Genova

Scrivere della mia esperienza genovese è difficile. Sono passati due giorni da quando sono tornato, e volevo avere un po’ di tempo da dedicare a questo reportage, così ho recuperato un po’ di lavoro e di lezioni a scuola ed eccomi qui.

Me ne frego di fare il post a puntate, beccatevi questo polpettone che probabilmente sarà lunghissimo.

Spesso sentivo dire che Genova e Palermo hanno degli aspetti molto simili, ed è vero, due elementi su tutti la conformazione folle delle stradine del centro storico (che lì è ulteriormente amplificate dalle salite e le discese) e l’atteggiamento verso il cibo.

A proposito di quest’ultimo (sempre fondamentale) elemento, ero convinto di andare a mangiare prevalentemente pesce e invece sono stato sotterrato di roba buonissima, spesso pesantissima, trovandomi per la prima volta nei panni dei malcapitati che passano da Palermo e che porto io in giro. Insomma, ho mangiato molto bene.

Panissa.


Non lasciatevi ingannare, non sono patatine fritte, bensì farina di ceci fatta a polenta e poi fritta a bastoncini. Quasi come le nostre panelle insomma (cambia la forma), ma con una consistenza molto diversa. Ottima.

Focaccia.


Ovviamente non potevo lasciarmela scappare. Mangiata anche nella variante meno tradizionale con cipolle, ma sempre buona.

Torta pasqualina.


Una bontà fatta di sfoglia ripiena di spinaci e una specie di ricotta.

Torta di riso.


Diamine che delizia.

Baccalà fritto.


Pesava tipo 300 grammi. Una bomba.

Farinata.


Farina di ceci al forno. Figata suprema, ricorda davvero tanto le panelle.

Verdure ripiene.


Anche qui altra somiglianza con certi piatti palermitani, gusto quindi familiare.

Pandolce.


Mangiato in versione ridotta, buonissimo…

A Cimma.


Piatto popolare di difficile reperibilità, consiste in una sacca di carne che viene riempita da frattaglie di carne, piselli e uova (in linea di massima, eh). Poi cucita, cucinata, e lasciata riposare da quel che ho capito almeno un giorno prima di poterla tagliare.

Pesto.


Questo si conosce, ma con le trofie o gli strozzapreti e tutta un’altra cosa (ma anche il sapore è ben diverso da quello industriale).

Pansotti con salsa di noci.


Mi viene l’acquolina in bocca solo se ci penso.

Forse ho mangiato anche altro, ma intanto passo al resto del viaggio…

Andrea Piccardo è colui a cui devo tutto questo, conosciuto bene in questa occasione mi ha messo subito a mio agio e, soprattutto, mi ha trascinato fin da subito nei meandri della città vecchia spiegandomi ogni singolo mattone (più o meno), raccontandomi aneddoti di ogni tipo e facendo continuamente deviazioni pur di farmi vedere una certa piazzettina o un certo angolo.


Se volete qualcosa di organizzato bene, sappiate che lui fa al caso vostro. Per me, che ho da sempre il pallino di fare eventi e cose del genere, è stato estremamente rilassante affidarmi alle mani di qualcuno che in quanto a precisione e passione mi fa da rivale. A dir poco grandioso.


Le giornate quindi sono andate benissimo, il primo giorno ero reduce da una nottata di un’oretta e mezzo di sonno, poi il viaggio, ma nonostante tutto la città mi ha preso fin da subito e non ho saputo resistergli.

La sera eravamo da Altrove, questo bel locale/teatro nel bel mezzo della città vecchia. Poco dopo conoscerò i miei compagni di palco, Fabrizio Ugas, Federico Bagnasco, Daviano Rotella, tre straordinari musicisti della Staffa.


In 10 minuti abbiamo costruito l’ossatura dello spettacolo, diverso ancora una volta dalle serate precedenti, con un’ambizione diversa, quella di fare dei reading del fumetto stesso alternati alle canzoni che riguardavano i personaggi in questione, seguiti da una session finale dei musicisti. Appena editerò il video posterò subito qualcosa.


Per adesso ho solo da dire che fare questo a Genova era una montagna difficile da scalare, ma è andato tutto una figata.

Dopo il reading, prima della loro session, ecco giungere il primo grande momento emozionante di quei giorni: cantare La Ballata dell’Eroe accompagnato da loro.

Non posso descriverlo, solo li ringrazio tanto per avermi assecondato, ed è andata abbastanza bene.

Prima dello spettacolo altra emozione: avevo scoperto un giorno prima di avere dei parenti a Genova, cugini di mio padre con cui si erano persi i contatti, che sono anche passati a salutarmi, è davvero strano parlare con sangue del tuo sangue senza averli mai visti prima, perchè si crea automaticamente una certa confidenza pur non conoscendosi affatto.

L’indomani eravamo in fumetteria, carini loro e carino il posto.


La domenica era il giorno del decennale della morte di Faber. Vivere lì questa giornata è stato molto intenso, come sentire le sue canzoni risuonare per le strade, e anche qui andiamo in un territorio difficile da descrivere a parole

Con Andrea, Marco e Claudia Forcelloni (che avevano anche visto lo spettacolo e a cui avrei rotto le palle nei giorni a seguire andando a dormire a casa loro) ci diamo appuntamento per vedere la mostra su De Andrè. Impressionante. Siamo stati lì più di 5 ore, una esposizione fantastica, dove il termine “interattivo” prende realmente senso, con tavoli in cui poggiavi i dischi e partivano filmati e cose del genere.

La sera vediamo la trasmissione a casa, e quando alla fine spunta Cristiano De Andrè insieme a Mauro Pagani mi sono mangiato le mani per non avere chiamato quest’ultimo in giornata, ma non immaginavo fosse in città…

Il giorno dopo mi sono immerso di nuovo per le stradine, iniziavo ad orientarmi molto bene e la cosa mi soddisfaceva. Sul finire del pomeriggio arriva la grande emozione numero due: passare da Via del Campo, dal mitico negozio di Gianni Tassio (chi non sa di che parlo faccia un salto qui), e vedere il mio libro in vetrina. Insomma. Il mio stupido libro dentro quella importantissima vetrina.


Dopo mi vedrò con Deepa, la mia “nuova” cugina, che ho visto ben tre volte in quei giorni. Ripeto che è veramente fighissimo parlare con qualcuno che è tuo parente praticamente da quell’istante. Lei è stata carinissima, spuntando quando magari le dicevo che ero libero, e ci siamo fatti dei bei giri per la città. Che bello…


Il martedì ho visto, fra le altre cose, Il Palazzo Reale e la mostra di Lucio Fontana (allestita divinamente, poca miseria…), per poi salutare il caro Andrea e “trasferirmi” da Claudia e Marco, che il pomeriggio mi han portato a Boccadasse e a vedere il cimitero monumentale di Genova.


Per ogni luogo mi viene da usare sempre e solo aggettivi entusiasti. Si capisce che Genova mi è piaciuta infinitamente?

L’ultimo giorno andiamo a Pegli, che poi è il luogo di nascita di De Andrè (neanche a farlo apposta), a visitare Villa Pallavicini.


Ora. Posto per ogni singola cosa che ho detto solo qualche foto, nello stesso tempo farò una gallery megagalattica su Facebook, che stavolta renderò pubblica, in cui metterò una selezione più larga. Non facevo foto così tanto spudoratamente dal viaggio di istruzione in Spagna del liceo. E adesso avevo la digitale, quindi ne ho fatte davvero tante.

Tornare a casa era ovvio e naturale, ma di Genova mi sono innamorato.

Mi sono innamorato soprattutto del patriottismo dei genovesi, del loro essere orgogliosi della città senza però essere chiusi in sé stessi, del loro amore per il centro storico, e della voglia di viverci pur essendo chiaramente con palazzi più vecchi e più problematici di altre zone. E’ un modo di vedere le cose che ho notato in tutti, anche in chi non ci abita ma ci passa gran parte del tempo, e mi ha contagiato senza scampo.

E mi sono innamorato delle loro case di bambola, edifici totalmente piatti decorati come se ci fossero colonne, mattoni e decorazioni varie, qualcosa a cui loro sono abituati ma che per me è stata un’autentica rivelazione.


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7 Risposte

  1. MAiS2

    penso che ci sia tanta gente che vorrebbe commentae, solo che stanno tutti ancora cercando di finire di leggerlo da quando hai postato

    gennaio 17, 2009 alle 12:34 am

  2. Fumematto

    mais, io ce l’ho fatta :P…io quando sono stato a Genova l’unica volta in vita mia, non son potuto andare oltre l’acquario per problemi di tempo…

    p.s.: shhhh non dirlo in giro, ma hai messo due volte la stessa foto sssshhhh!!!

    gennaio 17, 2009 alle 2:28 am

  3. MAiS2

    ahahah è vero!! in verità eranop 2 posti diversi, solo che hanno riciclato l’inquadratura per risparmiare nell’animazione

    gennaio 17, 2009 alle 9:58 am

  4. anonimo

    sì, ma vogliamo parlare di “Ninja la Furia umana”? No perché Genova è bella eh, evvabbè! ma “Ninja la furia umana” lo è molto di più, dai, dì la verità. 🙂

    Pic

    gennaio 17, 2009 alle 9:59 am

  5. anonimo

    Da genovese devo dire che è proprio un bel resoconto, tra l’altro mi ha fatto notare come quelle che chiami “case di bambole” siano una caratteristica che noi genovesi ci dimentichiamo spesso 🙂

    Bapho

    gennaio 17, 2009 alle 2:16 pm

  6. anonimo

    wow, che voglia di andare anch’io a Genova che mi hai fatto venire!!! Prima o poi spero di andarci, ma intanto, e questo più “PRIMA”, devo venire finalmente SERIAMENTE a Palermo a seguire te che mi fai da Cicerone! Spero di trasformare presto queste parole che vado blaterando da un pò in fatti!:P

    gennaio 17, 2009 alle 3:39 pm

  7. foolys

    benissimo! ma chi sei???? (non che mi nego, eh)

    gennaio 17, 2009 alle 3:42 pm

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