Ultimo Inuyasha

Nel 2001 inizia la corsa di Inuyasha in Italia. Ancora prima avevo acquistato i primi numeri dell’edizione americana della Viz Comics, in comic-book.

La Takahashi è da sempre nel mio cuore, autrice del mio manga preferito, che è Maison Ikkoku, oltre che tassello fondamentale nella storia del fumetto del sol levante (Lamù non si può dimenticare).

Ranma fu un colpaccio al cuore, una saga dall’idea iniziale geniale che si è rivelata a lungo andare ripetitiva e scontata, e con un finale pessimo come pochi.

In Inuyasha si stava per ricadere nella stessa solfa, molte volte mi sono annoiato a leggere un numero, lo ammetto, e l’amore iniziale per questa storia infarcita di figure leggendarie e mostri stranissimi oscillava pericolosamente.
Purtroppo, la legge del mercato fa la padrona quando una serie diventa un successo, e nei manga questa legge diventa molto pericolosa, perchè a differenza di una serie americana o italiana, che sappiamo benissimo potrebbe durare all’infinito, diventa intollerabile quando uno schema viene ripetuto in una saga che invece dovrebbe crescere, evolversi e portare ad un finale.

Così, in quest’altalenanza, mettevo da parte i numeri, e li leggevo tre o quattro alla volta, ma quando li leggevo alla fine era un piacere, perchè la "principessa del manga" racconta dannatamente bene, e ha regalato ottimi momenti (diluiti però in migliaia di pagine).

Questo mese è in edicola, finalmente, l’ultimo numero della storia, e la Takahashi rimedia agli errori di Ranma con un finale lungo e dettagliato, di ampio respiro e dedicato, soprattutto, allo risoluzione dei rapporti fra i personaggi.

Solo in Maison Ikkoku aveva osato farlo, e anche se di Naraku non ne potevo più, e che mi ero rotto di leggere potenziamenti su potenziamenti della spada di Inuyasha, e che il finale non poteva essere altrimenti che questo, senza alcun colpo di scena rispetto alle previsioni di qualunque lettore… beh, mi è piaciuto.

Poggio quindi questo numero 67 sopra gli altri, e mi accorgo anche di non comprare più nessun manga regolare (a parte quelli con uscite irregolari, tipo Nana e Berserk), ed è una sensazione curiosa, perchè ogni mese sbircio nella sezione manga quando acquisto qualcosa, ma non ho più lo stimolo per comprare nulla, ma qui ci sarebbe da fare sul calo di idee e la perdità di naturalezza che ha subito il manga negli ultimi quindici anni buoni.

Insomma, il mio primo manga risale al 1992, epoca Granata Press, ed era quel capolavoro di Devilman di Go Nagai, e adesso sto qui, a guardare una libreria che si riempe invece di serie americane, e a rendermi conto che è dura lasciarsi alle spalle un’abitudine che durava ininterrottamente da diciassette anni.

Qualcuno gongolerà per questo. 😀

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7 Risposte

  1. aleteia76

    Mi ritrovo esattamente nella tua stessa situazione. Io iniziai con i manga nel 1989: Mangazine era da poco diventata rivista da fanzine che era, Zero della Granata Press e pochissimo altro. Giorni fa facevo proprio il calcolo: vent’anni di manga (di più se aggiungiamo altri fumetti non giapponesi). Quello che leggo è ormai almeno trimestrale o totalmente aperiodico: oltre ai citati Nana e Berserk, aggiungo Naruto, One Piece, Vagabond, Steel Ball Run, Death Note. Appassionarsi è complesso. Dimentico persino la trama a volte! Certo il tuo discorso sul calo di qualità e di idee è corretto e lo condivido, ma aggiungerei anche una nostra (di noi lettori) sovraesposizione al prodotto e una doppia “questione editoriale”: da un lato necessariamente in questi anni gli editori hanno scelto di pubblicare il meglio di quanto prodotto, svuotando di fatto il parco ‘bei manga’; dall’altro il fallimento delle riviste multifumetto (alla Kappa Magazine per intenderci), da noi sembra funzionare editorialmente solo l’albo monografico, che rende complicato far conoscere e sperimentare nuovi manga centellinandoli nel tempo.

    Nicola

    giugno 7, 2009 alle 10:47 am

  2. foolys

    sì, ci siamo bruciati i titoli migliori e contemporaneamente la freschezza dei lavori degli anni 70 e 80 è andata un po’ a quel paese, basta pensare quante serie di rilievo sono di quegli anni e quante, chessò, degli anni 90, dove se ne contanto davvero ben poche, nonostante le apparenze…

    giugno 7, 2009 alle 12:17 pm

  3. Windia

    Mi fai venire in mente che un paio di notti fa ho sognato che la Takahashi mi insegnava a fare gli aeroplanini con la carta da manga.
    Vorrà dire che mi devo dare all’ippica o che avrò grandi maestri?

    Parlando dei manga… ecco una terza persona che si ritrova nella stessa situazione.
    Credo che in parte sia dovuto al semplice fatto che siamo sulla trentina e oltre, e che anche i nostri gusti sono cambiati (come faccio a rapportarmi a una serie scolastica con dei protagonisti di 15 anni?).
    D’altra parte, però, trovo anche che gli editori, avendo fiutato il possibile affare, abbiano iniziato a importare di tutto, anche fumetti abbastanza mediocri, con la conseguenza di annacquare alquanto lo scaffale. Anche le poche serie che sarebbero degne di nota si perdono in mezzo a questo mare. La stragrande maggioranza dei titoli, poi, resta rivolta a un pubblico adolescente o poco più.
    Così capita che mi sento in imbarazzo a entrare in fumetteria perché sono la persona più vecchia nel giro di cento metri.

    giugno 7, 2009 alle 1:00 pm

  4. foolys

    già…

    giugno 7, 2009 alle 4:56 pm

  5. anonimo

    E comunque i manghi con tutti quegli occhioni e le poppe di fuori sono porno e devono bruciare

    Lol.

    Babbo Nachele

    giugno 7, 2009 alle 9:43 pm

  6. Windia

    Ma non hai le chele!

    giugno 8, 2009 alle 2:47 pm

  7. Bunnykira

    Mah, penso che quel che ha detto in un’intervista una volta Miyazaki (“di che vi lamentate se importate i prodotti peggiori?”), sia esemplificativo del perché il panorama non è proprio di qualità!
    Si tende molto a importare titoli fatti con lo stampino perché il primo di quel tipo ha venduto benissimo. E si importano principalmente manga per giovanissimi.
    A questo punto non è strano che poi la gente pensa che siano solo come Dragon Ball, Sailor Moon o un hentai generico.
    E qui vado forse un po’ OT ma…
    grazie che poi molti occidentali che vogliono disegnare “manga” cadono nello stereotipo non solo delle trame ma anche grafico (i classici “occhioni”). Ho visto gente ancora molto immatura a livello di disegno e stile che presentando uno shojo stereotipato a livello di trama e disegni ha ottenuto la pubblicazione (esempio: il famigerato “Miki falls” in America) mentre gente che conosco dato che non ha uno stile “canonicamente manga” s’è vista rispondere picche persino con l’aggiunta di un “non sei abbastanza manga” (dopo anni di insulti per il suo disegnare “manga” per di più XD)
    Insomma, se escludono persone “non abbastanza manga” (devono spiegarmi che senso ha quest’affermazione) non mi stupisce il desolante appiattimento di contenuti, novità e bravura :/

    giugno 8, 2009 alle 8:15 pm

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