Archivio per febbraio, 2006

Venus in Furs

E siamo a tre. Dopo Summertime e God, eccomi nuovamente pronto a regalarvi un altro pezzo. Questa volta tocca a Venus in Furs dei Velvet Underground, altra mia passione, storico gruppo prodotto inizialmente da Andy Warhol (che realizzo la mitica banana sbucciabile in copertina). Il brano ha un testo perverso, oscuro e terribilmente sessuale, e in generale tutto loro il primo album raccoglie episodi di questo tipo, parlando di droga, di omosessualità o di masochismo, tutto quello che in forma canzone non era ancora mai stato raccontato. L’esordio dei Velvet (e maledizione al gruppo italiano) non arrivò neanche a sfiorare la Top 100, ma col passare del tempo è diventato inequivocabilmente uno degli album più importanti nella storia della musica contemporanea, influenzando artisti a seguire più di chiunque altro.

Ecco il testo:



    Shiny, shiny, shiny boots of leather

    whiplash girlchild in the dark

    Comes in bells, your servant, don’t forsake him

    strike, dear mistress, and cure his heart



    Downy sins of streetlight fancies

    chase the costumes she shall wear

    Ermine furs adorn imperious

    Severin, Severin awaits you there



    I am tired, I am weary

    I could sleep for a thousand years

    A thousand dreams that would awake me

    different colors made of tears



    Kiss the boot of shiny, shiny leather

    shiny leather in the dark

    Tongue of thongs, the belt that does await you

    strike, dear mistress, and cure his heart



    Severin, Severin, speak so slightly

    Severin, down on your bended knee

    Taste the whip, in love not given lightly

    taste the whip, now plead for me



    I am tired, I am weary

    I could sleep for a thousand years

    A thousand dreams that would awake me

    different colors made of tears



    Shiny, shiny, shiny boots of leather

    whiplash girlchild in the dark

    Severin, your servant comes in bells, please don’t forsake him

    strike, dear mistress, and cure his heart

La canzone la trovate a questo indirizzo, purtroppo non riesco a fare funzionare i link dal mio Ftp, quindi dovrete letterarmente copiarlo ed incollarlo, come se voleste andare su una pagina (stesso giochetto valeva per God).

http://foolys.altervista.org/venus.zip

Anzi, se qualcuno di passaggio può suggerirmi uno spazio Ftp gratuito diverso da Altervista che generi collegamenti "normali" come questo (anzichè tag complicatissime), beh, gliene sarò molto grato.


Ti ucciderò con un taglierino…

Ufficialmente sarebbe solo una brutta notizia di cronaca, fra l’altro anche abbastanza vecchia (riporto dal Corriere della Sera): Aveva osato sparlare di lei su Internet: per questo l’ha uccisa, conficcandole un taglierino al collo durante la ricreazione. Protagoniste dell’agghiacciante assassinio sono due bambine giapponesi, alunne della scuola elementare a Sasebo, vicino Nagasaki. La baby-omicida ha soltanto 11 anni: ha confessato alla polizia di aver colpito a morte la sua compagna di classe, la dodicenne Satomi Mitarai, imbufalita da un messaggio sul Web. «Aveva scritto un messaggio terribilmente antipatico sulla nostra home page di chat via internet, l’ho fatta accomodare su una sedia e l’ho colpita alla gola» avrebbe confessato ieri sera agli inquirenti la baby omicida, la cui identità resta segreta pr rispetto della privacy: «Mi dispiace terribilmente, ma il messaggio di Satomi sulla nostra home page era veramente offensivo nei miei riguardi».

In realtà sono rimasto colpito più che dall’accaduto da una specifica conseguenza tremendamente inquietante, ovvero, che fra le ragazzine giapponesi si è creata una vera e propria comunità di fan adoranti di Nevada-tan, nome fittizio che viene utilizzato per  l’assassina (essendo minorenne credo che quello vero non sia stato diffuso).
Credo sia accaduta la stessa cosa con noi all’epoca di Erika ed Omar, ma in questo caso l’interpretazione è tutta giapponese, con tanto di cosplayer dell’omicida e interi siti pieni di disegni, alcuni anche belli, ispirati alla vicenda. Addirittura anche qualche
manga completo.

E tutto questo mi ha lasciato davvero un pò perplesso…non voglio minimamente alimentare qualche commento da qualcuno che già di suo detesta i manga, io sono il primo a leggerli in quantità industriale, ma bisogna ammettere che ogni tanto i giapponesi riescono davvero a batterci alla grande sulla carta delle perversioni quotidiane, quelle più intime, quelle che quando sai che esistono ti fanno rizzare il naso più di qualcos’altro, magari peggiore, ma a volte meno coinvolgente.

 

 


Monster 29 (2)

Come già spiegato, il numero 29 di Monster Allergy chiude un ciclo, una "prima serie". Nonostante il dato di fatto che il cartone vada avanti alla grande e che ci siano moltissimi lavori correlati, dai libri ai gadget e via dicendo, tutti i collaboratori affezionati hanno comunque voluto rendere un piccolo omaggio alla serie, ovvero, utilizzando un layout del buon Emilio Urbano (disegnatore di questo numero), abbiamo realizzato un clean-up a testa.

Anche io.

O meglio.

Io avrei voluto colorare una tavola, come qualche altro dei coloristi affezionati, dato che principalmente il mio ruolo su Monster era questo, ma, a differenza del (ripeto) buon Emilio Urbano, il colorista in questione non ha voluto partecipare al gioco (è una persona forse più seria di noi), dunque io e Giulia (Basile) siamo gli unici coloristi che si son trovati a realizzare una tavola per l’occasione (io ho sempre e solo disegnato illustrazioni per Monster, non oltre).
Mi son sentito un pò fuori posto, certo, è stato bello disegnarla (e avere la supervisione di Alessandro -Barbucci-), in fondo è questo quello che mi interessa principalmente, però ammetto che un pò di amaro in bocca è rimasto, era un ruolo che mantenevo da 3 anni…perderlo così può certamente essere considerata una evoluzione, ma, allo stesso tempo, è come se non avessi chiuso il cerchio come avrei voluto.


In ogni caso, i più accaniti lettori di Monster potranno adesso cercare di individuare la tavola di questo o quel disegnatore. E’ aperta la caccia.

E dato che in giro sui forum si dicono un sacco di stronzate, permettetemi questo piccolo retroscena che non ferirà nessuno. Bye.


Carnevale a Fumetti

Inizio a pubblicizzare anche qui l’evento di martedi prossimo all’Agricantus, spargete la voce e non mancate!


SPIDER-LADRO





(dall’editoriale di J. Jonah Jameson)



(…) Sono anni che cerco di dimostrare quanto quell’odioso arrampicamuri sia disonesto! Sono stato sbeffeggiato ed umiliato per aver continuato a perseguire un sospetto che adesso è, senza ombra di dubbio, una certezza! Eroe? E’ una minaccia! Per lui rubare in un negozio di fumetti è chiaramente un modo per prendere in giro il pubblico che fino ad oggi lo ha sempre appoggiato, una beffa bella e buona! (…)

Perciò offro una taglia di 1.000.000 di dollari, ma senza smascherarlo, quello deve essere un privilegio soltanto mio, per accrescere la sua umiliazione!

E se qualche miscredente volesse guardare il filmato della rapina lo accontento subito, basta correre a questo link!

E poi vediamo chi aveva ragione!

La notizia è DANNATAMENTE VERA!

J. Jonah Jameson


Commozione Oltremisura (3)

Incredibile.

Sono già arrivato al terzo post dedicato alle particolari soddisfazioni che mi procura il mio libro (1 e 2), scusate la ripetitività, ma non potevo non annunciare che sul TuttoTex 419, da oggi in edicola, l’angolo della posta, curata da Sergio Bonelli, è interamente dedicata proprio a Tutt’a un Tratto!

Non è quindi una recensione, bensì una spontanea dichiarazione pubblica di apprezzamento che mi onora profondamente, lui, Bonelli in persona (che, come simpaticamente mi faceva notare Marco, recensisce me che recensisco lui), insomma, quando venerdì mi ha annunciato la notizia Emanuele Di Giorgi non avevo ancora realizzato per bene, non quanto il ricevere la scansione della pagina in anteprima…

Da amante e appassionato di fumetti, considerando anche tutti i timori che avevo prima della stampa, sono davvero contento: è un meraviglioso momento che conserverò con cura.





(cliccare per ingrandire)


Doppio senso? No, Grazie!

Non parlo MAI di politica, ma tornare ogni sera a casa e guardare la faccia di Cuffaro non è che sia una bella esperienza.
Quando poi lo slogan è questo:

…allora, scusate la volgarità, ma mi girano veramente le palle!
L’autostrada Palermo-Messina NON E’ AFFATTO APERTA, l’anno scorso è stata addirittura INAUGURATA, accompagnata da un gran parlare e da una gioiosa atmosfera, ma la gente sappia che se finalmente, dopo 30 anni, è possibile percorrere l’autostrada da Palermo a Messina, magari per fare una gita, forse è bene che ci si trasferisca lì, o si rischia di rimanere delusi dal fatto che la strada per il ritorno è ancora CHIUSA e bisogna ancora ricorrere alla statale.
In effetti, se si riflette, tanto per fare un esempio, l’autostrada Milano-Roma è diversa da quella Roma-Milano, o la Palermo-Catania al ritorno, trasformandosi nella Catania-Palermo, è davvero un’altra! Intanto il nome della città di destinazione cambia repentinamente, non capisco come, e poi il paesaggio E’ AL CONTRARIO! Cioè, tutte le cose che all’andata ho visto per prime DIVENTANO LE ULTIME! E allora è vero, cavolo, l’autostrada Palermo-Messina è davvero aperta, il fatto che il ritorno sia bloccato non importa, in effetti quella è un’altra autostrada, che stupido che sono…

In ogni caso, complimentoni a tutta la campagna elettorale del nostro beneamato Presidente della Regione Sicilia, gli altri cartelloni, infatti, sono altrettanto divertenti, a partire da questo (che si commenta da solo):

…arrivando al migliore:

Essì. L’acqua c’è in tutte le case dei siciliani, a partire proprio dalla sua città, Agrigento, forse però in forma di bottiglia acquistata al supermercato. Ma effettivamente lo slogan non recita mica "l’acqua in tutte le case dei siciliani adesso c’è OGNI GIORNO", quindi non può certo dirsi che sia una fesseria.
Però sono davvero convinto che l’inventore di questi meravigliosi cartelli li abbia volutamente ricoperti di ironia, tanto che, addirittura, sul sito ufficiale del Presidente, nella sezione Download, è possibile scaricare la sola foto promozionale, rendendo possibile un facile fotomontaggio accompagnato da qualche simpatica frase.


Monster 29

Dal 13 febbraio trovate in edicola il numero 29 di Monster Allergy.

E’ un numero importante, consiglio a tutti di comprarlo. Come molti sapranno hanno iniziato a trasmettere gli episodi del cartone animato su RaiDue da un paio di settimane, la mattina alle 7.30, orario da scuola elementare hehe (anche se nel periodo delle olimpiadi l’hanno spostato alle 8:00), ma non disperate perchè, da quel che so, finita la prima serie li replicheranno immediatamente il pomeriggio.




Tornando al fumetto, ho l’onore di poter dire di far parte di questo progetto, nulla a che vedere con l’ideazione ovviamente (che ricordiamo è della PremiataDitta Artibani/Barbucci/Canepa/Centomo), sono un collaboratore e basta, ma ho lavorato ininterrottamente su questa testata su ogni numero a partire dal 4. Non solo. Da buon siciliano passionale quale sono, non potevo stare con le mani in mano ad aspettare una nuova tavola, cercando nel mio piccolo di contribuire a questa meravigliosa testata, e in effetti, presuntuosamente, mi ritengo di aver fatto, sempre come collaboratore, un buon superlavoro, sacrificandomi più e più volte solo per il piacere di farlo, a volte anche in situazioni estreme, lavorando giorno e notte festività incluse, aiutando a risolvere qualche problema e cercando di essere disponibile se si creavano dei buchi o roba del genere; difatti, davvero innumerevoli le volte in cui son stato chiamato per cercare di supplire a tragici eventi o improvvise departite professionali, insieme a Cecilia (Giumento), Giulia (Basile), Paolo (Ferrante) o Marcello (DeMartino), tanto per fare tre nomi a caso fra la Famiglia di collaboratori fissi che si è creata intorno alla rivista. Famiglia. Non uso a caso questo termine.

Il motore principale di MA è sempre stato questo amore estremo, con tempi a volte quasi da fanzine, scadenze roboanti, ma mantenendo sempre un livello invidiabile.

Questo gusto masochistico può essere giustificato SOLTANTO dalla passione.

La Red Whale si è sempre occupata di tutta la gestione: fondata da Katja (Centomo) e Francesco (Artibani), essendo partita davvero in piccolo, ha mantenuto un cuore palpitante, pronto a lavorare nelle situazioni più incredibili, con una splendida direttrice d’orchestra, colei che doveva stare dietro a tutti noi collaboratori, Stefania (Bitta), che riesce sempre a chiedere dolcemente qualcosa anche quando lo stress è oltre ogni limite, ed una Art Director come Maryam (Funicelli), che in realtà fa questo e MOLTO altro. Erika (Centomo) pensa sempre invece ai redazionali, al rapporto coi lettori e alle illustrazioni.

Tornando al concetto di Famiglia, starei davvero troppo a citare tutti i collaboratori che hanno dato una fetta di cuore a MA, ma quelli che l’hanno fatto
, per quel che può contare, meritano tutto il mio rispetto e la mia stima. E li ringrazio anche, perchè sapere che qualcun’altro dedica affetto a Monster mi commuove. Oddio, qualcuno che ha messo mano su qualche tavola tanto perchè era un lavoro non dico mica che non ci sia stato, ma credo che possiamo davvero vantare un Parco Autori affezionato come pochi al mondo.




Insomma, io AMO Monster Allergy, rifarei mille volte tutto quello che ho fatto, compresi i momenti più bui.

E adesso, guardare il cartone, i regali nelle merendine, le tazze e il portafoto, RaiDue, Toon Disney e Cartoon Network, ecco, non che io c’entri nulla col cartone, ma mi riempe lo stesso d’orgoglio e di felicità. E sempre grazie al cartone, la visibilità aumenterà parecchio, potrò vantarmi con qualche bambino di avere colorato questo o disegnato quello, quello è mio, e se quello non è mio è di quel disegnatore che conosco bene e che sento spesso al telefono, e la storia è scritta da quello con cui passo pomeriggi a scambiare mail…insomma, è terribile dirlo, ma dovrebbe esser venuta l’ora di vantarsi in giro.

Anche se, leggendo l’introduzione di questo numero 29, forse mi sembrerà stupido farlo…in effetti annunciano ai lettori che "è finita la prima serie di Monster Allergy", che possono seguire i cartoni in Tv e che dal mese prossimo tutti quelli che si stanno avvicinando al mondo di Zick ed Elena saranno facilitati da una bella ristampa, ed in effetti vantarmi a partire dal numero 4 della ristampa di lavori realizzati 3 anni fa non rientra proprio nel mio stile, quindi mi accontento di farlo solo per il mese di Febbraio, e anche un pochino di Marzo, almeno fino a quando il 29 rimarrà sulle bacheche prima di essere sostituito con un bel numero 1 nuovo di zecca.

Magari tornerò a farlo in maniera continuativa quando uscirà la "seconda serie".


Una Serata con Mauro Mito Musicale Personale Pagani

In questi giorni lavoro come un pazzo, entro fine febbraio devo consegnare una mole di lavoro impressionante, già dormo poco la notte e non mi fermo mai, ma ieri sera, ammazzandomi ulteriormente per potermelo permettere, non potevo mancare al concerto di Mauro pagani all’Agricantus.
Considerato che è a tutti gli effetti uno dei miei Miti Musicali Personali, quando un paio di settimane fa vidi il manifesto della serata stavo praticamente per cadere dalle scale del suddetto locale per lo shock: non solo mauro Pagani suonava a Palermo, ma suonava anche nel nostro ufficio, locale in cui suono da quando ero ragazzino, che da anni frequento assiduamente, e teatro delle piccole manifestazioni curate dal GruppoTrinacria. Insomma, è come se avessi fatto un terno al lotto.

Il Signor Pagani, per capirci in fretta, è membro fondatore della PFM, principale fautore del concetto di progressive mediterraneo, con una carriera solista facile da contare ma impressionante (ed un primo album omonimo del 1976 che amo alla follia), ma è soprattutto un musicista che ha vissuto pienamente un periodo storico musicale felice per la creatività musicale italiana, ha fondato insieme al Canzoniere del Lazio e Demetrio Stratos i Carnascialia, sfornando un album che è stato l’ossessione della mia vita per anni, ha arrangiato e collaborato con De Andrè per dieci anni, partorendo insieme a lui Creuza De Ma e Le Nuvole, e se il secondo è bellissimo il primo è assolutamente inclassificabile. Innumerevoli le collaborazioni, tanto quanto gli strumenti che sa suonare, non si è mai fermato su un genere e continua ad esplorare la cultura musicale (e non) di tutto il mondo. Unico paragone possibile può essere quello con Peter Gabriel, intendo per il modo di approcciarsi alla musica.

Quando sono arrivato ieri pomeriggio non volevo disturbare durante le prove, così scendo le scale della sala accanto accompagnato da un suono di violino inconfondibile, e giunto all’ultimo scalino, quando fra me e me pensavo qualcosa del tipo "che emozione è qui accanto", eccolo spuntare dalla porta e passeggiare mentre si riscaldava le dita suonando. Sempre pensando che non dovevo disturbarlo mi limito a fare un cenno con la testa per salutarlo, da lui immediatamente ricambiato, cancellando tutte le mie paure. Paure? Ebbene si, io ero terrorizzato dal fatto che potesse essere, come dire, una persona difficile, magari un pochino altezzoso, in quel caso sarei rimasto molto deluso, e invece i suoi occhi in quel millesimo di secondo han detto tutto.
Ho seguito le prove disegnando su un tavolino, poi abbiamo parlato un pò, e, gira e rigira, siamo andati a parare sul rapporto fra disegno e musica, su un paio di filmatini che avevo trovato della PFM alla RAI da Renzo Arbore 30 anni fa e sul rispetto profondo che ogni musicista dovrebbe avere per la musica per potersi chiamare tale, dato che non è sempre così.
Il Signor Pagani, che ieri si faceva chiamare Mauro e basta, è davvero lo specchio di quel che suona, una persona intelligente ed istruita, come lo è tecnicamente, ma anche geniale e disponibile, estremamente giovanile, non solo nei rapporti con la gente, ma anche fisicamente, segno che la musica se trattata bene ti aiuta anche ad invecchiare.
Lo accompagnavano Joe Damiani, alle percussioni, e Giorgio Cordini alla chitarra, altri due grandissimi musicisti, e anche loro gentilissimi e alla mano.
Il concerto è stato bellissimo, a tratti toccante, e lo dico obiettivamente.
Un giorno da ricordare.
E io, tronfio, posto una foto che ci ritrae insieme a fine serata.


Tutt'a un Tratto – Extra No.6: Piero Dell'Agnol

Disegnatore tanto amato quanto, in proporzione, misterioso. Il suo nome è legato principalmente a Dylan Dog, di cui ha realizzato otto albi regolari e due fuori serie, stilisticamente distinti in diverse fasi del suo segno.



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© Piero Dell’Agnol / SBE



Il Dell’Agnol più celebre è quello sotto l’ala della linea chiara italiana (corrente piuttosto comune sulle pagine dell’Indagatore dell’incubo, in un periodo distinto da nomi del calibro di Bruno Brindisi e Luigi Siniscalchi), perlomeno fino al suo sesto Dylan Dog, Lo sguardo di Satana; il segno è all’inizio influenzato da Milo Manara e dalla linea chiara francese, contorni chiusi e precisi, sintesi intelligenti e un morbido ma incisivo utilizzo del nero. Le caratterizzazioni invece somigliano più a quelle di Angelo Stano e, dunque, a referenti pittorici del calibro di Egon Schiele, lo si può notare maggiormente su Erinni, un bellissimo lavoro parallelo dell’artista apparso a puntate su Glamour International.
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© Piero Dell’Agnol / SBE



Eccezionale il suo lavoro coi tratteggi atmosferici, modulati e spezzettati, dall’incredibile effetto visivo, tipici di un primo Moebius, coltivati successivamente soprattutto da Andrea Pazienza, ma, nonostante tutto, le soluzioni adottate da Dell’Agnol sono spesso e volentieri sorprendenti ed emozionanti.
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© Piero Dell’Agnol / SBE



Verso la fine di questo primo ciclo le caratterizzazioni inizieranno a farsi differenti, con volti più allungati; apparentemente seguirà sempre la linea chiara, ma l’inchiostrazione inizia a essere costruita da più pennellate. Lo stacco definitivo avverrà con un albo dal titolo profetico, Il confine; qui troviamo un Dell’Agnol più scuro, dal segno pastoso, e, nuovamente, con differenti caratterizzazioni.

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© Piero Dell’Agnol / SBE



Il passaggio a Julia lo porta a ricercare una ulteriore evoluzione del suo stile, con un tratto più espressivo, pieno di linee sovrapposte, contorni aperti e ancora più sintetico nelle forme, abbandonando definitivamente i tratteggi atmosferici; infine, tornerà nuovamente sulle pagine di Dylan Dog, seguendo la strada della sintesi di Julia ma tornando a una unica linea di contorno, anche se spezzata, ormai lontanissimo dalla "linea chiara", più vicino forse a Milton Caniff o, soprattutto, a Alex Toth, specie per l’utilizzo dei neri.

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© Piero Dell’Agnol / SBE



Fatto sta che Piero Dell’Agnol è uno degli artisti più rappresentativi, insieme a Nicola Mari, di come un editore come Sergio Bonelli, (troppo) spesso additato come monotono e stantìo, possa invece permettere una così gustosa evoluzione artistica individuale all’interno delle proprie produzioni.

E non è poco.

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© Piero Dell’Agnol / SBE


Cliccando sul banner qui sopra accederete al Blog di mio fratello.



Si è preso un impegno serio: Scriverò di 5 album alla settimana. 5 nuove (o quasi) uscite. E 5 sarà il numero che userò anche per altri tipi di pensieri e parole (..). 5 canzoni o 5 ricordi… Di 5 di qualcosa scriverò. E quindi ascolterò. E quindi torno… ad assaporare. Musica. Come si potrebbe vivere, senza?…



Il buon gusto non gli è mai mancato: essendo io il fratello minore, ho vissuto per anni di musica altrui, e quando ho iniziato ad ascoltarla con un orecchio diverso – in quarta elementare (non chiedetemi perchè, ma è così) – mi son trovato immerso in
Solitude Standing di Suzanne Vega, Slippery When Wet dei Bon Jovi, una bella Raccoltona dei Beatles, Pink Floyd a manetta e Gold Ballads degli Scorpions. E fu sempre lui a portarmi i Queen a casa, e ad acquistare la mitiche raccolte di Repubblica (l’America del Rock, che mi fece scoprire su tutti i Velvet Underground, e l’Italia del Rock, sconvolgendomi col progressive italiano del Banco, degli Area e della PFM). E quando fui incuriosito dai Genesis di Peter Gabriel i primi due album erano già lì, accanto al mio letto, pronti per essere assorbiti.

Certo, in mezzo c’erano anche notevoli cagate che non mi degnavo di ascoltare, già snob fin da piccolo, ma ha sempre ascoltato un mucchio di musica e penso sia colpa sua se ascolto e mi appassiono a 1000 cose differenti, a volte davvero contrastanti. Di certo non ero tanto normale, se trascinato da quegli ascolti in quinta elementare compravo il mio primo vinile, Revolver dei Beatles, alla faccia del primo disco, ma è chiaramente merito della suddetta Raccoltona. Un paio d’anni dopo mi regalò anche Appetite for Destruction dei Gun’s and Roses, e contribuì non poco nel susseguirsi delle festività a completare la mia discografia de Queen. Poi ho iniziato a camminare di mio, e adesso ci scambiamo informazioni a pari merito, ma continua ad ascoltare più roba di me, io son sempre più selettivo e ho bisogno di un percorso sensato per arrivare ad ascoltare un album, lui invece ascolta praticamente tutto, tirando quindi fuori dal cappello spesso e volentieri sorprese che io nei miei ragionati cammini non avrei notato. Ok, tira fuori ancora anche le cagate, ma sono sempre bilanciate da qualcosa di entusiasmante. E allora ben vengano le cagate.


God

In questi giorni sono riuscito a ripristinare la mia scheda audio che mi aveva dato non pochi problemi negli ultimi tempi.

Per l’esattezza, avevo scoperto che era fuori uso l’8 dicembre scorso, non che mi diverta a segnare certe date, ma era una situazione particolare, quel giorno cadeva il venticinquennale della morte di John Lennon, assassinato da quel porco di Mark Chapman davanti al Dakota Building, e avevo deciso di dedicare tutta la giornata alla registrazione di una cover, God, pezzo lennoniano estremamente intimo, profondo e toccante, oltre che uno dei miei preferiti in assoluto.

Riporto il testo:



God (Lennon)



God is a concept,

By which we can measure,

Our pain,

I’ll say it again,

God is a concept,

By which we can measure,

Our pain,

I don’t believe in magic,

I don’t believe in I-ching,

I don’t believe in bible,

I don’t believe in tarot,

I don’t believe in Hitler,

I don’t believe in Jesus,

I don’t believe in Kennedy,

I don’t believe in Buddha,

I don’t believe in mantra,

I don’t believe in Gita,

I don’t believe in yoga,

I don’t believe in kings,

I don’t believe in Elvis,

I don’t believe in Zimmerman,

I don’t believe in Beatles,

I just believe in me,

Yoko and me,

And that’s reality.

The dream is over,

What can I say?

The dream is over,

Yesterday,

I was dreamweaver,

But now I’m reborn,

I was the walrus,

But now I’m John,

And so dear friends,

You just have to carry on,

The dream is over.



Chiaramente non mi fu possibile completare quella incisione, in realtà non mi è stato possibile neanche iniziarla, e la delusione è stata davvero tanta. Moralmente, ho cercato di rifarmi durante Fumetti sotto l’Albero, grazie all’appoggio di Marco, con una versione scarna ed emotiva che mi aveva rincuorato.

Da venerdì ad adesso ho finalmente registrato la mia versione di God, un outtakes dei Giullari, ma senza Giullari, dato che lavorano ormai tutti e due fuori Palermo, dunque mi son ridotto a suonare tutto io, oltre le solite programmazioni di batteria ed il missaggio.

La metterò subito in condivisione, voi potete invece scaricarla da questo indirizzo:



http://foolys.altervista.org/god.zip



Sarei contento di ricevere qualche commento qui sul blog…

In ogni caso, l’amarezza del ritardo adesso è un pò meno dolorosa.


Gianni Allegra: Galleria online

Parecchio tempo fa all’Agricantus (si, sempre lui, è davvero incredibile…), per la precisione il 20 marzo 1998, fu organizzata una mostra collettiva dal titolo Il Fumetto Palermitano a cura di Gianni Allegra. Io conoscevo il lavoro di Gianni come vignettista e illustratore, ero stato almeno in un paio di mostre e lo guardavo con un certo occhio di ammirazione, perchè conoscevo qualcuno che nella mia città riusciva davvero a lavorare disegnando, pubblicando su riviste del calibro di Linus.

Aveva appena concluso un corso storico, fra gli altri allievi vi erano Giovanni Di Gregorio, Sabina La Mattina, Fabio Butera, Francesco Abrignani, Elvira Guarino, adesso amici e professionisti, e che all’epoca invidiavo tantissimo perchè Elvira, Sabina, Giovanni e Fabio uscivano sempre insieme, insomma, sembra una stupidata, ma io non uscivo con tutta questa gente che aveva la mia passione, ero quasi sempre da solo o al massimo accoppiato.




Gianni fu molto gentile e fece esporre me e Andrea Guaitoli, eravamo andati insieme a trovarlo per fargli vedere qualcosa, ed ero davvero contento di essere stato "selezionato". Chiaramente era solo una piccola mostra, ma fu un’esperienza importante, specie per le conoscenze che feci.

Da quel momento mi sento periodicamente con Gianni, dapprima da classico rompiscatole in cerca di consigli e approvazione, adesso posso dire con piacere che invece il nostro è un rapporto di amicizia e di profondo rispetto, e da quando ho iniziato a lavorare (migliorando un pò) parte del rispetto è anche ricambiato.

Ha influito molto nella mia carriera artistica, all’epoca mi ero infilato nel tunnel vorticoso che mi aveva strappato dalle storie e lo stile estemporaneo da quindicenne ad una ricerca più realistica che mi aveva raffreddato non poco, così mi spronò ad essere più libero, meno legato ad alcuni schemi che mi stavano letterarmente impigionando, e riprovai piacere nel fare fumetti. Da allora non dimentico mai che oltre al lavoro effettivo, con quello che può essere uno stile consolidato e facilmente incanalabile, è necessario per la mia sopravvivenza che io continui a portare avanti progetti e segni legati esclusivamente al piacere personale, vedi Il Primitivo o altre cose che vedrete in futuro.

E non smetterò mai di ringraziarlo.

Gianni ha continuato a disegnare, da anni quotidianamente su Repubblica Palermo, ha iniziato a produrre bellissime illustrazioni pittoriche per varie riviste e, parallelamente, ha portato avanti una notevole produzione pittorica, con uno splendido gusto grafico, bellissime composizioni, colori pastosi ed espressivi, ricerca che lo ha fatto apprezzare anche oltre i confini italiani, con una mostra di grande successo a Londra.

Potete trovare una piccola dimostrazione della sua arte a questo indirizzo.