Archivio per febbraio, 2008

Sicilia dove vai?

E’ facile lamentarsi della propria regione se non si fa un cazzo per cambiarla.
Parliamo di fumetti, e del suo ambiente.
A Palermo abbiamo adesso una scuola del fumetto e un gruppo di autori che si è fatto conoscere con lavori decenti ed apprezzabili, uscendo spesso e volentieri da una nicchia semplicemente amatoriale.
Non è presuntuoso dire che possiamo considerarci un gruppo riconoscibile nel resto dello stivale, io, Giovanni Di Gregorio, Marco Failla, Claudio Stassi, Roberto Di Salvo, Cecilia Giumento, Rossana Baldanza, Quirino Calderone, Antonio Penepinto, Aurelio Mazzara, Manlio Mattaliano. Chiedo venia se tralascio qualcuno. Gli altri che hanno agito in questi ultimi anni in maniera del tutto individuale non si sentano esclusi, sto infatti parlando di un’identità collettiva, il che non deve offendere nessuno perchè ognuno è liberissimo di fare le sue scelte, mica siamo un clan mafioso, sto solo cercando di fare un ragionamento…
Prima del 2001 a livello nazionale solo due nomi saltavano fuori: Gianni Allegra e Giuseppe Franzella, il resto non conta.
Mi vanto di avere avuto un ruolo cardine nella formazione di questa identità collettiva, con l’incarico ottenuto nel 2000 dalla Panini Comics per i fumetti di Piccoli Brividi, nulla che abbia sconvolto il panorama fumettistico italiano, un’operazione già dimenticata da tempo, ma che io, anzichè tenermi per me come voleva la legge dell’epoca, ho voluto diffondere a tutti i capaci aspiranti fumettisti palermitani, rendendomi anche un pò antipatico da chi non fu contattato (per due motivi: o non andavano ancora bene, il che era considerato altamente offensivo, o erano così tanto individualisti da non capire il concetto di gruppo che volevo diffondere) e con la creazione successiva, insieme al primo nucleo, del GruppoTrinacria, un nome un pò scomodo che però ci ha aiutati nella nostra ricerca, costruendo almeno un ponte importante, ovvero quello fra Palermo e Messina (altro che ponte sullo stretto), con Michela De Domenico, Mais, Giovanni Ruello, Gianluca Gugliotta e Antonio Recupero.

Il GruppoTrinacria ha giovato non solo agli aspiranti fumettisti palermitani, ma alla stessa Palermo, una città dove era IMPOSSIBILE creare eventi legati al fumetto che non fossero frequentati da soli lettori di fumetti.
E anche qui, mi metto in prima fila.
Tutto questo ha portato ad una maggiore ricettività verso un mezzo di comunicazione che, a tutt’oggi, dopo 100 e passa anni di storia, è ancora costretto a spiegarsi e a giustificare le sue mosse, rendendo il terreno fertile per una Scuola come si deve e per eventi sempre più seguiti.
Insomma, adesso siamo una città un pò meno arretrata al riguardo.

Chi è siciliano conosce l’infinita diatriba fra Palermo e Catania, penso provenga da cazzate legate al calcio; a me, che fra l’altro sono mezzo catanese (da tutta la parte di mia madre), mi è sempre sembrata una faida ridicola, e ho sempre ammirato Catania perchè riusciva ad avere un ambiente musicale che a Palermo non era neanche ipotizzabile, così, fin dalla prima ora del GruppoTrinacria, il mio principale intento era quello di creare un ponte proprio con Catania, città natale fra l’altro di grandi autori come Andrea Bruno, Alessio Spataro o Salvo Santonocito (e realtà editoriali come quella di Luca Patanè), solo che gli autori citati hanno scelto la strada dell’emigrazione, e così la città, per quanto fertile, era lasciata un pò a sè.

In questi ultimi anni però, nonostante le "ultime novità", non è cambiato molto, e un solo nome è uscito fuori: Paola Cannatella, una ragazza che si merita tanto e che si dà tanto da fare.

A Roma, alla Scuola Internazione dei Comix, ho incontrato almeno un paio di siciliani iscritti lì, il che mi stupiva, perchè abbiamo una Scuola a Palermo, ok, qualcuno non lo sapeva, ma uno di quei ragazzi era proprio di Palermo e si era iscritto a Roma per una motivazione davvero stupida: la Scuola di Roma costava di meno, quando a Roma fanno due lezioni a settimana e a Palermo (come a Milano) si fa tutti i giorni; non solo, ma poi il fatto che essendo di Palermo non doveva pagare un euro di affitto e spese lo aveva considerato? Mah.

Oggi ho avuto una discussione simile, con qualcuno, non di Palermo, che sulla base del nulla, senza aver chiesto informazioni, senza aver fatto un salto a vedere come funziona, preferisce categoricamente l’idea di iscriversi alla Scuola del Fumetto di Milano.

E mi sono davvero incazzato, perchè poi io sono il primo che spesso non consiglia di iscriversi a Scuola, ma mica la Scuola di Palermo, ma alle scuola in generale, in realtà basta vedere che atteggiamento hai, se sei davvero motivato, per capire se arriverai da qualche parte.

Le Scuole del Fumetto, a mio avviso, servono solo ad accellerare i tempi, ad essere stimolati e seguiti (e in alcuni casi fa davvero la differenza), ma se TU non sei, come dire, "predisposto" neanche Moebius riuscirebbe a farti cagare una tavola buona.

Ma torniamo a Palermo.

Venerdì ho assistito alla presentazione di Favola di Palermo di Silvestro Nicolaci, un fumetto bellissimo di cui avevo parlato poco tempo fa.

Oltre il nostro "solito gruppo (che mica era al completo poi…)" e a una ventina di signori spinti a seguire la presentazione forse per l’argomento e per la presenza di Rita Borsellino, non c’era NESSUNO.

Su TRE CLASSI della Scuola del Fumetto NON C’ERA NESSUNO. Un dato agghiacciante.

Ora dico: e poi ci lamentiamo, ad esempio, che non ci sono fiere del fumetto in Sicilia, e che per ogni cosa bisogna prendere l’aereo quando gli stessi aspiranti fumettisti non scendono sotto casa per conoscere un autore e il suo lavoro e quando ci si iscrive per spirito esotico alle altre scuole?
Ognuno è libero di fare quel che vuole, e riguardo questo atteggiamento presuntuoso verso il fumetto potrei anche essere più contento e dire "vabbè, più lavoro per me", però non è da me, e quindi mi incazzo, prima, e mi deprimo, poi.


LP

Sigla ormai morta che sta a dire Long Playing, utilizzata prevalentemente ai tempi del vinile per differenziare i 33 giri dai 45 giri, era anche il nome di un importante negozio di dischi palermitano.
LP è la seconda grossa discheria che chiude qui a Palermo, la prima è stata Track, tutte e due nella stessa zona, tutte e due importanti nella mia formazione musicale.
Non so da quanto, ma LP ha deciso di vendere tutto al 50% per la chiusura, oggi pomeriggio sono andato con Mais, ho anche comprato un pò di roba, ma mi sentivo molto a disagio, cercavo di guardare fra gli scaffali con moderazione, mentre intorno a me vedevo solo gente affannata a cercare qualcosa come nelle bancarelle dell’usato.
Insomma…mi sembrava di stare fregando la roba di qualcuno appena morto, proprio durante la veglia, davanti ai parenti.
La chiusura di LP è un dato preoccupante, materiale, che mi fa riflettere su cosa dovrebbero diventare le discherie in epoca Emule per evitare di fallire, potrebbero trasformarsi ad esempio in una specie di Internet Point, con computer collegati agli store di Itunes o roba simile, predisposti per il download, un pò come i Tabacchi dove vai a fare il bollo dell’auto o giochi l’Enalotto, purtroppo però dubito possa interessare il salvataggio di questa categoria ad un’industria discografica già in crisi.
Peccato.


Epictete by Friends

Sono già due gli Epictete pubblicati sul blog che son stati realizzati da amici…
se qualcuno di voi volesse spedirmi una sua versione di Epi farebbe felice me e anche Guillaume 🙂
Dai dai…


Walter Leoni


Mais2


Cartunia (8)

Che poi non è proprio un cartone, però…

 


Concina su Kinart

Ho aperto una discussione sulla Lettera di Bruno Concina su Kinart, e diversi utenti hanno espresso la loro opinione.
La potete trovare QUI.


Ignoranza e Omertà

C’è un filo sottilissimo che separa l’ignoranza dall’omertà, purtroppo però dal risultato finale è molto difficile risalire alla colpa originaria.
In Sicilia si parla spesso di mafia e di pizzo, e non è raro guardare un servizio al telegiornale locale dove la gente intervistata risponde "non ho visto niente". Quella è omertà, che a volte (spesso) nasce direttamente dalla paura, a volte nasce per convenienza, altre volte, tristemente, nasce per abitudine.
Ed è un atteggiamento di quelli che detesti sul serio, di quelli che ti fanno venire il prurito alle mani e vorresti prendere tutti a ceffoni urlando "ma stai scherzando?".
Fino a questa sera io sono stato ignorante, e, involontariamente, omertoso.
Leggo di questa "Lettera di Bruno Concina" da un pò, ma sono stato troppo preso dal lavoro e svariate altre cazzate per non essermi accorto di quel che stava succedendo, e non ho seguito per un bel pò neanche i blog degli altri, come faccio di solito…ergo, io che generalmente cerco di stare attento e informato, mi sono distratto nel momento peggiore (e quando sarebbe un buon momento per farlo?) e oggi leggendo il blog di Manlio ho seguito un filo che mi ha portato dritto dritto a Michele Medda e alla fatidica Lettera di Bruno Concina.
Lettera che adesso ho letto in lungo e in largo, derivati compresi, e che mi fa sentire mostruosamente ignorante e deficiente.

Sorvolando sul mio vittimismo, ne parlo un pò anche io, perchè è giusto farlo e perchè non è una gara a chi ne parla prima, quindi non ho ancora perso l’occasione, e più se ne parla meglio è.

Leggere la lettera è facile, basta andare QUI.

E’ importante leggerla, perchè tratta argomenti delicati e secolari, e, soprattutto, parla di un uomo che si sta esponendo letterarmente per "tutti noi", e anche se io "non lavoro per Disney" non vuol dir nulla, perchè mi riguarda ugualmente.
Quindi riguarda anche te. E te. E te. E anche te che sei un semplice lettore.
Insegnando Storia del Fumetto arrivo sempre ad un punto in cui mi commuovo, ed è quello in cui parlo di Jerry Siegel e Joe Shuster, i creatori di Superman, che furono licenziati dalla DC Comics nel momento in cui iniziarono e chiedere qualche centesimo dei milioni che la stessa casa editrice stava facendo con tutti i diritti derivati del personaggio. Jerry Siegel finì a scrivere anche per il Topolino italiano, e Joe Shuster si ritrovò mezzo cieco e incapace di disegnare. Erano quelli che avevano creato Superman, il colosso alla quale l’intero mercato supereroistico deve tutto, e sono defunti "in miseria", o comunque senza il giusto.
Certo, finalmente negli anni ’70 (nel 1978) riuscirono a strappare qualcosa alla DC, e riuscirono anche a far inserire nelle prime pagine di ogni episodio dell’Uomo d’Acciaio "Di Siegel e Shuster", ma è ben poca cosa sinceramente per quello che hanno fatto e per i soldi che si sono intascati in casa DC.
Negli States, si sa, questa storia durò a lungo anche su altre testate ed editori, e abbiamo dovuto aspettare operazioni nuove ed "indipendenti" come la Dark Horse e la Image Comics per dare l’esempio alle major, che da quel momento in poi hanno iniziato a ritrattare alcune argomentazioni.
Leggere quella Lettera mi dà quella stessa maledetta sensazione, la stessa che provo anche quando guardo il telegiornale locale, che ci sia qualcosa di marcio, che puzza parecchio e che da solo non sai come risolvere, tranne che grattandoti le nocche.
Leggere poi certi aggiornamenti legati ad un articolo apparso su L’Espresso mi fanno ancora più rabbrividire, perchè non sono più così scemo da pensare che il mondo dei fumetti sia tutto rose e fiori e che tutti lo amino e ci lavorino per passione, ma quando si giunge a certi livelli di menefreghismo espressi in maniera così palese mi viene solo da parafrasare una canzone di John Lennon scritta nel periodo di maggior odio per Paul Mc Cartney:

So Sgt. Pepper took you by surprise
You better see right through that mother’s eyes
Those freaks was right when they said you was dead
The one mistake you made was in your head
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?

You live with straights who tell you you was king
Jump when your momma tell you anything
The only thing you done was yesterday
And since you’re gone you’re just another day
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?

Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?

A pretty face may last a year or two
But pretty soon they’ll see what you can do
The sound you make is muzak to my ears
You must have learned something in all those years
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?

Infine, senza mettere in dubbio tutte le cose buone che son state fatte, ci sarebbe da ricordare che il signor Disney fu quello che firmò un contratto in esclusiva per i Silly Simphonies con la Techicolor, in modo da metterla definitivamente nel di dietro a tutti gli altri studios che producevano cartoni animati, e fu anche quello che pretendeva la paternità di personaggi che mai aveva lontanamente pensato, e la Disney fu quella che annunciò il "Re Leone" come "primo soggetto originale" quando era sputato a Jungle Taitei di Tezuka (Kimba), e avrei anche qualche aneddoto simpatico da raccontare che mi riguarda direttamente…insomma, che il DNA sia stato segnato fin dall’inizio in un certo modo era inevitabile, peccato "solo" che in questi casi il lavoro e il cuore di gente come Giovan Battista Carpi sia quasi dimenticato, per non usare un altro termine…


Senza voler sembrare sarcastico su questioni magari non note a tutti, semplicemente mi ha fatto molto ridere la vignetta sottostante dell’ultimo numero di Thor & i Vendicatori.