Archivio per marzo, 2006

Milano (3): Amici e Luoghi

Post finale con sole foto.


La faccina…                                                Il Duomo, tristemente impalcato




La Pietà Rondanini…                      Winnie Pooh*


Partita di pallavolo femminile                          Il miglior cartello di tutto il viaggio…


Luca (dedicated to Marco)               Moi

*: ovviamente anche questo Winnie Pooh parlava come un idiota.


Milano (2): Incontri ed Appuntamenti

Non essendo mai stato a Milano ho approfittato per visitare dall’interno le realtà editoriali ed imprenditoriali legate al fumetto. Potendo permettermi adesso di entrare nella categoria "autori", gli incontri non sono stati come li immaginavo anche solo fino a qualche anno fa, e questo viaggio, come tante piccole altre cose successe più o meno recentemente, rientra nelle mie soddisfazioni personali.
Oltre la Scuola, di cui ho già parlato, ma che sottolineo nuovamente, data l’importanza che ricopriva nei miei sogni da fumettista, ho fatto un salto in Bonelli ed in Disney.

Ho avuto un appuntamento con Sergio Bonelli in persona giovedì alle 15:00, ero teso ed eccitato, e come potevo non esserlo nel parlare con una vera e propria leggenda vivente? Inoltre, non ero lì per un colloquio di lavoro, o per fare il nerd, avevo anche una bella scusa, cioè il bell’editoriale che ha dedicato al mio libro sull’ultimo TuttoTex. Così la discussione è andata liscia come l’olio, ha iniziato subito lui proprio parlando del libro, facendomi delle critiche faccia a faccia che sulla carta aveva omesso, ma comunque apprezzando il lavoro e l’idea, altrimenti non ne avrebbe riparlato su un altro editoriale che mi ha stampato lì sul momento e che verrà pubblicato sul TuttoTex di aprile. Ogni tanto faceva la sua entrata Mauro Marcheselli, altro pilastro in quel luogo, e mi ha fatto davvero un pò impressione parlare così a cuore aperto di tante cose con qualcuno che ha letterarmente visto tutto quello si è fatto in Italia, anche perchè la maggior parte della Storia del Fumetto Italiano è stata fatta proprio lì. Bonelli è stato gentile e simpatico, la tensione iniziale si è subito annullata e sono stato lusingato nel sentirgli dire che gli aveva fatto piacere la nostra chiaccherata. Nonostante l’incredibile mostra visibile su quelle pareti, da Pratt a Toppi, da Caniff a Raymond, ho avuto la faccia tosta di regalargli due tavole che avevo fatto recentemente, due tavole che in questo momento hanno un certo significato per me, e che mi faceva piacere avesse lui, come ringraziamento per le belle parole e per l’appuntamento. Visti i miei disegni mi ha addirittura spedito da Antonio Serra, nel cuore della redazione Bonelli, a far parte degli armadi pieni di cartelline di aspiranti disegnatori. So bene la situazione, dunque non mi illudo neanche per un secondo, ma anche questo è stato un bel passo, Serra è davvero grandioso, e l’aria che si respira in quella redazione è estremamente calorosa.

Il giorno dopo ho fatto invece un salto a trovare Roberto Santillo, il direttore dell’Accademia Disney. Per un imbarazzante equivoco avevo fissato un appuntamento per il venerdì precedente, ho avuto perciò la fortuna non solo di trovarlo in redazione, ma di riuscire comunque a ritagliare una buona mezz’oretta per fare il giro dell’Accademia e parlare del più e del meno. Anche in questo caso, infatti, il mio non era un colloquio di lavoro, bensì un semplice saluto perchè spesso mi aveva detto di passare a trovarlo in Accademia, ed è sempre stato molto gentile con me e Cecilia, ma alla fine è ovvio che abbiamo parlato anche di quello: ho visto le stanze dove preparano i progetti, con le classiche pareti da Extra di Dvd, piene zeppe di disegni, studi e prove colore, le aule in cui tengono le lezioni, la libreria, e soprattutto (semplicemente perchè è quella che mi ha colpito di più) la stanza in cui progettano i giocattoli da allegare al Topolino, con tutte le fasi dal 3d alla scomposizione nelle varie parti. Chiaramente l’Accademia ha un aspetto più da multinazionale, qual’è, più ordinata, precisa e rigorosa, di conseguenza anche più fredda, gli oggetti tutti al loro posto, lasciare il documento all’ingresso etc, ma Santillo mi ha fatto sentire a mio agio e alcuni aspetti ammetto candidamente che sono molto affascinanti.
La risultante è che in una settimana a Milano ho potuto toccare con le mie mani e vedere con i miei occhi il vero fulcro dell’editoria italiana a fumetti, e anche se sapevo bene la differenza con la situazione nostrana, sono stato ugualmente colpito dalle tante opportunità che si presentano semplicemente prendendo un tram o una metropolitana.
(continua)


Milano (1): La casa dai 1000 Monitor

Ok, da Milano sono andato via sabato ma sono stato altri due giorni in giro, e dovevo tardare ulteriormente ma invece eccomi qui, praticamente in anticipo sul ritardo!
Sono successe tante cose, e se mi renderò conto di andare troppo per le lunghe dividerò il riassuntone in più post.
Ho dormito a casa di Antonio Campo (ovvero 
ne "La casa dai 1000 monitor"), ci conosciamo dai tempi di 20mila righe ma il quantitativo di ore in cui eravamo stati insieme non era moltissimo, questa convivenza mi ha permesso di conoscerlo molto meglio, sapevo già quanto fosse una buona persona, ma in questa situazione si è rivelato un grande amico. Fra l’altro, in quei giorni dormiva da lui anche suo fratello Giuseppe, per via di una frattura al piede, dunque mi sentivo spesso in colpa perchè, ad esempio, hanno letterarmente dormito insieme nello stesso letto, ma Antonio non mi ha mai fatto sentire di troppo, anzi!



La casa dai 1000 monitor è in via Savona, la stessa della scuola, non essendo mai stato a Milano per la prima mezza giornata ero un pò spaesato, ma grazie all’incredibile efficacia dei mezzi di trasporto dopo un giorno potevo andare ovunque.



La scuola ha una facciata anonima, sono anni che la sua immagine fermenta nel mio cervello dunque era ovviamente diversa, ma anche lì mi sono abituato dopo 5 minuti, e devo ammettere che l’aria che si respira lì dentro è davvero entusiasmante, i ragazzi poi, a differenza della gente in mezzo la strada, sono stupendi, e ho trovato, in linea generale, un interesse decisamente maggiore rispetto a Roma, dove invece la gente in strada è più calda e accogliente. Difatti, è la prima volta che abbandono una classe con enorme dispiacere, una settimana di lezione lì mi ha fatto sentire come quando facevo mesi di lezioni a Palermo.



Calzolari è stato gentilissimo, andavamo a pranzo insieme e abbiamo chiaccherato di un mucchio di cose, ed è ovviamente merito suo se ero lì.
A cena le prime sere abbiamo mangiato in casa, poi mi hanno fatto scoprire il male assoluto, la novità più esaltante di tutto il viaggio: gli Happy Hour! Questa splendida tradizione è possibile trovarla anche a Palermo, ma in posti esplicitamente fighetti, lì è invece assolutamente comune per tutti i locali, e consiste in un lasso di tempo, generalmente compreso fra le 19 e le 23, dove, pagando semplicemente una consumazione, dalla birra gigante al succo di frutta, puoi letterarmente mangiare quello che cazzo riempiendo ripetutamente il tuo piatto da queste meravigliose e gigantesche ciotolone piene di tutto il ben di Dio possibile ed immaginabile, dalla pasta al secondo, all’antipasto, al dolce, alla frutta, insalata etc…
Dunque, da quel momento, ogni sera a cena il mio pasto consisteva in questo, fra l’altro da locale a locale e da giorno a giorno il menu cambia, quindi non ti stanchi davvero mai e si spende pochissimo.
Il primo Happy Hour l’ho consumato insieme al buon vecchio Giullare Massimo, a Paola e Roberto, Antonio, Rosa e Luca Usai (che conoscevo solo telefonicamente per via della mia terribile esperienza di supervisore ai disegni per Piemme), tutte persone che ho rivisto spesso durante il soggiorno.



Il primo giorno di lezioni è stato traumatico, non per me, ma per la classe. Il livello di conoscenza di photoshop a volte era nullo, dunque per alcuni è stato davvero difficile seguire i primi discorsi, capito questo, dopo una notte di sensi di colpa, dalla seconda lezione ho fatto dietro front e ho alleggerito il programma. Le lezioni sono andate di bene in meglio, quelli più disinvolti miglioravano a vista d’occhio, e quelli rasoterra hanno fatto davvero passi da gigante, sono molto contento.
Inoltre, l’idea di insegnare nella Scuola in cui volevo iscrivermi da piccolino era davvero strana, ma mi riempiva positivamente di soddisfazione.
(continua)


Stregatto

Nonostante il fatto che la mia permanenza a Milano si protrarrà fino a sabato, aggiungo questo veloce post perchè vado fiero dell’appellativo che ho scoperto essermi stato affibbiato qui alla Scuola del Fumetto.


Milano

Oggi parto per Milano, da lunedì a venerdì mi troverò davanti ad una bella classe di 14 studenti della Scuola del Fumetto pronto ad elargire il mio sapere sulla colorazione digitale, eheh; inoltre, non essendoci mai stato, potrò provare il brivido di andare alla Sergio Bonelli e in Accademia Disney, e questa volta, non come recentemente a Napoli e Roma, mi porterò anche la macchina fotografica…
Byeeeee!


SpiderGek e Stan Lee

Un piccolo lavoro di cui vado molto fiero è la striscia di Spidergek. Ogni mese, sulle pagine dell’Uomo Ragno targato Panini Comics, ovvero un numero sì ed uno no, mi prodigo a disegnare questa striscia che rappresenta il contatto diretto fra le mie passioni ed io mio lavoro.



Difatti, da accanito lettore dell’Uomo Ragno, all’epoca Star Comics, ero già conosciuto da Max Brighel (redattore) per scrivere periodicamente letteroni, a cui lui gentilmente non solo rispondeva sempre, ma alla fine le pubblicava tutte. Timido come sempre, non avevo mai fatto cenno alla mia attività di aspirante fumettista, ma lui un giorno scovò una rivista con qualche episodio del mio Foolys e mi scrisse facendomi i complimenti, io contento iniziai a renderlo partecipe di quel che facevo e infine arrivò il momento in cui si stava formando lo staff per i fumetti di Piccoli Brividi, feci il provino, che andò bene, ed iniziai a lavorare professionalmente per qualcosa a larga distribuzione. Piccoli Brividi poi meriterebbe in capitolo a parte, data l’importanza che ha avuto per me, ma è sempre stato divertente leggere questa sequenza di eventi partendo proprio dal fatto che se non fossi stato lettore dell’Uomo Ragno non so adesso cosa starei facendo.
Gek è nato dalla mia domanda "e se gli eroi Marvel, in stile DC, col cane, gatto e cavallo di Superman, avessero anche loro delle mascotte ma non se ne sono mai accorti?".
Elaborata l’idea con Manlio, il team si è detto perfetto coi colori di Cecilia, l’idea è piaciuta ed abbiamo iniziato.




Quindi Spidergek è davvero l’anello di congiunzione, perchè mi porta a pubblicare sulla rivista che seguo regolarmente da quando ero ragazzino, ed emotivamente è una grande sensazione.
Ieri poi ho fatto questo Stan Lee per Spiderman Collection, è una fesseria, ma è stato divertente farlo, e sarà ancora più divertente vederlo su quelle pagine, in mezzo alle belle storie di Romita che sempre in quegli anni mi facevano sognare (all’epoca la testata era L’Uomo Ragno Classic, che meraviglia…).


V per Vendetta

Questa è una piccola e veloce constatazione sulla versione italiana:
la voce di V, ahimè, non ha confronti rispetto all’originale.
Purtroppo la voce in questione è quella di Gabriele Lavia, grandissimo attore teatrale nostrano (che io però ricordo sempre con affetto in Profondo Rosso, nella parte del figlio della madre, chi l’ha visto capirà…), che in questa parte, sono categorico, non rende affatto, trasformando a volte (non sempre comunque) i dialoghi di V in piatti ed inespressivi.



Monster Allergy. I mille colori del mistero | Made in china – III edizione

Articolo di Concetta Pianura dal sito Komix.it


Al via la terza edizione di Made in china, la rassegna espositiva organizzata dalla Tunué che rende omaggio ad artisti e opere del panorama fumettistico italiano.
Dopo due mostre incentrate sul giallo di Nick Raider (Marco Foderà) e l’avventura di Mister No (Roberto Diso), quest’anno abbiamo deciso di puntare l’attenzione sul mistero, ma quello ricco di colori del magico mondo di Monster Allergy, la serie ideata da Katia Centomo, Francesco Artibani, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa per la Red Whale e prodotta dalla Disney.


Monster Allergy © Centomo/Artibani/Barbucci/Canepa © Disney © Soleil
Monster Allergy
© Centomo/Artibani/Barbucci/Canepa
© Disney
© Soleil

La mostra Monster Allergy. I mille colori del mistero verrà allestita dal 3 al 9 aprile, presso il centro commerciale Latina Fiori, nella piazzetta superiore. Una location scelta appositamente per la sua facile e immediata reperibilità e per i grandi spazi che offre. Verranno esposte più di trenta tavole originali del fumetto – disegnate e colorate da artisti diversi – che cercheranno di tracciare un profilo esaustivo della serie e degli autori, mentre dei monitor daranno la possibilità di visionare la versione animata di Monster Allergy, attualmente in programmazione su RaiDue.
 Monster Allergy © Centomo/Artibani/Barbucci/Canepa © Disney © Soleil
Zick e i suoi amici invisibili
© Centomo/Artibani/Barbucci/Canepa
© Disney
© Soleil

Il fumetto di Monster Allergy da subito è riuscito a conquistare il cuore di molti lettori, imponendosi come uno degli albi per ragazzi più seguiti in Italia. Il segreto del suo successo è dato dal mix di elementi diversi che compongono le storie raccontate: sono spassose e divertenti, lasciano il gusto della scoperta, dell’avventura, del mistero oltre che dell’amicizia e del divertimento. Il fascino di questa testata, però, non sarebbe lo stesso senza la squadra di artisti che per anni vi ha lavorato quotidianamente. A partire dai soggetti e dalle sceneggiature di Katya Centomo e Francesco Artibani, fino ad arrivare ai bellissimi disegni e ai magnifici colori dei tanti autori supervisionati da Alessandro Barbucci e Barbara Canepa. Da quest’anno il fumetto si è trasformato, grazie all’opera della società Raimbow, in una fortunata serie tivù che viene trasmessa da febbraio 2006 dalla Rai, ed è stata acquistata da una rete televisiva americana per la messa in onda del cartone nella fascia pomeridiana.

Made in china – III edizione
Monster Allergy. I mille colori del mistero
Dal 3 al 9 aprile 2006
Orari di apertura del Centro Commerciale Latina Fiori – 9:00/20:00
Ingresso gratuito


V For Vendetta

Scritto al ritorno da Napoli per il sito di Komix.it, ecco le mie impressioni a caldo senza svelare nulla a chi non ha letto il fumetto o visto il film.

Venerdì 3 marzo, primo giorno di Napoli Comicon, mi sono svegliato molto presto, in tempo per arrivare in fiera e recuperare l’invito per l’anteprima di V per Vendetta; inoltre, tre miei amici mi avevano incaricato di trafugarne qualcuno anche per loro, nonostante la consegna avvenisse a vista e non più di uno a persona, così mi son dovuto ingegnare spedendo persone che la sera non ci sarebbero state a scippare inviti, e ritrovandomi alla fine ad essere una specie di bagarino con 7 o 8 biglietti in eccesso, tutti poi consegnati a varie conoscenze con l’hobby del ritardo.
Ovviamente, la sera scoprirò che, non essendo la sala piena, poteva entrare chiunque anche senza invito. Sigh!

V per Vendetta © Warner Bros.
V per Vendetta © Warner Bros.

Alle 20:30 circa inizia la proiezione. Mi ero piazzato in un posto bruttino nelle ultime file, dello schermo vedevo bene solo la parte superiore, comunque mi sarei accontentato, solo che il film si rivela essere in inglese coi sottotitoli, dunque, dopo un quarto d’ora di disperazione, sono andato a occupare un bel posto vuoto e riservato nella fila centrale per qualcuno mai giunto. Come tutti gli attenti lettori del fumetto, ero preoccupato dalle voci che giravano intorno al film: Alan Moore che da una parte lo rinnega (al punto da non voler comparire neanche nei credits iniziali) e David Lloyd (fra l’altro ospite in fiera) che ha invece seguito la produzione ed è molto contento del risultato; inoltre, il sempre simpatico produttore Joel Silver, che ricordiamo perennemente affannato e con orribili camice hawaiane sia negli speciali di Matrix che di Spider-Man, si è sempre prodigato a specificare quanto V non fosse un film politico ma un bel film d’azione. Ok, in effetti ero molto preoccupato. Perciò, con tutte queste premesse, il film è stato sorprendente. Hugo Weaving, nei panni del mascherato protagonista, ha davvero regalato una grande interpretazione, teatrale al punto giusto; Natalie Portman, bravissima e bellissima come sempre, è una Evey perfetta; John Hurt, nei panni del dittatore, è notevolmente viscido e fastidioso; una nota di merito va a Stephen Rea, nel ruolo del poliziotto Finch, che è riuscito a far vivere un personaggio un po’ in sordina nella prima parte del fumetto, e che qui invece acquista forza e credibilità fin dall’inizio. Interamente rivisto è Deitrich, il superiore al lavoro di Evey, interpretato dall’ottimo Stephen Fry, che sta a rappresentare un ulteriore personaggio oppresso da un governo proibizionista e dittatoriale, soltanto che se dal punto di vista ideologico è una buona idea, nella pratica, invece, la sequenza che lo riguarda è un po’ troppo semplicistica e poco approfondita. Peccato.
V per Vendetta © Warner Bros.
V per Vendetta © Warner Bros.

La regia dell’esordiente James McTeigue (già co-regista negli ultimi Matrix dei fratelli Wachowski) è molto buona, con alcuni ottimi picchi; lo script dei Wachowski modifica in parte la trama, più marcatamente nella terza e ultima parte, ma in effetti, a parte una sequenza verso la fine col megadirettoreuniversale (comprendente l’unica scena d’azione volutamente spettacolare e fine a sè stessa), nulla di quello che è stato aggiunto (o tagliato) dà veramente fastidio, e la trama scorre in maniera fluida senza mai intaccare lo spirito reazionario e anarchico del racconto originale.
Anzi, immaginare che il film arriverà certamente a più gente del fumetto, e inserirlo in un momento storico particolare come quello attuale, rende un protagonista terrorista ancora più inquietante e pericolosamente polemico.
Le prime due parti sono notevoli, specie quella centrale incentrata su Evey, con un finale sequenza (identico al fumetto) davvero da brivido. V per Vendetta © Warner Bros.
V per Vendetta © Warner Bros.

La chiusura del film, oltre la fatidica scena inutile e facilmente dimenticabile, subisce una evidente grande variazione, nulla è lasciato all’immaginazione del lettore, come accadeva nell’ultima pagina del fumetto, e lo spettatore viene letterarmente coinvolto in un susseguirsi di eventi che inizialmente mi avevano fatto storcere il naso, ma che poi si son rivelati efficaci e funzionali, e, soprattutto, coerenti alla linea. Insomma, V per Vendetta, a parte la triste scelta di traduzione del titolo, è un buon film, ed è anche il migliore adattamento da un’opera di Alan Moo
re, che, un po’ troppo scottato dalle precedenti esperienze cinematografiche, decisamente meno fedeli, stavolta poteva concedere qualche chance in più alla produzione.

A questo punto, a quando un telefilm ispirato a Top 10


Gli Acchiappafantasmi: Now!

E’ improbabile che possano reincontrarsi tutti nell’ipotetica nuova pellicola, le voci non danno per certo neanche Bill Murray, e sono stato anche cattivo a recuperare le foto più sfigate che trovavo, ma guardate come sono belli anche adesso…

Per ovvi motivi legati all’età, l’ipotesi potrebbe essere che loro non siano più in attività, dunque è facile spiegarsi come mai Dan Aykroyd parli spesso di Ben Stiller come new entry nel cast. Ecco allora la mia proposta per una nuova formazione degli Acchiappafantasmi (nonostante io DETESTI Will Smith):


Ghostbusters

Ok, lo ammetto. Sono un nerd. E’ inutile fare finta di nulla, ho troppe fissazioni, dai Cartoni Animati a Star Trek, dall’Uomo Ragno ai Goonies (e adesso Spongebob); forse vivo la mia situazione in maniera più equilibrata di altri, e forse proprio il mio approfondire gli argomenti che mi appassionano in maniera metodica mi aiuta a gestirla meno follemente, ma forse questo mi spinge solo ad essere ancora più nerd. Fatto sta che non mi ci vedo nella classica rappresentazione del nerd timido e brufoloso, coltivo le mie ossessioni con razionalità, ma in effetti qual’è il vero confine fra un nerd del mio tipo e quello tradizionale? E inoltre, se il nerd è una persona estremamente appassionata di un argomento, perchè non considerare nerd anche tutti gli appassionati di musica? Non solo quelli di musica schifosa, ma anche quelli di VERA musica. Allora sarei anche un nerd dei Queen o dei Genesis, e addirittura anche il Faillone potrebbe potenzialmente essere un nerd dei Pink Floyd.
Insomma, nerd o non nerd, eccomi qui a parlare di un’altra delle mie ossessioni: Gli Acchiappafantasmi.


 

Innamorato fin da piccolo del cartone della Filmation (che mi causò anche un buco nel cranio per imitare tutte le sequenze della sigla), il film fu davvero un colpo basso ai miei istinti. Più dei Goonies, più di Voglia di Vincere e più di ogni altro film che mi aveva emozionato fino a quel momento, io, come tanti, volevo essere un Acchiappafantasmi.
Accompagnato dal mio fido amico Gianfranco, già con me samurai dei Cinque Samurai, ci imbarcammo in questa faccenda progettando fucili protonici e trappole per i fantasmi; l’argomento, poi, cascava proprio a pennello: lui appassionato lettore della prima ora di Dylan Dog, io accanito divoratore di pagine con racconti di fantasmi. Considerandoci perciò degli esperti, essere un Acchiappafantasmi era solo il passo successivo, la conferma definitiva.
In realtà non vivemmo mai chissà quali avventure, anzi, poi litigammo per altri motivi e addio gioco, ma il film, il primo, rimane uno dei più visti nella mia vita, con un attore icona quale Dan Aykroyd, che già mi ritrovavo in un altro importantissimo film per la mia formazione, I Blues Brothers, oltre che nel classico Una Poltrona per Due (film simile ad Altrimenti ci Arrabbiamo per il fatto che mi basta vederne 10 secondi per decidere seduta stante di rivederlo tutto).

E difatti io avrei voluto essere Ray.
Adesso leggo che dovrebbero avere finalmente sbloccato la produzione di Ghostbusters In Hell, il mitico terzo episodio che il caro Dan cerca di fare da molto tempo; ricordo un suo cenno già all’epoca del secondo Blues Brothers, ma la Sony non ha mai voluto sganciare il budget previsto, almeno fino ad ora (si spera).
Io aspetterò gongolante.


Napoli, Roma: Foto



Napoli: In pizzeria il sabato sera.





Roma: A casa di Paoluzzo con Yoko.


Napoli, Roma: Andata e Ritorno

Reduce da un lungo viaggio, difatti dopo la Comicon sono passato da Roma, mi appresto adesso a postare un megaresoconto.

Napoli: l’andata l’ho fatta in treno insieme a Marcum Rizzo, credevo sarebbe stata una tragedia di 10 ore ed invece, merito della mia nottata appositamente passata in bianco per potere recuperare in carrozza, ho dormito la metà del viaggio e l’altra metà l’ho passata a chiaccherare di nerdate e di progetti lavorativi comuni. Inoltre, avevamo anche in cabina la classica vecchietta lamentosa che posava e prendeva in continuazione una piccola borsa (sempre con l’aiuto di qualcuno) che, con un effetto ottico tipico di Doraemon, sembrava contenere qualsiasi cosa.

Alla stazione di Napoli Mergellina mi aspettava il buon Marcellos De Martinos, esimio disegnatore di Monster Allergy, e ormai caro amico da un pò di tempo a questa parte. La parte dell’amico è stata volutamente aggiunta perchè il Marcello in questione mi ha ospitato. Scherzo. La sera mangio immediatemente una bella pizza napoletana, gli faccio scoprire cosa si è perso a non avere mai visto lo spot elettorale di Giovanni Bivona, lui mi illustra quanto sia diventato un virtuoso della chitarra in tre mesi e poi andiamo non troppo presto a letto, pur sapendo che l’indomani mattina Giovanni Il Di Gregoriolo ci avrebbe bussato alla porta alle 7. Fortunatamente, per noi e non per lui, Gianluca, in nave insieme al Giovanni, si è sentito terribilmente male vomitando l’anima, e dunque noi abbiamo dormito tranquilli fino alle 9 buone (Marcello, io ero già sveglio alle 8 e mezza). Dovendo aspettare il moribondo a casa, Marcello si sacrifica e mi lascia andare presto alla fiera, difatti la sera incombeva con l’anteprima di V For vendetta e bisognava necessariamente andare all’apertura per potere conquistare qualche invito, rivelatosi alla fine inutile, causa sala non troppo piena. Ma, per una migliore descrizione dell’evento V 4 Vendetta, prego cliccare qui, seguirà una meravigliosa e patinata recensione scritta per il sito di Komix.

Ho fatto molti incontri di lavoro in quei giorni e mi appresto immodestamente a dire che mai una fiera fu così tanto prolifica di novità ed approvazioni per il sottoscritto (io, per chi non lo capisse), non voglio anticipare nulla ma ci sono in ballo alcune cose davvero belle, ed io ho volato per la fiera per un giorno intero.







Il sabato hanno premiato Monster Allergy per il miglior disegnatore umoristico, disegnatore che per esattezza non è uno, bensì quattro, ovvero Antonello Dalena, Arianna Rea, Paolo Campinoti e Paolo Ferrante, ovvero gli artisti del numero non mi ricordo quale. Ha ritirato il premio Graziano Barbaro, presenza sfuggevole nella storia di Monster, nonostante il lì presente Di Gregorio, candidato come miglior sceneggiatore umoristico, sempre per Monster, e il buon Marcinkus, che ha disegnato ben 6 numeri (o forse 5?). Meno male comunque che non l’ha ritirato qualcun’altro.

Rimasto un giorno in più a Napoli, saluto Marcellus e Ghirigoro alle 13:30 del lunedì e sotto una pioggia che si era trattenuta per tutto il fine settimana arranco fino alla stazione della metro, arrivo a Napoli Centrale e parto per Roma.

Lì ho dormito da Paoluzzo Maddaleni, anche lui amico per colpa di Monster Allergy (vedete che non scherzavo quando parlavo di famiglia?), che mi accoglie a braccia aperte e disponibilità, nonostante il brutto periodo pieno di lavoro fino al collo, e magari anche più su. Mi rivedo perciò con alcuni amichetti romani del calibro di Yoko e Paoletto Ferrante, la prima sera da solo perchè Giulia, suo dolce mogliettina (indovinate tutti e due per cosa lavorano e come ci siamo conosciuti), stava sotto scadenza ed era nella fase finale della maratona. L’indomani mattina faccio un salto in Red Whale, in realtà l’appuntamento era prima con l’immenso Francesco Artibani, per andare a fare un giro delle fumetterie tipo Forbidden Planet e Sakurashu, così siamo arrivati in redazione carichi di sfogliatelle (io) e di gashopon, principalmente di Heidi. E intanto io mi ero perso per strada, a casa di Marcello, le mie nuove action figure di Ghost in the Shell e Skulk. Dopo una bella oretta in compagnia della Red Whale al completo, ritorno verso casa e pranzo da Yoko, poi mi incontro con Manlio, Stefano e Simona per un meeting lavorativo, e passo ad una cena la cui organizzazione ha subito 15000 modifiche e diventando alla fine un cenone con me, Paolo, Flavia, Paolo2 e Giulia, Giovanni Giullare di Corte, Betty, Yoko, Marco Fetaccio, Valeria. Nota particolare su Giovanni e Betty, che hanno letterarmente attraversato mezza Roma, tornando a casa ad un orario semi indecente pur di poterci incontrare. Tutto questo perchè l’indomani dovevo andare via, ed ero disperato perchè alla fine non ero riuscito a vedermi con Filippo ed Alessandra. Ma a volte le sorprese non finiscono mai, e Cecilia mi fa notare che in realtà la mia partenza è il giovedì, non il mercoledì, come avevo sempre pensato da quando sono partito, e dopo uno choc iniziale riesco a permettermi di andare via l’indomani da Paolo con calma per andare a casa di Fili ed Ale a pernottare l’ultima notte romana, cenando con loro e passandomi una meravigliosa mattina col Filippo Nazionale, che si è preso un bel giorno di riposo apposta per me e mi ha portato a spasso per il Centro Commerciale Leonardo, costringendomi a sfidare definitivamente la capienza di una valigia ormai assiedata da pile di fumetti e giocattolini.

Torno a casa, scrivo qualche mail, vado a lezione alla Scuola del Fumetto, ed eccomi qui. E fra poco più di una settimana riparto per Milano, vado ad insegnare ad un ministage di colorazione digitale alla mitica Scuola del Fumetto di Milano (a Milano, per chi non l’avesse capito).

Ho anche comprato alla Comicon una bella tavola di Chris Bachalo. Aspettando alcune foto napoletane che mi devono arrivare con tanto di "uè" incorporato, posto intanto alcune foto romane by Giovans.

Grazie a tutti, specie chi mi ha ospitato…


Carnevale a Fumetti: Reportage

Un successo. Non avrei mai sperato tanta partecipazione, ma è sempre bello sorprendersi, dunque, il primo Cosplay Contest palermitano è decisamente andato a buon fine: l’Agricantus era pieno zeppo di gente e, nonostante il parallelismo col Carnevale, i costumi fuori tema erano una percentuale quasi inesistente.

 
La serata è andata avanti fra musica e proiezioni di cartoni animati, interrotta soltanto da un delirante Karaoke (con partecipazioni celebri del calibro di Marco Pellitteri), e si è chiusa alla grande con le premiazioni.
Inizialmente, avevamo stabilito soltanto un premio per il migliore ed il peggiore costume, ma alla fine, data l’enorme scelta, siamo stati costretti a mettere almeno un secondo e terzo posto per il miglior costume, una menzione speciale ed un premio della critica, difatti la giuria, composta da me, Cecilia Giumento e Salvo Di Marco (della Scuola del Fumetto di Palermo, che si è anche premurato di offrire gran parte dei premi in palio), si è limitata semplicemente a selezionare 12 migliori e 8 peggiori, il resto lo ha fatto il pubblico nella migliore tradizione in stile Corrida.


Potete trovare ben tre gallery online dell’evento, qui, qui e qui.
Ed eccovi invece la lista dei vincitori:

Miglior Costume:
Primo posto: VASH THE STAMPEDE da Trigun
Secondo posto:
LO SPETTRO da la Città Incantata
Terzo posto:
IL DUE DI PICCHE da Alice nel Paese delle Meraviglie
Peggior Costume (e ricordo che anche per essere il peggiore costume ci vuole un certo impegno, è un appellativo goliardico, che non significa affatto il costume più brutto o quello realizzato peggio):
BIANCANEVE
Menzione Speciale (perchè fuori tema, ma erano grandiosi):
La coppia di 892

Miglior Dylan Dog (erano in 6!):

Francesco dell’Agricantus, che dopo essere uscito fuori concorso, ha lasciato il podio ad un altro Francesco.

Premio della Critica:

NADIA (che si chiamava davvero Nadia) da Il Mistero della Pietra Azzurra, MONONOKE da la Pricipessa Mononoke e "fletto i muscoli e sono nel vuoto" RAT-MAN!


Eccomi in partenza. Mancherò una settimana buona, anche se credo proprio che posterò in trasferta un bel reportage del Carnevale a Fumetti…