Archivio per settembre, 2007

Highlander? Fumettista, prego…

Ok, qualche post fa ho accennato alle categorie di persone che NON faranno i fumettisti di professione (ci si augura che un paio di quelle categorie lo facciano almeno per hobby, in ogni caso rimando al post precedente per non ripetermi nei ragionamenti).

Ma mica finisce qui.

Premessa: sono sempre stato, e lo sono ancora, un ottimista sull’argomento "si può diventare fumettista?", in fondo tutte le divagazioni che leggerete fra poco devono essere ben pesate, rammentiamo bene che il fumettista è un mestiere che certo non si sceglie perchè non hai alternative, se lo fai è perchè ti piace o comunque ti diverte farlo; diciamo che appartiene a quella razza di mestieri in cui puoi benissimo metterci dentro anche l’attore (film o teatro che sia), il regista, lo sceneggiatore di telefilm, l’animatore (di cartoni animati) o il musicista, ed in proporzione il fumettista è un mestiere che si può arrivare a fare molto più facilmente (e senza troppe raccomandazioni) di tutti quegli altri che ho detto, il problema è che per pregiudizio psicologico, dato che disegnare è una roba che si fa fin da bambini, automaticamente sembrerà ANCORA più facile di quel che è, e si lascia supporre che ci si debba impegnare meno di quel che poi serve effettivamente.

Torniamo a noi.

Quante scuole del fumetto ci saranno in Italia? Io ne ho contate 36, scuola più scuola meno, i corsi sono quasi sempre di tre anni, le classi possiamo dire che in media hanno una quindicina di persone, anche ammettendo esista una sola sezione per ogni scuola ci sono comunque una prima, una seconda ed una terza classe contemporaneamente all’anno, quindi 45 aspiranti fumettisti a scuola all’anno, moltiplicati per 36 scuole fanno 1620 alunni ogni anno.
Ok, conto solo l’anno uscente, il terzo, perchè magari la gente si ritira (e capita spesso…) quindi torniamo a soli 540 "laureati del fumetto", che arrotondiamo con gli autodidatti ed i frequentatori di corsi o stage e diciamo che arriviamo a 800.

800 ragazzi l’anno, in Italia, che hanno le carte in mano per potere fare questo mestiere. Non parlo di aspiranti fumettisti, parlo di gente che avrebbe in mano la capacità per farlo, o almeno le nozioni. 800.

Quanti esordienti riusciamo a vedere sulla carta stampata in un anno? Certo, è una cifra molto difficile da sapere, ma dalla mia esperienza di "docente" posso dire che (facendo un conto molto ottimista), in media, un quarto di classe si perde subito.
Ecco quindi a 600 aspiranti fumettisti l’anno con le nozioni per farlo.

Escludendo le prime pubblicazioni, qualche lavoretto passato per caso fra le mani, l’episodio breve, la strip o la fanzine, nel giro di due anni la cifra si dimezza ulteriormente. Quasi tutti iniziano a fare il grafico. E mica sono scemi, lavorano di meno e guadagnano di più.
Eccoci giunti a 300 temerari. Nel giro di cinque anni dall’uscita della scuola, o dall’apprendimento delle nozioni specifiche, diventeranno la metà: 150.
150 temerari e speranzosi. Questa è già la specie fortunata, divisa in due sottosezioni: appassionati e talenti. Età media, fra i 25 ed i 30 anni.

Quanti di questi lavoreranno solo col fumetto? Intendo, solo facendo fumetti?
Esageriamo e facciamo la metà: 75.

Quanti di questi lavoreranno nella specializzazione desiderata da sempre (disegno o sceneggiatura, ad esempio) senza riadattarsi a nessun altra specializzazione (colorazione, inchiostrazione o lettering, ad esempio)? Meno della metà, MOLTO meno della metà. Facciamo un terzo: 25.

Adesso facciamo passare un pò di tempo. 10 anni, oltre quei 5 calcolati da prima, quindi 15 anni.
Sfoltiamo un pò i sopravvissuti, facciamo che sono 15. Età media: 30-40 anni.
15 appassionatissimi, 15 superprofessionisti che sanno perfettamente quel che fanno, affidabili.

Facciamo passare un altro bel pò di tempo, 30 anni, tempo passato fra una scadenza ed un’altra, a cercare di lottare per ottenere un mutuo per la casa, a mettersi da parte i soldi per la pensione, a stressarsi fra periodi di nulla assoluto a nottate passate in bianco, magari con una famiglia da mantenere, però siccome la famiglia è in crisi, e generalmente ci si accoppia fra fumettisti per comodità tempistiche, la statistica si dimezza soltanto. Facciamo un calcolo per eccesso.

8.

8 professionisti inattaccabili, 8 Highlander, 8 Immortali, magari non tutti e 8 memorabili, ma sicuramente 8 pilastri della nuova editoria all’anno. Senza contare che ho escluso chi si riadatta, io, ad esempio, faccio parte di quella categoria, per quanto appassionato ed inattacabile sia nei confronti del fumetto, sono comunque un Mutaforma.

8 potranno sembrare pochissimi rispetto ad 800, ma è comunque una proporzione mostruosamente alta.

Ora, questo ragionamento non vuole affatto uccidere le speranze degli altri 792 esclusi, anzi, TU che mi stai leggendo, TU che ti stai deprimendo, se ti deprimi, vuol dire che ci tieni e che puoi davvero far parte di quegli 8, perchè se ci rimani male vuol dire che lo vorresti davvero.
Se invece TU che leggi credi che da adesso in poi sarà tutto più difficile e che forse è meglio lasciar perdere, beh, allora non hai la forza per reggere ad un solo mese da fumettista.

Questo post vuole essere un incitamento, brutale, ma schietto.

E magari così si riesce anche a sovvertire la statistica.

In fondo sono solo numeri…

Annunci

Da ieri accanto al mio Monitor

Quanto è bella…


Bubba Ho-Tep

In Italia non è mai arrivato, ma ormai è molto facile recuperare i film coi sottotitoli.
Consiglio caldamente dunque questo film, che oltre a fregiarsi di avere come protagonista  Bruce Campbell, parte dal presupposto allucinante che Elvis sia ancora vivo, in una casa di riposo, e che debba avere a che fare con una mummia millenaria vestita da cowboy accompagnata da scarafaggi giganti e che succhia le anime dei poveri vecchi dal culo.

Il bello è che non è affatto un film demenziale, il tutto è trattato seriamente, con una colonna sonora e alcune idee di chiara influenza tarantiniana, ed altre un pò invece stile Raimi de La Casa (non a caso…).
E ricordo ulteriormente la presenza continua di un Bruce Campbell in grandissima forma.
E non vi dico chi è la spalla di Elvis…
Però vi ricordo sempre che c’è Bruce Campbell.
Insomma. Bello.


Kinart su Scuola di Fumetto!!!

Grazie all’immediata segnalazione di Delund, che essendo abbonato alla bella rivista diretta da Laura Scarpa ha il lusso di riceverla a casa senza perdere il tempo per andare in edicola, scopriamo che sul numero appena uscito di Scuola di Fumetto (il 54) c’è una bellissima mezza pagina dedicata a Kinart.
Che dire…io sono particolarmente commosso, è una pubblicità "naturale", nessuno di noi ha premuto coi redattori per fare scrivere questo pezzo, certo, sarei stato emozionato lo stesso all’idea che grazie ad una diffusione del genere faremo parlare ancora più in giro del nostro sito, ma scoprire che una rivista specializzata ne ha parlato (e così bene e in così tanto spazio) così, non so, magari succede normalmente per cose più importanti, vabbè, insomma, sono davvero contento e commosso…


Il Fumetto più bello dell'anno

Sono commosso e sconvolto. Prendetemi pure per pazzo, non mi importerà.
Ho appena finito di leggere un libro che so per certo rientrerà da questo momento in poi fra i miei fumetti preferiti, lo sentivo fin dalla prima pagina e l’ultima non ha fatto altro che confermare, moltiplicandola per un milione, quella sensazione.
Il libro è "Tezuka Secondo me", di Takao Yaguchi, edito da Kappa Edizioni, ed è uno di quei (pochi) libri che vorrei che leggessero TUTTI indistintamente.
Se uscisse in Francia, disegnato da un autore francese, o magari anche in Italia, chessò, con la copertina rigida, rientrerebbe appieno nella categoria dei capolavori elogiati dall’intero mondo fumettistico, ma siccome è un manga so per certo che ancora non può riuscire ad avere quel livello di considerazione, e non ditemi che non è così, purtroppo si deve ancora combattere con un certo pregiudizio dalla quale escono fuori soltanto autori giapponesi che però hanno poco "dello stile giapponese (prendi Jiro Taniguchi)", intendo occhioni, espressioni buffe e linee cinetiche.
Io non esito a definirlo invece un CAPOLAVORO assoluto, uno dei fumetti più belli che abbia mai letto nella mia vita, non c’è scampo.
Perchè?

Questo manga parla di Tezuka, ma non è una biografia di Tezuka, è un bellissimo affresco della giovinezza dell’autore, Takao Yaguchi, più conosciuto da noi come l’autore di Sampei, sulla vita di campagna, sulla povertà delle terre in cui viveva, e sull’incontro, casuale, che ebbe con i primi manga, che lo colpirono a tal punto da dargli la forza di portarsi sulla schiena chili e chili di corteccia ogni giorno, su e giù per la montagna, pur di poter comprare ogni mese Shonen Sunday, la rivista sulla quale apparì la prima volta Jungle Tatei (da noi, Kimba il Leone Bianco, di Tezuka).
E’ un manifesto di pura passione per il fumetto, espressa in maniera così coinvolgente da farmi stare male, da farmi saltare il cuore in gola più di una volta, da lasciarmi senza respiro.
Non si parla di guerre, non si parla di argomenti "importanti". Si parla di fumetti, e per me che AMO i fumetti più di qualunque altra cosa al mondo, in maniera viscerale, spasmodica, sentita fino al midollo, leggere di qualcun’altro che la vede allo stesso modo è una grandissima emozione che non dimenticherò mai. Ammetto candidamente di essermi immedesimato dall’inizio alla fine in lui, in certi raptus che ho avuto per Moebius ad esempio, invidiando invece la possibilità di raccontare storie della sua infanzia così interessanti, mentre io nel mio Pioggia d’Estate, ben conscio di non averne, ho preferito deviare su argomenti faceti tipo videogiochi e metropolitane.

Takao Yaguchi ringrazia nel volume Tezuka più di una volta, io adesso invece ringrazio lui, che rientra immediatamente nella cerchia degli autori che vorrei conoscere, e ringrazio i Kappa, che hanno portato da noi questo bellissimo libro.


Ivanone e altri due vecchi amici

In questi due giorni ho rivisto il mio amico Ivano da Modena. In realtà, lui sarebbe un palermitano purosangue, ma 7 anni fa è andato via di qui, con una mossa istintiva ed immediata, lasciandosi alle spalle tutto, per ricostrursi una vita con Alessandra, quella che è diventata subito dopo sua moglie.
Ha compiuto una scelta difficile, che gli è valsa tutta la mia ammirazione ed il mio appoggio. Adesso vive, come tutti, fra alti e bassi, ma ha un matrimonio felice e non si è mai pentito di nulla.
Ci siam visti delle volte in questi anni, di sfuggita, a Lucca Comics, ma Lucca è sempre stata un gran casino per me in questi anni (una volta neanche ci siamo riusciti a beccare…) e per la prossima edizione mi sono ripromesso di pensare un pò più a me e al piacere di stare lì, che l’anno scorso un pò avevo perso.
Quest’oggi è ripartito con un vassoio pieno zeppo di pezzi di Ganci, famigerata catena di rosticceria palermitana.
Inutile dire che oltre al parlare del più e del meno si è creata una certa situazione nostalgica, di quando ci vedevamo, utilizzando sempre la mia stanza come quartier generale, principalmente io, lui, ed un altro nostro amico, e comunque è stato tutto molto carino.
Si presume ci vedremo nuovamente a Lucca, ma come gli ho detto più volte, sarebbe anche meglio se riscendesse una volta un pò più a lungo, magari in compagnia di Alessandra.

Fra il parlare e il rivedere il mio mucchio di sigle, ho preso una serie di appunti per alcune che vi propinerò nella mia solita rassegna periodica, e nello stesso tempo ho appreso due brutte notizie, due scomparse che mi hanno toccato, tutte e due in ambito di doppiaggio.
La prima è quella di Enzo Consoli, mitica voce di Zenigata. Inutile dire quanto fossi affezionato ala sua vivacità del tono, che mi avrebbe fatto ridere in qualsiasi situazione.
Così, posto un bel video trovato su YouTube, con Zenigata che intervista, appunto, Enzo Consoli. Bellissimo.


Cartunia (5)

Nuovo appuntamento col mio periodico revival di sigle di cartoni dimenticati dai palinsesti televisivi.
Stavolta tocca ad un cartone carino, che trasmettevano anche abbastanza spesso, con una sigla abbastanza bella che mi sono divertito molto a riascoltare ultimamente grazie ad un passaggio del testo che dice:
"In mezzo ai verdi prati, felice gioca Katy"
Il problema è che a primo ascolto sembra "felici e già cacati".
Beata innocenza…