Amico di tutti

E’ giusto parlare sui blog dei propri cazzi? Certo che sì, sono spazi personali e ognuno può farne quel che vuole. Ma quando un blog è seguito da un tot di persone probabilmente poco interessate alla tua vita personale che fai? Ti fai un altro blog?
Penso spesso a questo, specie quando mi andrebbe di scrivere determinate cose, che puntualmente non scrivo perchè mi autocensuro, non solo perchè non potrebbero interessare a nessuno, ma anche perchè io stesso mi imbarazzo all’idea che tutti sappiano i miei cazzi.
E allora di solito me ne esco con post enigmatici (come forse verrà fuori questo qui), dove poco faccio trasparire ma che mi servono da valvola di sfogo. Mi chiedo, perchè non scrivere allora su un bel file di testo privato le cose come stanno? Insomma, quando al liceo tenevo il diario mica pensavo qualcuno lo dovesse leggere, al contrario, solo l’idea sarebbe stata terribile, e su quelle pagine si che mi sfogavo; nello stesso tempo, non posso fare a meno di vedere questo spazio pubblico come una sorta di piccola finestra per il mondo esterno, mondo dalla quale sembra mi stia estraniando sempre di più.
Prima prendevo la chitarra in mano e mi mettevo a scrivere una canzone, anche in quel caso poco chiara, ed era il miglior modo per sfogarmi, più del diario, e allora o sono io malato che ho bisogno di non essere esplicito neanche con me stesso, o semplicemente ho paura di ammettere alcune cose.
Vabbè, io sono quello che ha fatto un libro sulle cazzate della mia vita, libro nella quale è possibile trovare alcuni ricordi che mai mi ero permesso di rendere pubblici, come una sorta di esorcizzazione in luogo pubblico.
Conosco e voglio bene a mille persone, e sono altrettanto voluto bene da quelle mille, ma in realtà chi è veramente mio amico? Chi è che mi pensa nella quotidianità, così, solo per farmi una telefonata? Sia chiaro, non lo faccio nemmeno io, anzi, sono proprio io la causa di questo problema, penso di non essermene reso conto prima perchè si usciva sempre in gruppo e a me che un gruppo spaventa meno che una persona singola andava più che bene, però adesso che la nostra comitiva è andato un pò a quel paese mi ritrovo spesso, e quotidianamente, a fissare il telefono riflettendo su chi chiamare…insomma, dovrebbe venirmi naturale, invece no, sto lì a farmi conti metodici, come i miei schemini quando lavoro, su chi magari sento da meno tempo, così alzo il telefono e ricomincio una specie di ciclo continuo, non con un singolo, ma con una totalità.
Non so, mi viene in mente il discorso su Superman di John Byrne, quello per giustificare il fatto che nessuno riconosca che Clark Kent è in realtà l’Uomo d’Acciaio: dato che Superman non porta una maschera, e il suo viso è in bella vista, nessuno pensa che abbia una identità segreta, semplicemente, quando non lo si vede salvare il mondo, lo si immagina nella Fortezza della Solitudine a riposarsi.
Così io, senza paragoni stretti a Superman, forse sono immaginato perennemente impegnato (e come negare questa ipotesi dato che lo urlo sempre ai quattro venti?) e dunque si rispetta il ritmo che io stesso ho contribuito a iniziare. Quindi, nessuna colpa a nessuno, me la sono voluta io questa strana solitudine, che solitudine non è, e sarebbe anche impossibile da gestire se tutti i miei amici si comportassero come adesso inizio a capire che mi manca, dovrei certamente fare io il primo passo, passo che, conoscendomi, non farò mai, perchè alla fine, anche se mi deprime riflettere su tutto questo, non sono infelice, e sono fatto così

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10 Risposte

  1. boccadombra

    Non stare a preoccuparti più di tanto, alla volte l’amicizia assume strani ritmi (specie passata una certa età :P). La maggior parte delle persone che conosco riescono a sentirsi/vedersi anche a distanza di anni come se non fosse cambiato un giorno. Quanto ai post enigmatici sui tuoi ‘zzitua…bhè, costituisce anche questo il fascino del blog (nonchè della tua produzione). In realtà è un punto di forza: per certi versi sei realmente quello che disegni (un po’ come la buonanima di Pazienza). Quindi, come diciamo in Francia, futtittinni:P

    giugno 19, 2007 alle 12:54 pm

  2. anonimo

    La solitudine è stata e sarà sempre una cara ed insostituibile compagna di viaggio… non ti tradirà mai, sappilo… il migliore amico di un individuo è se stesso…le amicizie passano, volano via come le foglie degli alberi, ma la solitudine rimarrà per sempre con noi e non ci volterà mai le spalle.
    La solitudine è un’amica che non chiede nulla in cambio…e questo lo si percepisce di più quando si legge un libro, o si vede un film o si disegna… chiusi in una stanza.

    giugno 19, 2007 alle 2:39 pm

  3. anonimo

    Io sono uno di quelli che, anche se non ti chiama, ti pensa quasi ogni giorno. E lo sfaldarsi del “gruppo” ha dato di che riflettere anche a me. Ma anche certi cambiamenti personali contribuiscono (il mio lo sai, il tuo pure) a cambiare stile di vita così, quasi senza accorgersene. E poi ti ritrovi a voltarti indietro e dire…”ma gli altri dove sono finiti?”.
    La solitudine fa parte del nostro lavoro, ma l’importante è riuscire a stare da soli senza sentirsi soli. E non penso che tu sia solo. Hai solo bisogno di alzare random il telefono e sentire qualcuno dei tuoi amici. Amici veri. Ciao

    giugno 19, 2007 alle 4:51 pm

  4. anonimo

    si, ma quello di prima sono io: il matta.
    mi scappa sempre la firma perchè dimentico che su splinder sono un anonimo.
    ciao

    giugno 19, 2007 alle 4:52 pm

  5. MAiS2

    io ho sempre pensato a potenziali lettori del mio diario, jente tra centanni , che non mi conoshe e deve capire che vita facevo A__A

    cmq..

    ç_ç ,, capisco che questa ” solitudine” possa pesare più a te che a me che ci sono abituata e che praticamente non ho mai vissuto nulla di diverso.. te ne accorgi tranquillamente anche da stereotipi in tv, nei libri, nlle storie,uomini o personajji famosi circondati da miliardi di persone dire di essere soli, alchè pensi : che gran cazzata! ( chissà, chi non ti conoshe e vede quante cose scrivi di fare ogni giorno nel blog e quante cose gestisci contemporaneamente penserà lo stesso di te fff ) ma come ben sai quando la vivi alla fine ti rendi conto ke se ne hanno fatto uno stereotipo un motivo cè,, almeno così sai che è normale e che se la jente ne esce prima o poi lo farai anche tu A_A anche se tu sei + sensibile di molti quindi potresti metterci + tempo U_U cmq sappi ke shenderò presto e perlomeno t starò vicina fisicamente invece ke dire al tel o scrivere cazzatone inconcludenti U_U almeno apprezza l impejno del mio commento A__A (L)

    giugno 19, 2007 alle 8:28 pm

  6. anonimo

    ……..

    giugno 19, 2007 alle 9:19 pm

  7. anonimo

    La mia solitudine sei tu, la mia rabbia vera sei sempre tu: ora non mi chiedere perché se a testa bassa vado via…
    VerbaVolant

    giugno 20, 2007 alle 8:23 am

  8. foolys

    grazie a tutti dei commenti, delle parole e anche dei puntini 🙂

    giugno 20, 2007 alle 3:16 pm

  9. avem00

    ci sono certuni che sono convinti di non servire all’altra persona e quindi in molti casi non si fanno sentire per non dare fastidio, e perche non e sempre giusto entrare nella vita degli altri anche se si ha un buon rapporto con quella persona provando piacere anche solo a bere una cosa insieme, ma i meandri della mente sono cosi vasti che quella paura di dar fastidio e piu forte di un semplice gesto come alzare il telefono e chiamare …. e quindi si preferisce evitare di rompere 🙂
    ciao sergione

    giugno 20, 2007 alle 11:39 pm

  10. foolys

    è verissimo…
    grazie

    giugno 21, 2007 alle 10:48 am

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