Sicilia dove vai?

E’ facile lamentarsi della propria regione se non si fa un cazzo per cambiarla.
Parliamo di fumetti, e del suo ambiente.
A Palermo abbiamo adesso una scuola del fumetto e un gruppo di autori che si è fatto conoscere con lavori decenti ed apprezzabili, uscendo spesso e volentieri da una nicchia semplicemente amatoriale.
Non è presuntuoso dire che possiamo considerarci un gruppo riconoscibile nel resto dello stivale, io, Giovanni Di Gregorio, Marco Failla, Claudio Stassi, Roberto Di Salvo, Cecilia Giumento, Rossana Baldanza, Quirino Calderone, Antonio Penepinto, Aurelio Mazzara, Manlio Mattaliano. Chiedo venia se tralascio qualcuno. Gli altri che hanno agito in questi ultimi anni in maniera del tutto individuale non si sentano esclusi, sto infatti parlando di un’identità collettiva, il che non deve offendere nessuno perchè ognuno è liberissimo di fare le sue scelte, mica siamo un clan mafioso, sto solo cercando di fare un ragionamento…
Prima del 2001 a livello nazionale solo due nomi saltavano fuori: Gianni Allegra e Giuseppe Franzella, il resto non conta.
Mi vanto di avere avuto un ruolo cardine nella formazione di questa identità collettiva, con l’incarico ottenuto nel 2000 dalla Panini Comics per i fumetti di Piccoli Brividi, nulla che abbia sconvolto il panorama fumettistico italiano, un’operazione già dimenticata da tempo, ma che io, anzichè tenermi per me come voleva la legge dell’epoca, ho voluto diffondere a tutti i capaci aspiranti fumettisti palermitani, rendendomi anche un pò antipatico da chi non fu contattato (per due motivi: o non andavano ancora bene, il che era considerato altamente offensivo, o erano così tanto individualisti da non capire il concetto di gruppo che volevo diffondere) e con la creazione successiva, insieme al primo nucleo, del GruppoTrinacria, un nome un pò scomodo che però ci ha aiutati nella nostra ricerca, costruendo almeno un ponte importante, ovvero quello fra Palermo e Messina (altro che ponte sullo stretto), con Michela De Domenico, Mais, Giovanni Ruello, Gianluca Gugliotta e Antonio Recupero.

Il GruppoTrinacria ha giovato non solo agli aspiranti fumettisti palermitani, ma alla stessa Palermo, una città dove era IMPOSSIBILE creare eventi legati al fumetto che non fossero frequentati da soli lettori di fumetti.
E anche qui, mi metto in prima fila.
Tutto questo ha portato ad una maggiore ricettività verso un mezzo di comunicazione che, a tutt’oggi, dopo 100 e passa anni di storia, è ancora costretto a spiegarsi e a giustificare le sue mosse, rendendo il terreno fertile per una Scuola come si deve e per eventi sempre più seguiti.
Insomma, adesso siamo una città un pò meno arretrata al riguardo.

Chi è siciliano conosce l’infinita diatriba fra Palermo e Catania, penso provenga da cazzate legate al calcio; a me, che fra l’altro sono mezzo catanese (da tutta la parte di mia madre), mi è sempre sembrata una faida ridicola, e ho sempre ammirato Catania perchè riusciva ad avere un ambiente musicale che a Palermo non era neanche ipotizzabile, così, fin dalla prima ora del GruppoTrinacria, il mio principale intento era quello di creare un ponte proprio con Catania, città natale fra l’altro di grandi autori come Andrea Bruno, Alessio Spataro o Salvo Santonocito (e realtà editoriali come quella di Luca Patanè), solo che gli autori citati hanno scelto la strada dell’emigrazione, e così la città, per quanto fertile, era lasciata un pò a sè.

In questi ultimi anni però, nonostante le "ultime novità", non è cambiato molto, e un solo nome è uscito fuori: Paola Cannatella, una ragazza che si merita tanto e che si dà tanto da fare.

A Roma, alla Scuola Internazione dei Comix, ho incontrato almeno un paio di siciliani iscritti lì, il che mi stupiva, perchè abbiamo una Scuola a Palermo, ok, qualcuno non lo sapeva, ma uno di quei ragazzi era proprio di Palermo e si era iscritto a Roma per una motivazione davvero stupida: la Scuola di Roma costava di meno, quando a Roma fanno due lezioni a settimana e a Palermo (come a Milano) si fa tutti i giorni; non solo, ma poi il fatto che essendo di Palermo non doveva pagare un euro di affitto e spese lo aveva considerato? Mah.

Oggi ho avuto una discussione simile, con qualcuno, non di Palermo, che sulla base del nulla, senza aver chiesto informazioni, senza aver fatto un salto a vedere come funziona, preferisce categoricamente l’idea di iscriversi alla Scuola del Fumetto di Milano.

E mi sono davvero incazzato, perchè poi io sono il primo che spesso non consiglia di iscriversi a Scuola, ma mica la Scuola di Palermo, ma alle scuola in generale, in realtà basta vedere che atteggiamento hai, se sei davvero motivato, per capire se arriverai da qualche parte.

Le Scuole del Fumetto, a mio avviso, servono solo ad accellerare i tempi, ad essere stimolati e seguiti (e in alcuni casi fa davvero la differenza), ma se TU non sei, come dire, "predisposto" neanche Moebius riuscirebbe a farti cagare una tavola buona.

Ma torniamo a Palermo.

Venerdì ho assistito alla presentazione di Favola di Palermo di Silvestro Nicolaci, un fumetto bellissimo di cui avevo parlato poco tempo fa.

Oltre il nostro "solito gruppo (che mica era al completo poi…)" e a una ventina di signori spinti a seguire la presentazione forse per l’argomento e per la presenza di Rita Borsellino, non c’era NESSUNO.

Su TRE CLASSI della Scuola del Fumetto NON C’ERA NESSUNO. Un dato agghiacciante.

Ora dico: e poi ci lamentiamo, ad esempio, che non ci sono fiere del fumetto in Sicilia, e che per ogni cosa bisogna prendere l’aereo quando gli stessi aspiranti fumettisti non scendono sotto casa per conoscere un autore e il suo lavoro e quando ci si iscrive per spirito esotico alle altre scuole?
Ognuno è libero di fare quel che vuole, e riguardo questo atteggiamento presuntuoso verso il fumetto potrei anche essere più contento e dire "vabbè, più lavoro per me", però non è da me, e quindi mi incazzo, prima, e mi deprimo, poi.

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2 Risposte

  1. PuNkItA

    io se potessi pure me ne andrei a milano … ha fatto bene secondo me …

    febbraio 26, 2008 alle 10:03 pm

  2. Cinicus

    Grazie della citazione da un emigrato!
    Comunque, io feci la scuola a Roma in tempi non sospetti, quando ancora il famoso asse palermitano non si era ancora mosso. Da un certo punto di vista la rifarei ancora oggi, da un altro forse preferirei quella di Palermo, anche perchè i due casi valorizzano aspetti dell’apprendimento differenti (quello legato ai luoghi non è da sottovalutare). Su Milano non mi esprimo, per una mia relativa ignoranza della città lombarda.
    Il punto è che oggi si parla spesso di “stile” o “scuola” siciliana, nell’ambito dell’editoria italiana, non so se con ragione o meno, e di questo tu e tutti gli altri siete benemeriti fautori!

    febbraio 27, 2008 alle 12:44 am

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