Quella volta che…

Che si fa per adesso? Come occupo le giornate? Facendo un sacco di cose. Dormo poco, corro fra scuola, provini, lavoro, prove col gruppo (o dovrei dire “coi gruppi”) e serate. Nonostante tutto, anche se perdo un po’ di colpi alla memoria, vado avanti così da quattro mesi, con una pro-positività che mi piace molto. Ho un sacco di post in testa, post che puntualmente non scrivo mai, vuoi per il tempo o vuoi che sia colpa del fatto che sono pensieri troppo privati, anche se, c’è da dire, il blog non lo legge più quasi nessuno e potrei iniziare a usarlo come un tempo, prima della grande ondata che mi ha un po’ traumatizzato. Pero’, ultimamente, mi è capitato di avere fra le mani un paio di blog sinceri come un tempo, e mi hanno fatto tornare la voglia di scrivere.

Facciamo così, inizio a raccontare qualche scena di vita vissuta passata, per rompere il ghiaccio e vediamo dove si va a finire:

– Avrei potuto raccontare di quella volta che dovevamo suonare col gruppo a Trappeto, che si imbucò una persona all’ultimo minuto nella mia auto, costringendoci a catastrofi architettoniche per infilare tutti gli strumenti in sole due auto. Giunti lì, abbiamo cenato, io con un terribile panino col Wurstel con tanto di salsa rosa andata a male che mi fece venire una specie di indigestione, percepita più o meno alla seconda canzone. Prima di svenire sulla sedia, l’ultimo suono nitido è stata la voce di quella persona che con preoccupazione affermava “e ora come ci torniamo a Palermo?”. La serata è andata avanti con me mezzo morto sulla spiaggia, con la pressione sotto i piedi, e ogni tanto un’ombra incombeva su di me per chiedere in maniera non proprio disinteressata come stavo. Infine, appena mi sono ripreso (dopo circa un’ora, e lì dovrei anche raccontare di chi mi ha sostituito: uno straordinario musicista, a detta del proprietario del locale, “polifonico”), la prima visione nitida è stata l’espressione preoccupata della solita persona che mi diceva gesticolando “vacci piano”. Poi siamo tornati, mi sono risentito male e ho vomitato, vabbè.

– Avrei potuto raccontare di quella volta che l’Agricantus decretò la pausa di fine stagione, permettendo a una cerchia ristretta di persone (fra cui io) di finire gli alcolici aperti e anche la roba da mangiare. Ho così mischiato, a rotazione: birra, birra corretta con gin, una crepe alla nutella con panna, una crepe con salmone, e alcol di cui non ricordo più niente dato che ero già finito. Ho vomitato, poi, per tutto il parcheggio. Rimarrà negli annali come la prima e unica volta in cui mi sono ubriacato sul serio, uno schifo.

– Avrei potuto raccontare di quella volta che abbiamo organizzato il primo maggio in una sala prove, con tanto di grigliata all’aperto, con griglie in condivisione, e ovviamente ognuno si portava la sua roba da mangiare, e in cui giunse la stessa persona che si imbucò a Trappeto, incombendo dalle scale, e la cui prima fra fu, guardando me e un mio amico che stavamo cercando di accendere un fuoco in un angolino, tutti presi di fumo: “Ma non c’è del pesce qualche verdura? Solo carne?”. Il suo movimento successivo fu quello di avvicinarsi al primo tavolo con la spesa altrui, prelevare un filone di pane e riempirlo con tutto quello che trovava.

Ecco, avrei potuto raccontare un sacco di altre storie. Intanto ho rimediato a qualche arretrato…

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2 Risposte

  1. Sabina

    Palermo pullula di scrocconi
    fieri dello scrocco
    e a volte pure ingenui

    Tanta gente fa dello scrocco/sbafo un vanto
    sarà un retaggio della fame nera che c’è stata nel dopoguerra

    Ciao Sergio,
    ogni tanto sbafo una risata sul tuo blog
    Sabina

    aprile 26, 2012 alle 5:34 pm

  2. giààààààààààààààà. ho visto ora il commentooooooooooooooooo

    luglio 9, 2012 alle 8:32 am

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