Fumetto, dove sei?

Caro amico mio,
come stai?
non ci parliamo molto ultimamente, stiamo andando avanti un po' per inerzia, e questo non mi piace.

Ma non mi piacciono molte cose che ti riguardano, ultimamente.

Credo che la libreria, in Italia, ti stia facendo molto male. Basta fare un fumetto autoconclusivo, una graphic novel, come amano chiamarti per adesso, che si pensa di aver fatto qualcosa di buono. Un tempo la libreria era quasi esclusivamente occupata da ristampe, o da volumi che meritavano sul serio. Adesso ci sono un sacco di cagate, ma siccome sono patinate e ben confenzionate, si urla al miracolo alla prima stronzata. E magari in edicola c'è qualcosa di meglio ma, in quanto lercio e volgarmente brossurato (o spillato, brrr), non merita attenzioni.

In effetti, la colpa è anzitutto della stampa. Pensavo che tutti questi allegati, iniziati ormai anni or sono con la prima collezione di Repubblica, ti potessero far del bene, e invece non è cambiato molto, si è solo equivocato, perchè adesso si parla molto più di te di come lo si faceva qualche anno fa, ma sempre in maniera amatoriale, non c'è nessuno nella stampa ufficiale che ti conosca veramente (a parte qualche rarissima eccezione), il che porta a far parlare di te solo quando parli di qualche avvenimento di cronaca, o qualsiasi cosa possa essere già familiare nella testa del giornalista di turno, fregandosene, in effetti, della qualità effettiva dell'opera in questione, ma solo della tematica.

Così, come un boomerang, ci si è sentiti autorizzati dal nostro lato a sfruttare questo errore, anzichè cercare di correggerlo, e di storie che tanto piacciono ai giornalisti ignoranti ne escono ormai una al mese. Fra l'altro, si è creato un vero e proprio culto dei morti, in cui mi sento infilato in mezzo anche io, col mio libro su De Andrè, dove però ho cercato, almeno, di evitare accuratamente di raccontare qualcosa che un giornalista o un appassionato del personaggio in questione sapesse già. Ma in questo momento mi sento sporco lo stesso. E odio dovermici sentire, pur non avendo colpe dirette.

E lo sappiamo tutti, noi, che c'è qualcosa di strano, non posso credere che non sia così, ma un po' ci sta bene, perchè amiamo masturbarci a vicenda, godendo di questo fugace momentino di gloria. Anzi no, io non godo di nulla, è per questo che non mi metto a scrivere qualcosa di nuovo da più di un anno, ed è per questo che non ho avuto più voglia di lavorare a libri che mi avrebbero dato premi e gloria che non avrei considerato tale. Non mi piace un po' di gente che frequenti, preferisco la bassa manovalanza, quella dei brossurati da edicola, e penso che dovremmo iniziare a vederci da soli, come un tempo, perchè comunque ti voglio ancora bene, e so che in fondo non è colpa tua.

Questa estate, magari, andiamo al mare insieme. Ma, per adesso, perdonami, mi sono sentito un po' tradito, e ho preferito farmi un po' i cazzi miei.

Sergio

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2 Risposte

  1. anonimo

    caro sergio, condivido (da tempo) questa preoccupazione: la stampa ha parecchi demeriti, e ormai esagera a cavalcare l'onda sempre più retorica e caricaturale del "graphic novel".Ma se guardo all'edicola italiana di oggi, sono più preoccupato di prima. La quantità di fumetti inutili in libreria è cresciuta a dismisura, ma i prodotti di qualità sono pure enormemente aumentati, in 10 anni. Mentre in edicola (e lo dico con sincero dispiacere) è accaduto l'esatto contrario: sono diminuiti tutti i prodotti, e ciò che sopravvive non è certo la porzione di migliore qualità.Piacere ritrovarti online.m.

    agosto 3, 2010 alle 5:21 pm

  2. anonimo

    Condivido con limiti. Alla fine, come in tutti i campi, ciò che è veramente di qualità resiste e s'impone. E' vero che una buona impostazione grafica stia portando alla ribalta "prodotti" e non "fumetti", è vero che ogni volta che sento il termine "graphic novel" usato "a minchia" mi si rivolta lo stomaco, ma è anche vero che una maggiore diffusione distribuisce e da maggiore visibilità ad autori che meritano, oltre il "farsi i pompini a vicenda perché si bazzica l'ambiente". Penso sia una fase transitoria, nulla di più. E poi, volendo applicare il tutto al tuo caso, quante speranze c'erano di veder pubblicato in italiano quel gioiellino che è "Pioggia d'estate"? O, meglio ancora, quante speranze c'erano di vedere pubblicato "Comix Show"? Prendi questa fase per quello che è: forse una moda passeggera, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Che lascerà comunque dei buoni fumetti, come i tuoi. E ritorna a scrivere/disegnare fottendotene di tutto. Come dicevo prima, ciò che è veramente di qualità resiste e s'impone. E se dobbiamo parlare di qualità nel tuo caso, sappiamo che si va sul sicuro ;)Fabio

    agosto 4, 2010 alle 12:51 pm

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