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Cinecomics oggi

Potere delle parole.
Quando viene coniato un vocabolo apposta per definire qualcosa, quel qualcosa si chiude entro determinati parametri atti a definire il vocabolo stesso. Ovvero, tutto era meglio prima di questo termine, un po’ come l’inappropriato uso del tanto amato Graphic Novel.

Cinecomics ieri:
Non esistendo una vera e propria categoria, un tempo i film dedicati agli eroi dei fumetti, o tratti da alcuni albi a fumetti, erano decisamente più rari e più eterogenei, e a volte neanche tenevi troppo conto del fatto che stavi guardando qualcosa tratto da un fumetto (vedi Men in Black, o The Mask). Non avere uno standard comportava, in media, un livello a volte molto basso ma a volte sorprendente, come un Dick Tracy di Beatty, o film bistrattatissimi come Rocketeer. In fondo, per l’idea che si aveva di un film tratto da dei fumetti, sembrava più un Cinecomic Robocop che il Batman di Burton, che difatti fu amato/odiato al punto da pretendere poi i famigerati seguiti, molto più “fumettosi”, di Schumacher.

Insomma, il pensiero era quello che, classicamente, i fumetti fossero per bambini e i film avrebbero dovuto esserlo di conseguenza. Quello che sfuggiva, ai tempi, era che un’intera ondata di film del periodo avrebbero potuto benissimo essere tratti da fumetti, dato che ne riprendono stilemi e situazioni, ma che diventavano grandi successi solo perché erano “originali”. Praticamente ci si vergognava un po’. Allo stesso tempo, come dicevo prima, alcuni osavano operazioni strane, e il Batman di Burton un po’ strano lo era, così come l’idea di fare una serie di film dedicati a Blade, o quella di portare sul grande schermo Dellamorte Dellamore e non Dylan Dog.
Quanti erano consapevoli che La Famiglia Addams è tratta dai fumetti di Charles Addams? O che i film di Conan erano debitori anche delle versioni a fumetti della Marvel?

Più il personaggio era conosciuto, più rischiava di essere un film infantile, vedi Phantom o i “meravigliosi” film anni novanta dei Fantastici 4 e di Capitan America.

In ogni caso, non c’erano grandi regole in quanto a struttura narrativa, e ogni film era davvero da prendere a sè.

Cinecomics oggi:
Sicuramente, il primo lungometraggio dedicato agli X-Men fece scalpore. A riguardarlo ora ci sono diverse ingenuità, ma uscendo dal cinema ricordo benissimo una certa soddisfazione. Diciamo che arrivò nel momento giusto, fondendo alcune intuizioni maturate su Blade, principalmente l’idea di rendere il film il meno fumettoso possibile abolendo i costumi in latex a favore di vestiti più casual.
La sperimentazione che era in atto, però, non creava ancora delle regole, quindi quando viene deciso di approcciarsi a Spider Man l’impianto non fu affatto quello degli X-Men, anzi era totalmente opposto: costumi aderenti e colori fortissimi. Ma ci stava, era coerente col personaggio.

Spider Man fu un successo clamoroso, in mezzo a film deliranti come Daredevil, e definisce quelle che sono le prime regole del Cinecomic moderno: storia d’amore tormentata, da grandi poteri derivano etc, morte di Zio Ben. Il problema di fondo è che questi sono, da sempre, gli elementi di Spider Man e, a volte, non è detto funzionino su altri personaggi.

Ed ecco l’errore a mio avviso del primo Batman di Nolan, che si presenta abbastanza differente da quello di Burton (e questo è solo un fattore positivo), ma che inserisce malamente una storia d’amore che poco ci interessa, con tanto di finale in copia carbone del tipo “per via dei miei poteri non possiamo stare insieme”.
Ma ok.

E così nasce il “nuovo” film di Superman, uno dei più grandi errori dell’umanità.

Il primo Iron Man, per quanto leggero, fa capire ancora che ci si può adattare in base al personaggio, e la storia d’amore viene ribaltata nel momento in cui Tony Stark dichiara di essere Iron Man, annullando totalmente il “problema tipico di Spider Man che piace tanto agli altri registi”.
I Batman di Nolan alzano il tiro riguardo al target del pubblico. Purtroppo, lo alzano secondo me in maniera errata, perché da quel momento in poi, un po’ come per il termine Graphic Novel, intorno a un certo tipo di film si crea un alone di supponenza premeditata, creando la situazione del tipo “i film di Batman sono per adulti mentre quelli di Spider Man, in quanto colorati, sono ancora per bambini”. Difatti il prossimo film di Batman è già un capolavoro, pur non avendolo visto nessuno.

Poi c’è sempre la questione effetti speciali, secondo la quale più sono tosti più ci si dimentica della sceneggiatura. Ma, in fondo, questo è sempre stato un problema topico del cinema.

Il film degli Avengers, molto carino, soffre di questo accumulo di Input, e i costumi ne sono il chiaro esempio: Capitan America, Thor e la Vedova nera hanno quello colorato, Occhio di Falco e Nick Fury hanno quello casual stile Ultimates. Iron Man non conta. E, in questa indecisione, hanno avuto la meglio, perché hanno accontentato un po’ tutti.

Spider Man 3 è un mezzo disastro fra i fan, non al botteghino, e la Sony, sicura di fare un favore a un certo pubblico di appassionati, decide così di far ripartire da zero il franchise con nuovi attori e un nuovo regista, risparmiando più o meno un botto di soldi.

Ed eccoci al nuovo film di Spider Man, di cui scruto questi trailer con molta diffidenza, che hanno la stessa fotografia e lo stesso tipo di regia di Raimi, creandomi sempre un fastidioso effetto Deja Vu, come se fosse una parodia. E scruto anche i commenti, perché appena c’è qualcuno che osa dire che sembrano simili la risposta tipica è “ma vedi che qui ha i lanciaragnatele”.

Ok.

Ecco, sono i lanciaragnatele il problema dei film di adesso, di chi li fa e del pubblico che li segue.


La Saga di Rocky

Questa immagine ha troneggiato nella mia stanza per anni. E io non potevo tollerarla. Mio fratello mi ha infuso un sacco di cose belle, ma ci sono alcune cose che, chissà perché, reputavo fastidiose, come Madonna e Rocky, tanto per dirne due. Così, non vedevo un film di Rocky da non so quanto, penso vent’anni o giù di lì, inoltre li replicavano di continuo nelle reti private (specie Rocky IV), quindi li conosco a memoria ma in realtà non li avevo mai rivisti con la giusta concentrazione. Anzi, alla fine mi piaceva pure, ma forse non li prendevo troppo sul serio.

Ho finito adesso una intensa Rocky Maratona.
Tutto perché volevo vedere Rocky V e Rocky Balboa, che mi mancavano ancora all’appello.

Così, ecco le mie impressioni, senza dire nulla di nuovo, ma con uno sguardo abbastanza candido su una serie che ha fatto storia:

Rocky:
Un fottuto capolavoro. Una sceneggiatura perfetti, personaggi fantastici, interpretazione a mille, dialoghi eccezionali, struttura meravigliosa, grandi emozioni, grandi sentimenti. Ma questo si sa già.

Rocky II, III e IV:
Mia intenzione è invece rivalutare questo trittico, che visti uno per uno possono sembrare identici, ma su una struttura pressoché simile costruiscono situazioni e dinamiche molto diverse, inoltre i personaggi vanno avanti e crescono bene. Non saranno all’altezza del primo, ma, visti in quest’ottica, hanno una loro dignità e coerenza. Li catalogo un po’ come degli episodi di una serie televisiva, venuti dopo un episodio pilota coi fiocchi.

Rocky V:
Ho provato a farmelo piacere, e fino a metà film quasi riuscivo a tollerare la storyline del figlio, poi diventa davvero pacchiano, sentimentale nel senso più sbagliato del termine e decisamente ridicolo nel finale. Un passo falso non da poco.

Rocky Balboa:
La serie si chiude con un film che per la prima volta rispetto agli altri riesce ad essere autocitazionista senza dare fastidio, proponendo luoghi e situazioni, soprattutto del primo film, sempre al servizio della trama. Addirittura la corsa sulle scale riesce a non essere noiosa e banale. E la storia regge. Il Rocky stanco, voglioso di riscatto, assomiglia un po’ al Cavaliere Oscuro di Miller, anche fisicamente, i personaggi hanno ritrovato il giusto equilibrio e, soprattutto, i dialoghi sono tornati davvero ad essere credibili e molto belli. Nessun finale patetico, molte sorprese di dinamica (la scena in cui Robert lo rimprovera e Rocky, inaspettatamente, anziché assecondarlo perché gli vuole bene, gli va contro per aprirgli occhi è davvero perfetta) e una buona regia. Il “cattivone” è un po’ insipido, ma non ci importa molto, è un film molto giapponese, pur essendo molto americano allo stesso tempo. E Stallone fa un baffo al Mickey Rourke di The Wrestler.


Varie ed eventuali

Post cumulativo.
Ormai, penso tanti post, e poi non ne scrivo nessuno, vuoi per tempo, vuoi per altri motivi. Magari invece se me ne frego di dover per forza farli tematici potrei cercare così di recuperare un po’ di roba…

Inizierei dai Vendicatori: simpatico, divertente, decente. Non il capolavoro che tutti dicono, ci vorrebbe una sceneggiatura ben diversa, ma il lavoro è impressionante, il ritmo buono e, soprattutto, i personaggi interagiscono in maniera soddisfacente. Thor fa un po’ la figura del fesso, ma penso sia colpa in parte dell’attore, invece Hulk sembra finalmente trovare una sua decorosa dimensione cinematografica che potrebbe far sperare.

Perché nostalgia? Non so, sarà il periodo, l’inizio dell’estate, le giornate più lunghe… però sono un po’ preso di nostalgia, cose che mi mancano, cose che non ho più, cose che potrei avere, cose che non potrò più avere. Ho resistito qualche mese con ritmi imbarazzanti, e forse adesso sono solo un po’ stanco, chi lo sa…

Mi rivedo da un po’, ormai un bel po’, con un amico che non ho frequentato per qualche anno. E’ piacevole ritrovare un’amicizia, è stato un riavvicinamento immediato ma comunque lungo nel nostro ritrovarci a proprio agio, e devo dire che adesso funziona tutto abbastanza bene. In fondo sono pieno di amici, sono solo io che sono storto e non riesco ad essere costante emotivamente.

Sono stato qualche giorno a Torino, dove sono stato poco e niente nella mia vita, e se si conta che mio fratello sta lì da dieci anni fa capire quanto male gestisco i miei tempi. Ho girato un po’ la città con Federica ed è stato bello.

Canzoni del Giorno: sono ormai al centotrentesimo giorno. Ho fatto anche qualche passo tecnologico, faccio quindi un piccolo riassunto delle mie preferite degli ultimi tempi…


Queen Remastered: RECENSIONE 3a Parte – Gli anni 90 e Considerazioni Finali

Gli ultimi Bonus EP da passare in esame sono negli ultimi due album della produzione Queen con Freddie Mercury.

INNUENDO
1 I Can’t Live With You (1997 Rocks Retake) [Queen]
2 Lost Opportunity (B-Side) [Queen]
3 Ride The Wild Wind (Early Version with Guide Vocal) [Queen]
4 I’m Going Slightly Mad (Mad Mix) [Queen]
5 Headlong (Embryo with Guide Vocal) [Queen]

Molto belle Ride the Wild Wind ed Headlong nella loro versione “demo come le facevano loro”, ovvero in tutto e per tutto fatte dai loro autori originali (rispettivamente Taylor e May) per poi passarle agli altri del gruppo. Mi ha sempre incuriosito immaginare come le facesse ascoltare John Deacon, che non è mai stato in grado di cantare…
Per il resto, girano diverse alternate Tracks di quest’album (e anche di The Miracle) in bootleg, e avrei sperato in qualcos’altro. Ad esempio, come altra traccia guida, è abbastanza celebre la versione “solo May” di The Hitman, che secondo me non hanno messo solo perché aveva la voce un po’ strozzata, ma per completezza ci stava…

MADE IN HEAVEN
1 Heaven For Everyone (Single Version) [Roger Taylor]
2 It’s A Beautiful Day (B-Side Version) [Queen]
3 My Life Has Been Saved (1989 B-Side Version) [Queen]
4 I Was Born To Love You (Vocal & Piano Version) [Freddie Mercury]
5 Rock In Rio Blues (Live B-Side) [Queen]
6 A Winter’s Tale (Cosy Fireside Mix) [Freddie Mercury]

Abbastanza deludente e scarno, nulla di che, fra l’altro con la fatidica My Life Has Been Saved che, in quanto b-side di The Miracle, avrebbe dovuto stare su quel Bonus EP come tutti i b-side che hanno inserito.

In definitiva, di tutti i Bonus EP, posso dire che gli unici a valere la pena sono questi qui:
Queen I
Keep Yourself Alive (De Lane Lea Demo, December 1971) – 3:50
The Night Comes Down (De Lane Lea Demo, December 1971) – 4:22
Great King Rat (De Lane Lea Demo, December 1971) – 6:07
Jesus (De Lane Lea Demo, December 1971) – 5:04
Liar (De Lane Lea Demo, December 1971) – 7:52
Mad the Swine (June 1972) – 3:22

Queen II
See What a Fool I’ve Been (BBC Session, July 1973) (Remix 2011) – 4:22
White Queen (As It Began) (Live At Hammersmith Odeon, December 1975) – 5:32
Nevermore (BBC Session, April 1974) – 1:27

Sheer Heart Attack
Flick of the Wrist (BBC Session, October 1974) – 3:24
Tenement Funster (BBC Session, October 1974) – 2:58

A Night at the Opera
Keep Yourself Alive (Long-Lost Retake, June 1975) – 4:04 (May)

A Day at the Races
4. “Good Old-Fashioned Lover Boy (Top of the Pops, July 1977)” 2:51

News of the World
1. “Feelings Feelings (Take 10, July 1977)” 1:54
2. “Spread Your Wings (BBC Session, October 1977)” 5:25
3. “My Melancholy Blues (BBC Session, October 1977)” 3:12

Jazz
2. “Bicycle Race (Instrumental)” 3:09
3. “Don’t Stop Me Now (With long-lost guitars)” 3:34
5. “Dreamer’s Ball (Early acoustic take, August 1978)” 3:40

The Game
3. Sail Away Sweet Sister (To The Sister I Never Had) (Take 1 With Guide Vocal) Bonus EP Audio New Content
4. It’s A Beautiful Day (Original Spontaneous Idea, April 1980) Bonus EP Audio New Content

Flash Gordon
3. The Kiss (Aura Resurrects Flash) (early version, March 1980) Bonus EP Audio New Content
4. Football Fight (early version, no synths, February 1980) Bonus EP Audio New Content

Hot Space
NIENTE

The Works
NIENTE

A Kind Of Magic
1. A Kind Of Magic (Highlander version) Bonus EP Audio Previously Released
3. Pain Is So Close To Pleasure (single version) Bonus EP Audio Previously Released
5. A Kind Of Vision (demo, August 1985) Bonus EP Audio New Content

The Miracle
NIENTE

INNUENDO
3 Ride The Wild Wind (Early Version with Guide Vocal) [Queen]
5 Headlong (Embryo with Guide Vocal) [Queen]

MADE IN HEAVEN
NIENTE

Non è bello che ci siano ben quattro album senza Bonus degni di nota. In generale, sono pur sempre dei cd aggiuntivi, e automaticamente si dovrebbe pensare che di conseguenza è “solo un extra”, ma dato che la versione a un disco o a due dischi hanno due prezzi differenti, ci si aspetterebbe qualcosa di più.

In linea di massima, non sarebbe così difficile scavare negli archivi e accontentare noi fan affamati di demo o versioni alternative. Inoltre, sarebbe bene che i live fossero quantomeno del tour corrispettivo, e invece ci troviamo, ad esempio, In the Lap of the Gods di Wembley nel cd di Sheer Heart Attack.
O magari sono io un po’ troppo purista, non so.

I rimpianti li ho già detti passo passo.

Più in generale, la veste grafica è ottima, e ogni booklet è accompagnato alla fine da alcune pagine aggiuntive di note sui Bonus EP e bellissime foto inedite.

Invece, ho trovato bruttine le stampe delle cover degli ultimi album, un difetto che ho riscontrato anche nella riedizione dei cd dei Beatles: sembra quasi che le tipografie siano tutte impazzite.

Prendiamo Innuendo. vi faccio vedere a confronto la prima edizione della EMI e quest’ultima: a parte il “bianco non più bianco” della vecchia edizione, basta notare i tratteggi orizzontali del disegno per vedere che qualcosa non va.

The Miracle è ancora peggio. Sotto la versione EMI. Praticamente, è come se avessero contrastato i colori oltre il limite consentito, eliminando certe sfumature del colore.

In sostanza, questa riedizione è d’obbligo per ogni Queen Fan, a partire dal suono, passando dalle foto e dalle note inedite, finendo coi Bonus EP, però non è nulla di definitivo, il che fa presagire il peggio.

Non vorrei fare sempre lo stesso esempio, ma al momento, l’operazione fatta per l’Anthology dei Beatles (3 doppi cd di demo e outakes, senza scarti inutili, un documentario di dieci ore dettagliatissimo e un libro che meglio di così non si può) dovrebbe essere più da modello per tutte le riedizioni di ogni gruppo che si rispetti, e i Queen, nonostante io possa essere di parte, si meriterebbero senz’altro qualcosa del genere.


Queen Remastered: RECENSIONE 2a Parte – Gli anni 80

Continuiamo la rassegna dei Bonus Ep dell’ultima ristampa in digitale della discografia dei Queen.

The Game
1. Save Me (live version from The Forum, Montreal, Canada, 24 November 1981) Bonus EP Audio Previously Released
2. A Human Body (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
3. Sail Away Sweet Sister (To The Sister I Never Had) (Take 1 With Guide Vocal) Bonus EP Audio New Content
4. It’s A Beautiful Day (Original Spontaneous Idea, April 1980) Bonus EP Audio New Content
5. Dragon Attack (live version from the Milton Keynes Bowl, Milton Keynes, 5 June 1982) Bonus EP Audio Previously Released

A Human Body è un B-Side obbligato, fra l’altro uno dei miei preferiti. Abbiamo invece ben due tracce interessantissime, e inedite: It’s a Beautiful Day nella sua versione originale, nuda e cruda, bella, e Sail Away Sweet Sister in una pazzesca primissima versione, con un arrangiamento molto diverso, a dir poco entusiasmante, ascolto obbligato per ogni appassionato. Questo EP viene quindi promosso facilmente.

Flash Gordon
1. Flash (single version) Bonus EP Audio Previously Released
2. The Hero (October 1980…. Revisited) Bonus EP Audio New Content
3. The Kiss (Aura Resurrects Flash) (early version, March 1980) Bonus EP Audio New Content
4. Football Fight (early version, no synths, February 1980) Bonus EP Audio New Content
5. Flash (live version from The Forum, Montreal, Canada, 24/25 November 1981) Bonus EP Audio Previously Released
6. The Hero (live version from The Forum, Montreal, Canada, 24/25 November 1981) Bonus EP Audio Previously Released

Altro ottimo EP, ovviamente trainato da quelle due demo, veramente belle. Purtroppo, allo stesso tempo, sale la voglia di avere “solo” Bonus di quel tipo, ahimè.

Hot Space
1. Staying Power (live version from the Milton Keynes Bowl, Milton Keynes, 5 June 1982) Bonus EP Audio Previously Released
2. Soul Brother (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
3. Back Chat (single version) Bonus EP Audio Previously Released
4. Action This Day (live version from Seibu Lions Stadium, Tokyo, 3 November 1982) Bonus EP Audio New Content
5. Calling All Girls (live version from Seibu Lions Stadium, Tokyo, 3 November 1982) Bonus EP Audio Previously Released

Poco o nulla di interessante, lo ammetto.

The Works
1. I Go Crazy (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
2. I Want To Break Free (single version edit) Bonus EP Audio Previously Released
3. Hammer To Fall (Headbanger’s 12″ extended version) Bonus EP Audio Previously Released
4. Is This The World We Created? (live version from Rio De Janiero, January 1985) Bonus EP Audio Previously Released
5. It’s A Hard Life (live version from Rio De Janiero, January 1985) Bonus EP Audio Previously Released
6. Thank God It’s Christmas (non album single) Bonus EP Audio Previously Released

Anche qui, nulla di rilevante, a parte la comodità di avere i B-Side inglobati negli album corrispondenti.

A Kind Of Magic
1. A Kind Of Magic (Highlander version) Bonus EP Audio Previously Released
2. One Vision (single version) Bonus EP Audio Previously Released
3. Pain Is So Close To Pleasure (single version) Bonus EP Audio Previously Released
4. Forever Bonus EP Audio Previously Released
5. A Kind Of Vision (demo, August 1985) Bonus EP Audio New Content
6. One Vision (live version from Wembley Stadium, London, 11 July 1986) Bonus EP Audio New Content
7. Friends Will Be Friends Will Be Friends (CD bonus track) Bonus EP Audio Previously Released

EP straordinario: FINALMENTE su cd A Kind of Magic nella versione di Highlander, una ufficializzazione che vale moltissimo per i collezionisti. Purtroppo manca New York, New York. Perchè???????????????????????????
In mezzo alle altre fesserie, si staglia invece A Kind of Vision, una nuova prospettiva per l’ascolto di A Kind of Magic e One Vision, fuse in questa versione embrionale come fossero un’unica canzone (e lo erano, appunto). Una traccia rispescata dagli archivi che mi ha dato una grossa emozione. IL bonus migliore in assoluto.

The Miracle
1. I Want It All (single version) Bonus EP Audio Previously Released
2. The Invisible Man (early version with guide vocal, August 1988) Bonus EP Audio New Content
3. Hang On In There (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
4. Hijack My Heart (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
5. Stealin’ (non-album track) Bonus EP Audio Previously Released
6. Chinese Torture (CD bonus track) Bonus EP Audio Previously Released
7. The Invisible Man (extended version) Bonus EP Audio Previously Released

Nulla di che, quasi fastidioso… Gravissima la mancanza di My Life Has Been Saved, che verrà inserita invece fra i bonus di Made in Heaven (e non dite che ha senso, perchè altrimenti avrebbe dovuto finirci anche la It’s a Beautiful Day che sta nei bonus di The Game).

Prossima puntata: gli ultimi album e, più in generale, la veste grafica.


Queen Remastered: RECENSIONE 1a Parte – Gli anni 70

L’ultimissima edizione della discografia del gruppo inglese si fregia di avere una definitiva (?) rimasterizzazione e, soprattutto, un cd di bonus track per ogni album.
Vediamo, disco per disco, la valenza di questi BONUS EP:
Queen I
Keep Yourself Alive (De Lane Lea Demo, December 1971) – 3:50
The Night Comes Down (De Lane Lea Demo, December 1971) – 4:22
Great King Rat (De Lane Lea Demo, December 1971) – 6:07
Jesus (De Lane Lea Demo, December 1971) – 5:04
Liar (De Lane Lea Demo, December 1971) – 7:52
Mad the Swine (June 1972) – 3:22

Le prime 5 sono le mitiche demo registrate dai Queen prima di Queen I, quelle con cui andavano in giro a cercare un’etichetta. Mad the Swine è il pezzo scartato ripescato e ripulito già ai tempi di Innuendo. La qualità del suono delle sessioni ai De Lane Lea studios è notevole, rimasterizzata direttamente dalla lacca in possesso di Brian May, e anche se giravano già da tempi immemori, difficilmente avremmo potuto ascoltarle con questa pulizia. Nulla di nuovo, quindi, ma è particolarmente eccitante averle finalmente in maniera “ufficiale”.
Speravo in Hangman. Peccato.

Queen II
See What a Fool I’ve Been (BBC Session, July 1973) (Remix 2011) – 4:22
White Queen (As It Began) (Live At Hammersmith Odeon, December 1975) – 5:32
Seven Seas of Rhye (Instrumental Mix) – 3:09
Nevermore (BBC Session, April 1974) – 1:27
See What a Fool I’ve Been (B-Side Version, February 1974) – 4:31

Anche qui, nulla di nuovo, ma a guadagnarci è il suono e l’ufficialità dei brani, nello specifico le due BBC Session, dove Nevermore è una perla rara dovuta al fatto che rappresenta l’unica altra esecuzione rintracciabile insieme a quella originale. White Queen presa dal concerto di Natale è relativamente utile, Seven Seas strumentale un mero riempitivo.

Sheer Heart Attack
Now I’m Here (Live at Hammersmith Odeon, December 1975) – 4:25
Flick of the Wrist (BBC Session, October 1974) – 3:24
Tenement Funster (BBC Session, October 1974) – 2:58
Bring Back That Leroy Brown (A Cappella Mix 2011) – 2:17
In the Lap of the Gods … Revisited (Live at Wembley Stadium, July 1986) – 2:35

Dinuovo, le uniche bonus track degne di chiamarsi tali sono soltanto le due BBC Session, splendide. Il resto non conta molto.

A Night at the Opera
Keep Yourself Alive (Long-Lost Retake, June 1975) – 4:04 (May)
Bohemian Rhapsody (Operatic Section A-cappella Mix) – 1:03 (Mercury)
You’re My Best Friend (Backing Track Mix) – 2:57 (Deacon)
I’m in Love With My Car (Guitar & Vocal Mix) – 3:18 (Taylor)
’39 (Live at Earl’s Court, June 1977) – 3:46 (May)
Love of My Life (South American Live Single, June 1979) – 3:43 (Mercury)

Sarebbe un BONUS EP sprecato se non ci fosse quella inaspettata versione studio del 1975 di Keep Yourself Alive. Sorprendente ed emozionante. Al posto di quegli inutili mix sui pezzi “come li conosciamo”, avrei preferito un lavoro più sfizioso sul multitracks di Bohemian Rhapsody, o magari ufficializzare una Sweet Lady o Lazing on a Sunday in versione live. Diciamo che dal capolavoro assoluto mi aspettavo qualcosa di diverso.

A Day at the Races
1. “Tie Your Mother Down (Backing Track Mix 2011)” 3:48
2. “Somebody to Love (Live at Milton Keynes, June 1982)” 7:55
3. “You Take My Breath Away (Live in Hyde Park, September 1976)” 3:06
4. “Good Old-Fashioned Lover Boy (Top of the Pops, July 1977)” 2:51
5. “Teo Torriatte (Let Us Cling Together) (HD Mix)” 4:47

Ancora una volta il cd regge su un’unica traccia, ovvero la bellissima Good Old-Fashioned Lover Boy alternativa del Top of the Pops.

News of the World
1. “Feelings Feelings (Take 10, July 1977)” 1:54
2. “Spread Your Wings (BBC Session, October 1977)” 5:25
3. “My Melancholy Blues (BBC Session, October 1977)” 3:12
4. “Sheer Heart Attack (Live in Paris, 28 February 1979)” 3:34
5. “We Will Rock You (Fast) (Live in Tokyo, November 1982)” 2:54

Questo cd innalza il livello e contemporaneamente lo abbassa. Vi spiego. Fellings Feelings è in assoluto uno dei migliori bonus di tutto il catalogo, col suo suono pulitissimo ed eccezionale, e il pezzo è divertentissimo, da ascoltare e riascoltare. I due live sono carini, ma, come sempre, un po’ inutili. Le due BBC Session fantastiche. E allora cosa c’è che mi fa incazzare? Mi fa incazzare sapere, come qualsiasi Queen Fan, che le BBC Session di quell’anno comprendevano anche It’s Late (in una esecuzione eccezionale, con tanto di sezione centrale presa da Get Down Make Love) e We Will Rock You (Slow e Fast). Perchè non ci sono? Non lo comprendo. Fra l’altro, avrebbe finalmente ufficializzato la versione “studio” di We Will Rock You Fast, e non era poco. Sono tracce che tutti noi collezionisti abbiamo in circa 800 cd, ma pensare che avrei potuto ascoltare anche quelle due con la stessa qualità è un rimpianto troppo grande da potere accettare facilmente.

Jazz
1. “Fat Bottomed Girls (Single version)” 3:23
2. “Bicycle Race (Instrumental)” 3:09
3. “Don’t Stop Me Now (With long-lost guitars)” 3:34
4. “Let Me Entertain You (Live in Montreal, November 1981)” 2:48
5. “Dreamer’s Ball (Early acoustic take, August 1978)” 3:40

Ci siamo quasi. Per completezza, quella Fat Bottomed ci sta, Bycicle Race strumentale UFF, UFF pure il live… Don’t Stop me Now con l’assolino allungato è una bella chicca… Dreamers’s Ball… meravigliosa. QUESTO è il primo VERO Bonus: qualcosa di ricercato e qualcosa di non troppo sparso già per il mondo. Di ogni brano quanti take scartati avranno? A palate. Perché non prediligere Bonus di questo tipo? Davvero, non lo comprendo. Intanto, non mi lamento, e il cd aggiuntivo di Jazz chiude in bellezza la gloria degli anni 70.

A presto per la seconda parte :)


Ancora su Moebius e sul Fumetto in generale

Con la morte di Will Eisner avevo già parlato di “compressione temporale“, o di “seconda era del Fumetto”.

Sono passati 7 anni.

Moebius è scomparso, e in mezzo ci sono state altre morti tragiche, alcune veramente inaspettate (vedi Wieringo o Meglia). Il fumetto si fa sempre più vecchio, ed è inevitabile che perda i suoi maestri, assomigliando sempre di più alle Arti Alte, in cui chi ha una grande passione per la pittura non pensa minimamente che avrebbe potuto conoscere Picasso, men che meno Michelangelo.

Io sto sempre lì invece a dirmi che se fossi nato dieci anni prima avrei potuto magari chiacchierare con Pratt e Pazienza.

In ogni caso, parlando ieri col buon Maurizio Clausi, ho trovato illuminante una sua frase… si parlava del fatto di quanto sia strano piangere la morte di qualcuno che poi, effettivamente, non è né un parente né un amico stretto.

Ma -e questo è il ragionamento a cui si è arrivati- se dovessimo misurare l’influenza che queste persone (un Moebius come un Jack Kirby o uno Schulz) hanno avuto sulla nostra vita si abbattono tutte le distanze. Moebius ha lasciato un segno profondo in quello che è il mio modo di fare, di approcciarmi e di pensare il fumetto, quello cioè di cui vivo ogni giorno da quando ho memoria. Quindi sì, sono decisamente giustificato.


Quello che ho da dire su Jean Giraud/Moebius

Anzitutto diciamolo: è scomparso ANCHE Jean Giraud. Limitarci a piangere Moebius non basta. Non è andato via un autore di fumetti, ma, almeno, due. E chi lo conosceva bene sa che erano anche più di due.

Ho un sacco di miti, e tante passioni. Non ho mai amato però gli atteggiamenti da fan accanito: tutti i miei riferimenti, ad esempio, nel mondo della musica ho cercato, quando possibile, di approcciarli, conoscerli, sviluppando un rapporto carino (vedi Mauro Pagani, Francesco di Giacomo, Stefano Bollani, Petra Magoni..), basato non sugli stupidi urletti ma su qualcosa di più concreto, umano.

Il mondo del fumetto è come un enorme albergo, pieno di stanze, dove ci si conosce tutti, magari ci si è incontrati solo in ascensore, o magari non ci si è incontrati affatto ma si sa che al terzo piano c’è Tizio Tal dei Tali, e si sapeva benissimo che Moebius era in quel determinato piano e, se volevi, e avevi un po’ di fortuna, non era impossibile incontrarlo per una piccola chiaccherata sul pianerottolo.

Ho fatto la scoperta del suo mondo intorno ai 17 anni, e mi sentivo già di avere sprecato un sacco di tempo, ed è stato un fulmine a ciel sereno: da quel momento i miei ideali e i miei modelli sono cambiati radicalmente.

Nel 1997 Affiche organizzò a Palermo una sua mostra antologica. Ai tempi, col cazzo che c’era Internet ad avvertirti di cose del genere, quindi, scoperto per puro caso attraverso un giro di telefonate, mi fiondo letteralmente impazzito a quello che era già il secondo giorno dell’esposizione. Lui era lì. E io, timidissimo e impacciato, mi limito a fare la fila, farmi fare un piccolo autografo, e considerarmi la persona più fortunata del mondo (insieme a quelle poche altre, perchè, bisogna dirlo, non eravamo neanche moltissimi).

Ho rivisto quella mostra decine di volte. Mi ha sconvolto, scombussolato, sconfitto e stimolato. Non ho disegnato per due mesi, forse tre. E per me, che disegnavo centinaia di pagine al mese (davvero), erano davvero tanti. Poi sono tornato alle tavole, e avevo appreso mille cose.

Di lui non amo solo il disegno, o le idee, ma le scelte artistiche: sapere che gestiva stili diversi a seconda del genere o delle situazioni mi eccitava. E poi aveva anche influenzato Andrea Pazienza, quindi sticazzi.

Anni dopo, alla mia prima Angouleme, lo incontrai. Parlammo di Palermo, di cui aveva un bellissimo ricordo, gli feci vedere dei miei lavori, facemmo anche delle foto, andate perdute insieme al rullino di quella macchina fotografica, ma vabbè, continuavo a incontrarlo ripetutamente ogni volta che sono andato ad Angouleme, e ogni volta dovevo rompergli le palle per 5 minuti su Palermo e cose così.

L’ho incontrato anche a Napoli, inginocchiandomi ai suoi piedi, l’anno in cui avevo pubblicato Pioggia d’Estate, con un capitolo a lui dedicato, potendo così donarglielo.

Pur non ricordandosi mai di me, era sempre gentile, e anche se il mio inglese fa storicamente cacare, riusciva a comprendermi e rispondermi in maniera chiara e semplice.

Come i suoi disegni da Moebius. Chiari e semplici, ma estremamente sofisticati.

Ora, tornando all’inizio, nella mia vita “matura (dai quindici anni in su)” non ho mai avuto atteggiamenti da fan accanito, neanche quando ho visto Roger Taylor. Mai. Ho le mie passioni, e sono anche abbastanza nerd nel coltivarle, ma mai quegli urletti che dicevo.

Tranne il giorno della mostra a Palermo, per lui.

Quel giorno lui mi fece l’autografo con un pennarello che avevo appena acquistato.

Quel pennarello l’ho imbustato, per “preservare” la sua magia. Per darmi forza. Per avere un simbolo sempre davanti agli occhi.

Quel pennarello è ancora imbustato, sempre in mezzo agli altri pennarelli, sempre sopra il mio tavolo da disegno.

Quel pennarello è il mio unico urletto. Ed è per Jean Giraud, per Moebius, e per Gir.

Mi mancherà davvero.


Una Canzone al Giorno: aggiornamento

Ho scritto tanti post non pubblicati. Nella mia testa. Gli avvenimenti degli ultimi tempi fanno riflettere, e al contempo dimenticare, come reazione.
Come già detto, il 31 dicembre dell’anno scorso ho iniziato per gioco a fare un video al giorno di una canzone che sento in quel momento. Un’operazione discutibile, che mi ruba del tempo, non tanto, ma comunque un impegno in più, che ho rispettato anche quando ero indietrissimo con tutto, anche quando traslocavo e non avevo connessione, anche quando non ne avevo troppa voglia, e anche quando, come in questi giorni, non avevo neanche tanta voce causa influenza e mal di gola.
Un piccolo impegno che però vuole essere per me un appiglio di equilibrio, per rispettare a maggior ragione le scadenze, e non a rimandarle, o, peggio ancora, tardarle troppo. Penserete che sono pazzo, e che un impegno in più non può che peggiorare le cose; in parte è vero, in parte, invece, è uno stimolo, e so bene come sia riuscito a recuperare molti lavori arretrati nonostante “la canzone al giorno”.
Fiero di tutto questo, ho acquistato anche una nuova webcam, per migliorare la qualità, e ho aperto un canale YouTube, che magari potrà non essere aggiornato quotidianamente come la pagina su Facebook, ma sarà sicuramente uno spazio più accessibile a tutti. Come presentazione metto quindi i miei video preferiti fino ad adesso. Da domani chissà.


Freddie Mercury Memorial Day

Splinder fra un po' chiuderà e dovrò trasferire 7 anni di blog. Un dramma. Ma non può arrestarmi nello scrivere pensieri e sensazioni di una serata come quella di ieri.

Probabilmente, a leggerlo, sembrerà un ammasso di parole e frasi retoriche. Anzi direi sicuramente. Ma la serata di ieri è stata davvero speciale.

20 anni dalla morte di Freddie Mercury, e ricordo benissimo come fosse ieri quando fu data la notizia del suo annuncio, anche perchè era il giorno del mio compleanno, e poi, l'indomani, della sua morte.

Così, dato che la mia vita ha preso una piega fortemente musicale, e che i Queen (come ben si sa) rappresentano da sempre un tassello fondamentale della mia formazione, era da tempo che meditavo su un grosso evento celebrativo. Lo abbiamo fatti ai Candelai, in compagnia di 40 musicisti, fra band e ospiti singoli, tutti coinvolti e sinceramente motivati a partecipare.

Ne è uscito fuori un concerto bello oltre ogni misura. Non è stata la musica o le esecuzioni a essere protagonisti della serata, bensì le emozioni, emozioni allo stato puro. Non c'era un palco, non c'era divisione fra chi stava sopra la pedana rialzata e chi sotto (o al piano di sopra): eravamo un tutt'uno. E non è stata la quantità della gente a fare la differenza, mi è capitato diverse altre volte di suonare davanti a platee numerose, ma ieri c'era "qualcosa in più", e il motivo era quello che ha dato il nome alla serata, e quel motivo ci ha letteralmente unito in simbiosi, in un modo così intimo che ho GODUTO di un'esperienza assolutamente inimitabile, e come l'ho fatto io lo ha fatto ognuno di quelli che erano lì. Perchè, sia chiaro, non è stata una sensazione SOLO MIA.

DI solito, l'indomani si fanno i complimenti ai musicisti, ma a me viene davvero naturale pensare che i complimenti dovremmo farceli tutti, sia chi suonava sia chi ascoltava, perchè è stato davvero un piccolo miracolo vedere TUTTI puntuali alle 21 (in una città abituata ad andare ad ascoltare musica ALMENO alle 23), e tutti incollati al proprio posto, e fino alla fine, nonostante il volume devastante o il caldo. E non è solo la puntualità che ha fatto la differenza: il calore umano, lo scambio emozionale, la voglia di cantare, la partecipazione naturale e disinibita.

E ho anche messo una dannata tutina.

E ho cantato Barcelona. Ma chi lo avrebbe mai detto??? Sono ancora incredulo…

Bellissimo.


Il Trailer degli Avengers step by step

Iniziamo con una bella Skyline di New York, come più o meno il duecento per cento dei film ambientati lì.

Un paio di facce spaventate, e subito dopo esplosioni, militari e polizia: mammamiachessaràmmai? LOKI.

Lo vediamo in volto per un secondo circa, anche se lo riconoscerà solo chi ha visto il film di Thor, ma vabbè.

Esplosione gigante, i poliziotti corrono via come neanche Bolt.

Inquadratura dal basso con frase ad effetto di Nick Fury.

Logo Marvel e Paramount Pictures.

Nick Fury parla fuoricampo.

3 personaggi di culo.

Chris Evans di culo, e qui iniziamo a vederla brutta.

Chris Evans in faccia, siamo fottuti. Ma indossa una camicia fantastica.

Silhouette di Thor.

Un tizio che fa a pugni con un sacco di sabbia.

Dinuovo Thor.

Quella strafiga della Johansson in posa, pensa: "ma stavolta avrò un ruolo un tantino scritto meglio?".

Nick Fury.

Occhio di Falco. Vecchissimo.

Scarlett continua ad avere espressioni inebetite.

Loki.

Esplosioni.

A 51 secondi entra in scena la star, l'attore che ha in saccoccia almeno un film buono prodotto dalla Marvel (fondamentalmente grazie a lui) e che da sempre è un fighissimo della madonna: Robert, ovvero Mr Tony Stark (leggetelo come farebbe un telecronista del Wrestling).

Armatura di Iron Man. Ok. Parliamone. Mi fate vedere Loki e Bruce Banner (sì, era lui che si incazzava col sacco di sabbia) in modo del tutto autoreferenziale (o lo capisci o patate), e invece con Tony perdono il tempo a ricordarci che è lui ad indossare l'armatura. Vabbè, andiamo avanti.

Iron Man che vola. Ok, ho capito. In quanto film di successo alle spalle era ovvio che portassero l'attenzione su di lui. E lo so, dannazione, ci sta anche con la storia dei Vendicatori "veri", però è chiaramente una mossa strategica.

Inquadrature varie dei Vendicatori e delle loro rispettive armi (Scarlett non ne ha, e continua a interrogarsi sul suo futuro). Nick Fury finisce finalmente di parlare. Significa che vedremo un po' di azione.

Invece no.

Battuta clamorosa di Tony Stark contro Cap. Se lo mangia a colazione. E sempre più un trailer di "Iron Man e i suoi fantastici amici". Scarlett è sempre muta. Thor se la ride, senza tradire il suo aspetto da buffone conquistato nella pellicola a suo nome.

Occhio di Falco è ancora più vecchio.

Scarlett tenta una posizione del kamasutra.

Thor, nel frattempo, le dà al Cap cinematografico, acquisendo la mia stima.

Loki lancia Cap dalla finestra. Attualmente Cap sembra aver preso la parte del Ciclope cinematografico.

Raggi. Esplosioni.

A 1:27 inquadratura dall'alto di Thor, figherrimo nel suo costume di carnevale, e Cap, con una espressione che dice tutto.

Stavolta a parlare fuoricampo è, ovviamente, Tony Stark. Inquadratura finale sulla sua frase ad effetto, e poi Iron Man che vola up up away.

Logo dei Vendicatori.

Stark. Ancora. Stringe la mano a Bruce Banner, che finalmente non solo si vede ma viene anche chiamato per nome.

Battuta di Tony. E' sempre più figo.

2 secondi di Hulk preparati apposta per il trailer.

Parla Bruce.

Scarlett non ha detto una parola.

Fine.

Ricapitoliamo: per evidenti motivi commerciali, nel trailer (e probabilmente anche nel film) il padrone assoluto è Iron Man. Cap è un poveraccio. Occhio di Falco, anche lui muto, è un vecchio. La Vedova Nera ha il ruolo delle donne nei fumetti anni 40/50, ovvero pura scenografia. Hulk non lo hanno ancora realizzato. Nick Fury è Nick Fury. Thor ride e smartella qui e là.


Questo matrimonio nun s'addafà

Suonare a un matrimonio. Di solito gli sposi richiedono pezzi soft, ma un paio di volte mi è capitato di trovare coppie con richieste esplicitamente rock, e ieri era uno di questi casi.

Inizialmente, ci è arrivata la richiesta di alcuni gruppi specifici: Muse, Coldplay, Lenny Kravitz, Green Day, Robbie Williams, Doors (e fino a qui era tutto un "wow"), U2, James Blunt (e qui un po' mi ammosciavo), Ligabue (aia), Vasco Rossi (arg). Tutto sommato, nella media, proposte divertenti. Butto giù un elenco di quelle che potrei fare di ognuno, e loro tirano fuori questa scaletta:

Certe notti
Hai un momento, Dio
Ho perso le parole
Again
Angels
Albachiara
Quanti anni hai 
Rewind 
Eternity
Feel
Feeling Good      *
You're Beautiful          
Goodbye My Lover       
The scientist
In my place

Prima dei dolci:

With Or Without You     *
Piccola stella senza cielo
Una vita da mediano
One     *
Beautiful Day

Dopo i dolci
Tra palco e realtà
Sunday Bloody Sunday
Gli spari sopra
Light My Fire     *
Starlight     *
Can't take my eyes off you     *
Minority     *
Love me Two Times     *
Alabama Song     *
Wake Me Up When September Ends     *
Jesus Of Suburbia
Where The Streets Have No Name

Già la media, che sulla carta favoriva certi gruppi a me più congeniali, si era decisamente ribaltata, con una stragrande maggioranza di pezzi di Ligabue (che alla fine non è il peggio) e Vasco (che inizia ad avvicinarcisi). Amen. Quelli con l'asterisco sono gli unici pezzi che non avevao bisogno di studiare. E se vi sembra assurda l'idea di dovere studiare un pezzo da cantare, anche se conosciuto (perchè li conosco tutti, altrimenti neanche li mettevo nelle proposte), purtroppo quando ci si ritrova a suonarli ci si accorge di non sapere affatto la scansione delle parole, o il motivo della strofa, o, soprattutto, di non avere la minima idea di come faccia la variazione.
Insomma, dovevo studiare ben 22 pezzi.

Siccome sono scemo, schiavo dell'effetto "vabbè, tanto lo conosco", ho sottovalutato io stesso la mole di lavoro da fare. Ieri avevamo fissato la prova generale (l'unica) alle 11 di mattina. Io avevo puntato la sveglia alle 9 e 30, per ascoltarmi un po' i brani. Mi arriva un sms di Danilo: dove siete? Erano le 11 e 5.

Salto dal letto, mi stampo i testi, corro, e arrivo al box con quasi un'ora di ritardo e nessun pezzo ascoltato. Da lì, una mezza prova in cui ho arrancato nella memoria, con difficoltà notevoli, e a volte buchi musicali giganteschi. Prometto solennemente di lavorare tutto il pomeriggio ai brani, prima di vederci alle 18 alla sala ricevimenti.
Per fortuna, in fase di rimescolamento scaletta, salta via qualche brano, nello specifico:

Goodbye My Lover          
The scientist    (peccato)
Sunday Bloody Sunday
Alabama Song    (dannazione)
Jesus Of Suburbia
Where The Streets Have No Name

Ahimè, Vasco e Ligabue son sempre lì. Soprattutto Vasco.

Studio tutto il pomeriggio. Mi accorgo che passano le ore, e che se mi fossi svegliato alle 9 e 30 non ce l'avrei comunque fatta. La mia testa è in confusione. Alcuni pezzi sono insopportabili, come Rewind.

Esco da casa con venti minuti di ritardo dall'appuntamento, mi accorgo di non avere un cavo di alimentazione per le casse, chiamo Danilo, mi dice che non ne hanno neanche loro, così faccio dietro front e torno indietro, per andarlo a prendere al box. Ritorno alla sala ricevimenti, montiamo, e mi accorgo di non avere la mia borsa dei cavi. Ovviamente è al box. Torno DINUOVO indietro per prenderla. Al mio ritorno, dopo 5 minuti iniziano ad arrivare gli invitati. Ce l'ho fatta.

Attacchiamo a suonare. Dato che non c'erano gli sposi, partiamo con una serie di brani fuori scaletta. Al loro arrivo suoniamo qualcosa dalla loro selezione, poi si entra in sala.

Fra il primo e il secondo suoniamo tre canzoni.

Avremmo dovuto continuare prima dei dolci. Avremmo.

Inizia a piovere. Corriamo fuori per coprire tutto con ombrelloni e teli. La pioggia diventa burrasca. Rimaniamo bloccati in 5 (noi più l'organizzatore) sotto l'ombrellone con gli strumenti e l'attrezzatura. Oltre la pioggia carica anche il vento. Ci dividiamo coraggiosamente fra due ombrelloni, ma l'effetto non cambia moltissimo. A 10 metri da noi c'è la sala, ma c'è un muro di pioggia violentissima. Passiamo almeno mezz'ora lì sotto. A un certo punto ci ingegniamo con un altro ombrellone portatile e proviamo a fare dei viaggi verso le auto con la strumentazione, non senza difficoltà. Dopo un'oretta buona riusciamo ad accedere alla sala, bagnati fradici. Io avevo tenuto con me la chitarra acustica, per suonicchiare qualcosa senza amplificazioni. Notiamo un pianoforte, e Peppe, chitarrista, si inventa come pianista. Suoniamo roba assurda, fattibile con quell'improponibile duo che siamo diventati, in più dobbiamo fare i conti con gli amici ubriachi degli sposi che ci chiedono "Maledetta Primavera" o, ovviamente, Vasco. Smette un attimo di piovere, portiamo le ultime cose in auto e fuggiamo via. Sotto casa, fatico (come sempre) a trovare posteggio, che (come sempre) trovo lontano. Si rimette a piovere.

Per chiudere, dalla fatidica scaletta abbiamo suonato soltanto:

Ho perso le parole
Angels
Feeling Good      *
In my place
With Or Without You     *
Starlight     *
Love me Two Times     *

Acc.


Sergio Bonelli

Mi sembra tutto stupido al momento, le parole che potrei usare, i disegni che potrei fare. E' un dramma, il punto di non-ritorno, il giorno in cui tutto cambierà.

Ps: è stato un martirio anche solo scegliere la foto…


EtnaComics 2011: RESOCONTO

20000 visitatori. Numero più numero meno, si aspettano conteggi più precisi. In ogni caso, è un inizio TRAVOLGENTE.

Orgoglioso di averne fatto parte, io e Fabio siamo giunti alla viglia del primo giorno, iniziando a sistemare le nostre aree (Performance e Workshop), e facendo la conoscenza di altra gente del numerosissimo staff. Anna era già li dall'inizio settimana.

Inutile dire che i miei obiettivi, le mie aspettative e le mie speranze sono state centrate tutte in pieno: il fumetto era al centro di questa manifestazione, con una ventina di ospiti del panorama internazionale di tutto rispetto, potendo così poterla chiamare per davvero FIERA DEL FUMETTO.

Gli spazi erano organizzati benissimo, e anche se il flusso di gente è stato enorme, non si è mai risentito nei corridoi, che erano larghi e spaziosi. Le tre aree dei fumettisti (Firme, Performance e Workshop) hanno lavorato in sintonia perfetta, senza accavallarsi fra di loro, con un'area Workshop ben attrezzata e, soprattutto, riparata dal caos ma perfettamente di passaggio. La mia area invece, insieme a quella delle firme, era quella che dava più spettacolo, con gli artisti sempre all'opera, almeno tre o quattro alla volta. Così comoda che ci tornavano spesso anche al di fuori dell'orario stabilito.

I rapporti umani con gli ospiti sono stati fantastici, sono tutti molto felici e, per assurdo, ci ringraziano spesso pure loro.

Ho disegnato un macello, dato che alla fine chiedevano anche a me, il che ha raddoppiato il mio lavoro, ma è stato un vero piacere.

Yoshiko Watanabe ha conquistato tutti con la sua energia e allegria, concendendo le sue forze fino al limite umano, pur di fare un ultimo disegno a qualcuno che glielo chiedeva. Impossibile dimenticare un giorno in cui, stanca, aveva staccato di far disegni alle tredici, e alla fine, uno tira l'altro, è rimasta a farne altri fino alle tre e mezza del pomeriggio…

La Sala Conferenza, territorio (gestito benissimo) di Anna, ha proposto incontri variegati e interessanti, dai classici incontri coi fumettisti alla presentazione dell'ultimo film dello Studio Ghibli. Io ho moderato la conferenza con Yoshiko e quella con Vince Tempera, Luigi Albertelli e Silvio Pozzoli, che praticamente si moderavano da soli essendo estremamente disinvolti e sicuri delle discussioni da fare. Il loro concerto è stato BELLISSIMO, emozionante e commovente, specie quando cantava il buon Pozzoli, che con la sua voce aumentava il livello emozionale di un buon gradino. Shooting Star su tutte.

Ecco la prima parte della conferenza con Yoshiko, a seguire troverete le altre:

Ecco invece una parte del concerto:

C'era caldo, ma non dico nulla di nuovo. In ogni caso, è ovvio che una prima edizione può solo andare a crescere e migliorare. In tutto.

Non ho avuto modo e tempo di seguire le altre sezioni della fiera, i games a primo piano o il cosplay, ma so che è andato tutto molto bene.

Per vedere foto più complete, dato che qui ho messo più o meno solo quello che mi ha riguardato, basta andare sul sito di Palermo Fumetto, che ha fatto un reportage minuzioso e capillare.

Impossibile documentare invece le ore passate a raccontare barzellette sporchissime con Maurizio Rosenzweig e Matteo Scalera, o i cinquanta centesimi di Simone Bianchi. Roba nostra, mettiamola così. Ci sono stati momenti esilaranti che mai ho avuto, con così tanta intensità e frequenza, a una fiera.

La riflessione finale, parlando un po' con tutti, è che se ha funzionato tutto così bene è perchè è stato un incontro perfetto e sinergico di competenze, professionalità e un investimento economico cruciale e ragionato. E possiamo solo andare a crescere.


Dove mi troverete ad EtnaComics


EtnaComics

I fumetti hanno fatto parte di tutta la mia vita. Da quando ho memoria. Li ho letti, amati, sognati, ammirati, studiati, scritti, disegnati, colorati, letterati, supervisionati, pubblicati, odiati, venduti, seguiti, interrotti, ripresi e ancora amati.

Più di dieci anni fa partivo per la mia prima visita a una Fiera del Fumetto, una Expocartoon.

Quasi dieci anni fa organizzavo la prima mostra a fumetti, sognando di trasformarla un giorno in qualcosa di più grosso.

Questo fine settimana ci sarà la prima edizione di EtnaComics, per cui ho l'onore di collaborare.

E' un investimento per la nostra terra, ma, soprattutto, un traguardo importante, che raggiungerò insieme a molti amici, collaboratori e operatori del settore con cui ho passato anni della mia vita, condividendo una passione comune.

Il programma è vastissimo, gli ospiti tantissimi (basta dare un'occhiata al sito, gli ospiti potete trovarli qui), e ognuno potrà sicuramente trovare diversi appuntamenti legati al proprio gusto.

Ecco quindi un breve elenco degli eventi che "personalmente" vi segnalo:

- La Mostra di DYLAN DOG, con tavole originali di Fabio Celoni e Luigi Siniscalchi (entrambi presenti in fiera e a tutti gli eventi correlati).

- La Mostra sui Giocattoli anni '80 gestita da Fabio Gianlazzaro.

- I Workshop dei fumettisti (qui un elenco ancora provvisorio http://www.etnacomics.com/?q=node/81)

…e, dulcis in fundo:

- IL MEGACONCERTO DI VINCE TEMPERA, insieme a Luigi Albertarelli. Le sigle di GOLDRAKE, CAPITAN HARLOCK, ANNA DAI CAPELLI ROSSI, HELLO SPANK, REMì (e molte altre) vi dicono qualcosa? Si capisce che non vedo l'ora?


Freddie Mercury in Pixel

Google si supera, e festeggia i 65 anni di Freddie Mercury come non avrei potuto neanche sognare: in pixel.
Inutile dire che ho goduto particolarmente per il mix.
Auguri, Darlin.


20 anni di Spidey

Correva l'anno 1991 e iniziavo timidamente ad acquistare l'Uomo Ragno. Il primo numero fu preso nell'edicola sotto casa, mentre cercavo qualcosa di nuovo da leggere. Era l'URC 7, e, a seguire, presi l'UR 77, con una simpatica analogia numerica che mai più sarebbe accaduta.

Ricordo che al mio secondo mese circa da lettore, con circa 5 o 6 numeri complessivi, facevo vedere orgoglioso agli amici quella che già per me era una grande collezione, con circa 4 cm di spessore.

Ho smesso di comprare Spidey una volta, per qualche mese, intorno alla Saga del Clone. Mi ero rotto le balle della storia, ma anche, e soprattutto, dei disegni, con tutti quegli emuli di McFarlane che mi facevano veramente schifo. Poi ne sentii la mancanza, e dovetti ricomprare sei mesi di arretrati, compresi tutti i numeri paralleli con apparizioni varie, che in quel periodo erano veramente tanti e molto disordinati.

Non so più quale sia il numero complessivo della mia libreria ragnesca, ma ormai è abbastanza voluminosa, sicuramente più dei 4 cm iniziali.

Ho insistito per apparire sui numeri di questo mese non solo con Spider Gek, ma con una tavola auto-celebrativa di questo grandioso evento che sicuramente interesserà ai numerosi nuovi lettori. Ma, come con Pioggia d'Estate, in realtà spero sempre nel meccanismo di immedesimazione, ci sarà sicuramente qualcuno che quest'anno ne festeggerà 5 di anni, o 1, o magari 20. E sarà sempre bello sapere che in quel determinato periodo, quando accadeva quella determinata cosa, leggevo quel determinato numero. Spidey è un buon amico, e ne abbiamo passate tante insieme, e ne passeremo altrettante. Grazie.

Questa è la prima parte della tavola in questione, il resto lo metterò online dopo l'uscita dell'UOMO RAGNO (che per me si chiamerà sempre così) 564.


Roger Taylor a Palermo

Quasi 20 anni fa.
Non ho ancora cambiato parametri temporali.
Quasi 20 anni fa pensavo che qualcosa di duraturo e molto saldo fosse nel limite dei dieci anni, parlavo con gli amici e quelli che conoscevo da cinque o sei anni erano 'veri' amici. Adesso con alcuni di loro ci si conosce da venti anni o più e non capisco come si possa arrivare a tale lasso di tempo. Come quello passato dal concerto di Royer Taylor del 25 gennaio 1995 a Palermo.

Neanche devo controllarla questa data. La so a memoria e basta.

Daniele quel giorno festeggiava 18 anni. Ragazzo fortunato. Ma con Daniele quel giorno non ricordo di essermi visto. A dir la verità non ricordo molto al di fuori di Roger Taylor. Quasi neanche il concerto.
Passeggiavo in bici per via ammiraglio Rizzo quando vidi alla mia destra il manifesto del concerto. Quasi cadevo dalla bici dalla sorpresa. Niente siti web ad informarmi per tempo. L'indomani corsi a prendere il mio biglietto, che era in ottava o nona fila, al teatro Metropolitan.

Già conoscevo Daniele, e Filippo era uno dei miei 'vecchi' amici. Insieme a loro, e insieme a Francesco e Massimo, avevamo questa grande passione in comune. È con loro che ho iniziato a cantare (molto molto male) le prime canzoni dei Queen. Eravamo ambiziosi e molto presi. Nonostante tutto, a quel concerto andai da solo. Non avevo neanche pensato che avrei potuto andarci con qualcuno.
Neanche con la mia ragazza.

Due vite fa stavo con Alice, lei riuscì ad entrare perchè suo padre, al tempo, era il fonico del teatro.
Il fonico del teatro del concerto di Royer Taylor. E non ho neanche pensato di sfruttare questa cosa. Non era il mio primo concerto… Ma era ROGER FOTTUTO TAYLOR, e il mio cervello proprio non connetteva.
Io, appassionato della musica dei Queen da ben CINQUE anni, ovvero quel periodo che consideravo giusto per essere vicino all'eternità, non pensavo proprio. Avrei visto Roger. E basta.
Il concerto fu sensazionale – e come, altrimenti -, comprai la maglietta, feci delle foto e registrai anche l'audio. Conobbi della gente – dopo – per scambiare le suddette registrazioni, con un paio mi vidi anche per un pò.
Penso spesso a quel concerto, all'emozione quando Roger spuntò fuori cantando canzoni che non conoscevo (erano del suo album solista di cui, ovviamente, fino a quel momento non ero a conoscenza), alternandole a molte dei Queen, ma io godetti come un caimano in calore per ogni nota pronunciata dalla sua ugola. Ricordo bene le canzoni perchè le ho riascoltate spesso in quella cassetta consumata, ma sul momento capii molto poco, a parte Tenement Funster, la mia/sua canzone preferita che coi Queen non è mai stata fatta live e che quindi dedussi fece apposta per me.

Un'emozione unica e impalpabile, ma per me straordinariamente materiale, che mi premeva sulle tempie e mi inebriava come una sbronza che non avevo mai provato.
L'indomani lui fece tappa a Catania, ma io ero troppo piccolino per pensare di andare a tutti e due i concerti. L'ho già detto: non ragionavo.
E magari avrei potuto parlargli pure un pochetto se mi giocavo la carta di Pino, il padre di Alice.
Ma niente di tutto questo.

Però ero lì.


L'affarone della mia vita

Pensavo che il più grande affare della mia vita fosse stato (ri)comprare per 2 euro i numeri di Ultimates da 1 a 6, trovati su un banchetto a Piazza Marina.

E invece…

Entro in un negozietto di dischi a Camden Town. Per prima cosa noto esposto Il The Complete Works dei Queen, box storico su cui sbavo circa mezz'ora. Poi Ornella, presente insieme a Vicky, mi fa vedere che vendevano anche il mitici Box of Tricks, cofanetto uscito dopo la morte di Freddie con un sacco di cose belle. Ecco una foto del box al completo:

- VHS del Live at the Raimbow, mai editata in nessun'altra versione ufficiale.
- CD con una selezione delle versioni extended dei 12"
- spillettina
- toppa
- maglietta
- poster enorme con le varie copertine
- booklet fotografico

Quello del negozio non era in buono stato. Il box era molto rovinato, probabilmente è stato dentro un garage per venti anni in preda all'umidità, è aperto, scollato… inoltre, nell'etichetta col prezzo era ben sottolineato il fatto che mancassero la maglietta e il booklet.

Lo faccio tirare fuori dalla vetrina per guardarlo. Le condizioni sono proprio pessime. Ma quel CD mi chiama a gran voce. E il prezzo è veramente ridicolo: 28 sterline.

28 sterline per un cofanetto malandato non vanno molto bene, ma per un cd raro che non trovo neanche su Ebay, e che alla fine costa quasi quanto un cd nuovo, magari vanno bene.

Lo faccio rimettere a posto.

Ci penso un po'. Fuori piove a dirotto. Rimaniamo dentro al negozio. Lo voglio rivedere.

OK, lo prendo.

Cerchiamo di contrattatre. Riesco a strappargli un solo pound in meno.

Esco la carta di credito. Valutiamo insieme al negoziante quanto male sia comunque fatto questo box, è proprio strana la chiusura, e poi c'è una maniglietta che non capiamo a cosa serva, con due strati di cartone incassati l'un l'altro. Sto per pagare. Lui lo sta per richiudere.

Smuove il fondo.

Lo alza.

L'immagine di una maglietta e di un booklet si forma davanti ai nostri occhi. C'era un doppiofondo.

Alzo gli occhi e guardo il negoziante. La sua faccia non ha prezzo. Io mantengo un'espressione di bronzo.
Mi chiede almeno di tornare a quel pound in più.
Non batto ciglio e acconstento.

Dentro di me un'esplosione atomica.

Esco dal negozio.


Gene Colan

E anche lui ci ha lasciato.
Sono tanti gli artisti del fumetto che ci abbandonano, ma con Colan avevo un rapporto diverso, essendo uno dei disegnatori che più mi ha affascinato e influenzato nel classico periodo di formazione in cui si passa da semplice lettore al provare ad essere qualcosa di più.

Ne ho sempre parlato come il più grande artista della Silver Age di cui si parla in assoluto di meno, un fuoriclasse che ci ha regalato le tavole più oscure e tenebrose del periodo (e non solo), e non mi riferisco solo al suo straordinario e (giustamente) osannafissimo ciclo su Tomb of Dracula, ma anche a tutte le sue altre produzioni, da Daredevil a Capitan America, sempre contraddistinte da un'avvolgente predominanza di ombre e da un uso della telecamera con scorci arditi.
Non dimenticherò mai l'impatto che ebbe su di me un suo episodio di Capitan America pubblicato su Starmagazine Oro 1…

Appena uscito dalla scuola media, quando i miei ritmi lavorativi consistevano in 10 pagine al giorno direttamente a penna, mi buttai in un'opera colossale della durata di una settimana, la copia di una pagina di Tomb of Dracula, che colorai con le matite acquarellabili.

Tanti sono i ricordi legati alle sue storie, e a quando mi trovavo davanti qualche pagina inedita del Maestro, magari in qualche vecchio episodio del periodo Horror, fino a quando ho iniziato ad acquistare qualche tavola originale, dove ovviamente il suo nome era in cima alla lista; ho inseguito per molto tempo una sua opera (che potessi acquistare a un prezzo ragionevole per le mie tasche), riuscendo a realizzare questo piccolo desiderio qualche anno fa, con una bellissima tavola acquarellata comprata direttamente, ho scoperto al momento del pagamento, da lui stesso.
In realtà era sua moglie a gestire quel'account, ma appena capito non ho potuto non mandargli una lettera molto personale in cui spiegavo tutto il mio amore per la sua arte.
Lui è stato molto carino e mi ha risposto, fra l'altro era quasi Natale e ci siam fatti gli auguri. Un piccolo contatto che mi ha reso molto felice.

Sapevo già che lui era malato, e che vendeva le tavole anche per ripagarsi un po' le spese delle cure.

Questa notizia mi mette davvero molta tristezza. So che molti condivideranno. Per fortuna ci ha lasciato molte meravigliose pagine con cui ricordarlo…


Sucker Punch – Discussione alla base del soggetto

Ehi fratè, sono Zack, cioè, ho avuto un'idea allucinante, troppo avanti: un gruppo di figone pazze mezze nude, eh?

Ok… bello… che fanno?

Allora, c'hai presente i samurai? Ecco, scene di lotta con samurai.

Ah, fico, donne fighe pazze esperte di arti marziali!

Sì, ma cioè, è che mi piacciono anche le scene di guerra!

Guerra?

Sì, e i draghi!

Draghi? Ok… samurai, draghi, in qualche modo…

E i robot! Cazzo, voglio i robot killer!

No, aspetta, non ti seguo più…

Sì, e ci voglio pure la danza! Che alle ragazzine così piace!

Danza? Aspetta, come pensi di far funzionare queste cose insieme?

No, ma tanto non si vede, cioè, lei è pazza!

Lei è pazza…

Sì, è pazzissima, e superfiga, e balla, ma non balla, perchè quando balla si fa questi flash assurdi, e così ci mettiamo anche il burlesque.

Burlesque…

Sì! Cioè, non capisci, c'ho un sacco di cose che mi piacciono, e poi alla fine quello che conta sei TU.

Cosa?

TU.

Non capisco…

Non capisci tu, sei un coglione, mi venderò 'sta roba e la gente impazzirà.

La gente impazzirà…

Sì.

Ok…

Troppo forte!


White Light/White Heat


Laboratorio Didattico n°2: Barbara Canepa

Dopo il Laboratorio con Alessandro Barbucci, eccoci al secondo stage didattico che ho organizzato, stavolta con Barbara Canepa.

Barbara Canepa in quanto illustratrice, sceneggiatrice ed editor.

Anche questa volta la cornice era in aperta campagna, per decontestualizzare l'incontro e renderlo più familiare, accogliente.

Fra l'altro, insieme a lei c'era anche il mio caro Guillaume Bianco, ma di questo parleremo meglio nei post a venire…

L'incontro è andato benissimo, si è concentrata l'attenzione sull'illustrazione e sulla realizzazione di una copertina, argomento scottante che spesso viene un po' tralasciato da chi vuol imparare a fare fumetti, e Barbara è stata bravissima a sbrogliare questa matassa, stabilendo subito un bel rapporto con tutt i presenti.

Anche questa volta l'aiuto di Beatrice Gozzo è stato fondamentale, e Barbara si era addirittura portata dietro una serie di volumi che ha poi regalato a chi ha realizzato le prove migliori.

Rispetto allo stage con Barbucci, la grande crescita è stata quella di avere ben tre allievi fuori dal circondario venuti apposta da Roma o Firenze. Una bella soddisfazione.

Insomma, esperimento riuscito, a presto per il resoconto parallelo delle mie peripezie con Barbara e Guillaume!


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