Come si misura una carriera?

E' curioso. Noi fumettisti ci occupiamo di comunicazione, e a volte ci sfuggono certi passaggi ovvi, che ci rinchiudono dentro una cupola di vetro, o, ancor peggio, ci fanno rinchiudere il pubblico allo stesso modo.

Entrare a contatto con la gente è il primo obbligo. Spesso si fa in maniera sbagliata, dato che non basta "parlare con le persone", o intrattenerle, per capirle. A volte ci si dovrebbe stare proprio zitti, e ascoltare. Io lo faccio spesso. Ascolto, entro in empatia, e colgo molti indizi interessanti.

Il passo successivo è quello di conoscere quello che facciamo. Facciamo fumetti. Cosa comporta fare fumetti? Anche questo è un passaggio equivoco, si tende a sopravvalutare il tutto per via di un mondo intero che non ci capisce come vorremmo. Questo vittimismo porta a perdere il senso originario, e semplice, del fumetto, che è quello di raccontare una storia, intrattenere qualcuno e, magari, se ce la si fa, farlo anche riflettere su qualcosa. Ma il farlo riflettere, anche quello, deve essere preso con le pinze. Anche una storia di Topolino può farmi riflettere. E non è elegante, brossurata, e piazzata in libreria sotto il nome "Graphic Novel".

Così andiamo al terzo obbligo, ovvero quello di non giudicare dalle apparenze. Se un giornalista ignorante prende più in considerazione una "Graphic Novel" non possiamo, forse, farci niente, ma che siamo a noi a ricadere in questo errore proprio non va bene.

Così, come si misura la carriera di un fumettista? Chi fa tutti gli errori sopra citati, penserà che un fumettista importante sia solo qualcuno che ha raggiunto il grande pubblico con un grande successo. In effetti, potrebbe essere una giusta affermazione (senza il "solo"). Ma come si valuta un successo? Potrebbe essere una porcheria che, inspiegabilmente, supera molti altri capovavori raffinati, come potrebbe essere davvero una meraviglia. Ma non è questo che conta. Shultz è diventato famoso grazie ai Peanuts, e sono sia un grande successo di pubblico che un vero capolavoro del mondo del fumetto. Ma Shultz li ha disegnati per tutta la vita.
Pensiamo a quel genio di Bill Watterson: 10 anni di Calvin e Hobbes, 10 anni di meraviglie grafiche e narrative, ma il suo successo non è minimamente comparabile a quello dei Peanuts. Ci sono fumetti strepitosi, di strepitosi autori, che magari oltre quel volume non vanno, nonostante vendite e critiche incredibilmente positive.
Ovvero: se io vendo un milione di copie con un volume, e poi non faccio più un cazzo, vale davvero di più di qualcuno che vende 1000 copie a fumetto ma che lavora per tutta la vita con questo ritmo? La risposta è : NO.

Il bello del fumetto è sempre stato di essere un mezzo piuttosto meritocratico, e per il pubblico ancora lo è. Se io fossi il figlio di un editore, per quanta pubblicità possa farmi, se il mio fumetto fa cagare i lettori lo disprezzeranno. E se ho fatto un volume stupendo e il mio fumetto successivo è bruttissimo nessuno lo comprerà. Il nostro mercato è piccolo, ristretto, quindi un passaparola del genere potrebbe davvero uccidermi la carriera, o almeno la sorte di quel fumetto.

Così, quando sentirete qualcuno giudicare un fumettista non in base alla costanza con cui ha lavorato nel tempo (non importa se con lavori eccellenti o mediocri) ma semplicemente in base a due o tre cose, sappiate che è un incompetente.

E' un buon modo per scovarli, e, di conseguenza, ignorarli.

Perchè faccio questa riflessione? Non l'ho ancora detto, ma, in effetti, sono ben 10 anni che lavoro ininterrottamente e professionalmente nel mondo del fumetto (ovvero da quando sono retribuito). E mi riesco a pagare un affito con questo. E' dura. Potrei fare almeno altri dieci mestieri più facili e pagati migliori di questo, perchè di certo non ho mai siglato un capolavoro tale da vendere un milione di copie. Ma sopravvivo. E devo ficcarmelo in testa, per ricominciare a lavorare bene e fare un altro resoconto del genere fra altri 10 anni.

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4 Risposte

  1. anonimo

    Scatto in piedi e applaudo….per me non sono ancora passati i 10 anni. Chissà che sarà di me tra alcuni anni.Auguri per questi tuoi due lustri e per i futuri che verranno. Forza!ketty

    settembre 28, 2010 alle 5:22 pm

  2. anonimo

    Non esistono altri mestieri più facili o meglio pagati migliori del tuo, se questo tuo è un appendice del tuo cuore e del tuo pensiero. Se in quel tuo ci puoi mettere te stesso, in quella cosa che fai rifletterti e possibilmente migliorarti, non esiste in tutta la terra una cosa, un'unica infima o immensa cosa che possa renderti.Jovatsuni

    settembre 28, 2010 alle 5:33 pm

  3. anonimo

    bravo Sergio.Sotto che c'è da portare la pagnotta a casa.un abbraccioPic

    settembre 30, 2010 alle 9:58 am

  4. anonimo

    Cos'è, la prima copertina che hai disegnato?

    Io sono a quota 7 anni!

    Giorgio

    ottobre 16, 2010 alle 10:45 pm

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