di Spider Man, in quanto colorati, sono ancora per bambini”. Difatti il prossimo film di Batman è già un capolavoro, pur non avendolo visto nessuno.

Poi c’è sempre la questione effetti speciali, secondo la quale più sono tosti più ci si dimentica della sceneggiatura. Ma, in fondo, questo è sempre stato un problema topico del cinema.

Il film degli Avengers, molto carino, soffre di questo accumulo di Input, e i costumi ne sono il chiaro esempio: Capitan America, Thor e la Vedova nera hanno quello colorato, Occhio di Falco e Nick Fury hanno quello casual stile Ultimates. Iron Man non conta. E, in questa indecisione, hanno avuto la meglio, perché hanno accontentato un po’ tutti.

Spider Man 3 è un mezzo disastro fra i fan, non al botteghino, e la Sony, sicura di fare un favore a un certo pubblico di appassionati, decide così di far ripartire da zero il franchise con nuovi attori e un nuovo regista, risparmiando più o meno un botto di soldi.

Ed eccoci al nuovo film di Spider Man, di cui scruto questi trailer con molta diffidenza, che hanno la stessa fotografia e lo stesso tipo di regia di Raimi, creandomi sempre un fastidioso effetto Deja Vu, come se fosse una parodia. E scruto anche i commenti, perché appena c’è qualcuno che osa dire che sembrano simili la risposta tipica è “ma vedi che qui ha i lanciaragnatele”.

Ok.

Ecco, sono i lanciaragnatele il problema dei film di adesso, di chi li fa e del pubblico che li segue.


La Saga di Rocky

Questa immagine ha troneggiato nella mia stanza per anni. E io non potevo tollerarla. Mio fratello mi ha infuso un sacco di cose belle, ma ci sono alcune cose che, chissà perché, reputavo fastidiose, come Madonna e Rocky, tanto per dirne due. Così, non vedevo un film di Rocky da non so quanto, penso vent’anni o giù di lì, inoltre li replicavano di continuo nelle reti private (specie Rocky IV), quindi li conosco a memoria ma in realtà non li avevo mai rivisti con la giusta concentrazione. Anzi, alla fine mi piaceva pure, ma forse non li prendevo troppo sul serio.

Ho finito adesso una intensa Rocky Maratona.
Tutto perché volevo vedere Rocky V e Rocky Balboa, che mi mancavano ancora all’appello.

Così, ecco le mie impressioni, senza dire nulla di nuovo, ma con uno sguardo abbastanza candido su una serie che ha fatto storia:

Rocky:
Un fottuto capolavoro. Una sceneggiatura perfetti, personaggi fantastici, interpretazione a mille, dialoghi eccezionali, struttura meravigliosa, grandi emozioni, grandi sentimenti. Ma questo si sa già.

Rocky II, III e IV:
Mia intenzione è invece rivalutare questo trittico, che visti uno per uno possono sembrare identici, ma su una struttura pressoché simile costruiscono situazioni e dinamiche molto diverse, inoltre i personaggi vanno avanti e crescono bene. Non saranno all’altezza del primo, ma, visti in quest’ottica, hanno una loro dignità e coerenza. Li catalogo un po’ come degli episodi di una serie televisiva, venuti dopo un episodio pilota coi fiocchi.

Rocky V:
Ho provato a farmelo piacere, e fino a metà film quasi riuscivo a tollerare la storyline del figlio, poi diventa davvero pacchiano, sentimentale nel senso più sbagliato del termine e decisamente ridicolo nel finale. Un passo falso non da poco.

Rocky Balboa:
La serie si chiude con un film che per la prima volta rispetto agli altri riesce ad essere autocitazionista senza dare fastidio, proponendo luoghi e situazioni, soprattutto del primo film, sempre al servizio della trama. Addirittura la corsa sulle scale riesce a non essere noiosa e banale. E la storia regge. Il Rocky stanco, voglioso di riscatto, assomiglia un po’ al Cavaliere Oscuro di Miller, anche fisicamente, i personaggi hanno ritrovato il giusto equilibrio e, soprattutto, i dialoghi sono tornati davvero ad essere credibili e molto belli. Nessun finale patetico, molte sorprese di dinamica (la scena in cui Robert lo rimprovera e Rocky, inaspettatamente, anziché assecondarlo perché gli vuole bene, gli va contro per aprirgli occhi è davvero perfetta) e una buona regia. Il “cattivone” è un po’ insipido, ma non ci importa molto, è un film molto giapponese, pur essendo molto americano allo stesso tempo. E Stallone fa un baffo al Mickey Rourke di The Wrestler.


Sogni indipendenti

Della rarità con cui ricordo i sogni già ne ho parlato. Stanotte, quindi, ha segnato un avvenimento eccezionale, in cui non solo ricordo ben DUE sogni, ma tutti e due i sogni in questione sono anche slegati da ansie e paturnie quotidiane.

Così, ho sognato di essere a mare e avvistare le balene. Inizialmente era molto semplice, spuntavano ogni tanto e basta. Poi si è trasformato in una specie di episodio apocalittico post 11 settembre, in cui una balena si andava a schiantare contro un palazzo e crollavano almeno due o tre edifici insieme.

L’altro è stato un po’ più lungo, ma decisamente meno drammatico, o forse no. Camminavo con amici in so quale luogo e regione. Passavamo davanti la villa (immaginaria) di due miei cari amici musicisti, che fra l’altro non stanno più insieme, e io, vedendo una torta appena sfornata nel giardino, parto con un pippone del tipo “guardate che poesia, se odorassimo quella torta sarebbe un momento magico etc…”. Ovviamente nel sogno sapevo di essere già stato in quella villa e quindi conoscevo perfettamente il modo di potere scavalcare senza bussare e disturbarli, anche perché era tarda notte. Facendo un po’ di casino, svegliamo tutti all’interno, forse suona anche un allarme, e quindi parte anzitutto la brutta figura con loro due (che sono musicisti di un certo calibro), e poi il classico equivoco alla Takahashi in cui sembrava che stavamo rubando, alimentato poi da un gran numero di parenti dei musicisti che, casualmente, dormivano lì quella notte.
Parte quindi il processo in casa che si risolve comunque abbastanza velocemente, ma, gran sorpresa, dopo le varie perquisizioni subite scopro di non avere più i soldi nel portafoglio, così scatta l’equivoco opposto, in cui sono IO a dubitare di qualcuno di loro, che si offendono tantissimo all’idea di essere visti come ladri, e io devo quindi zittirmi e andarmene un po’ triste per il torto subito. Nel frattempo, chiederò mille volte scusa al padrone di casa e, mentre parlo con lui, trovo i soldi dentro la tasca dei miei pantaloni, ed evito di comunicarlo ai parenti inferociti.


Sveglia Fastidiosa

Squilla il telefono.

“Sono Mr. X”

Mr X è un personaggio discutibile che si occupa di informazione online, gestendo un sito col calendario cittadino degli eventi, concerti, incontri, mostre e affini. Mi aveva approcciato molto tempo fa, per propormi una collaborazione artistica che risultava essere un paio di disegni per il sito in questione. Già quando ci incontrammo piangeva miseria, facendomi abbassare il preventivo mentale che mi ero fatto, ma in fondo sono una persona buona e comprensiva, e il paio di disegni erano abbastanza facili e veloci, così ci accordiamo per 120 euro.

Le prime 70 giungono alla consegna. Le altre 50 diventano una chimera: Mr. X sparisce, non risponde al telefono, e solo per email ogni tanto si prodiga in scuse degne di un melodramma napoletano, basando tutto sui problemi del momento e cose del genere. Dopo qualche mese, parlando con gli amici di un Eliografia, si viene a scoprire che deve dei soldi anche a loro, più importanti dei miei, fra l’altro, e ci si chiede come rintracciarlo. Loro lo trovano, e dopo un buon inseguimento riescono ad ottenere il saldo sperato. Io no.

Un giorno, durante la presentazione di un libro non mio, alla Feltrinelli, eccolo spuntare fra il pubblico, pallido nel vedermi. Giuro che se fosse scappato avrei riso così tanto che non avrei neanche più voluto le 50 euro. Invece, sempre più pallido, mi saluta e, non avendo scampo, sgancia l’agognata carta rosa, anche lì prodigandosi in scuse di varia provenienza.

Torniamo ad oggi.

“Sono Mr. X”

“Mh, bene, ciao, come va?”

“Bene. Volevo proporti una collaborazione per un’idea di giornale che vorrei realizzare, mi servirebbe una vignetta…”

“Sì, ma vorrei chiarire un paio di cose. Anzitutto, la scorsa volta c’è stato qualche problema per concludere il tutto”

“Lo so, ma mi pare che abbiamo risolto, no? Ti ho dato le 50 euro, giusto?”

“Sì, ma il problema non è stato esattamente quello…”

“Hai ragione, ma come ti dicevo c’erano diversi problemi, e ci sono ancora…”

“Ok, ma, scusa, se tu hai una perdita nel lavandino e chiami l’idraulico che gli dici? Che vi risentite più avanti perché hai dei problemi?”

“Eh… hai ragione, e infatti per adesso neanche l’idraulico… ma parliamo un attimo di questa vignetta, perché come vedi ho pensato a te per primo, è una cosa comunque semplice…”

“Di che si tratta?”

“Dovrebbe essere una vignetta politica”

“E dovrei scriverla?”

“No, niente scritte, una cosa semplice, veloce”

“Intendo… dovrei idearla io o la scrive qualcun altro?”

“L’idea è quella di fare Ferrandelli e Orlando con una pistola in mano pronti a un duello, una cosa semplice, veloce…”

“Sì, ma semplice e veloce, comunque anche se è una vignetta, vedi che è un lavorone lo stesso…”

“Lavorone? Ma io dico una cosa veloce, schizzata”

“Guarda, se c’è di mezzo anche Ferrandelli presumo sia una cosa da fare adesso, no?”

“Sì, in settimana”

“E allora mi spiace, sono pieno di lavoro e non ce la farei”

“Peccato, sarebbe per un settimanale, una cosa fissa a settimana, ho chiamato subito te nonostante i trascorsi… non è che sapresti consigliarmi qualcuno?”

“No… che fa qualcosa di questo tipo no, perché comunque anche se a te sembra un disegnetto per fare vignette ci vuole una certa bravura”

“Ma come, io intendo solo una vignetta semplice”

“Vabbè, mi spiace, ci sentiamo”

“Ok, io ci ho provato, ciao”

“Ciao”

Chiaramente, se fossi stato meno buono avrei subito suggerito il nome di qualcuno che mi sta antipatico.


Varie ed eventuali

Post cumulativo.
Ormai, penso tanti post, e poi non ne scrivo nessuno, vuoi per tempo, vuoi per altri motivi. Magari invece se me ne frego di dover per forza farli tematici potrei cercare così di recuperare un po’ di roba…

Inizierei dai Vendicatori: simpatico, divertente, decente. Non il capolavoro che tutti dicono, ci vorrebbe una sceneggiatura ben diversa, ma il lavoro è impressionante, il ritmo buono e, soprattutto, i personaggi interagiscono in maniera soddisfacente. Thor fa un po’ la figura del fesso, ma penso sia colpa in parte dell’attore, invece Hulk sembra finalmente trovare una sua decorosa dimensione cinematografica che potrebbe far sperare.

Perché nostalgia? Non so, sarà il periodo, l’inizio dell’estate, le giornate più lunghe… però sono un po’ preso di nostalgia, cose che mi mancano, cose che non ho più, cose che potrei avere, cose che non potrò più avere. Ho resistito qualche mese con ritmi imbarazzanti, e forse adesso sono solo un po’ stanco, chi lo sa…

Mi rivedo da un po’, ormai un bel po’, con un amico che non ho frequentato per qualche anno. E’ piacevole ritrovare un’amicizia, è stato un riavvicinamento immediato ma comunque lungo nel nostro ritrovarci a proprio agio, e devo dire che adesso funziona tutto abbastanza bene. In fondo sono pieno di amici, sono solo io che sono storto e non riesco ad essere costante emotivamente.

Sono stato qualche giorno a Torino, dove sono stato poco e niente nella mia vita, e se si conta che mio fratello sta lì da dieci anni fa capire quanto male gestisco i miei tempi. Ho girato un po’ la città con Federica ed è stato bello.

Canzoni del Giorno: sono ormai al centotrentesimo giorno. Ho fatto anche qualche passo tecnologico, faccio quindi un piccolo riassunto delle mie preferite degli ultimi tempi…