Accademia del Manga

L'utilizzo della parola Manga fra gli addetti del mio settore è ancora qualcosa di cui vergognarsi.
Se è ormai accettata una "Scuola internazionale di Comics", il cui scopo comunque non è certo traghettare gli alunni oltreoceano (e basta), l'idea di una scuola del fumetto che inserisca "Manga" nella sua denominazione potrà sembrare a molti strana, o magari una trovata "furba" per attirare semplicemente "facili iscritti".

Il punto è che, generalmente, le furbate puzzano lontano un miglio e appena ti avvicini la puzza non può che essere insopportabile.

L'Accademia europea del Manga può permettersi un nome del genere perchè, in effetti, le sue finalità sono davvero sincere, e anche se non condivisibili da tutti è innegabile che sia una struttura a dir poco impressionante.
Soprattutto, se voleva sfruttare un po' di ragazzotti appassionati di fumetti con occhioni giganti non l'avrebbero organizzata come è organizzata, e avrebbero pensato a qualcosa un tantinello più semplice, tipo affittare una grossa casa e ficcarci dentro quattro tavoli da disegno.

No, dietro questa struttura c'è invece una finalità, e un (grosso) investimento con un intento didattico ben preciso: prendere dei ragazzi interessati, metterli insieme 24 ore su 24, farli studiare e lavorare praticamente tutto il giorno e mettergli a disposizioni aule e materiali, facendogli così passare l'anno di approfondimento più intenso della loro vita.

A muovere le redini del tutto c'è Nicola Ronci, in aula i ragazzi sono invece seguiti quasi tutto l'anno da Giusy Oliva, alternata da Ilaria Gelli, e da un pacco di professionisti vari. Giusy, ovvero Fanchan, la conoscevo da tempo, ma alla fine i nostri rapporti erano sempre stati telematici, o quei tre secondi di incroci a Lucca. E' brava e si fa un sacco di paranoie se riuscirà a far bene quello che deve fare, preoccupandosi della sua esperienza, ma ha la testa giusta per insegnare e i ragazzi la adorano.

Entrando lì dentro non si può che rimanere impressionati dall'organizzazione: dire su carta che c'è il dormitorio dei ragazzi, la sala intrattenimento con tanto di Playstation, lo spazio per le cene e per la colazione, le cuoche che preparano manicaretti, macchinette per caffè, acqua e cioccolata a libero uso e delle splendide e spaziose aule non rende proprio giustizia al tutto. Senza dimenticare che non si è in città, bensì in mezzo alle campagne toscane, al di fuori da qualsiasi distrazione esterna.

Ho insegnato lì una settimana e ho respirato un'atmosfera che mi mancava da tempo. Inoltre, a livello didattico, è davvero entusiasmante frequentare una classe tutto il giorno, vedere come hanno legato, come siano attenti, seguirli "sul serio", capirne le sfumature e le evoluzioni. Quello che importa di un sistema del genere non è solo il programma didattico, ma il lato umano, che in un mestiere comunicativo come il nostro ha una sua importanza.

In fondo, è quello che ho iniziato a fare con gli stage didattici che ho organizzato (Alessandro Barbucci e Barbara Canepa, intanto), ovvero decontestualizzare l'ambiente scolastico e cercare un'altra strada.

E ho potuto realizzare uno dei miei desideri, ovvero fare una vera e propria lezione en plein air in stile Attimo Fuggente, decidendo la domenica, in accordo con tutti, di scalare una collinetta che si vede da quelle finestre e andare a chiaccherare di regole di mercato e differenze stilistiche là sopra.

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3 Risposte

  1. anonimo

    maestro maestro… un po' però hai pensato a noi? 🙂

    gennaio 19, 2011 alle 10:25 pm

  2. anonimo

    che cosa splendida… 
    -sirjoePanzer

    gennaio 20, 2011 alle 2:33 pm

  3. anonimo

    Sono contenta che insegni alla Manga summer. Per quello che vedo su kinart, vedo che sei una persona qualificata e dalle foto, vedo che sai insegnare bene. 🙂
    Spero che la scuola si riempirà sempre di più di autori con una grande voglia di insegnare come te. 🙂

    Nari

    gennaio 23, 2011 alle 11:35 pm

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