L'Indipendenza del Fumetto?

Yellow Kid o Max und Moriz che sia, il fumetto vive coscientemente da ormai più di cento anni.
Pochissimo, in realtà, se paragonato a quanto tempo sia dovuto passare prima che la pittura sia diventata pittura.
Sul blog di Fabrizio Lo Bianco sta andando avanti una interessante discussione sul fumetto popolare, e sul rispetto che gli si dovrebbe un pò di più, sul fatto che un Dylan Dog o un John Doe siano considerati "meno" in una scala di valori che mette all’apice Maus o Persepolis. Non è neanche la solita diatriba "fumetto seriale cacca", dato che nella storia abbiamo, giustamente, innalzato alle vette più alte fumetti seriali tipo Corto Maltese o i Peanuts, o Sandman e altra roba più recente.
Però c’è qualcosa che non mi quadrava fra quei botta e risposta.
Amo il fumetto tutto, lo ammetto in maniera candida e genuina, non riesco a distaccarmi da una sola sua componente, quindi mi ritrovo spesso a prendere le parti del più debole, che una volta può essere il Volume di Sfar e l’altra l’albo Bonelli (o Nana, hehe).
Però fra un "quello è più artistico per codesto motivo" e un "quello lo è di meno per quest’altro motivo", iniziavo a ragionare sul fatto che per "giudicare" i fumetti si usano soltanto i parametri della pittura moderna.
Il che è SBAGLIATO.
Urliamo ai 4 venti che il fumetto ha una sua dignità, che è un mezzo indipendente e che tutti i debiti iniziali ce li siamo scrollati di dosso? Ci incazziamo se ci squadrano appena diciamo che facciamo fumetti, e che dopo magari ci chiedono oltre a quello qual’è il nostro lavoro? Facciamo continui paragoni con la letteratura e col cinema, arrovellandoci sul perchè ancora il ruolo di fumettista non può essere messo alla stessa stregua di altre categorie? E allora, basta col giudicare il fumetto attraverso parametri e canoni che non ci rappresentano.
Il fumetto è arte? Certo, è un mezzo di comunicazione con una enorme facoltà espressiva, è comunque l’incanalazione di un autore, quindi è arte.
Ma allora il fumetto TUTTO è arte? In linea di massima sì, come mezzo si, poi le porcate sappiamo bene che ci sono da tutte le parti.
E allora, per iniziare a giudicarlo razionalmente, dovremmo chiederci: qual’è il fine del fumetto?
Fino a non molto tempo fa, le strip erano considerate il "vero" fumetto, e i comic book erano un pò i film dei fratelli Vanzina. Ma sappiamo bene che non è così.
Torno alla domanda: qual’è il fine del fumetto?
La risposta è: essere letto da un pubblico.
Un pubblico che è ovviamente ben diverso da quello della pittura, lo sappiamo bene. Un pubblico che è sicuramente più vicino a quello del cinema, o della letteratura per certi versi, ma in ogni caso non siamo nè cinema nè letteratura. E men che meno pittura. Siamo fumetto. Se non iniziamo a crederci noi…
Torniamo alla risposta: essere letto da un pubblico.
Perchè mai, dunque, un albo Bonelli, che raggiunge perfettamente il suo scopo, non può essere considerato "arte"?
Solo perchè è mensile? Insomma, a volte sembra proprio che sia questo il motivo, dato che una serie basta che sia "periodica (Hellboy, Sin City, Asterix…)" che sembra sfuggire a questa condanna.
Forse perchè mensilmente il ritmo è più fitto e quindi può capitare che il livello di una storia o di un disegnatore siano più bassi? Mmmmm, non mi basta, riesce comunque a giungere al fine del fumetto, e ci riesce anche bene, e allora perchè tanto accanimento?
Ci sono troppe regole e troppe restrizioni? Non credo vada bene anche questo, alla fine ognuno può scegliere di fare il tipo di fumetto che vuole, e chi può dire quali siano le regole giuste e quelle sbagliate? Pensiamo alla musica. Il fatto che io sia un musicista non comporta che io debba saper suonare tutti i generi, magari odierò il Jazz, magari il Blues, magari l’Hip Hop, ma ognuno di questi benedetti generi ha le sue fottutissime regole. E allora, perchè mai se la Bonelli ha le sue regole, ben diverse dalla produzione di un albo francese, deve essere perciò declassificato? Può essere declassificato per altri motivi, magari quel mese la storia fa obiettivamente cagare, magari quel personaggio renderebbe meglio in un altro modo, ma non è "l’avere troppe regole" che può declassificarlo. Basta guardare due autori come Nicola Mari e Piero dell’Agnol per dimostrare che SI PUO’ fare del fumetto "creativo" in stile Bonelli, o, appunto, come diceva Bruno Enna, uno sceneggiatore come Tiziano Sclavi.
Tezuca ha scritto cose bellissime con ritmi allucinanti, certo, se andiamo poi a guardare "tecnicamente" ogni singolo elelemento di una sua tavola o vignetta troveremo mille e mille appunti da fare, rispetto magari ad un albo francese o americano, ma il fumetto deve essere guardato per forza con quest’ottica?
Mi sono stufato di sentire sentenze sui fumetti solo "per come sono fatti", sulla base di un parametro che dice che più un disegno è creativo più allora è di alto livello, più è sperimentale più allora è importante.
E’ certamente di più alto livello tecnico. Ma basta.
Insomma, faccio un altro esempio.
L’architettura.
L’architettura è arte. Sta anche sui libri, non lo dico mica io. La studiamo in mezzo a Caravaggio.
Qual’è il fine dell’architettura? Non è difficile: metterci dentro le persone, che sia una casa o una chiesa, se dentro una struttura architettonica non possono starci dentro le persone allora vuol dire che non è più architettura, magari è un altro tipo di arte, ma non architettura nel senso stretto del termine.
E allora, secondo voi, un artista architetto, come vede quelle dannate persone all’interno di una sua creazione? Come un impedimento? Insomma, deve stare lì, a contenere la sua arte, a non potere fare, chessò, un pavimento curvo, SOLO perchè ci deve stare dentro qualcuno.
Gli architetti sono dunque artisti frustrati? Vogliamo dire che Borromini non sia un artista che ha saputo sfruttare tutte le regole ed imposizioni dell’architettura per progettare opere d’arte? E, per favore, smettiamola col prendere d’esempio sempre Gaudì, con tutto il rispetto, però siamo sempre lì, Gaudì non ha nulla di meno di un Borromini, tutti e due hanno operato scelte rivolte ad un fine, uno più "apparantemente" creativo dell’altro, ma tutti e due geni assoluti.
E allora, se pensiamo a quale sia il fine ultimo (e mai dimenticato) del fumetto, non dovremo forse cambiare parametri di giudizio? Non sarebbe giusto mettere Maison Ikkoku sullo stesso piano di Watchman?
A voi le bestemmie.


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22 Risposte

  1. MAiS2

    è sempre stato così, da quando si è entrati nell ” età moderna” tutte le cose meno comprensibili e+ sperimentali sono, più sono artistiche.
    lo sappiamo tutti ke picasso x quanto jeniale fosse sarà visto semre il mejo del mejo rispetto a jente stratecnica comunque bravissima.
    quando ero + piccola questa cosa mi irritava e spaventava xkè dicevo: se mi evolverò troppo nessuno + mi cacherà, preferiranno gli skizzetti stilizzati ò_ò e mi deprimevo.ormai cmq non essendoci niente + da inventare la jente cerca di apprezzare le persone ke tentano di farlo, anke se alla fin fine nn esiste nulla di dtotalmente nuovo ..
    cmq non critico , alla fine io amo anke quel jenere di cose. quindi..
    tojendo questo discorso immajino ke il non prendere sul serio il fumetto sia dovuto semplicemente al pubblico di lettori che va x la majjore, ovvero: bambini ,ragazzini ecc..anke se sappiamo benissimo ke c sono fumetti indirizzati a tutte le tipolojie di persone
    cmq, il pubblico si autoesclude in questo modo, ma è come in musica alla fine, se io creo un gruppo non mi shelgo il pubblico,( cioè , a volte accade, ma quelle sono altre cose) magari pur facendo un certo tipo di musica si innamorano di me le spastiche dodicenni, e allora la jente + “seria” non mi cagherà mai.
    pf

    luglio 10, 2007 alle 3:00 pm

  2. anonimo

    a livello concettuale mettere sullo stesso paramentro Maison Ikkoku e Wathcman potrebbe avere un senso. Ma non dimentichiamoci, che esiste il “giudizio personale”. Io per esmpio non potrò mai elevarlo allo stesso piano, per il semplice fatto che non amo quel tipo di storie, ne tantomeno quel tipo di disegni.
    Concettualmente, ripeto, il tuo ragionamento é giusto. Il fumetto é arte unica. Però poi dici, “certo ci sono le cagate”. Allora chi decide quali sono le cagate? Per me Maison Ikkoku é una cagata. Perché ragiono sui miei gusti personali. Dici “Mi sono stufato di sentire sentenze sui fumetti solo “per come sono fatti”, sulla base di un parametro che dice che più un disegno è creativo più allora è di alto livello, più è sperimentale più allora è importante.
    E’ certamente di più alto livello tecnico. Ma basta.”…
    non sono d’accordo, perché altrimenti KillKiller é la cosa più bella del mondo. Autori come Rocha, Munoz o Gipi hanno distrutto la forma, ma prima l’hanno conosciuta studiata fino a sintetizzarla, come qualsiasi artista fa.
    L’architettura non ha dei limiti. L’architetto non ha bisogno di fare un pavimento curvo per descrivere la sua arte, ma nel “limite” della funzionalità trova soluzioni “nuove” per la fruizione della persona che ci vive. Gaudì non costruiva le sue opere in funzione all’aspetto creativo. Lui faceva tutto nell’esaltazione del peso e contrappeso sul parallellismo della fede dell’uomo a Dio. E’ un’altro concetto (più spirituale che creativo).
    Il linguaggio del fumetto é arte! su questo siamo d’accordo. Ma per me Appunti per una storia di Guerra o Fuochi non saranno mai sullo stesso piano di Ikkoku o la di “Nana”.
    Come mai Faletti ,potrebbe stare sullo stesso livello di Pirandello. Eppure sappiamo che la letteratura é arte!

    Cla

    luglio 10, 2007 alle 3:07 pm

  3. anonimo

    Piccola parentesi su Picasso per Mais:

    Picasso si conosce per il suo perido cubista non perché fa “cose strane”, ma perché la sua ricerca lo ha portato a quei lavori.
    Picasso introduce nel quadro (in un supporto bidimensionale), il tempo;la quarta dimensione. E lo studia, nell’assemblamento del movimento, del colore e dell’impressione della forma. Riesce cioé a fondere quasi 200 anni di ricerca di artisti precedenti a lui (impressionisti, futuristi e surrealisti).
    Prima di questo periodo Picasso fece er anni studi iperrealistici, poi passo al periodo delle copie degli artisti (copiò tutti da caravaggio a Matisse passando per Cezanne e van Gogh), poi il periodo blu e quello rosa. Infine dalla discussione dell’amico Braque teorizzarono (notare il plurale) il cubismo. L’arte é sintesi. Ma per arrivare alla sintesi bisogna partire dalla base. per costruire un palazzo devi mettere le basi altrimenti il tuo palazzo prima o poi crolla.

    luglio 10, 2007 alle 3:16 pm

  4. anonimo

    quello sopra sono sempre io! ; )
    cla

    luglio 10, 2007 alle 3:17 pm

  5. MAiS2

    non temere cla, ho studiato bene picasso e niente da ridire su di lui, lo apprezzo ed è indiscutibile il valore di cio ke ha fatto. lui sono consapevole oltretutto ke le cose ke faceva non le faceva xkè non sapeva disegnar emeglio, dato ke cè passato anche lui prima di evolversi da uno stile piu classico. ma portavo l’ esempio di come lui sia cmq mitizzao anke da jente ke non sa il perchè lo fa. come nei fumetti, la jente conoshe molto poco in linea generale, parliamo di massa. poi ci sarà nel singolo gente a cui picasso fa schifo , ignorantemente o non, ma la massa lo mitizza per un ” originalità” che nelle cose + classiche non vede.

    luglio 10, 2007 alle 3:25 pm

  6. anonimo

    E’ innegabile che il fumetto sia una forma d’arte come: la pittura, la scultura,l’architettura, la musica, il cinema.
    Penso anche però che sia un “prodotto”, e come tale debba essere venduto.
    Per essere piazzato nel mercato deve riuscire a vendere, gli autori devono sottostare ad alcune regole,
    imposte loro da chi?
    Se sono fumetti seriali la castrazione viene effettuata dagli editori, è innegabile ammettere che ci sia una vera e propria imposizione delle idee degli editori sugli autori stessi (sceneggiatori, disegnatori ecc.)che lavorano per conto di case editrici come:
    Marvel,DC,Bonelli,Disney ecc.ecc.
    Ciò va a scapito della qualità del prodotto. Ci sarà pure un motivo, se Tex in più di cinquant’anni?
    di storie non ha mai cambiato, non solo aspetto, ma quantomeno il ritmo legato alle storie che lo vedono protagonista.
    Allora quando il fumetto assurge ad opera d’arte? quando l’autore è libero di raccontare la “SUA STORIA”,e per sua storia, intendo qualcosa che non deve sottostare ad alcuna imposizione o scelta stilistica, da parte di terzi, ma solo dell’autore stesso.
    Questo è un tipo di fumetto che a mio avviso si libera dalle catene della tirannia editoriale.
    E’ il concetto dell’ “Arte per l’ARTE”, che è stato introdotto nell’età romantica e che viene attuato.
    Se un fumetto riuscirà a vendere, non sarà perchè all’interno ci trovi Batman o Dylan Dog, ma perchè ti
    affezzioni alla storia che viene narrata e al suo protagonista. Questo è un fumetto che reputo arte, perchè legato all’originalità dell’artista-autore.
    Chi disegna delle belle storie dei vari personaggi appartenenti alle varie case editrici, sarà un bravo
    disegnatore, ma non di più.
    In pittura, in passato esisteva la figura del committente, il quale assegnava all’artista di turno l’opera
    che voleva venisse realizzata; se era un soggetto religioso, il pittore doveva sapere qual’era la storia ed
    i personaggi che doveva dipingere nella scena, ma per il resto era libero di realizzare la sua opera ed alla fine del lavoro, questo veniva accettato oppure respinto, come nel caso di alcune opere del Caravaggio o di Goya.
    Prendiamo l’esempio del cinema, chi con un briciolo di buon senso, avrebbe il coraggio di mettere sullo stesso livello, titoli come Metropolis di Fritz Lang o Amarcord o Barry Lyndon ecc.ecc.
    con uno dei tanti film di cassetta, che ogni anno riempiono i cinema di folle di ragazzini festanti?
    Quest’ultimo è da reputare, PURO INTRATTENIMENTO, i primi OPERE D’ARTE.
    In ogni ambito artistico c’è una cernita che si deve compiere, penso sia obbligatorio. Questo è ciò che penso. Scusa se mi sono dilungato, ma l’argomento mi ha preso 🙂
    Càloggero

    luglio 10, 2007 alle 3:26 pm

  7. foolys

    x claudio: si, ma il tuo giudizio, come il mio, non deve sminuire l’artisticità di un prodotto che non ti piace, questo è il problema. chi lo decide il metro di giudizio? nè tu nè io, ma una seria critica fumettistica deve partire dallo studio dell’intendo del mezzo, in maniera GENERALE, analizzando mercato e pubblico, ergo non si può declamare così tanto facilmente ke Nana non è un bel fumetto solo perchè ci sono degli errori di anatomia, quello è, appunto, come dici tu, gusto personale. e alla fine come sono nati i critici d’arte? chi dice che il loro giudizio non sia “falsato”? semplicemente bisogna accettare determinati parametri di persone che hanno cercato di studiare l’arte nel suo complesso, la critica d’arte non è mica iniziata con l’inizio del’arte, ci sono volute centinaia di anni per sviluppare una coscienza critica, allo stesso modo, sulla base di quell’insegnamento, i parametri di giudizio sul fumetto devono essere il più GENERALI possibili, al di fuori del gusto personale, ma sempre rivolti al fine del fumetto, cioè comunicare con un mezzo che offre mille possibilità ma anche mille restrizioni, che in realtà non sono restrizione ma parte integrante del mezzo stesso. dato che amo TUTTO il fumetto allo stesso modo, come ho detto, posso difendere Gipi e Nana allo stesso modo, ma difendere Gipi è facile, chi può mettere in dubbio la sua Arte? Chi può mettere in dubbio Gaudì? Ma Borromini? Un povero frustrato adombrato dall’ombra di Bernini, che era un grande scultore e un buon pittore, ma come architetto Borromini era mille anni avanti e non se lo cagava nessuno. E che fine ha fatto Borromini? si è suicidato. per tua stessa ammissione sei un pò meno obiettivo di me, ti lasci trascinare dai tuoi (giustissimi e rispettatissimi) gusti personali, ma non è questo che deve fare la critica a fumetti.
    la VERA critica a fumetti nascerà magari fra 100 o 200 anni, quando qualcuno rispolvererà tutte queste futili discussioni e inizierà a vedere la cosa con MOLTA distanza.
    E Nana, sulla carta, rimarrà un fumetto che ha comunicato molto a molta gente.

    luglio 10, 2007 alle 3:30 pm

  8. MAiS2

    CLAUDIO MA NON PUOOI FIRMARTI CLA u_u non avevo capito ke eri tu cmq A_A pff

    luglio 10, 2007 alle 3:34 pm

  9. anonimo

    Che Nana ha comunicato qualcosa a tanta gente su questo non c’é dubbio. Ma anche Alvaro Vitale, ma questo non vuol dire che Pierino é arte!
    Comunque é vero. Io non riesco a filtrare. sto troppo legato al mio gusto personale. Però quello che provo davanti un’opera di Miller o di Crumb é la stessa che prova davanti un Taniguchi un Otomo, un Tezuka , o davanti un Mirò un Picasso un Pollock.
    Davanti a Nana mi si smuove qualcosa allo stomaco… ma é uno stimolo diverso! ; )

    luglio 10, 2007 alle 4:38 pm

  10. delight

    interessante discussione, sembra quasi che la domanda sia se sia piu’ artistico uno che inventa (o che cerca di inventare) cose nuove fuori dai canoni prestabiliti o uno che rimane sul classico e “commerciale”. Mah!
    A tal proposito, conoscete questa rivista svizzera? http://www.strapazin.ch/_strapazin.html

    Ciao, Lucia

    luglio 10, 2007 alle 4:44 pm

  11. anonimo

    Insomma, dal dibattito all’onanismo… Ragazzi, lasciate che siano i critici d’arte a dire cos’è e cosa non è arte. L’artista se ne fotte di essere considerato artista ora. E’. Crea. Si pone il problema: sto facendo bene? Mi piace quello che faccio? Piacerà? (Molto spesso in questo caso se ne strafotte). Mica si chiede: è arte? L’artista lo sa intimamente se lo è. NuvolePasseggere

    luglio 10, 2007 alle 6:26 pm

  12. anonimo

    Il fatto è: meglio essere ricordati per avere realizzato dei capolavori, o essere dimenticati per avere prodotto della (diciamo) robaccia?
    Io opterei per la prima 🙂
    Gennarì

    luglio 10, 2007 alle 7:02 pm

  13. anonimo

    Ma questa smania di essere ricordati, di voler essere riconosciuti artisti? Ma insomma, ragazzi, andiamo a lavorare. Pensate ai soldi, la gloria -se è vera gloria- arriverà. Ma davvero stiamo qui a farci le seghe con l’arte? Fatevi pagare bene, non cedete i diritti al primo venuto!!!
    Vogliamo fare la classifica sui fumetti artistici? O quella sul significato di graphic novel? E storia a fumetti, cos’è, robetta? Bah. Andiamo, ragazzi, chi se ne frega se è arte o non lo è. Ognuno di noi lo sa cos’è: ma è una cosa sog-get-ti-va!
    NuvoleAgitate

    luglio 10, 2007 alle 7:29 pm

  14. foolys

    già, sono d’accordo con NuvoleAhitate…e poi quello che dico io, e insisto, è, appunto, perkè usare i parametri della pittura? quali sarebbero i paramentri per la quale un fumetto verrà più ricordato di un altro al di fuori di guardare, come si fa troppo spesso, un lato puramente “pittoricamente artistico”? come dicevo, è facile dire che Gipi è un artista a fumetti, e lo è, diamine se non lo è, ma perchè è così difficile accettare che anche un albo Bonelli possa essere un grande prodotto astistico a fumetti, se arriva allo stesso scopo primario del fumetto, che è appunto raccontare BENE e in un certo modo ad un pubblico? il paragone con Pierino lo lascio stare, altrimenti rientriamo nella solita diatriba sul fatto che una cosa commerciale automaticamente non è più arte, quando dimentichiamo spesso che il fumetto E’ un mezzo commerciale. e allora un film come Amelie o i Star Wars non sono “buoni film” solo perchè hanno raggiunto un successo commerciale? qual’è la differenza fra “buono” e “commerciale”? un fumetto vERAMENTE commerciale può essere “il paninaro”, negli anni ’80, o lo è “streghe”, uscito sulla falsa riga di “Witch”, ma un albo Bonelli è “commerciale” nel senso dispregiativo del termine? un John Doe? non credo proprio…

    luglio 10, 2007 alle 7:45 pm

  15. anonimo

    un solo appunto a nuvole agitate.

    parlare é importante! Avere delle opinioni diverse altrettanto importante… io mentre scrivo (e lo faccio nelle mie piccole pause), lavoro sul tavolo da disegno.

    cla

    luglio 10, 2007 alle 8:51 pm

  16. anonimo

    Secondo me il problema non sussiste, se si considera il fumetto una forma d’arte dovrebbe essere forma d’arte in tutte le sue sfaccettature.
    Il punto secondo me è un altro: Il disegno è importante quando sei in fumetteria e devi spendere i tuoi soldi per qualcosa che ti piace, quando ormai sei a casa con il tuo bel fumetto significa che il disegnatore è promosso, ma la storia che ti appresterai a leggere sarà di vitale importanza per il giudizio globale che darai al fumetto.
    alla fine il punto è questo, quando sei in fumetteria e compri un fumetto allora stai già facendo il critico, perchè compri una cosa anziche un altra, e qui se un opera obbiettivamete è brutta, non ha vita lunga…
    Tutto il discorso in poche parole è:

    luglio 11, 2007 alle 7:00 pm

  17. anonimo

    OPS! non so cosa ho pigiato ma mi ha pubblicato il post prima che terminassi…
    torniamo a noi, dicevo alla fine il punto è questo:

    il vero critico è il mercato!!

    rob!

    luglio 11, 2007 alle 7:03 pm

  18. anonimo

    Uhmmm… mettere WatchmEn sullo stesso piano di Maison Ikkoku mi sembra un po’ ardito… beddo dire…

    Ma se fosse WatchmAn forse… 😉

    la discussione è lunga e perigliosa… che dire… si arriva al paradosso di quelli che guardano un opera di Mirò e dicono “lo saprei farer anch’io questo…” e ti cascano le braccia…

    Little Nemo era pubblicato sui quotidiani e aveva un seguito incredibile… era fumetto popolare… ma è Arte! Non ci piove…
    Per dire si può mettere Liala sullo stesso piano di Joyce? Come lettori Liala ne avrà avuti milioni forse, Joyce… uhmmm… molti di meno. Ma chi ha lasciato un segno nella Letteratura? Scusate per i pensieri buttati a caso come dadi sul tappeto verde… magari ci dedico un approfondimento sul mio blogghe prima o poi… in conclusione sottolineo la qualità e l’ironia del dibattito sul blog di Lo Bianco… ben lontano da certe “zuffe” che invece capita ahimè di leggere da altre parti… mediatate gente, meditate 😉

    smoky man

    luglio 11, 2007 alle 7:26 pm

  19. foolys

    già, fare discussioni così è davvero un piacere…:)

    luglio 11, 2007 alle 7:40 pm

  20. anonimo

    Sotto sotto chi realizza fumetti si sente un artista frustrato, di serie b: e allora sta lì a chiedere conferme, verifiche, applausi… Chiede con la faccina pietosa: sono un artista, vero? Sto lasciando un segno, non potete negarlo! Credo sia il cosiddetto mercato a determinare logiche, dinamiche e beatificazioni: c’è un problema, però. Da noi il mercato è piccolo, minuscolo, ristretto: siamo artisti in sedicesimo, lillipuziani? Forse… Chissà… Boh.
    NuvoleNuvolose

    luglio 11, 2007 alle 10:10 pm

  21. foolys

    in realtà siamo semplicemente artisti a fumetti, non lillipuziani, abbiamo grandissimi artisti, ma è inutile confrontarci con le altre arti, sarebbe come se Lou Reed fosse messo accanto a Beethoven, sono cose molto diverse, noi siamo una grande arte con grandi artisti.

    luglio 11, 2007 alle 10:22 pm

  22. PuNkItA

    ommioddio….ho paura….sono daccordissimo cn claudyo °____________°

    luglio 11, 2007 alle 11:31 pm

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