Archivio per gennaio, 2009

Le origini de La Corazzata "Potiomkin"

Avendo scovato questa bell’intervista a Paolo Vilaggio, mi sono permesso di estrarne la parte finale con una grandiosa versione arcaica della sequenza della Corazzata "Potiomkin".

Ed eccovela, per rivederla ma in maniera diversa:


Mino Reitano

Non saprei citare più di cinque o sei canzoni di Mino Reitano, ma ogni volta che era ospite da qualche parte lo vedevo con piacere; mi trasmetteva una simpatia sincera e profonda.
 
Mi dispiace davvero, era una persona generosa, si sapeva e si capiva.
Così, addio Mino.


Storia del Carnevale a Fumetti e del Cosplay a Palermo

Ho iniziato quest’avventura nel 2006, incredibile ma vero.
Quando nessuno voleva credere a qualcosa del genere, e, soprattutto, quando al massimo ci si trovava in 10 a condividere questa passione.

Portare il Cosplay a Carnevale per me significava, e significa ancora oggi, farlo conoscere a molta gente. L’anno scorso sono stato addirittura colpevolizzato da qualcuno per avere osato mischiare il cosplay al carnevale (anche se poi…).

Per me è una missione che va oltre il cosplay, per me è importante creare qualcosa per Palermo, anche una "semplice" festa di carnevale, ma qualcosa che sia un appuntamento fisso, che possa portare del movimento e, magari, qualche sorriso.

E ci sono riuscito, perchè i numeri parlano, e anche l’entusiasmo della gente che non vede l’ora di esserci al prossimo appuntamento.

E adesso, se si organizza una festa cosplay, fuori dal carnevale, si è in più di 10.

Non voglio essere pomposo, ma per me questa festa non vuol dire solo "carnevale", e ne vado piuttosto orgoglioso.

Oggi, mi aiuta ormai da tempo Anna Zito, che ieri ho scoperto essere forzutissima essendosi trascinata dietro non so quanti chili di volantini in vespa (scema!), che crede come me di potere fare qualcosa di bello per la città.

Quest’anno l’evento si svolgerà, come avrete notato, al Bier Garten, che ha accolto la nostra iniziativa con interesse e partecipazione.

Ma, non me ne voglia nessuno, il trasferimento è stata una scelta dolorosa, perchè è stato all’Agricantus che tutto ha avuto inizio, e non dimenticherò mai il supporto che mi hanno dato Vito, Francesca, Matteo, Giusy e Francesco.

Partiremo dalle 16, ed è un grande traguardo proprio per la comunità cosplay, per fare le sfilate con calma e giudicare di conseguenza i costumi.

E sarà di domenica, altro grande traguardo.

Non vi dico gli sforzi che stanno dietro una cosa del genere, che non avrei avuto se voleva essere una semplice festa di carnevale.

C’è gente che si sta mobilitando da Catania, ad esempio, e da Messina.

E adesso, ecco un po’ di storia:


Iniziate a preparare il costume!

Carnevale a Fumetti si ripresenta puntuale come ogni anno (la 4 edizione!!!), in un nuovo locale (il Bier Garten) per accogliere le numerosissime presenze dell’anno scorso (oltre 600 persone!!!) e con un programma rinnovato, aprendo le porte fin dalle 16:00 per tutti quelli che vogliono esibirsi e partecipare al Contest con più di 20 premi in palio…

…per poi divertirsi tutti insieme la sera!

22 Febbraio, l’unico, vero, Carnevale a Palermo!

Per vedere le foto dell’anno scorso basta andare qui:
http://picasaweb.google.it/kinartgallery

Diffondete e accorrete!


Armi

Un tempo, l’arma preferita da chi voleva fare il furbo era questa:

Col tempo e l’avanzare della tecnica divenne questa:

Con l’evoluzione si passò a qualcosa di meno materiale:

Adesso è prevalentemente questa:

Che si sia diventati più codardi, anzichè furbi?


No, dico, a me fa ridere


IL MIO NUOVO IDOLO

Sheldon, da Big Bang Theory.
Non smetterò mai di ringraziare Claudia per avermelo fatto scoprire.


Cose della nostra terra

Non ho bisogno di fare premesse sull’amore per la mia bella Sicilia dato che è abbastanza risaputo.
Però certe cose mi intristiscono profondamente, e succedono davvero solo da noi.

Che io sia invitato a presentare il libro in giro per lo stivale mentre qui debba essere trattato come un alieno presuntuoso SOLO perchè chiedo se c’è un rimborso spese (ovvero: benzina e una cena) è deprimente.

Fra l’altro, sono anche andato di recente in una libreria siciliana senza alcun rimborso, ma lì c’erano veri rapporti umani.

Per fortuna, fra un po’ andrò ad Agrigento.


Resident Evil: Degeneration

All’epoca del primo Resident Evil, o meglio, all’epoca delle prime anteprime di Resident Evil, non potevo crederci.

Io ero lì, a giocare col mio bel Super Nintendo di seconda mano, con la stretta convinzione che Super Mario World fosse il gioco graficamente più evoluto del mondo, e mi trovai improvvisamente davanti alcuni fotogrammi di quello che sembrava un gioco iper-realistico, e, ricordo, la prima domanda che mi balzò alla mente fu: ma posso davvero pilotare questo?

Era un’epoca in cui le consolle si misuravano in numeri, il Nintendo 8 bit, il Super Nintendo 16, la Playstation 32… addirittura il Nintendo 64 il numero lo metteva nel nome.

Adesso la Playstation 3 non ho idea a che bit sia arrivata.

Resident Evil era, anzi è, una figata pazzesca, ho fatto tutti quelli che ho potuto (ovvero non ho fatto lo 0 per Game Cube, non avendola) e adesso rodo che non potrò giocare al 5, per P3.

Quando uscirono i film fu una bella delusione, certo Mila Jovovich è un gran bel pezzo di ragazza, e il primo può essere divertente, ma col gioco eravamo tutti d’accordo che poco c’entrassero.

Ieri sera ho visto insieme al mio amico Salvo Resident Evil: Degeneration, e finalmente ho potuto appagare nel modo giusto la mia anima da appassionato del gioco. Non ho idea se è un film che può piacere a chi del gioco non ha visto nulla, e la grafica è un po’ legnosa, però la regia è fighissima ed è molto divertente.

Per me, promosso.


Epictete again

Con Guillaume portiamo avanti la strip ormai da quasi due anni editoriali, e da molti di più di progettazione. Mentre io sogno di fare un volume che raccolga le strip, con tutti questi viaggi avevo tralasciato indegnamente il blog della nostra piccola creazione, che ricordo essere "sottotitolato" in italiano da un bel pezzo grazie a Simone Brusca.
Oggi l’ho aggiornato un po’ e ho preparato un pacchettino di strip per l’immediato futuro, potete tornare quindi a seguirlo 🙂


A. A. A.

Carcasi chitarrista appassionato di Fabrizio De Andrè. Qualcuno che lo ami sul serio.
Chiaramente lo cerco nel palermitano.


Foto Genova

Per chi fosse interessato, ecco le foto di Genova divise per tema.


Genova

Scrivere della mia esperienza genovese è difficile. Sono passati due giorni da quando sono tornato, e volevo avere un po’ di tempo da dedicare a questo reportage, così ho recuperato un po’ di lavoro e di lezioni a scuola ed eccomi qui.

Me ne frego di fare il post a puntate, beccatevi questo polpettone che probabilmente sarà lunghissimo.

Spesso sentivo dire che Genova e Palermo hanno degli aspetti molto simili, ed è vero, due elementi su tutti la conformazione folle delle stradine del centro storico (che lì è ulteriormente amplificate dalle salite e le discese) e l’atteggiamento verso il cibo.

A proposito di quest’ultimo (sempre fondamentale) elemento, ero convinto di andare a mangiare prevalentemente pesce e invece sono stato sotterrato di roba buonissima, spesso pesantissima, trovandomi per la prima volta nei panni dei malcapitati che passano da Palermo e che porto io in giro. Insomma, ho mangiato molto bene.

Panissa.


Non lasciatevi ingannare, non sono patatine fritte, bensì farina di ceci fatta a polenta e poi fritta a bastoncini. Quasi come le nostre panelle insomma (cambia la forma), ma con una consistenza molto diversa. Ottima.

Focaccia.


Ovviamente non potevo lasciarmela scappare. Mangiata anche nella variante meno tradizionale con cipolle, ma sempre buona.

Torta pasqualina.


Una bontà fatta di sfoglia ripiena di spinaci e una specie di ricotta.

Torta di riso.


Diamine che delizia.

Baccalà fritto.


Pesava tipo 300 grammi. Una bomba.

Farinata.


Farina di ceci al forno. Figata suprema, ricorda davvero tanto le panelle.

Verdure ripiene.


Anche qui altra somiglianza con certi piatti palermitani, gusto quindi familiare.

Pandolce.


Mangiato in versione ridotta, buonissimo…

A Cimma.


Piatto popolare di difficile reperibilità, consiste in una sacca di carne che viene riempita da frattaglie di carne, piselli e uova (in linea di massima, eh). Poi cucita, cucinata, e lasciata riposare da quel che ho capito almeno un giorno prima di poterla tagliare.

Pesto.


Questo si conosce, ma con le trofie o gli strozzapreti e tutta un’altra cosa (ma anche il sapore è ben diverso da quello industriale).

Pansotti con salsa di noci.


Mi viene l’acquolina in bocca solo se ci penso.

Forse ho mangiato anche altro, ma intanto passo al resto del viaggio…

Andrea Piccardo è colui a cui devo tutto questo, conosciuto bene in questa occasione mi ha messo subito a mio agio e, soprattutto, mi ha trascinato fin da subito nei meandri della città vecchia spiegandomi ogni singolo mattone (più o meno), raccontandomi aneddoti di ogni tipo e facendo continuamente deviazioni pur di farmi vedere una certa piazzettina o un certo angolo.


Se volete qualcosa di organizzato bene, sappiate che lui fa al caso vostro. Per me, che ho da sempre il pallino di fare eventi e cose del genere, è stato estremamente rilassante affidarmi alle mani di qualcuno che in quanto a precisione e passione mi fa da rivale. A dir poco grandioso.


Le giornate quindi sono andate benissimo, il primo giorno ero reduce da una nottata di un’oretta e mezzo di sonno, poi il viaggio, ma nonostante tutto la città mi ha preso fin da subito e non ho saputo resistergli.

La sera eravamo da Altrove, questo bel locale/teatro nel bel mezzo della città vecchia. Poco dopo conoscerò i miei compagni di palco, Fabrizio Ugas, Federico Bagnasco, Daviano Rotella, tre straordinari musicisti della Staffa.


In 10 minuti abbiamo costruito l’ossatura dello spettacolo, diverso ancora una volta dalle serate precedenti, con un’ambizione diversa, quella di fare dei reading del fumetto stesso alternati alle canzoni che riguardavano i personaggi in questione, seguiti da una session finale dei musicisti. Appena editerò il video posterò subito qualcosa.


Per adesso ho solo da dire che fare questo a Genova era una montagna difficile da scalare, ma è andato tutto una figata.

Dopo il reading, prima della loro session, ecco giungere il primo grande momento emozionante di quei giorni: cantare La Ballata dell’Eroe accompagnato da loro.

Non posso descriverlo, solo li ringrazio tanto per avermi assecondato, ed è andata abbastanza bene.

Prima dello spettacolo altra emozione: avevo scoperto un giorno prima di avere dei parenti a Genova, cugini di mio padre con cui si erano persi i contatti, che sono anche passati a salutarmi, è davvero strano parlare con sangue del tuo sangue senza averli mai visti prima, perchè si crea automaticamente una certa confidenza pur non conoscendosi affatto.

L’indomani eravamo in fumetteria, carini loro e carino il posto.


La domenica era il giorno del decennale della morte di Faber. Vivere lì questa giornata è stato molto intenso, come sentire le sue canzoni risuonare per le strade, e anche qui andiamo in un territorio difficile da descrivere a parole

Con Andrea, Marco e Claudia Forcelloni (che avevano anche visto lo spettacolo e a cui avrei rotto le palle nei giorni a seguire andando a dormire a casa loro) ci diamo appuntamento per vedere la mostra su De Andrè. Impressionante. Siamo stati lì più di 5 ore, una esposizione fantastica, dove il termine “interattivo” prende realmente senso, con tavoli in cui poggiavi i dischi e partivano filmati e cose del genere.

La sera vediamo la trasmissione a casa, e quando alla fine spunta Cristiano De Andrè insieme a Mauro Pagani mi sono mangiato le mani per non avere chiamato quest’ultimo in giornata, ma non immaginavo fosse in città…

Il giorno dopo mi sono immerso di nuovo per le stradine, iniziavo ad orientarmi molto bene e la cosa mi soddisfaceva. Sul finire del pomeriggio arriva la grande emozione numero due: passare da Via del Campo, dal mitico negozio di Gianni Tassio (chi non sa di che parlo faccia un salto qui), e vedere il mio libro in vetrina. Insomma. Il mio stupido libro dentro quella importantissima vetrina.


Dopo mi vedrò con Deepa, la mia “nuova” cugina, che ho visto ben tre volte in quei giorni. Ripeto che è veramente fighissimo parlare con qualcuno che è tuo parente praticamente da quell’istante. Lei è stata carinissima, spuntando quando magari le dicevo che ero libero, e ci siamo fatti dei bei giri per la città. Che bello…


Il martedì ho visto, fra le altre cose, Il Palazzo Reale e la mostra di Lucio Fontana (allestita divinamente, poca miseria…), per poi salutare il caro Andrea e “trasferirmi” da Claudia e Marco, che il pomeriggio mi han portato a Boccadasse e a vedere il cimitero monumentale di Genova.


Per ogni luogo mi viene da usare sempre e solo aggettivi entusiasti. Si capisce che Genova mi è piaciuta infinitamente?

L’ultimo giorno andiamo a Pegli, che poi è il luogo di nascita di De Andrè (neanche a farlo apposta), a visitare Villa Pallavicini.


Ora. Posto per ogni singola cosa che ho detto solo qualche foto, nello stesso tempo farò una gallery megagalattica su Facebook, che stavolta renderò pubblica, in cui metterò una selezione più larga. Non facevo foto così tanto spudoratamente dal viaggio di istruzione in Spagna del liceo. E adesso avevo la digitale, quindi ne ho fatte davvero tante.

Tornare a casa era ovvio e naturale, ma di Genova mi sono innamorato.

Mi sono innamorato soprattutto del patriottismo dei genovesi, del loro essere orgogliosi della città senza però essere chiusi in sé stessi, del loro amore per il centro storico, e della voglia di viverci pur essendo chiaramente con palazzi più vecchi e più problematici di altre zone. E’ un modo di vedere le cose che ho notato in tutti, anche in chi non ci abita ma ci passa gran parte del tempo, e mi ha contagiato senza scampo.

E mi sono innamorato delle loro case di bambola, edifici totalmente piatti decorati come se ci fossero colonne, mattoni e decorazioni varie, qualcosa a cui loro sono abituati ma che per me è stata un’autentica rivelazione.



E invece…

Una figata pazzesca. Adesso sono sull’ipod e non è bello scrivere a lungo, ma è stata una delle serate più belle della mia vita.


A Genova…

Vado. Un palermitano che va a Genova a parlare di De Andrè. Mi sto davvero cagando sotto.
Mi faccio gli "in bocca al lupo" da solo.
Sarà molto emozionante.
A presto!


Catania, Messina e Castelbuono

Piccolo resoconto fotografico del Tour di Ballata per De Andrè (ma qualcuno che mi invita per Pioggia d’estate? Io la lancio lì…).

Catania:
Ogni presentazione è sempre diversa, è veramente una figata. Posto carinissimo e gremito (Barrique Club), Giovanni Marchese mi ha introdotto (e moderato), tutto organizzato poi dal proprietario della libreria Gramigna. In più, a sorpresa, due bravissimi musici d’eccezione, Beppe e Giancarlo.

Messina:
Alla Hobelix, la mitica libreria in cui facemmo le prime mostre del GruppoTrinacria. Tanti ricordi. Presenziare lì è stata una emozione particolare, introdotto poi da Michela e Marco. E Katja che supervisionava il tutto.

A sorpresa, Castelbuono:
Alcuni ragazzi si son messi insieme per proporre una piazza a De Andrè, e continuano a lavorare in questo senso riuscendo ad organizzare una intera settimana tematica nella settimana del decennale della scomparsa. Tanto di cappello per la fatica, stanno facendo grandi cose. Sotto posto la locandina col programma degli eventi, che si concluderanno domenica. Poi a Castelbuono si mangia anche divinamente, quindi…


Ballata per De Andrè… a GENOVA

Buon anno. Inizio subito con un nuovo appuntamento.

Di tutti gli incontri che ho fatto e che dovrò fare, senza troppa offesa per le altre città, è chiaro che presentare il mio libro a fumetti a Genova è tutt’altra storia. Responsabilità a mille.
Non parliamo poi che sarò lì nei giorni del decennale.

Dunque, chi è di Genova o è nei paraggi, se vuole cogliere l’occasione di beccarmi in fallo vedendomi estremamente emozionato, non si lasci scappare questo appuntamento.

E grazie ad Andrea Piccardo, che è il fautore di tutto questo.