Archivio per marzo, 2006

Milano (3): Amici e Luoghi

Post finale con sole foto.


La faccina…                                                Il Duomo, tristemente impalcato




La Pietà Rondanini…                      Winnie Pooh*


Partita di pallavolo femminile                          Il miglior cartello di tutto il viaggio…


Luca (dedicated to Marco)               Moi

*: ovviamente anche questo Winnie Pooh parlava come un idiota.


Milano (2): Incontri ed Appuntamenti

Non essendo mai stato a Milano ho approfittato per visitare dall’interno le realtà editoriali ed imprenditoriali legate al fumetto. Potendo permettermi adesso di entrare nella categoria "autori", gli incontri non sono stati come li immaginavo anche solo fino a qualche anno fa, e questo viaggio, come tante piccole altre cose successe più o meno recentemente, rientra nelle mie soddisfazioni personali.
Oltre la Scuola, di cui ho già parlato, ma che sottolineo nuovamente, data l’importanza che ricopriva nei miei sogni da fumettista, ho fatto un salto in Bonelli ed in Disney.

Ho avuto un appuntamento con Sergio Bonelli in persona giovedì alle 15:00, ero teso ed eccitato, e come potevo non esserlo nel parlare con una vera e propria leggenda vivente? Inoltre, non ero lì per un colloquio di lavoro, o per fare il nerd, avevo anche una bella scusa, cioè il bell’editoriale che ha dedicato al mio libro sull’ultimo TuttoTex. Così la discussione è andata liscia come l’olio, ha iniziato subito lui proprio parlando del libro, facendomi delle critiche faccia a faccia che sulla carta aveva omesso, ma comunque apprezzando il lavoro e l’idea, altrimenti non ne avrebbe riparlato su un altro editoriale che mi ha stampato lì sul momento e che verrà pubblicato sul TuttoTex di aprile. Ogni tanto faceva la sua entrata Mauro Marcheselli, altro pilastro in quel luogo, e mi ha fatto davvero un pò impressione parlare così a cuore aperto di tante cose con qualcuno che ha letterarmente visto tutto quello si è fatto in Italia, anche perchè la maggior parte della Storia del Fumetto Italiano è stata fatta proprio lì. Bonelli è stato gentile e simpatico, la tensione iniziale si è subito annullata e sono stato lusingato nel sentirgli dire che gli aveva fatto piacere la nostra chiaccherata. Nonostante l’incredibile mostra visibile su quelle pareti, da Pratt a Toppi, da Caniff a Raymond, ho avuto la faccia tosta di regalargli due tavole che avevo fatto recentemente, due tavole che in questo momento hanno un certo significato per me, e che mi faceva piacere avesse lui, come ringraziamento per le belle parole e per l’appuntamento. Visti i miei disegni mi ha addirittura spedito da Antonio Serra, nel cuore della redazione Bonelli, a far parte degli armadi pieni di cartelline di aspiranti disegnatori. So bene la situazione, dunque non mi illudo neanche per un secondo, ma anche questo è stato un bel passo, Serra è davvero grandioso, e l’aria che si respira in quella redazione è estremamente calorosa.

Il giorno dopo ho fatto invece un salto a trovare Roberto Santillo, il direttore dell’Accademia Disney. Per un imbarazzante equivoco avevo fissato un appuntamento per il venerdì precedente, ho avuto perciò la fortuna non solo di trovarlo in redazione, ma di riuscire comunque a ritagliare una buona mezz’oretta per fare il giro dell’Accademia e parlare del più e del meno. Anche in questo caso, infatti, il mio non era un colloquio di lavoro, bensì un semplice saluto perchè spesso mi aveva detto di passare a trovarlo in Accademia, ed è sempre stato molto gentile con me e Cecilia, ma alla fine è ovvio che abbiamo parlato anche di quello: ho visto le stanze dove preparano i progetti, con le classiche pareti da Extra di Dvd, piene zeppe di disegni, studi e prove colore, le aule in cui tengono le lezioni, la libreria, e soprattutto (semplicemente perchè è quella che mi ha colpito di più) la stanza in cui progettano i giocattoli da allegare al Topolino, con tutte le fasi dal 3d alla scomposizione nelle varie parti. Chiaramente l’Accademia ha un aspetto più da multinazionale, qual’è, più ordinata, precisa e rigorosa, di conseguenza anche più fredda, gli oggetti tutti al loro posto, lasciare il documento all’ingresso etc, ma Santillo mi ha fatto sentire a mio agio e alcuni aspetti ammetto candidamente che sono molto affascinanti.
La risultante è che in una settimana a Milano ho potuto toccare con le mie mani e vedere con i miei occhi il vero fulcro dell’editoria italiana a fumetti, e anche se sapevo bene la differenza con la situazione nostrana, sono stato ugualmente colpito dalle tante opportunità che si presentano semplicemente prendendo un tram o una metropolitana.
(continua)


Milano (1): La casa dai 1000 Monitor

Ok, da Milano sono andato via sabato ma sono stato altri due giorni in giro, e dovevo tardare ulteriormente ma invece eccomi qui, praticamente in anticipo sul ritardo!
Sono successe tante cose, e se mi renderò conto di andare troppo per le lunghe dividerò il riassuntone in più post.
Ho dormito a casa di Antonio Campo (ovvero 
ne "La casa dai 1000 monitor"), ci conosciamo dai tempi di 20mila righe ma il quantitativo di ore in cui eravamo stati insieme non era moltissimo, questa convivenza mi ha permesso di conoscerlo molto meglio, sapevo già quanto fosse una buona persona, ma in questa situazione si è rivelato un grande amico. Fra l’altro, in quei giorni dormiva da lui anche suo fratello Giuseppe, per via di una frattura al piede, dunque mi sentivo spesso in colpa perchè, ad esempio, hanno letterarmente dormito insieme nello stesso letto, ma Antonio non mi ha mai fatto sentire di troppo, anzi!



La casa dai 1000 monitor è in via Savona, la stessa della scuola, non essendo mai stato a Milano per la prima mezza giornata ero un pò spaesato, ma grazie all’incredibile efficacia dei mezzi di trasporto dopo un giorno potevo andare ovunque.



La scuola ha una facciata anonima, sono anni che la sua immagine fermenta nel mio cervello dunque era ovviamente diversa, ma anche lì mi sono abituato dopo 5 minuti, e devo ammettere che l’aria che si respira lì dentro è davvero entusiasmante, i ragazzi poi, a differenza della gente in mezzo la strada, sono stupendi, e ho trovato, in linea generale, un interesse decisamente maggiore rispetto a Roma, dove invece la gente in strada è più calda e accogliente. Difatti, è la prima volta che abbandono una classe con enorme dispiacere, una settimana di lezione lì mi ha fatto sentire come quando facevo mesi di lezioni a Palermo.



Calzolari è stato gentilissimo, andavamo a pranzo insieme e abbiamo chiaccherato di un mucchio di cose, ed è ovviamente merito suo se ero lì.
A cena le prime sere abbiamo mangiato in casa, poi mi hanno fatto scoprire il male assoluto, la novità più esaltante di tutto il viaggio: gli Happy Hour! Questa splendida tradizione è possibile trovarla anche a Palermo, ma in posti esplicitamente fighetti, lì è invece assolutamente comune per tutti i locali, e consiste in un lasso di tempo, generalmente compreso fra le 19 e le 23, dove, pagando semplicemente una consumazione, dalla birra gigante al succo di frutta, puoi letterarmente mangiare quello che cazzo riempiendo ripetutamente il tuo piatto da queste meravigliose e gigantesche ciotolone piene di tutto il ben di Dio possibile ed immaginabile, dalla pasta al secondo, all’antipasto, al dolce, alla frutta, insalata etc…
Dunque, da quel momento, ogni sera a cena il mio pasto consisteva in questo, fra l’altro da locale a locale e da giorno a giorno il menu cambia, quindi non ti stanchi davvero mai e si spende pochissimo.
Il primo Happy Hour l’ho consumato insieme al buon vecchio Giullare Massimo, a Paola e Roberto, Antonio, Rosa e Luca Usai (che conoscevo solo telefonicamente per via della mia terribile esperienza di supervisore ai disegni per Piemme), tutte persone che ho rivisto spesso durante il soggiorno.



Il primo giorno di lezioni è stato traumatico, non per me, ma per la classe. Il livello di conoscenza di photoshop a volte era nullo, dunque per alcuni è stato davvero difficile seguire i primi discorsi, capito questo, dopo una notte di sensi di colpa, dalla seconda lezione ho fatto dietro front e ho alleggerito il programma. Le lezioni sono andate di bene in meglio, quelli più disinvolti miglioravano a vista d’occhio, e quelli rasoterra hanno fatto davvero passi da gigante, sono molto contento.
Inoltre, l’idea di insegnare nella Scuola in cui volevo iscrivermi da piccolino era davvero strana, ma mi riempiva positivamente di soddisfazione.
(continua)


Stregatto

Nonostante il fatto che la mia permanenza a Milano si protrarrà fino a sabato, aggiungo questo veloce post perchè vado fiero dell’appellativo che ho scoperto essermi stato affibbiato qui alla Scuola del Fumetto.


Milano

Oggi parto per Milano, da lunedì a venerdì mi troverò davanti ad una bella classe di 14 studenti della Scuola del Fumetto pronto ad elargire il mio sapere sulla colorazione digitale, eheh; inoltre, non essendoci mai stato, potrò provare il brivido di andare alla Sergio Bonelli e in Accademia Disney, e questa volta, non come recentemente a Napoli e Roma, mi porterò anche la macchina fotografica…
Byeeeee!


SpiderGek e Stan Lee

Un piccolo lavoro di cui vado molto fiero è la striscia di Spidergek. Ogni mese, sulle pagine dell’Uomo Ragno targato Panini Comics, ovvero un numero sì ed uno no, mi prodigo a disegnare questa striscia che rappresenta il contatto diretto fra le mie passioni ed io mio lavoro.



Difatti, da accanito lettore dell’Uomo Ragno, all’epoca Star Comics, ero già conosciuto da Max Brighel (redattore) per scrivere periodicamente letteroni, a cui lui gentilmente non solo rispondeva sempre, ma alla fine le pubblicava tutte. Timido come sempre, non avevo mai fatto cenno alla mia attività di aspirante fumettista, ma lui un giorno scovò una rivista con qualche episodio del mio Foolys e mi scrisse facendomi i complimenti, io contento iniziai a renderlo partecipe di quel che facevo e infine arrivò il momento in cui si stava formando lo staff per i fumetti di Piccoli Brividi, feci il provino, che andò bene, ed iniziai a lavorare professionalmente per qualcosa a larga distribuzione. Piccoli Brividi poi meriterebbe in capitolo a parte, data l’importanza che ha avuto per me, ma è sempre stato divertente leggere questa sequenza di eventi partendo proprio dal fatto che se non fossi stato lettore dell’Uomo Ragno non so adesso cosa starei facendo.
Gek è nato dalla mia domanda "e se gli eroi Marvel, in stile DC, col cane, gatto e cavallo di Superman, avessero anche loro delle mascotte ma non se ne sono mai accorti?".
Elaborata l’idea con Manlio, il team si è detto perfetto coi colori di Cecilia, l’idea è piaciuta ed abbiamo iniziato.




Quindi Spidergek è davvero l’anello di congiunzione, perchè mi porta a pubblicare sulla rivista che seguo regolarmente da quando ero ragazzino, ed emotivamente è una grande sensazione.
Ieri poi ho fatto questo Stan Lee per Spiderman Collection, è una fesseria, ma è stato divertente farlo, e sarà ancora più divertente vederlo su quelle pagine, in mezzo alle belle storie di Romita che sempre in quegli anni mi facevano sognare (all’epoca la testata era L’Uomo Ragno Classic, che meraviglia…).


V per Vendetta

Questa è una piccola e veloce constatazione sulla versione italiana:
la voce di V, ahimè, non ha confronti rispetto all’originale.
Purtroppo la voce in questione è quella di Gabriele Lavia, grandissimo attore teatrale nostrano (che io però ricordo sempre con affetto in Profondo Rosso, nella parte del figlio della madre, chi l’ha visto capirà…), che in questa parte, sono categorico, non rende affatto, trasformando a volte (non sempre comunque) i dialoghi di V in piatti ed inespressivi.