Archivio per agosto, 2009

Orgasmo Multiplo in edicola

Dopo innumerevoli collane di fumetti proposte in edicola, capita che non le si guardi più di tanto, ci si confonde, e si tende a pensare che, più o meno, conoscendo l’argomento della collana in questione, non ci sia bisogno di comprare nulla.

Per me è stato così con le Grandi Saghe dei super-eroi, serie proposta dalla Gazzetta dello Sport/Corriere della Sera, di cui avevo letto il primo piano editoriale e avevo deciso, con soddisfazione, di avere già tutto e di non volerla seguire neanche da lontano.

E invece, grazie a Maurizio, scopro che hanno fatto il miracolo: due settimane fa è uscito il volume "70 anni di Marvel", con dentro il primo episodio della Torcia Umana originale, di Sub-Mariner, il primo Capitan America, il primo Nova, Nick Fury di Steranko, Eroi in Vendita, Strange Tales di Ditko… insomma, una goduria per ogni Marvel-fan che si rispetti, pieno zeppo di materiale che rientra nella mia personale categoria "sogno proibito", costretto, da sempre, a comprare roba del genere solo in inglese.


Il mio gioco preferito del C64

12 livelli di difficoltà sempre più elevata, grafica coloratissima.
Terry’s big è sempre stato il mio gioco preferito del Commodore, nonostante non lo conoscesse nessun altro (fino ad ora ho trovato solo una persona che ci avesse giocato).

Con una bruttissima copertina scoperta da poco (io, ovviamente, avevo la versione taroccata in una cassetta con 3000 giochi), e una colonna sonora un pochetto noiosa (mi sparavo sempre Queen I per supplire), credo di averlo finito un milione di volte, e ogni volta, conclusi i 12 livelli, ricominciava da capo.


Per la piccola Matilde

http://backend.deviantart.com/embed/view.swf
Hula Hop by ~FoOLyS on deviantART


Coming Soon


Fernanda Pivano

Due giorni fa è andata via Fernanda Pivano, vorrei ricordarla con una bella foto, e con una canzone di Fabrizio. Tutto il resto è storia.


Ferragosto

Ci sarebbero molte cose da dire, sono stati giorni pieni di incontri e di notizie, alcune liete e altre, sfortunatamente, no.

I miei pensieri vanno così a tutti quelli che sanno che li sto pensando… ok, lo so che è un orrendo giro di parole…

Vado qualche giorno in trasferta, prima a Brancaleone, sprovvisto di connessione, poi a Messina.

Buone vacanze a tutti.


Album Controversi: The Final Cut

Inauguro una nuova sezioncina del blog dedicata agli album più controversi della storia del rock, produzioni che a volte nel tempo trovano riscatto, mentre altre volte confermano la delusione suscitata all’epoca.

Non si può non iniziare con The Final Cut dei Pink Floyd.

The Final Cut, con un titolo profetico in tal senso, è considerato idealmente l’ultimo capitolo della storia dei Pink Floyd, nonostante verranno registrati successivamente altri due album.

L’egemonia di Roger Waters, iniziata con Animals, e raffinata in The Wall, giunge qui alla sua vetta più alta. Il bassista scrive e canta tutti i pezzi, relegando gli altri a semplici esecutori (celeberrima la dicitura sul retro "by Roger Waters, performed by Pink Floyd"); addirittura Richard Wright non fa proprio parte del progetto, cacciato via dopo il tour di The Wall. Tutti questi elementi portano a considerarfe spesso The Final Cut un progetto solista di Waters.

Inoltre, si incolpa l’album di essere una "semplice" costola di The Wall, trattando argomenti simili (la guerra, in primis).

In realtà, considerarlo una semplice parentesi di quello che a tutti gli effetti è uno degli album più importanti della musica moderna (The Wall, per l’appunto) lo porta automaticamente e naturalmente ad essere ufficialmente un album dei Pink Floyd, nonostante tutti i retroscena watersiani.

Gli viene anche incolpato spesso di avere un suono troppo diverso dal solito sound floydiano, affermazione a mio avviso riduttiva in quanto i Pink Floyd dovrebbero averci educato proprio ad album molto diversi fra di loro (basta prendere The piper at the gates of dawn e metterlo a fianco di Atom heart mother, Dark side of the Moon e The Wall).

In più, credo sia peggiore la freddezza operata verso i due album successivi (A momentary lapse of reason e The division bell) che il calore con cui quest’album viene tacciato come "pecora nera".

A conti fatti, The Final Cut è comunque un buon album, certamente diverso (il che non è una colpa), certamente dittatoriale (e qui sta la colpa maggiore di Waters: l’assenza di Richard Wright), ma assolutamente godibile. In fondo, Waters ha rappresentato e segnato la storia dei Pink Floyd in maniera incisiva e profonda, e sarebbe stupido far finta di nulla, abbandonandolo in quest’ultimo capitolo della sua carriera col gruppo (dopo quest’album andrà definitivamente via dalla band).

Anzi, ad ascoltarlo adesso, magari per i nuovi fan, più lontani dalle polemiche e dalle lotte interne ben espresse all’epoca, è forse più facile da apprezzare, eliminando un po’ di pregiudizi.

Certo, mi mancano certi soli di Gilmour, mi manca il tappeto sonoro tipico di Wright (già comunque meno presente in The Wall), ma alla fine se proprio rivolessi ascoltare quegli elementi tanto vale far partire Shine you crazy diamond, e di certo non mi lamenterò.