Archivio per gennaio, 2006

Fumetti sotto l'Albero: Reportage

E’ passato un pò di tempo ma non ho certo dimenticato di fare un resoconto di Fumetti sotto l’Albero.

La serata è andata benissimo, anzi di più.

Se il traguardo della Fino all’ultimo Etto di giugno mi sembrava irraggiungibile, beh, mi sbagliavo. Questa volta l’organizzazione è stata anche meno caotica, solo un gruppo che suonava, un ordine meno frenetico degli avvenimenti e, soprattutto, l’imposizione da parte mia di godermi la serata dall’inizio alla fine, cosa che la scorsa volta non feci perchè troppo occupato a controllare l’ordine delle cose. Certo, la mostra qualche problema me lo ha dato, relativo soprattutto alle scadenze, ma vedere quelle mura ricoperte di disegni mi ha dato una certa soddisfazione, il GruppoTrinacria è vivo e vegeto e ringrazio con tutto il cuore tutti quelli che hanno partecipato.



 

 

La gente era tantissima, la proiezione di Peo è stata accolta benissimo, e credo che anche la musica proposta da me, Marco e Tommasella sia stata bene accolta, io mi sono emozionato molto a cantare quei pezzi in una maniera così intima, difatti con Marco replicheremo con una intera serata, sempre all’Agricantus, durante le vacanze, il 14 aprile, ma ne parlerò a tempo debito…







I banchetti hanno funzionato bene, non so di preciso chi sia stato tutta la sera a disegnare, del coordinamento autori se ne è occupato il buon vecchio Claudio, ma grazie mille a tutti, nel banchetto di Albo e Plumkink vedevo sempre un sacco di persone e anche in quello espositivo…insomma, un gran successo, ma tutto questo, ripetendomi, non poteva accadere senza gli autori che hanno collaborato, quelli che hanno pubblicizzato l’evento, all’Agricantus e, non per ultima, la gente che è passata a trovarci leggendo i giornali…







Momento topico della serata sono state sicuramente le proiezioni di sigle di cartoni animati vintage, e non perchè io ne sia innamorato, ma perchè davvero il pubblico era impazzito, ed io con loro: tutta questa partecipazione, le ovazioni, vedere qualche lacrimuccia, ascoltare i cori che cantavano…mi sono davvero commosso, non credo lo dimenticherò mai.

Adesso ci prepariamo per l’Evento di Carnevale, inutile dire dove, ma ne riparleremo nei prossimi giorni.


Deviantart

Portale che amo moltissimo, e che frequento da un bel pò di anni ormai, ho appena aperto una pagina su Deviantart a questo indirizzo, esplicitamente allestita per lavoro e per linkarla in caso di mail di quel tipo.

L’accesso diretto alla gallery è questo.


Una notte all'Opera

Un paio di post fa accennavo ad A Night at the Opera, capolavoro assoluto dei Queen che in questi giorni ho avuto il piacere di riascoltare in DTS grazie alla nuovissima edizione rimasterizzata, e accoppiata ad uno splendido DVD con un video ad hoc per ogni canzone (tranne You’re  My Best Friend e Bohemian Rhapsody, che esistevano già).

A Night at the Opera è il primo disco del Gruppo che ho acquistato, nel 1992; grazie a mio fratello avevamo già in casa Innuendo e i due Greatest Hits da un bel pezzo, li amavo tanto e coi primi soldi presi la decisione di voler possedere tutta la discografia delle Regine, ma, nonostante siano passati più di dieci anni di ascolti continui, riascoltare l’opera in questa nuova veste mi ha davvero emozionato.







Death on two Legs:

Un pezzo potentissimo, con dei testi davvero taglienti, melodico ma aggressivo, in classico stile Hard-Mercury (come Flick of the Wrist, da Sheer Heart Attack), con una sezione di cori splendida. Il brano si apre solo col piano, e nel menu del DVD si può ascoltare questo stesso inizio senza effetti, le note sono secche e distinte, sembrerò un  cretino ma nello specifico questa è una delle cose che più mi ha reso felice. Il video è un miscuglio di live dell’epoca montati davvero bene, nulla di nuovo a livello di immagine (ho quegli stessi live per intero), ma bello ugualmente.



Lazing on a Sunday Afternoon:

Esistono delle versioni live, forse non in video, dunque hanno deciso di montare molte foto insieme, considerato che il pezzo è molto breve e che molte delle foto sono inedite, il risultato è molto divertente. E’ incredibile come in un minuto e poco più ci sia davvero tutto: un bel testo, strofa e inciso, e anche uno splendido minuscolo assolo di Brian May.



I’m in love with my Car:

Roger nel suo format più celebre in assoluto, da cantante, pezzo immancabile nei concerti anni ’70, il testo è un pò delirante, volutamente ironico, grande assolo di Brian.



You’re my best Friend:

Pezzo molto amato, personalmente ne preferisco di gran lunga altri dello stesso Deacon, ma è stato un singolo importante, e riascoltarlo adesso in questa nuova prospettiva mi ha fatto riflettere molto, è tuttora un pezzo moderno e di gran classe, tipicamente settantino, e tutti i gruppi che cercano adesso di rifarsi a quel genere non arrivano neanche a sfiorare questa qualità.



’39:

Brian May alla voce. Pezzo dal sapore folk ma con un testo futuristico (addirittura Brian nel DVD ammette che è proprio Sci-Fi). Il video è curioso: non esistendo versioni live dell’epoca con Brian alla voce, hanno montato alcune immagini dell’ultimo live con Paul Rodgers (dove per l’appunto Brian montava un set acustico, solo sul palco, di questa canzone e di Love of My Life) e vecchi live per integrare col gruppo. Se a dirsi può sembrare una scelta fuori luogo, in realtà scorre bene ed ho anche apprezzato l’insieme.



Sweet Lady:

Pezzo difficile. Molto duro, mi ci è voluto un pò per assimilarlo. Adesso lo amo tantissimo.



Seaside Rendezvous:

Uno dei miei brani in assoluto preferiti dei Queen, Vaudeville allo stato puro, sono sempre stato affascinato dall’incredibile arrangiamento, dai cori, dall’assolo di trombe finte (fatte col kazoo). Impensabile e raffinato. Il video poi è il migliore insieme a quello di Good Company, non esistendo versioni live, hanno montato filmati anni ’30, assolutamente in coerenza col testo della canzone, alcune sequenze sono davvero geniali. Stupendo.



The Prophet’s Song:

Brian in una delle sue vette compositive più alte, molto progressive, struttura variegata, dall’impatto devastante, con una sezione centrale interamente curata da Freddie, solo con la sua voce e con, principalmente, un semplice Delay. Freddie era l’unico negli anni ’70, in mezzo ai classici soli dei chitarristi o dei batteristi, a montare un assolo di voce in un live. Il risultato era incredibile, come questo pezzo nel suo complesso. Il video è molto bello.



Love of My Life:

Format assoluto di Freddie insieme a Bohemian Rhapsody, immancabile nei concerti dei Queen fino alla fine. La versione del disco è da brivido, il piano è mozzafiato, Brian lavora con le chitarre come fossero un’orchestra d’archi, l’assolo è veramente impressionante.



Good Company:

Può sembrare sottotono in mezzo al resto, soprattutto rispetto a Seaside Rendezvous dato che marcano lo stesso genere, ma è un invece un pezzo incredibilmente sofisticato, Brian lavora coi suoni come non mai, ricrea un’orchestra di fiati sempre e solo con la sua chitarra, è una delle cose che più mi atterriscono tecnicamente del disco. Il video poi è bellissimo come quello di Seaside, realizzato con lo stesso concetto, forse qui ci sono anche delle immagini migliori.



Bohemian Rhapsody:

O si ama o si odia. Può sembrare scontato, ma è davvero il capolavoro assoluto del gruppo, una specie di manifesto concettuale.

C’è tutto: la parte melodica iniziale, il lato operistico ed ironico e la sezione aggressiva e tagliente. La fatidica parte operistica è sempre una sorpresa, ci sono così tante voci e sovraincisioni (solo di Freddie, Brian e Roger, sia chiaro) che ogni volta colgo qualcosa di nuovo, anche questa è un’idea che mi atterrisce, come può averla pensata? I Queen, gente. i Queen.



God Save the Queen:

Versione di Brian dell’inno nazionale inglese, armonie in grande stile. Chiusura eccezionale (ma lo avevano già fatto i Gentle Giant anni prima, in versione progressive però ehhe).

Penso sempre: e se qualcuno in Italia facesse una operazione del genere? Con l’inno che abbiamo…chissà…


Cronache Musicali da un Limbo Misterioso (2)

Oggi è scomparso Wilson Pickett, Gran Maestro del Soul.

I’m gonna wait till the midnight hour,

that’s when my love comes tumblin’ down.

I’m gonna wait till the midnight hour,

when there’s no one else around.

I’m gonna take you girl and hold you

and do all the things I told you

in the midnight hour, yes I am.

Yes I am.

I’m gonna wait till the stars come out

and see that sweet love in your eyes.

I’m gonna wait till the midnight hour,

that’s when my love begins to shine.

You’re the only girl I know

that really loves me so

in the midnight hour.

Just you and I, oh baby.

I’m gonna wait till the midnight hour,

that’s when my love comes tumblin’ down.

I’m gonna wait till the midnight hour,

that’s when my love begins to shine.

Just you and I.

Just you and I, nobody around.

Just you and I.

Just you and I.



In the Midnight Hour, Everybody Needs Somebody To Love: basterebbero queste, scaricatele, ascoltatele, ma io consiglio caldamente anche la sua bellissima interpretazione di Hey Jude.
Poi non costa nulla.


Cronache Musicali da un Limbo Misterioso

Due sono gli album che mi accompagnano momentaneamente. Messi da parte i System of a Down col bellissimo Hypnotize, amo molto l’ultimo album dei Franz Ferdinand, You Could Have It So Much Better…, li trovo eleganti e sofisticati ma nello stesso tempo energici e divertenti, non per pochi e neanche per tutti.

L’altro è il secondo dei Darkness, One Way Ticket To Hell and Back, che attendevo con ansia dopo i fasti del primo (Permission to Land). Avevo letto alcune brutte recensioni, ed in effetti al primo ascolto ero un pò deluso, ma alcuni pezzi poco a poco hanno preso piede, evitandomi il confronto con l’esordio e permettendomi di gustare questa ultima produzione con calma.

Inoltre, le mani di Roy Thomas Baker, produttore già dei Who, Bowie e, soprattutto, dell’epocale A Night of the Opera dei Queen, si fanno sentire parecchio, pompando per l’appunto il lato da Regina dei Darkness, che continuano ad essere diversi dal gruppo di Mercury nella strutture delle canzoni, ma per quanto riguarda arrangiamenti e cori a volte il Déjà Vu si fa davvero pressante, in qualche caso inutilmente pomposi, in altri, come in Bald, estrememente riusciti.