Ignoranza e Omertà

C’è un filo sottilissimo che separa l’ignoranza dall’omertà, purtroppo però dal risultato finale è molto difficile risalire alla colpa originaria.
In Sicilia si parla spesso di mafia e di pizzo, e non è raro guardare un servizio al telegiornale locale dove la gente intervistata risponde "non ho visto niente". Quella è omertà, che a volte (spesso) nasce direttamente dalla paura, a volte nasce per convenienza, altre volte, tristemente, nasce per abitudine.
Ed è un atteggiamento di quelli che detesti sul serio, di quelli che ti fanno venire il prurito alle mani e vorresti prendere tutti a ceffoni urlando "ma stai scherzando?".
Fino a questa sera io sono stato ignorante, e, involontariamente, omertoso.
Leggo di questa "Lettera di Bruno Concina" da un pò, ma sono stato troppo preso dal lavoro e svariate altre cazzate per non essermi accorto di quel che stava succedendo, e non ho seguito per un bel pò neanche i blog degli altri, come faccio di solito…ergo, io che generalmente cerco di stare attento e informato, mi sono distratto nel momento peggiore (e quando sarebbe un buon momento per farlo?) e oggi leggendo il blog di Manlio ho seguito un filo che mi ha portato dritto dritto a Michele Medda e alla fatidica Lettera di Bruno Concina.
Lettera che adesso ho letto in lungo e in largo, derivati compresi, e che mi fa sentire mostruosamente ignorante e deficiente.

Sorvolando sul mio vittimismo, ne parlo un pò anche io, perchè è giusto farlo e perchè non è una gara a chi ne parla prima, quindi non ho ancora perso l’occasione, e più se ne parla meglio è.

Leggere la lettera è facile, basta andare QUI.

E’ importante leggerla, perchè tratta argomenti delicati e secolari, e, soprattutto, parla di un uomo che si sta esponendo letterarmente per "tutti noi", e anche se io "non lavoro per Disney" non vuol dir nulla, perchè mi riguarda ugualmente.
Quindi riguarda anche te. E te. E te. E anche te che sei un semplice lettore.
Insegnando Storia del Fumetto arrivo sempre ad un punto in cui mi commuovo, ed è quello in cui parlo di Jerry Siegel e Joe Shuster, i creatori di Superman, che furono licenziati dalla DC Comics nel momento in cui iniziarono e chiedere qualche centesimo dei milioni che la stessa casa editrice stava facendo con tutti i diritti derivati del personaggio. Jerry Siegel finì a scrivere anche per il Topolino italiano, e Joe Shuster si ritrovò mezzo cieco e incapace di disegnare. Erano quelli che avevano creato Superman, il colosso alla quale l’intero mercato supereroistico deve tutto, e sono defunti "in miseria", o comunque senza il giusto.
Certo, finalmente negli anni ’70 (nel 1978) riuscirono a strappare qualcosa alla DC, e riuscirono anche a far inserire nelle prime pagine di ogni episodio dell’Uomo d’Acciaio "Di Siegel e Shuster", ma è ben poca cosa sinceramente per quello che hanno fatto e per i soldi che si sono intascati in casa DC.
Negli States, si sa, questa storia durò a lungo anche su altre testate ed editori, e abbiamo dovuto aspettare operazioni nuove ed "indipendenti" come la Dark Horse e la Image Comics per dare l’esempio alle major, che da quel momento in poi hanno iniziato a ritrattare alcune argomentazioni.
Leggere quella Lettera mi dà quella stessa maledetta sensazione, la stessa che provo anche quando guardo il telegiornale locale, che ci sia qualcosa di marcio, che puzza parecchio e che da solo non sai come risolvere, tranne che grattandoti le nocche.
Leggere poi certi aggiornamenti legati ad un articolo apparso su L’Espresso mi fanno ancora più rabbrividire, perchè non sono più così scemo da pensare che il mondo dei fumetti sia tutto rose e fiori e che tutti lo amino e ci lavorino per passione, ma quando si giunge a certi livelli di menefreghismo espressi in maniera così palese mi viene solo da parafrasare una canzone di John Lennon scritta nel periodo di maggior odio per Paul Mc Cartney:

So Sgt. Pepper took you by surprise
You better see right through that mother’s eyes
Those freaks was right when they said you was dead
The one mistake you made was in your head
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?

You live with straights who tell you you was king
Jump when your momma tell you anything
The only thing you done was yesterday
And since you’re gone you’re just another day
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?

Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?

A pretty face may last a year or two
But pretty soon they’ll see what you can do
The sound you make is muzak to my ears
You must have learned something in all those years
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?

Infine, senza mettere in dubbio tutte le cose buone che son state fatte, ci sarebbe da ricordare che il signor Disney fu quello che firmò un contratto in esclusiva per i Silly Simphonies con la Techicolor, in modo da metterla definitivamente nel di dietro a tutti gli altri studios che producevano cartoni animati, e fu anche quello che pretendeva la paternità di personaggi che mai aveva lontanamente pensato, e la Disney fu quella che annunciò il "Re Leone" come "primo soggetto originale" quando era sputato a Jungle Taitei di Tezuka (Kimba), e avrei anche qualche aneddoto simpatico da raccontare che mi riguarda direttamente…insomma, che il DNA sia stato segnato fin dall’inizio in un certo modo era inevitabile, peccato "solo" che in questi casi il lavoro e il cuore di gente come Giovan Battista Carpi sia quasi dimenticato, per non usare un altro termine…

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Una Risposta

  1. Cinicus

    Oggi si continua a sottovalutare l’importanza e la necessità di un buon sindacato per i lavoratori del fumetto, un sindacato che lavori a muso duro contro editori, grandi e piccoli, che campano calpestando la dignità dei loro autori. La Disney, che già in America so non essere esattamente un mostro di etica, anche in Italia ha dimostrato di avere degli “eccessi di capitalismo”, eccessi che sfociano a volte in atteggiamenti ai limiti del mafioso…
    Sorvoliamo poi su certi piccoli editori che prima ti piangono miseria in faccia e poi si rifiutano categoricamente di fare qualsiasi cosa che, con un minimo rischio, potrebbe portarli a fare un salto di qualità…
    E sorvoliamo su quegli editori che del sindacato se ne fottono, che dicono “ma sì, io quelli del sindacato li conosco e loro conoscono me”, che dicono “ricorda che io ti sto facendo il favore di farti lavorare”…
    Insomma, per una volta, incazziamoci…
    A Hollywood uno sciopero degli sceneggiatori che era stato fortemente sottovalutato ha messo poi in ginocchio un’industria, raccogliendo appoggi ovunque: in Italia sarebbe possibile una cosa del genere?

    febbraio 20, 2008 alle 10:24 am

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